film (dicembre 2020)

Animali notturni – Tom Ford

Vabbeh, io amo Ford e sono partigiana. Comunque ho trovato eccellente anche questo suo, dopo esser stata folgorata da A single man (la fotografia è cosmica, ha una grande sensibilità). E poi ci sono il Jake e la Amy, e non si smentiscono.

Brutti e cattivi – Cosimo Gomez

Divertente, cattivo senza esser cattivista – alla faccia di quelli che si sono lamentati perché veicolerebbe un’immagine negativa dei disabili, dipingendoli come mostri e rafforzando i pregiudizi che li vogliono tutti strani (e quindi deviati). Ma andate a cagare, andate.

Oltre la notte – Fatih Akin

Bellissimo. Un gioiello perfetto in ogni parte, finale compreso (non poteva essere altrimenti).
E’ la storia di una donna che ha perso il marito ed il figlio, armeni, in un attentato di matrice neonazista. Scagionati al processo nonostante la loro colpevolezza col banale intervento di un sodale che testimonia il falso, gli artefici della strage verranno inseguiti e braccati dalla superstite.

Il villaggio dei dannati – John Carpenter

Uno dei miei film cult dell’infanzia, che mi sono goduta (quasi) come un tempo. Se il soggetto fosse originale lo classificherei senz’altro come il mio preferito di Carpenter, laddove per molto tempo al primo posto è stato La cosa; non essendo che un remake, tuttavia, e soprattutto stante il mio progressivo disamore per il regista, non mi sento di spendere elogi eccessivi.
Rivedendo alcuni suoi film in un breve lasso di tempo ho, comunque, focalizzato che ha una certa fascinazione per il sacro; e questo è sempre un elemento che mi piace – anche se poi, naturalmente, bisogna saperlo maneggiare e sviluppare.
In particolare con questa pellicola ho rievocato un tema di interesse teologico solo in apparenza velleitario, ossia: la possibile esistenza di forme di vita “aliene”, cioè non distintamente umane, su altri pianeti (ma anche in universi di spazio-tempo paralleli); e l’eventualità che con esse Dio abbia potuto stabilire un’alleanza in tutto simile a quella stabilita con noi, che del resto siamo stati creati a Sua immagine e somiglianza in senso spirituale, non certo fisico. Lo trovo molto interessante – sarà che fisica quantistica, astronomia e metafisica fantascientifica mi aggradano e stimolano: un privilegio del quale chi sbeffeggia la teologia cattolica non può godere.

Totò Le Mokò – Carlo Ludovico Bragaglia

Nulla di che, adatto alle ore di cazzeggio stanco e multitasking.
Ma mi ha senz’altro fatto venir voglia di vedere il vero Pepè le Mokò, aka Jean Gabin, aka il bandito della Casbah.

The danish girl – Tom Hooper

Prodottino commerciale e pensato per chi già aderisce ad una certa visione di mondo – e quindi, a parte esservi riconfermata, soprattutto s’aspetta lacrime in quantità modesta seguite da una profusione di consolazione e vittoria sulle avversità.
Ciononostante, è carino. Eddie Redmayne funziona alla grande, farebbe innamorare chiunque. Peccato soltanto che non sia la storia di Lili Elbe, ma una narrazione romantica della stessa.

The fog – John Carpenter

Non indimenticabile, ma assai migliore di quella ciofeca de Il signore del male.

Le notti di Salem – Tobe Hooper

Uhm, vecchiotto ma stagionato bene. Piaciuto. Ora tocca alla miniserie del 2004, sperando non faccia la fine di Rose Red (burp).

Le notti di Salem – Mikael Salomon [miniserie 2004]

Se il film era buono, pur dimostrando gli anni che porta, questa miniserie non più recente è molto migliore.
Ha un buon impianto narrativo e bei dialoghi, e tolto qualche svarione si fa valere. In più, cosa abbastanza rara in questo genere di prodotti, ha ritmo e non annoia.
Ringraziando il cielo, King non ha messo mano né alla sceneggiatura né alla regia, ed ecco spiegato perché sono così positiva al riguardo. Prima o poi leggerò anche il libro, che ormai capisco essere in buona parte diverso e oltre i due racconti che parlano di Jerusalem’s Lot (nella serie torna il nome “originale”) contenuti in A volte ritornano. La miniserie dovrebbe quindi essere una crasi tra racconti e romanzo.
Piccola nota: nel cast sono presenti, oltre ad Hauer e Sutherland, diversi attori minori ma noti ed attivi sul piccolo schermo. I vocalizzi della colonna sonora, poi, sono di Lisa Gerrard. Insomma, un minimo di cura nel prodotto è stata messa.

The blackkklansman – Spike Lee

Spike Lee si intravede bene, pur tra le pieghe di una sceneggiatura molto più accessibile al grande pubblico di quelle d’altri suoi film storici.
Tra white power, America first (slogan che Trump pare aver mutuato da altri) e black power, tutto il potere a tutto il popolo, l’unico spazio di mediazione, l’unica figura non ideologizzata (ma neppure neutrale) è il protagonista – raro poliziotto nero che, in collaborazione con i colleghi, agisce sotto copertura fingendosi bianco per smantellare il Ku Klux Klan.

La casa di carta (prima stagione) [serie tv]

Abbiamo cominciato a vederla a mente sgombra, senza troppi indizi su cosa aspettarci. Io avevo giusto in testa le parole: rapina, maschere, socio-politico (quest’ultima perché m’era parso di capire, dalle millemila recensioni sbirciate a lor tempo, che avesse appunto un substrato di questo genere piuttosto marcato).
Invece di messaggi, o anche solo aspetti, sociali e politici non vedo l’ombra; e quel che è peggio, anche la vicenda ladresca, pur ritmata e articolata, non ha molto costrutto. Alla quarta puntata ancora non era affatto non dico chiaro, ma nemmeno ipotizzabile dove volessero arrivare non tanto i criminali, quanto gli sceneggiatori.
Inoltre – ma non è poco – non eccelle in verosimiglianza; e tra guardie e ladri si è in gara per vincere il Tontolino d’Oro: tra azioni inconsulte, errori marchiani che neppure un bambino che gioca commetterebbe, e percorsi logici folli ci siam trovati ad attendere con ansia la balordaggine successiva per sbellicarci.
Non proprio il risultato immaginato, credo, comunque un risultato…
… parliamo di dirigenti che, colpiti da un proiettile, parlano al telefono con la moglie e la chiamano col nome dell’amante, mentre quest’ultima scopre da un rapinatore distratto che l’uomo, del quale è incinta, ha promesso alla legittima consorte mari e monti e di tornare all’ovile. Il proiettile dal quale il tizio è stato colpito, fra l’altro, è stato esploso dalla polizia mentre tutti gli ostaggi, insieme ai rapinatori, si trovavano sul tetto della Zecca e tutti quanti erano vestiti e mascherati nell’identico modo. Stratagemma non nuovo e geniale nella sua modestia, ma ditemi voi se una persona dotata di cervello davanti a questo può far abbattere da un cecchino uno a caso, presumendolo uno dei criminali…
…non bastasse, le due donne del gruppo, dopo un attrito, si riavvicinano parecchio tanto da finire a godersi insieme un festino notturno – e sì che l’offesa aveva proclamato alla socia nel crimine che “non era in vena di chiacchiere”, quando questa ha bussato alla sua porta per scusarsi. E’ bastata una dose di plasticosa complicità femminile per convincerla: del resto, non c’è personaggio che non sottostìa alle grandi leggi delle telenovelas: lagnarsi, socializzare abbondantemente nei momenti e per i motivi più banali a prescindere dal carattere e dal ruolo del proprio personaggio, e infarcire il tutto di temibili spiegoni (personali, ma anche “culturali”, del tipo che il Professore a un certo punto ammannisce all’intero gruppo la storia del cavallo di Troia, casomai qualche testa di rapa non la conoscesse… e infatti c’è persino qualcuno che lo guarda sgomento e si chiede, il cavallo di Troia, che accidenti sia).
Come ho detto, in una parola, questa serie non è un moderno crime ma prende la struttura ed il tono dell’antica telenovela (spolverata di giallo e thriller, ma quello è).
Al che sorge la domanda: ma se questa è una delle punte di diamante di casa Netflix, cosa dovremmo aspettarci dal resto? Se penso che ci hanno offerto un abbonamento condiviso!

Un’immagine piccola per una serie piccola

Scoop – Woody Allen

Non spacca, ma l’ultimo Allen sappiamo essere così, e ce lo guardiamo comunque per simpatia ed affetto. Johansson e Jackman sono un bel vedere. La trama criminosa molto easy è perfetta per rilassarsi e pensare, contemporaneamente, ad altro. Sarebbe stato bello poi se il personaggio di Allen, il prestigiatore Sidney “Splendini” Waterman, avesse messo in campo il proprio mestiere (seppur fortemente venato di comicità) in maniera più incisiva, mentre tutto questo non rappresenta che un dettaglio casuale: avrebbe potuto essere, indifferentemente, un fattorino o un allevatore o un impiegato.

Il sospetto – Alfred Hitchcock

Al centro c’è una coppia abbastanza singolare ma non improbabile, unita da una certa forza di volontà non meno che da una fortunata coincidenza; ma l’apparenza potrebbe far pensare che il caso, nell’incontro fra Lina e John, non c’entri nulla e che invece di un amore splendido si tratti di un terribile inganno.
Sul finale – spiazzante, amarognolo, per me perfetto; nonostante il regista non ne sia rimasto soddisfatto – ho ricordato d’aver già visto quelle scene – ma il resto del film mi mancava. Molto bello, diverso dai suoi classici perché, in questo caso, il sospetto anziché essere un meccanismo di sopravvivenza motivato eppure trascurato dalla potenziale vittima sorge inopportuno, mancando il bersaglio.

Pixels – Chris Columbus

Commedia nostalgica dei videogiochi arcade classici, carina, molto leggera.
Dopo aver ricevuto nel lontano 1982 una videocassetta con le registrazioni di un torneo videoludico, una civiltà aliena interpretandolo come una dichiarazione di guerra muove all’attacco della terra sfruttando gli stessi contenuti di Pacman, Frogger e Donkey Kong, e riducendo in pixel scomposti chiunque si scontri con i personaggi.
Produttore e protagonista: Adam Sandler.

Superhero: Il più dotato tra i supereroi – Craig Mazin

Commedia-parodia demenziale dei film di supertutine, decisamente improntata allo stile di Leslie Nielsen (che infatti vi compare). Il supercoso di turno si fa chiamare La Libellula, ma di fatto accorpa superpoteri vari, così come anche la storia ripercorre momenti salienti di Batman, Spiderman e via dicendo.

26 pensieri riguardo “film (dicembre 2020)

  1. In ordine:
    “Animali notturni” mi è molto piaciuto, sia per la storia che per i personaggi che per i due attori bravissimi.
    “Il villaggio dei dannati” anch’io lo annovero fra i Carpenter minori, ma forse è solo perché è quello che ho visto meno e non mi ha mai convinto molto.
    “Totò le Mokò” invece lo adoro sin da ragazzino, ho ancora conservata la vHS che comprai in edicola ^_^ («Casbah mia, Casbah mia…»)
    “Le notti di Salem” romanzo non mi prese più di tanto, ma forse ho un problema io coi vampiri. Lo sceneggiato storico mi sembrò datato già all’epoca e quello moderno non lo ricordo. Forse ho un problema anche con tutta Salem! 😀
    “La casa di carta” l’ho adorata e divorata (parlo solo delle prime due stagioni, che poi è una storia sola), ma è passato tanto di quel tempo che non saprei più dire perché 😛
    “Scoop” infatti anch’io lo vedo “per simpatia ed affetto”, appartiene a quel periodo “Woody giallista” che non è certo memorabile, ache perché si limitava a omaggiare i grandi senza creare nulla.
    “Il sospetto” romanzo è molto bello, poi è stato massacrato e sventrato per tirarne fuori un film bello ma strano, visto che all’epoca Cary Grant doveva per forza apparire in commedie e questo romanzo era un nerissimo viaggio all’inferno. Così è mezzo e mezzo, e onestamente sono d’accordo con Hitchcok.

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  2. C’entra praticamente nulla con i film del tuo post ma a proposito di “sacro” ho una vera e propria passione per il Decalogo di Kieslowski… Ci feci sopra un esame, non certo opere da sorbirsi con superficialità e mentre si cazzeggia ma (almeno x me) profonde e foriere di riflessioni

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        1. Forse no: vivere sotto un regime o ti stronca o ti affina enormemente cervello e istinti, e certamente un’esistenza più dura offre di per sé ottimo materiale ma anche condizioni per comprenderlo.
          Che fossero per la televisione (non lo sapevo) ecco, questo sì mi fa pensare che una volta la televisione spaccava. Non solo in Polonia.

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  3. E’ un commento OT rispetto al post, ma devo ringraziarti. Ho iniziato già da qualche giorno una massiccia operazione di decluttering a casa mia. Sapevo che era da fare, ma continuavo a scappare . I tuoi post mi hanno dato la spinta che mi mancava. Per ora ho liberato solo due stanze, e rispetto a prima sono irriconoscibli.

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    1. Sono io che ringrazio te: mi fa un gran piacere! ❤
      Pensa che io ho iniziato anni fa – un po' ne avevo bisogno ma non provavo ancora una grossa spinta, un po' ero frenata dal fatto di non vivere da sola -, ma quando poi ho ingranato la quarta, il sollievo è stato potente.

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  4. Pixels l’ho visto l’altra sera, mio figlio me l’aveva presentato come uno dei più brutti dell’anno scorso, a me non è dispiaciuto, per passare due ore va bene. Il villaggio dei dannati se non sbaglio è un remake di un vecchio film di fantascienza che ho visto da bambino e che mi era piaciuto molto, metteva una bella fifa…

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    1. Sì, l’originale del Villaggio, per altro col bianco e nero che per me è ancora più inquietante ed efficace di qualsiasi effetto speciale, è il top. Chissà, forse era anche quello che ho visto per primo, e Carpenter ha seguito: lo scoprirò comunque rivedendolo, a breve.

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