Sogni. 19: Perdere pezzi

Ho sognato che mia madre mi faceva le frittelle (quanto mi mancano… lei, e le sue frittelle!). Una mia zia, subito, telefonava a casa e, manco fosse telepatica, ci chiedeva di portargliene un po’. Io rispondevo OCCHÈI, ma poi concordavo con mia madre di fingere che fossero poche poche e dargliene solo una piccola ciotolina. Non le meritava, è sempre stata un’arraffona egoista.

Ho sognato che un uomo famoso – non ricordo chi: forse era Bill Clinton, ma aveva la faccia di Alan Rickman – mi aveva violentata, e stava testimoniando al processo. La premessa era questa, e tuttavia non provavo alcun disagio o dolore, come se la cosa non mi riguardasse. Lui non faceva altro che rispondere, ad ogni domanda, “Non ricordo”. Devo aver preso spunto da Toninelli che parla di Salvini (da notare che il suggeritore del mio smartphone non riconosce né l’uno né l’altro).

Ho sognato che leggevo sul giornale di un ragazzo, non era un rifugiato ma qualcosa di simile, al quale avevano creato così tanti problemi da indurlo a decidersi per l’espatrio. Leggevo anche che un bel gruppo di persone si era messo d’accordo per montare la guardia a turno davanti a casa sua.
Mentre camminavo per la strada vedevo un ragazzo e una ragazza, tipi da centro sociale, che parlavano tra loro proprio di questa faccenda, e dopo un po’ di esitazione li avvicinavo per chiedere se sapessero dove e come partecipare alla cosa. Mi aspettavo un indirizzo, invece lui mi passa un adesivo tondo con delle cifre e dei simboli, dicendo di contattarlo al codice (non al numero) scritto lì. Nel frattempo arrivava il loro autobus ed io riuscivo di corsa, appena in tempo, a fotografare l’adesivo.

Ho sognato che guidavo per un pezzo l’auto – una Uno bianca! – finché non mi sorgeva il dubbio che non fosse la mia, ma quella dell’amica S., perché dopotutto la mia non era scassata tanto da perdere tutti quei pezzi, la sua sì.
Stavo infatti di fianco alla portiera del passeggero guardandola cadere a terra una parte alla volta. Poi raccoglievo ogni elemento metallico e lo infilavo in un sacco posto sul sedile (non so come, ma ci stavano, come fossero rimpiccioliti).

In tutti questi episodi successivi, ho notato, qualcosa viene perso.

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