Diario di lettura .8: Per aria, per mare, su roccia

Butto giù solo qualche nota su alcuni dei libri letti di recente – nel frattempo ne sono passati altri sotto i ponti, ma la mia notoria pigrizia, soprattutto, estiva, continua a colpire.
Un’ottima combo l’hanno rappresentata Il metodo Bullett Journal di Ryder Carroll, creatore appunto del famoso metodo di organizzazione e pianificazione (vorrei dire: delle giornate, ma in realtà si va ben oltre), e la rilettura de L’arte delle liste di Dominque Loreau.
Come lasciavo capire qui, pur non avendo ancora sviluppato il discorso, dopo averne sentito parlare a lungo ed aver temporeggiato poiché non abbastanza salda per cominciare un nuovo progetto ho alla fine iniziato anch’io a maneggiare il mio personale bullett-journal. E dal momento che non si tratta di una semplice agenda, e considerato che è impostato sulla base di liste ed elenchi, sto dando sfogo alla mia passione per questi ultimi.

Per il comparto horror / thriller, ho recuperato su Kindle la raccolta di racconti Pochi inutili nascondigli di Giorgio Faletti. La qualità è variabile, ma nel complesso vale la pena; se non siete certi di volervelo sobbarcare vi consiglio senz’altro il primo – Una gomma e una matita – il più riuscito; e fra gli altri Spugnole e L’ospite d’onore.
In seguito ho letto 22/11/63 di Stephen King, che ha atteso fin troppi anni il suo turno. Avevo voglia di un King, infatti, ma uno che non fosse troppo tradizionale (devo ancora recuperare tutta la produzione degli ultimi anni!), e così l’idea di un viaggio nel tempo sino a pochi mesi prima dell’assassinio di Kennedy, allo scopo di evitarlo, mi garbava. Di come finisce non vi dico nulla, chiaramente, ma vi assicuro che la capacità somma di creare nostalgia e magia in chi ha amato i Sixties, quella di indagare il cuore dell’uomo e quella di non cedere a compromessi fiabeschi rimangono intatte. Il finale è da lacrimoni.

Ho proseguito anche sulla breve onda di interesse per le cronache di stranezze e paranormalità… sul fronte nostrano mi ha delusa la raccolta di articoli buzzatiana intitolata I misteri d’Italia, che a parte citare Rol e includere due pezzi sulla moda degli avvistamenti ufologici ha poco da dire e da dare.
Ben più interessante, coinvolgente, emozionante nonché vario si è presentato il volume Il dialogo segreto: Le Dolomiti di Buzzati, edito in occasione di una mostra di sue foto, disegni e lettere; contenente anch’esso svariati articoli sull’alpinismo che l’autore stesso praticava ed ha occupato tanta parte della sua vita. Consigliatissimo, quest’ultimo, insieme ad un’altra raccolta, stavolta a tema marinaresco-militare: Il buttafuoco, Cronache di guerra sul mare. Se alcuni di questi articoli, pur mantenendo la bella penna caratteristica del bellunese, sono palesemente didascalici ed elogiativi dei soldati italiani ed incensano i valori fascisti pur senza mai nominare direttamente il committente, la grande maggioranza è composta da piccoli gioielli di fantasia e cuore non meno che di stile.
L’altro libro in ambito misterioso, che ho invece gradito, è stato L’arte di stupire di Mariano Tomatis (già citato qui) e Ferdinando Buscema. E’ un raro esempio, mi sia consentito il termine, di “illusionismo buono”, di capacità critica non inacidita ma unita con levità al gusto della sorpresa, dello stupore, della meraviglia. Una consapevolezza del fatto che certi sogni sono appunto sogni e non realtà, saldata però tenacemente alla convinzione che i sogni siano benefici e che valga la pena coltivarli, svilupparli, viverli e farli vivere.
Non sto parlando di sogni nel cassetto o ambizioni, progetti; piuttosto mi riferisco – usando il termine scelto dagli autori – a piccole e grandi occasioni in cui sperimentare sentimenti di gioia, gratitudine ed appunto meraviglia (che gran cosa!) liberamente, senza imbarazzi o rigidità, con la spontaneità di un bambino, attraverso il “magic experience design”: ossia un’esperienza magica in senso lato, non eminentemente illusionistica e men che meno prodotta in un teatro o luogo affine bensì inattesa, non cercata e vissuta all’improvviso in una situazione sino ad allora apparentemente normale e routinaria. Oltre a raccogliere diversi aneddoti del duo di professionisti e di altri loro colleghi, e cenni della filosofia alla base di questi che possiamo a buon titolo definire esperimenti sociali, troverete ispirazione per organizzare voi stessi, per qualcuno a cui tenete, dei momenti commoventi o bizzarri.
Alcune recensioni qui.

Un antidoto contro la solitudine, raccolta di interviste al e con l’autore, e Di carne e di nulla, completano la lettura di ciò che mi interessa della produzione di David Foster Wallace – la sua narrativa no, non fa per me.

Infine, due libri interrotti: Elogio delle erbacce di Richard Mabey (del quale avevo goduto con grande piacere Natura come cura, forse perché intrecciava lo scientifico-naturalistico al personale…); e Prendere il volo di Adrien Bosc, cronaca d’un illustre incidente aereo di decenni orsono che non m’è parsa troppo coerente ed ha tradito le alte aspettative che m’ero creata.
E’ un sollievo e motivo di orgoglio, per me, aver finalmente imparato ad esercitare – e non solo accettato in via teorica – questo diritto del lettore, fra i dieci elencati da Pennac.

6 pensieri riguardo “Diario di lettura .8: Per aria, per mare, su roccia

    1. Una volta leggevo tanto, ma solo un libro per volta.
      Poi ho aperto uno spiraglio, che via via si è fatto più largo: adesso mi sa che ne leggo fino a quattro diversi contemporaneamente – il segreto, però, è che posso “accavallare” tutta la saggistica o non-fiction che voglio, perché mi resta ben separata nella testa, mentre è estremamente difficile che decida di leggere due libri di narrativa allo stesso tempo.

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        1. Già! Una bella fregatura, in questo senso.
          Io domani me lo godo un pochetto, il treno ed il Kindle, ‘ché torno a Brescia; quattro orette non me le leva nessuno.
          Posso scegliere tra Buzzati (Barnabo) e qualche Scerbanenco.

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