Giorni di un futuro passato

Non ricordo più come si chiama quel certo osso che collega la spalla allo sterno: acromion, forse?
Né distinguo più le ossa dei piedi da quelle delle mani, tutte particolari.
Seguono ad una sola lunghezza le nozioni di fisiologia, per esempio il funzionamento dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene.
Ma sono solo esempi, appunto, inutile farne un lungo elenco.
Mi accorgo dopo anni che mi sto distaccando, non più soltanto affettivamente ma anche concretamente, con la perdita di informazioni e di volontà di recuperarle, dal mio passato – che ancora uso per qualificarmi in alcune situazioni – di operatrice sanitaria.
Non sento che un piccolo dispiacere, legato al corrispettivo piacere di conoscere e capire che mi caratterizza e non altro, non provo rimpianto per ciò che ho scientemente lasciato andare; quel futuro che stavo costruendo è passato e senza ferirmi.

2 pensieri riguardo “Giorni di un futuro passato

  1. E’ solo un po’ di “stanchezza mentale”, ci siamo passati e/o ci passeremo tutti. Hai solo accantonato in un angolo della tua mente alcune nozioni ma le cose non si scordano mai. Dovresti saperlo!
    Altrimenti si risolve il tutto con un paio di elettroshock! 🙂

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    1. Diciamo che è un po’ più di questo, ma va bene così 😉
      L’elettroshock non lo consiglierei… anche se non è più quello degli anni ’50. La sola idea mi fa raccapriccio, persino nei film horror, quindi figurati nella realtà 😛

      Piace a 1 persona

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