Te Deum per il 2020

Un breve cappello e poi riporto tal quale (con l’aggiunta soltanto degli a capo) l’ultimo post di Costanza Miriano – qui – che è un Te Deum, un ringraziamento a Dio per l’anno appena trascorso. Sì, esattamente: nella disgrazia, se sappiamo guardar bene, c’è sempre abbondanza di grazia; ringraziare per le prove e per il dolore non è danzare attorno ai corpi dei morti, brindare al nostro essere scampati ma piuttosto far tesoro del memento che la pandemia rappresenta, coglier l’occasione di rivalorizzare e non invece sprecare la nostra esistenza, breve o lunga che ancora sia.

Caro Dio, quest’anno non si può dire che tu l’abbia toccata piano, ecco.
Perché, che sia un male che tu hai voluto, o che tu l’abbia solo permesso – il virus e la sua gestione surreale – a questo punto cambia poco. Le nostre vite sono state tutte sconvolte. Ma quello che sicuramente ci ha accomunati tutti è che molte cose fondamentali del quotidiano, come mai prima nelle nostre vite occidentali del XXI secolo, non le abbiamo più decise noi.
Per questo ti lodo, Dio. Grazie, perché se il senso della vita è conoscerti, e vedere il tuo volto, scoprire la tua grandezza e la mia piccolezza, niente come l’obbedienza a una realtà che contraddice il mio volere poteva aiutarmi.
Se il senso della vita è far vivere te nel nostro cuore, e far morire l’uomo vecchio, scoprendo anche nelle limitazioni più assurde (e a volte stupide) una sontuosa libertà, questo anno ci ha permesso di sperimentarlo. Se il senso della vita è imparare a pregare – cioè dialogare intimamente con Colui che ci ama alla follia – scoprire veramente quanto siamo precari è sicuramente una formidabile scorciatoia (precari e preghiera hanno la stessa radice), è un aiuto a mantenere un cuore unitario (quando una cosa ti serve davvero non pensi ad altro, preghi sul serio).
Ti lodo Dio perché questo anno ci ha tolto tante consolazioni, alcune anche benedette e preziose come gli abbracci degli amici, ma ci ha ricordato che il tuo è l’unico abbraccio che non ci mancherà mai.
Ti lodo perché questo anno ci ha tolto tante distrazioni, aiutandoci a cercare ciò che è essenziale, cioè te.
Ti lodo Dio perché anche se non ho mai avuto paura, mi hai ricordato che tutta la salute che ho non è scontata, che ogni respiro è una grazia immeritata.
Ti lodo perché mi hai fatto vedere quanto è povero e piccolo e ridicolo il potere mondano, quanto tutto è nelle tue mani buone e potenti.
Ti lodo perché mi è mancata la messa (nei due mesi assurdi in cui ci si poteva mettere in fila al supermercato e portare a casa il pacco di biscotti toccato da una persona contagiosa, ma era vietato stare in dieci seduti sulle panche di una chiesa vuota), eppure i tuoi pastori non mi hanno mai fatto mancare il tuo corpo e il tuo perdono nella confessione.
Ti lodo perché hai vinto la morte, e ogni giorno leggendo i bollettini per me era sempre più chiaro che tu sei l’unica speranza, perché “a coloro che hanno creduto in te hai dato il potere di diventare figli di Dio”.
Ti lodo perché questo, esattamente questo, qui, è il punto esatto dello spazio e della storia in cui posso incontrarti, tra il virus e l’inadeguatezza di chi ha il potere, in questa nuova organizzazione della vita mia e degli altri, qui tu mi aspetti. Proprio qui e non altrove.
Ti lodo perché questo non è stato un anno in cui si poteva essere distratti, con la testa altrove mentre la nostra vita andava avanti stancamente: ti lodo perché le nuove circostanze hanno chiesto a tutti di prenderla in mano e di guardarla seriamente, e questo è esattamente l’inizio della conversione. Ascolta, Israele, è il primo comandamento. Ascolta, figlia, figlio, non distrarti.
Ti lodo perché la possibilità della morte è reale e concreta, sempre, per tutti, ogni giorno – un virus, un tumore, un incidente, un infarto – ma a volte facciamo finta di no, rimuoviamo la verità fino all’ultimo, e la guardiamo solo quando inevitabile, quando è tardi: ti lodo perché quest’anno abbiamo dovuto guardare un po’ più spesso la verità.
Ti lodo Dio soprattutto perché ci hai guardato con amore, a ogni respiro che abbiamo fatto, quelli di noi che sono stati bene, chi si è ammalato (del virus e di altro) e quelli che tu hai preso: ti lodo perché sei Padre e non permetti che il male sia per la nostra rovina, ma se ci consegniamo, se decidiamo di fidarci di te, usi il male come uno scalpello per fare di noi dei capolavori (è evidente in infinite storie di cristiani che si sono consegnati, e l’ho ricordato anche in Niente di ciò che soffri andrà perduto, scritto prima che succedesse tutto questo, e poi rileggendo sono stata molto d’accordo con me!).
Ti lodo perché tutto quello che non serve appesantisce, come diceva Madre Teresa, e tutto quello di cui abbiamo fatto a meno ci ha permesso di salire uno scalino in più, più spediti a te, con un cuore più leggero.
Ti lodo perché appunto ho visto tanto bene intorno a me, tanti fratelli soccorrere i fratelli: ho visto famiglie togliersi i regali di Natale per pagare le bollette di altre famiglie; ho visto persone risparmiare un euro dopo l’altro per comprare i libri di scuola ai figli degli altri; ho visto fare collette per salvare dallo sfratto, ho visto distribuire vestiti e cibo e medicine (al monastero wi-fi sono arrivate offerte di non so più quanti soldi: abbiamo deviato direttamente sui conti dei bisognosi, e così abbiamo visto persone attingere ai risparmi – e in questo momento incerto ci vuole coraggio – per dare a chi aveva perso il lavoro).
Certo, ho visto tanto dolore e disperazione, anche, ma ti ho pregato non solo perché tu ce ne liberassi, bensì perché il dolore ci portasse sempre ad alzare lo sguardo a te, diventando così una benedizione.
Ti lodo, infine e soprattutto, perché siamo figli amati, nelle nostre vene scorre il tuo sangue, e possiamo andare a testa alta, sicuri, qualunque cosa ci succeda, perché alla peggio possiamo morire, ma tu hai vinto la morte per i tuoi figli.

5 pensieri riguardo “Te Deum per il 2020

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