Detriti

Sabato avevo tutta l’intenzione di farmi un bagno e lavarmi i capelli. Problema: mi trovo a casa dell’Arrotino fino almeno al 25, dunque non a casa mia. Dunque in certa misura come sospesa, profuga, seppure in generale a mio agio. Avevo superato la repulsione che da soggetto ossessivo-compulsivo con fobia di contaminazione provo per i sanitari altrui, specie se per qualche infinitesimo dettaglio non quadrano con i miei stringenti standard, ed ero pronta a lanciarmi nell’impresa nonostante tutto, avendo predisposto l’ambiente meglio che potevo e finché mi riusciva di cavalcare l’onda della vivacità mattutina.
Invece, alla fine, delle due ho fatto solo una cosa (mi sono lavata i capelli, il che è risultato più facile da quando abbiamo staccato il soffione dal tubo che schizzava da matti). Poco male: per come sono fatta, ho potuto anche complimentarmi con me stessa, sono stata già abbastanza brava così. Anzi, se mi fossi forzata ad andare avanti chissà che non mi partisse un attacco di panico; considerato che poco dopo pur essendo filato tutto liscio ho sviluppato un simpaticissimo pensiero intrusivo: non riuscivo ad evitare di immaginare i miei piedi nudi che calpestavano, nella vasca, dei detriti calcarei (di quelli che scendono dal rubinetto non usato da un po’ che scarica acqua marrone con piccoli frammenti di terra scalzati dalle tubature). La sensazione di ruvido e pungente, la consapevolezza di stare premendo la pianta dei piedi su materiale non “sporco” in senso stretto e tuttavia estraneo… che schifo! Che orrore!
I pensieri intrusivi non sono, per fortuna, una mia specialità, ma questo, sorto in un’occasione nemmeno della massima tensione, mi ha stupita e un po’ indebolita. Me lo sono portato dentro per un’ora circa, che può sembrare non poi così lunga, ma se al pensiero e all’immagine si associa l’impressione tattile – al punto che per convincermi di non stare pestando calcare dovevo costantemente sfregare tra loro le dita per verificarlo -, allora beh: tanto banale non è.

11 pensieri riguardo “Detriti

  1. Se ti complimenti con te stessa tu, mi associo convintamente. Quella poi dei pensieri intrusivi è una materia che mi è quasi del tutto estranea. Però la trovo interessante dal punto di vista “narrativo”. Un lavoro della mente che magari ha anche una sua funzione. Sono sempre fastidiosi? Molesti?

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    1. Non sempre fastidiosi ma per lo più sì. Una funzione ce l’hanno, la stessa della paura e della repulsione fisiologiche – avvertire di un pericolo. Tuttavia se il pericolo è recepito in modo iperbolico, esagerato rispetto alla situazione reale, anche il segnale d’allarme sarà sproporzionato. Del resto è inutile ripeterselo a livello razionale, perché anche se iperresponsiva anche il DOC rappresenta una modalità razionale di adattamento.

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  2. Intanto complimenti! La madre di R. ha un disturbo ossessivo compulsivo molto forte e ti dirò che sono anni che non entriamo nella loro casa principale. Ci incontriamo sempre in una seconda casa, sempre gestita da lei, dove alcuni suoi “rituali” sono attenuati, probabilmente perchè in ogni caso la considera un ambiente “sporco”. Credo tu sia stata proprio brava.

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    1. Mi colpisce e un po’ mi consola (anche se mi spiace per lei…) la storia della madre di R.
      Capisco bene la logica. La seconda abitazione più che una vera casa è una base d’appoggio, dove non sentirsi estranea all’ambiente ma da poter anche lasciare (se non abbandonare) rapidamente e senza rimpianti in caso le cose si mettano “male” e l’ansia superi il livello di guardia…
      … ti ringrazio molto. L’Arrotino per fortuna è comprensivo e mi viene incontro, pur non avendo esperienza diretta di questo disturbo o una consapevolezza chiara di cosa comporta.
      Purtroppo i limiti che ne nascono possono essere parecchi. Per lo più i miei si adattano bene al mio carattere e modo di essere, non posso nemmeno immaginare come sia essere marcatamente egodistonici!

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      1. Sono contenta che l’Arrotino ti venga incontro. A me è servito che R. mi spiegasse anche a parole alcuni limiti, ne abbiamo parlato tanto anche perchè lei stessa, essendo cresciuta con una mamma con queste difficoltà, ha subito dei condizionamenti. Dal di fuori non è sempre facile da comprendere… Come sempre comunicare può migliorare le situazioni 😉

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  3. E’ un bel problema!

    Mi pare di sentire qualcuno che conosco mooolto bene (mia Moglie) che comunque non vive certo in casa altrui, ma si ritrova sempre nell’eterno combattimento ad esempio quando si sta in albergo (che non è che andiamo in catapecchie)

    Ma care fobiche Signore, se la vita ci portasse a vivere in tal posti (luoghi o Stati o altro) dove il livello di asettica pulizia e oggettivamente, irrimediabilmente diversa (per non dire tremendamente inferiore) o, Dio non voglia, la nostra pasciuta società si trovasse improvvisamente davanti a catastrofi, locali o estese, che magari ci riportassero a situazioni immaginate in certi film appunto post-catastrofici, che fareste?

    Il sudiciume non piace a nessuno, ma di quello non si muore, magari si paga pegno per anticorpi che non abbiamo, ma grazie a Dio, il nostro corpo ha risorse che neppure immaginiamo, anzi a stare sempre in ambienti così “sterili”, si risulta maggiormente esposti a ogni tipo di piccolo battere.

    In ultimo e volendo non per ultimo, come potremo mai andare verso gli Ultimi? I solitamente, luridi, maleodoranti, malati, infettivi, Ultimi?
    (Forse però non avranno/avremo il problema del calcare 😁)

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    1. Oh, non mi parlare di alberghi…! Solidarietà con la signora Moglie 😉
      I problemi, anche psicologici, sono spesso (pur se non sempre) commisurati ai tempi, ambienti e “climi” nei quali non dico nascono, ma si manifestano.
      Anche il nostro prossimo Dio ce lo manda (a sbattere sul grugno) secondo quanto ci è necessario. Nel mio caso potrebbe essere un senzatetto ammalato, come pure un banale vicino di casa sanissimo ma antipatico e problematico; dipende.

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