Piccola cronaca di una perdita

Alla fine, mi sono decisa a tentare la carta della cardiologa.
Dopo aver chiamato ripetutamente, ed inutilmente, per due settimane il numero del centralino degli ambulatori dove la mia cardiologa di fiducia lavora (riportato identico e non modificato sui relativi siti), nonché quello interno, ho cercato in rete un contatto.
Dal momento che il sito dell’Ordine dei Medici non riporta più i Curriculum degli iscritti (perché?), i quali mancano anche su quello provinciale, ho dovuto utilizzare l’indirizzo istituzionale associato appunto all’Ordine, e non quello indicato dalla professionista nel CV. Dunque, strutturo la mail, la invio, e vedo con sollievo che non viene respinta dal server. Tuttavia, dopo una settimana ancora non c’è risposta, nemmeno breve e pro-forma. Immagino che quella casella di posta nemmeno la apra mai, ma dovevo provare.

Così un bel giorno (ieri) mi metto in auto e raggiungo, senza per altro sbagliare alcuna svolta – incredibile! E ripenso a quando dovevo appoggiarmi a mia mamma, io sempre preda del dubbio – gli ambulatori esterni del Civile di Brescia, in via Biseo.
Come sempre fatico a trovare un buco su via Galilei, ma alla fine mi piazzo e non devo nemmeno pagare il parchimetro. L’idea è di farmi presente all’infermiera, dirle che ho bisogno di parlare alla Doc 5 minuti e che posso attendere tutto il tempo necessario, anche sino al termine del servizio.
Le cose però sono andate diversamente: sapevo che nei Pronto Soccorso ora non si può entrare come accompagnatori senza il Green Pass (il che è già abbastanza assurdo di per sé), ma ho scoperto in quest’occasione che ciò vale per tutte le realtà ospedaliere: mi è stato infatti detto che, senza, non potevo accedere all’edificio.
E’ possibile soltanto se si ha una visita o comunque un appuntamento fissato – in tal caso, non te lo chiedono – ma se si accompagna qualcuno o si deve entrare per altro motivo (che so: andare in bagno?), non si può. Vade retro, untore. La logica trovatela voi…
… ho perciò lasciato all’infermiera addetta a rilevazione temperatura e controllo certificato, meschina, che quantomeno è stata cortese pur non aprendo bocca sul perché i telefoni siano tutti costantemente occupati, nome e numero di cellulare.
Poi sono tornata alla macchina, mi son detta: resto per un’ora, just in case, dopodiché ritorno a casa e attendo.

Sono restata, quell’ora. La chiamata è arrivata nel pomeriggio, e non mi aspettavo diversamente, ma un po’ per non rischiare (metti mai che si trova una scappatoia) e un po’ perché il cuore doleva, avevo bisogno di fermarmi.
Ho letto un tanticchio di introduzione all’intervista ad Hans Ruesch (del quale avevo appena terminato Imperatrice nuda, appello ormai quarantennale contro la vivisezione e, coincidenza, contro la medicina praticata senza criterio e senza umanità).
Ho scrollato svogliatamente Facebook.
Sono scesa a comprare del pane (due trecce morbidissime) nella panetteria presso cui ordinavamo i ferraresi, curiosi e gustosi pani croccanti a forma di croce; la gestione è cambiata e purtroppo i ferraresi non li fanno più, però l’ambiente e la commessa mi han lasciato una buona impressione.
Ho osservato due “agenti accertatori” con pettorina, altrimenti noti come controllori di parcheggio e multatori, verificare i tagliandi delle auto in sosta. Ed ho pensato: potrei farlo io. Ma quando mai mi hanno considerato, persino quando mi ero effettivamente candidata per questo e reggevo di più?
E per tutto il tempo, un gruppetto di quattro-cinque persone ha fatto avanti e indietro dalla casa davanti alla quale stavo a non so dove, portando mobilio incellophanato, e chiacchierando. Trasloco? Rinnovo locali? Semplice repulisti?
E’ stato a suo modo consolante. Mi sono rannicchiata sul sedile, ho versato due lacrimucce due, sentito l’Arrotino mi sono rimessa in ordine e rimessa in marcia.

La telefonata con la Doc è stata commovente e prevedibile.
Da più di due anni non ci si vedeva, mentre prima per mia mamma s’era arrivate a vedersi ogni sei mesi. Le ho raccontato che è venuta a mancare, come sto io, le ho chiesto come sta lei (bene, salvo qualche acciacco non grave).
La conversazione in merito al vaccino (che pur con qualche riserva ritiene utile e non dannoso quanto il Covid), all’esenzione (inattuabile) ed al Green Pass mi ha dato la soddisfazione della sua cortesia e non aggressività, ha però comunque seguito un binario facile da indovinare.
Una professionista, nella quale per altro nutro una fiducia che è merce rara per me, non può limitarsi a ragionare in termini generici sui vaccini e su quello in questione in particolare.
Non può paragonare gli attuali per il Covid19 a quello antimorbillo somministratomi oltre trent’anni fa (prodotto diversamente, in commercio da decenni, che non ho scelto autonomamente, utilizzato in un contesto familiare e sociale che ignoravano molte più cose rispetto ad oggi e, infine, in anni in cui davvero i medici potevano vantare una posizione informativa e di potere di un qualche valore).
Non può inoltre mettere sullo stesso piano, statisticamente e moralmente parlando, gli eventuali danni causati da un’infezione virale (evento incerto) oppure da un vaccino (evento certo) che, proprio per il ruolo che ricopre, dovrebbe riconoscere discutibile in misura non tollerabile.
“E come fa con il lavoro? Con la sua vita? Non può più fare niente, così”.
A me lo chiede? Non l’ho voluto io, questo, non lo trovo né sensato né giusto e l’esser tagliata fuori da servizi e necessità anche basilari, dalla società stessa è cosa della quale non ho colpa né intendo assumermela. La scelta non è mai stata mia, ma soltanto vostra. Col coltello puntato alla gola non si sceglie, ci si adegua.

Ora mi chiedo anche se davvero mi va di vedere i miei familiari, quelli sempre amati del lodigiano, dacché forse stupidamente e per andarle incontro, com’è nel mio carattere, ho proposto a mia zia di recarmi in visita dopo essermi fatta un tampone… come se fino ad ora, nella medesima situazione, fosse stato necessario. Come se fosse cambiato qualcosa – di concreto, di sostanziale – se non il modo in cui alcuni di noi hanno scelto di guardare, e considerare, altri.

23 pensieri riguardo “Piccola cronaca di una perdita

  1. Posso dire che siamo un popolo di minchioni psicopatici? Primi assoluti al mondo in coglionaggine estrema.

    Adesso manca solo che ai pronto soccorso si possa entrare dentro solo se l’oroscopo è favorevole e muniti di corno antisfiga autenticamente partenopeo (sono quelli che funzionano di più), e i medici dicano che ti devi punturare ogni due settimane saltellando con un piede in un pavimento con mattonelle dispari durante le notti di luna piena.

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    1. Sono in pace con la coscienza e so di non aver tralasciato un’opportunità, per quanto improbabile.
      A questo punto è chiaro che ai medici cui faccio riferimento non posso più appoggiarmi, non sono più una risorsa (eccezion fatta per il mio medico di famiglia, ma solo perché ancora non l’ho messo alla prova sulla questione).
      L’ipotesi di verificare se a Milano ci sia qualcuno che sappia e voglia rimboccarsi le maniche decade, l’unico modo è contattare quei sanitari che si raccolgono nei gruppi Facebook (per esempio) rendendosi disponibili per seguire le persone volontariamente non vaccinate e/o in cura domiciliare (quella vera, non Tachipirina e vigile attesa).

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      1. Io ho già testato il mio medico di famiglia e mi ha ripetuto frasi imparate a memoria. La prima è stata meglio una puntura che essere intubati, senza nemmeno prendere in considerazione una possibile terapia, sia di prevenzione che di cura. E al mio dubbio sugli effetti collaterali ha prontamente minimizzato. Triste che l’ultima spiaggia sia un gruppo Facebook, almeno fino a quando non lo cancellano.

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  2. È tutto assurdo, secondo me siamo finiti su un universo parallelo. Io ho ceduto ma ogni giorno di più constato l’assurdità… a proposito, in biblioteca come fai? Perché ieri a me senza green pass non mi avrebbero fatto entrare a prendere il libro prenotato. Qui non stiamo parlando di ristoranti e bar, che uno può anche fare a meno, ma di servizi pubblici per i quali poco o tanto paghiamo pure le tasse, e di cui avremmo diritto di godere pienamente!

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    1. Una delle assurdità è proprio questa: all’inizio si deridevano i non vaccinati (e tali per scelta) perché, si diceva, non si piegavano alla necessità pubblica eppure piagnucolavano pur di poter andare a cazzeggiare al bar. Poi, quando si è arrivati concretamente alle altre misure (lavoro, trasporti, persino ospedali!, e chissà, un domani, io supermercati?), si è cambiato bellamente argomento e tono: adesso i non vaccinati sono da mandare al rogo, e l’unico diritto sussistente è quello degli inquisitori a plasmare il mondo a propria immagine e somiglianza.

      Sulla biblioteca, purtroppo la regola vale anche qui.
      Infatti dall’ultimo DPCM, o almeno credo visto che ne sfornano come in catena di montaggio, non entro più. Per fortuna posso prenotare tanta roba attraverso internet, abbiamo un sistema interbibliotecario provinciale molto valido (a differenza di quello romano: terribile da usare, e poco efficiente).
      Così, quando arrivano i prestiti, mi affaccio alla porta facendomi notare dalla mia bibliotecaria di fiducia (brava donna), che me li porta fuori e me li consegna a mano…!

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      1. Sì, il sistema bibliotecario è molto efficiente anche qua. Se avessi saputo che la mia vicina lavorava lì, avrei potevo evitare di entrare anch’io… 🙂 Chi non si assoggetta al green pass non è “normale”, è irragionevole, violento, non solidale, ammazza se stesso e gli altri: insomma, un delinquente da isolare. Non deve lavorare, non deve socializzare, chissà forse tra poco davvero non potrà nemmeno andare a comprarsi da mangiare. Sembra di stare dentro un film di brutta fantascienza, ed è realtà…

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    1. Ora parlano anche, come hai sentito, di riformare l’intero sistema sanitario “potenziando” il livello territoriale.
      Cioè esattamente quel livello intermedio che, durante la pandemia, hanno terminato di smontare. Infatti gli inutili hub vaccinali sono spuntati come funghi, mentre i presidi sanitari sono fuori servizio ed inaccessibili…

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  3. Riprendo.
    Su questo tema tanto divisivo colgo con affetto e anche riconoscenza, l’aspetto di personale sofferenza che connota il post. Colgo soprattutto questo aspetto, e dico anche “con riconoscenza” perché io vi ri-conosco elementi di critica (filtrati da una esperienza personale) a un contesto politico-culturale sempre degni di attenzione e anzi utili ad approfondire il tema. La critica, se vi ri-conosciamo una base culturale di qualità (e questo è il mio caso verso di te) è poi da prendere in considerazione di default. Per me, è quasi un riflesso condizionato; mi aiuta a pormi domande. Sono le buone domande che ci fanno andare avanti.

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