“Un uomo”, Oriana Fallaci (1979)

5 pensieri riguardo ““Un uomo”, Oriana Fallaci (1979)

  1. Fa un certo effetto leggerlo oggi, è vero? Per chi aveva venti anni allora, come me, la sensazione è che siamo finiti molto in basso. C’erano ideali grandi, personalità grandi, grandi lotte, grandi sconfitte ma anche vittorie… c’erano ideali, voglia di un mondo più giusto. O forse ci sono ancora, e io non sono più capace di vederli? Lo spero per i giovani…

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    1. Sono arrivata a credere il contrario.
      Ossia: sì, “una volta” (nemmeno tanto tempo fa) c’erano grandi personalità, e ideologie più o meno valide ma tuttavia “massicce”, di peso. Oggi tutto è mediocre, e perciò ributtante.
      Però allora come ora la sostanza è marcia, il popolo o società o massa (genericamente parlando, e non specificatamente alla Canetti) vale poco, anche quando si muove tanto e crede in modo intenso.
      Mi sento un po’ come quando caddi nell’ateismo. Stavolta il contesto è socio-politico e non morale-teologico, ma il meccanismo è il medesimo: non una rabbia “contro”, ma nulla in cui credere e di cui fidarsi, in cui “con”fidare. Il vuoto che annichilisce.
      Da cristiana ti dico: è l’uomo, l’individuo che conta, non l’umanità intesa come gruppone anonimo e spendibile per qualsiasi causa e progetto. Ma se l’umanità, la società in quanto tale è corrotta (dal peccato, o più laicamente dal potere) e l’individuo, che pure è il centro di tutto, da solo non basta e non si basta, né può illudersi come gli anarchici di creare una buona società priva di conflitti di potere, ovunque di collochino, dove si può andare? Che può fare, come può vivere, che significato nella propria vita può raggiungere quell’individuo e, con lui, tutti i suoi simili singolarmente uniti?

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      1. Non so, cercare il bello con persone belle può aiutare. Per il resto si fa quel che si può; non tutti sono destinati a grandi cose. Avere una direzione verso la quale andare dà un senso: politico, religioso, filosofico. Poi le delusioni e disillusioni sono tante, e può essere pure che si cambi direzione. Siamo umani e imperfetti, dopo tutto…

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        1. Tutto vero. E individualmente non mi pongo il problema del senso, o meglio: me lo pongo e rinnovo costantemente la mia risposta – positiva.
          Ma come persona inserita in una società, e che deve senza fallo capire il suo ruolo (e trovarlo utile, sensato), capire se mi concedi un termine “grosso” il senso storico ed il valore delle azioni, grandi e piccole, la musica cambia.

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        2. Certo, capisco e sono d’accordo. Questo capire però a volte (spesso) fa soffrire. Mia nonna diceva a mia madre, che da piccola si ostinava a leggere: lascia ‘sta tutta ‘ssa cartaccia, che te se ruvina l’occhi… forse così si vivrebbe meglio, chissà.

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