Io che (non) ho visto Genova

E’ stato un paio di sere fa che ho visto, in seconda serata su RaiTre, un brano della trasmissione Frontiere condotta da Franco Di Mare dedicata al famigerato G8 di Genova del 2001.
Delle vicissitudini della Diaz poco sapevo, o meglio poco delle dinamiche iniziali (sempre cruciali) di quella che un procuratore, mi pare, ha poi definito “macelleria messicana”: ora so che si è trattato di un’azione non esasperata da precedenti scontri e trascesa involontariamente, bensì deliberata e del tutto innecessaria.
Ho scoperto anche che – caso d’eccezione o meno, poco conta – l’episodio assai noto ritratto da una fotografia che vede antagonisti Carlo Giuliani ed un poliziotto su una camionetta potrebbe (non ho certezze su questo, non ho la parola definitiva) essere letto al contrario rispetto a quanto ho sempre ritenuto fosse stato il suo progredire: cioè, secondo quanto sostiene il padre del “ragazzo” (così sta scritto sulla targa alterata della via della città in cui accadde il fatto e sulla lapide), padre che lì per lì m’è parso credibile, per quanto questo non basti certo a rivelare la realtà, sarebbe stato il poliziotto il primo a creare una situazione di rischio per chi aveva davanti (comunque egli stesso incolpevole poiché incastrato in una situazione ingestibile dal “sistema” stesso vigente nelle forze dell’ordine), il quale si sarebbe limitato a brandire l’estintore unicamente per difesa, per coprirsi, avendolo trovato già abbandonato al lato del mezzo.

Naturalmente, oltre a questi due – giganti ed emblematici – casi, svariati altri ve ne sono stati che possono rendere il clima e le posizioni dei molti gruppi e corpi sociali presenti allora negli spazi dell’evento.
Le fonti, le ricostruzioni, le analisi disponibili sono infinite e non serve, né ha senso, che le indichi io, qui.
Una delle tante più recenti s’è avuta ieri sera su La7, con lo speciale di In Onda che altre cose mi ha chiarito o illuminato (seguito poi da Diaz: Non pulire questo sangue, film di Daniele Vicari).
All’epoca frequentavo la terza superiore, senza dubbio le onde del G8 mi hanno raggiunto, ma l’impatto qualunque sia stato non ha lasciato tracce significative. I motivi sono senza dubbio vari e diversi; tra questi figura il mio disprezzo per le manifestazioni di piazza, fossero esse di studenti o antagonisti.
Ed è giusto così, perché c’è un tempo per ogni cosa – anche per assimilare proficuamente certi grossi avvenimenti.

12 pensieri riguardo “Io che (non) ho visto Genova

  1. Per me che sono genovese e obiettore il ricordo è ancora così doloroso che faccio fatica a parlarne persino ai miei figli. Per fortuna o per codardia non mi trovai tra chi fu caricato, ma di amici ultrapacifici caricati, arrestati, manganellati a freddo ne ho tanti, compreso il medico in servizio, ripreso dalle telecamere che urlava “sono un medico” mentre lo pestavano e che due anni dopo avrebbe fatto partorire mia moglie di cui era stato compagno di corso.

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  2. Anch’io ho un ricordo davvero forte. Avrei voluto esserci, ma stare nelle folle mi spaventa molto. Quindi ho solo potuto essere spettatrice attonita di quanto accadeva. Il perché è successo e gli antefatti politici che hanno provocato quel massacro sono vergognosi e mai abbastanza denunciati. Compresi i loro artefici

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