Tartarughe al tramonto

Mi ricordo le Tartallegre, collezione storica dell’ovetto Kinder.
Mi ricordo che un certo anno delle elementari me le portavo appresso ovunque andassi, anche a scuola naturalmente, anche durante le uscite: erano la mia indispensabile compagnia.
Mi ricordo appunto d’una uscita accompagnati dal maestro di Storia e Geografia, che ci portò a visitare alcune santelle, cioè edicole votive, di paese. Una di queste si trovava in mezzo ad un campo coltivato.
Mi ricordo quanto mi piacquero quella gitarella, quel campo, l’armonia e la rilassatezza del poter stare sguinzagliati a godersi semplicemente il verde ed il giallo del sole. L’odore della terra. Le mie fantasie di fantasmi e di corpi sepolti sotto i miei piedi, dondolanti le loro catene nottetempo.

Mi ricordo che mia madre aveva un’amica a Bergamo, e ogni tanto l’andava a trovare. Una volta andai con lei, ma arrivate là io restai in macchina, a leggere. Così potei coniugare il piacere del viaggio, del sapere che persone note stavano a un tiro di sasso da me, facendomi compagnia senza però disturbarmi, e della solitudine quasi avventurosa di quando non sei a casa tua, ma trovi riparo.

Mi ricordo che all’avvicinarsi della sera, quando mio padre ancora lavorava non su turni ma con lo spezzato, uscivo ad aspettarlo sull’isola spartitraffico di fronte a casa.
Mi ricordo il sole al tramonto, infuocato, il cui profilo si spandeva lateralmente come il tuorlo ancora morbido d’un uovo; un sole ed una luce che stimolavano i miei voli emotivi.
Mi ricordo la nostalgia che provavo allora, non del passato ma di quel momento presente che già percepivo, presentivo come trascorso e lontano; quant’ero lontana io dal mondo attorno. Come se non fossi veramente lì, e infatti c’ero e non c’ero.

Mi ricordo la borsa della spesa riutilizzabile, in plastica resistente, di mia madre, che si richiudeva a portafogli nascosta da due lembi di pelle con cerniera; omaggio con le stecche di Merit.
Una cosa bellina e durevole.
Chissà dov’è finita.

Mi ricordo la nostra cara Reanult 5.
Grigia metallizzata.
La prima (di sole tre) auto sulle quali io ricordi d’aver consumato strada.
E quanta strada da allora; 37 anni.

23 pensieri riguardo “Tartarughe al tramonto

        1. Lasciami controllare le quotazioni… oh madonna… le sole Tartallegre, collezione intera, arrivano a 30 ed anche 70 euro.
          Non ci si diventa ricchi ma, effettivamente, a seconda delle condizioni e degli eventuali accessori, non c’è male.
          Per Tartallegre, Happypotami ed altri pezzi sfusi qualcuno ha piazzato un 199 euro.

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        1. L’Arrotino sostiene che ogni volta che fa uno starnuto, alcune cellule cerebrali vengono sospinte fuori.
          E’ una cazzata, ma l’ho subito usata come arma impropria ogni volta che fa una stupidaggine (“Che per caso hai starnutito di recente?”), doppiamente sadica quando non ha capito la battuta (“Avevi ragione tu, tesoro: starnutendo sei diventato così scemo che non ne hai nemmeno memoria”).
          Chissà, col Covid in giro, quanti neuroni ci siamo persi lo scorso inverno…!

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        2. Mah, una cosa del genere non solo non l’ho mai sentita ma mi pare anche bislacca.
          Forse no, ma forse è legata ad un’altra diceria, ossia che trattenendo gli starnuti si uccidono cellule cerebrali… un’inesattezza esagerata.
          Ad ogni modo, se pure fosse, espellere neuroni morti con gli starnuti non renderebbe la gente più stupida; ed è questo che lui racconta 😉

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        3. Tappare il naso quando si starnutisce è in effetti pericoloso, non per i neuroni ma perché può scoppiare qualche vena del cervello. Più di uno ci ha lasciato le penne! (O me lo sarò sognato? Ormai non sono più sicuro di niente)

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        4. Non sbagli, anche se è un caso estremo – i danni principali, quando ci sono, sono a carico del torace: diaframma, appendice, ecc.
          Io ho imparato (dal manuale di Barbie di un’amica, alla veneranda età di 8 anni) a pizzicarmi la sella del naso per qualche secondo per evitare lo starnuto – non sempre, certo; solo in certe occasioni.
          Ognuno poi dovrebbe conoscere, un minimo, la soglia di tolleranza del proprio organismo 😉

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  1. mi hai sbloccato un ricordo bellissimo, tutte le sorprese kinder o delle merendine della mulino bianco li avevo in una grande bacheca, di notte ci stavano i fantasmini che si illuminavano perchè assorbivano la luce di giorno, quelli ripetuti facevo scambio a scuola con i miei compagni con qualcuno di introvabile…….che felice ricordi mi hai fatto tornare alla mente, gli anni 80 e 90 devono diventare patrimonio dell’umanità.

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    1. Già, quanti ricordi ho anch’io legati a tutte le sorpresine, e non, Kinder!
      Vogliamo parlare della riproduzione del Mulino Bianco, poi, quella con gli scomparti pieni di cancelleria formato mignon?

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      1. Veroooooo….bellissime quelle gomme per cancellare dalla forme strane…oppure la spillatrice con sopra in gomma la riproduzione di un sacco di iuta…una volta eravamo felici davvero con poco,ricordo la solerzia nello scegliere il pacco delle merendine con cura affinché venisse fuori la sorpresa che mi mancava.

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