Il gatto e la gazza

Metà mattina. Nel campo, sotto un cielo a pecorelle, staziona uno stormo di piccioni intento a cavar semi dal terreno dissodato da poco. A breve distanza il gatto tigrato proveniente dalle case di fronte alla nostra fa loro la posta, seguendone i movimenti a piccoli ed accorti passi… ma quelli, pur in apparenza noncuranti, svolazzano più in là e seguitano imperterriti a beccare.
Poi si alzano in volo a gruppi alternati, fanno un giro circolare di ricognizione per verificare di aver ripulito tutto il possibile, e in ultimo si radunano e se ne vanno verso altre fonti di approvvigionamento.
Ma subito compare nello stesso punto una gazza, solitaria.
Il gatto ci prova, ma coglie immediatamente la differenza fra loro e lei: questa qui è un soggetto poco avvicinabile, una che ci sa fare e non si farà fregare. E infatti non c’è trippa per gatti, lei gli va sotto come a sfidarlo, poi lo scavalca come nulla fosse e gli dà persino la schiena. Una beccata, giusto per fare un po’ la sfacciata e prendersela comoda, e se ne va pure lei.
Il gatto rimane solo. La coda non frusta più l’aria per l’eccitazione.
L’unico umano nei paraggi è concentrato sulle colle del suo orto, seduto a studiare il proprio intervento e a progettare le prossime mosse. Chissà se si è accorto di qualcosa.

4 pensieri riguardo “Il gatto e la gazza

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