Politicamente corretto .5: la (non) libertà delle Gine

Articolo di Lucius Etruscus

Una nota della Lucasfilm rende ufficiale questo febbraio 2021 ciò che si sospettava già dalla fine del 2020: cioè che l’attrice Gina Carano è stata fatta fuori dall’universo di Star Wars per colpa dei fan armati di fiaccole e forconi. Visto che l’attrice è stata crocefissa da chi fino a un attimo prima la seguiva e la applaudiva, l’utente visual_approach_photo sul suo profilo instagram ha avuto l’idea di ritrarre crocefissa Cara Dune, cioè il personaggio interpretato da Gina nella serie “The Mandalorian”, da cui è stata cacciata a pedate. Come vedete in alto, ho voluto riprendere in modo dilettante quell’idea.

Che l’America sia sempre più lontana da un paese democratico è ormai chiaro, basta guardare la sua storia recente per rendersi conto che tutto ciò che per anni ci hanno spacciato per “sacro” nella narrativa popolare ormai è andato in frantumi. L’ultima frontiera è la libertà di parola, di cui gli Stati Uniti vanno giustamente fieri, anche se chi la esercita se la vede brutta.

Da sempre gli attori perdono il posto e finiscono in disgrazia per frasi infelici scappate di bocca, figuriamoci se le scrivono: perché, dunque, gli attori continuano a parlare? Gina Carano durante le disgraziate elezioni americane ha scritto su Twitter una frase a favore di Trump, lamentandosi dei brogli elettorali: non era certo la sola, purtroppo milioni di americani seguono Trump e le sue idee, perché lei però è stata crocefissa? Perché al contrario di quei pittoreschi criminali che hanno assaltato la “culla della democrazia”, uccidendo gente, lei è un’attrice. E questo è molto più grave dell’uccidere qualcuno.
Non bastasse questo casino, che già la portò sul Golgota a fine 2020, negli ultimi giorni se ne è uscita con altre dichiarazioni discutibili e allora chiodi e martello sono scattati inesorabili: addio, Gina, ci rivediamo nei filmacci di serie Z.

Dopo anni di gavetta con film spazzatura, la nostra Gina era arrivata alla Mecca, a Star Wars dell’Impero del Male Disney, soldi a palate per ruoli facili e veloci. Perché, mi chiedo, rischiare tutto per dire quattro cacchiate su Twitter? Cos’è questo bisogno di parlare, in un Paese che da decenni dimostra che se parli ti crocefiggono?

Al di là del destino di Gina Carano, che può interessare o meno, il problema è la libertà di parola: se è un diritto sacro per la cultura americana, perché allora crocefiggono tutti quelli che lo esercitano? In effetti dalla narrativa popolare sappiamo che lì i poliziotti che ti arrestano ti dicono «Hai il diritto di non parlare», il che è un consiglio molto saggio, invece al di fuori delle pratiche di polizia la regola americana è: «Hai il diritto di dire ciò che vuoi, ma tutto ciò che dirai sarà usato per licenziarti». Forse dovrebbero scriverlo ben chiaro sulla prima pagina di tutti i social.

Il problema è che tutti quelli che usano i social non capiscono che stanno rilasciando dichiarazioni ufficiali con validità legale, quindi scrivono cose assurde che non direbbero mai dal vivo credendo di stare cazzeggiando al bar: se tutti capissero che ogni parola scritta su un social è come una dichiarazione giurata depositata in Tribunale, il 90% delle cazzate che riempie ogni giorno i social scomparirebbe. Sarebbe un mondo migliore.

In questo sono contento di essere italiano, il Paese Senza Memoria per eccellenza, dove nella stessa frase puoi dire tutto e il contrario di tutto tanto non frega niente a nessuno. Oggi puoi insultare un’etnia e domani esserci amicone, oggi è sì domani è no, poi è sì, poi è no, e via così, tanto non esiste memoria, sei eternamente giovane e vergine. Basta guardare il Governo dei Migliori che si è appena insediato, scivolando sulla saliva dei giornalisti: tutti vergini, tutti illibati, nessuno ricorda le loro dichiarazioni passate e i danni che hanno già fatto quando li chiamavano “peggiori”, oggi sono tutti Migliori. Domani saranno tutti Peggiori, poi cadrà il Governo, arriveranno altri Vergini Migliori, poi torneranno i Vergini Migliori di prima e via così. Senza memoria.

La mia preoccupazione è che essendo l’Italia una colonia felice dell’America, un popolo di schiavi culturali itanglesi malati di sindrome di Stoccolma, prima o poi passi l’assurda idea che le dichiarazioni ufficiali abbiano un peso: ci pensate se un giorno la gente dovesse rendere conto di ciò che scrive nei social? Brividi!
Per fortuna noi siamo il Paese Senza Memoria, dove però curiosamente gli attori parlano molto poco e raramente esplicitano le loro opinioni politiche: forse che abbiano capito meglio dei loro colleghi americani come la libertà di parola non vada d’accordo con il loro lavoro?

L.

8 pensieri riguardo “Politicamente corretto .5: la (non) libertà delle Gine

  1. Il solito concetto dei sinistri in qualunque parte del mondo si trovino: solo loro possono scrivere, parlare, dire qualcosa mentre tutti gli altri no. E osano pure definirsi “democratici”, quando i loro maestri spirituali sono Marx, Stalin e Mao.

    La Carano ha scritto qualche cavolata, ma da qui a farla fuori perché qualche “anima pura gnè gnè politicamente corretta” si è sentita offesa dalle sue parole, dico solo che dovrebbe accendere in chiesa ogni giorno un cero grosso così, perché tornando indietro di qualche anno si sarebbe beccata un sonoro calcio nelle palle e zittita e messa all’angolo per sempre anche dai parenti.

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  2. Il punto è che, giustamente, uno NON deve esser libero di dire qualsiasi cosa (comprese le cazzatone, le falsità e simili). Io sono per mandare in galera chi dice bugie, in particolare se politico o lavorante per lo Stato!
    Non si può dire “fascista” a chi sanziona comportamenti fascisti.

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    1. Una falsità è sanzionata dalla possibilità di denuncia per diffamazione e dalla diffusione dei fatti che la smentiscono, una “cazzata” invece – che è tale solo soggettivamente, non consente ritorsioni giuridiche, e ci mancherebbe – dalla riprovazione sociale.
      Di galera si può parlare solo in modo iperbolico (ma a quel punto non si fa un discorso, si lancia uno sfogo da bar), e guarda caso tu che ti sei detto contro il politicamente corretto ora che le affermazioni sotto accusa riguardano Trump parli di fascismo (lasciamo stare la solita inutile disquisizione su cosa si intenda con questo termine), e approvi chi censura, ingiuria e danneggia chi ha avuto l’ardire di sostenerlo o comunque sia esprimersi in maniera disallineata dalla vulgata perbenista.
      Non so se ti rendi conto della contraddizione.

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      1. Ci, io non ci vedo nessuna contraddizione. Non si può lasciare che un mafioso vada in tv a dire che non è mafioso. Va fermato prima. Non posso sentire le balle dei politici che sanno che stanno mentendo. E’ inammissibile. E’ questo il “politicamente corretto” che mi fa schifo. In base a quale diritto uno potrebbe farlo?
        Ed è sbagliato pensare che un ordinamento giudiziario basti ad arginare il fascismo. E se l’ordinamento giudiziario è sbagliato?
        Comunque se siamo su due binari paralleli (che non si riescono a intendere) lasciamo stare…

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        1. Eh, credo che tu confonda politicamente corretto e schifosamente politico.
          Sul fascismo, poi, che tu vorresti sanzionato non in circostanze determinate ma in sé e per sé (cfr. l’ultimo tuo post), già sai: come scrivi, binari paralleli.
          Un bacio politicamente scorretto (cioè con la lingua, in pubblico) ed una sberla violenta sul coppino. Perché sono una picchiatwice nel cuore.

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