Diario di lettura .10: Pagine di carne

Il libro del mare, o Come andare a pesca di uno squalo gigante con un piccolo gommone sul vasto mare – un lungo titolo per la non-fiction di Morten A. Stroksnes, che ha riscosso parecchio successo. Vi riponevo discrete speranze, ma dopo una decina di pagine l’ho mollato: la caccia allo squalo, quale che sia la tradizione che l’ha generata, davvero non mi attirava. Anche perché non ho intravisto alcuna contestualizzazione all’orizzonte, e l’incipit molto diretto mi ha scontentato.
Peccato: il formato particolare di Iperborea mi garba sempre, mi trasmette un senso di contenimento e protezione molto piacevoli.

Come un’onda che sale e che scende: pensieri su violenza, libertà e misure d’emergenza – di William T. Vollmann: paradossalmente mi è risultato più digeribile, a dispetto del tema, della media complessità e delle 900 pagine (che non ho letto per intero, selezionando i capitoli dopo la prima metà).
Come da (sotto)titolo, questo librone compie un viaggio attorno al mondo della violenza in molte sue forme e dentro la testa dell’autore, fra le altre cose reporter di guerra.
E’ abbastanza datato e non affronta gli sviluppi più recenti della società della sorveglianza e del controllo, rappresenta piuttosto un vademecum senza tempo di riflessioni altamente intrecciate, tanto da portare ad un personale, opinabile ma utile strumento denominato “calcolo morale”, sulla base del quale si possono più agilmente inquadrare, senza pretese di esaustività, le situazioni umane violente secondo le diverse ottiche di personaggi e ideologie storiche, giungendo ad un’eventuale condanna o giustificazione degli atti specifici.
Non è nemmeno difficile da seguire, anche se richiede un tantino di applicazione. Consigliato.

Al primo Mughini bibliofilo ne è seguito un secondo, Che profumo quei libri, del quale trattengo volentieri un nome: Bobi Bazlen. Un triestino da scoprire, che un frammento piccolissimo del suo carteggio con una concittadina editrice esigente rivela profondo, poetico, ricco come può esserlo una terra densa ed umida.
Inedito in vita, ha tuttavia indirizzato ed influenzato la letteratura pubblicata a suo tempo.

C’è poi un gruppo di letture accomunate da un fulcro: gli animali. A vario titolo.
Cito solo en passant I fasciovegani di Cruciani, libretto che costa molto più di quanto valga, decisamente perdibile, pessima figura per uno che si suppone essere un polemista di professione. I vegani incattiviti e rigidi come manici di scopa li odio, e mi son detta: vedi mai che scrivendo lo stupidone radiofonico mostri un lato diverso di sé. E no, non ho visto. Peccato, perché l’argomento meriterebbe attenzione.
Gloria e merito di certi uomini è lo scrivere bene; di certi, è di non scrivere affatto. – Jean de La Bruyère (1645-1696)

Seguono: Imperatrice nuda di Hans Ruesch (testo capitale, degli anni ’70 se non erro, sulla vivisezione: fondamentale per una panoramica esaustiva dell’argomento e tutt’ora il più nutrito che ho rintracciato, ancorché datato e con diverse puntualizzazioni da fare).
La medicina smascherata: Intervista ad Hans Ruesch, di Marco Mamone Capria, molto più recente, riprende in maniera più sistematica e snella le medesime tematiche, aggiungendovi alcuni aggiornamenti (e anche permettendo a Ruesch di levarsi dei sassolini dalle scarpe…). E’ più leggibile, tuttavia i due capisaldi della questione, le due obiezioni principe a questa pratica (non è utile anzi è dannosa & è violenta e non etica), vengono approfondite meno di quanto sperabile.
Tutto quello che dovresti sapere sulla vivisezione… ma non vogliono che tu sappia, di Stefano Cagno è recente anch’esso, ma molto sintetico ed un po’ didascalico. Per un testo breve ma denso, piuttosto completo e abbastanza recente, ben strutturato, consiglierei invece Oltre il filo spinato di Green Hill : la vivisezione esiste ancora, come e perché superarla di Gianluca Felicetti e Michela Kuan. Il titolo è un tantino ingannevole, nel senso che di Green Hill si parla ma senza entrare nel dettaglio della vicenda dei beagle liberati dai laboratori di Montichiari (BS: me lo ricordo il trambusto), è una storia emblematica e rappresentativa ma il libro non si concentra su quella, bensì offre un riepilogo chiaro ed efficace, privo di afflati esclusivamente emotivi, della materia.

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