Storia di un candeliere

Mi ricordo che fu A., in anni lontani ed ora improbabili anche ai miei occhi, a regalarmiti.
Mi ricordo che fu in negozietto d’argenti e d’anticaglie a Varese, in una giornata piovosa ma mite, nel quale trovammo rifugio (prima era stato il turno di una libreria piccina, seminascosta e rara).

Mi ricordo che costavi non poco (90 euro!) per essere non d’argento, ma nel cosiddetto Sheffield. Ero stupita e grata che la mia amicizia valesse tanto.
Mi ricordo soprattutto che eri – vedo che sei – molto bello. Slanciato, elegante e fiorito.

Mi ricordo che ti tenevamo sul ripiano del mobile da stiro Foppapedretti, a corredo delle foto dei nostri defunti. Nello scomparto più in basso c’era il panno morbido col quale, strofinandoti, ti lucidavamo. Ora in quel panno conservo dei ricordi un po’ bizzarri di mia madre.
Mi ricordo che mia madre ti apprezzava ed era orgogliosa di te.
Lo sono anch’io, oggi che un’altra persona ti ha comprato – persino rimandando un appuntamento pur di averti – e sono certa che la allieterai per molto tempo ancora.

16 pensieri riguardo “Storia di un candeliere

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