Va dove ti porta… il pass!

Bel discorso, condivisibile, questo della Tamaro.
Peccato che esprima anche chiaramente, seppure sottotraccia, il disprezzo per i non vaccinati (equiparati tout-court a complottisti) e l’idea che le restrizioni siano inefficaci (bene) ed ingiuste, sì, ma non a priori… solo per i bivaccinati (male). Chi di dose non s’è n’è fatta nemmeno una, chi è contro il vaccino (che per la scrittrice, al di là di qualche critica, appare comunque essere la soluzione) è escluso dalla sua recriminazione.
Povera Susanna Tamaro, che non può prendersi caffè e scarpe. Le toccherà lavorare, lei che può, in una località piena di pace, bevendo quello comprato al supermercato e indossando quelle vecchie…

… vi riporto il commento di un collettivo che non conoscevo, linkatomi su Facebook. Non breve, ma a noi blogger la corposità non spaventa, giusto?

Va dove ti porta… il pass!

Riflessione critica sulla lettera aperta
che Susanna Tamaro ha destinato
al Presidente del Consiglio Draghi.

La scrittrice fonda il disagio che l’ha portata a compiere questo gesto, in sé apprezzabile, su un episodio che le sarebbe capitato pochi giorni prima, e che propone come incipit della lettera.

Recandosi come ogni anno in un piccolo paese delle Alpi per il suo consueto soggiorno, essendo sprovvista del super lasciapassare nero — non avendo effettuato la terza dose — non è riuscita ad acquistare degli scarponi nuovi ed è ufficialmente entrata in quello che lei definisce un vero e proprio esilio civile, che sostanzia in questo modo:

Niente caffè al bar, nessun conforto in una baita, non ho potuto neppure comprare dei francobolli alla posta.

Considerando che gli scrittori non usano mai le parole a caso — o almeno è legittimo attendersi che non lo facciano — non è esagerato parlare di esilio civile solo ora e solo in relazione a sé stessa, considerando che cittadini italiani come lei sono estromessi dalla vita sociale e culturale del Paese da ben sette mesi (a partire dal decreto legge efficace a partire dal 6 agosto 2021), non potendo accedere sin da allora a mostre e musei all’aperto, alberghi, ristoranti al chiuso, feste, concerti, prove concorsuali, e considerando che sono altresì esclusi dalla vita lavorativa da ben 5 mesi?

Ci chiediamo se sia stato poi opportuno inserire, all’interno di una lettera che mostra globalmente un intento inclusivo e un desiderio di “condono” per tutti, l’etichetta giornalistica “novax” o se una scrittrice non abbia, invece, il compito di restituirla al mittente, per ragioni linguistiche innanzitutto, ma anche culturali ed etiche. Ci chiediamo se non avesse dovuto mettere in crisi questi nuovi paradigmi linguistici grazie ai quali è possibile avallare un nuovo assetto sociale e culturale caratterizzato da scissioni nella cittadinanza, divisioni e gerarchie etiche, morali, culturali. Scissione che invece ci sembra che in questa lettera venga alimentata da frasi come:

Scusate un momento, ma se equipariamo i vaccinati con due dosi ai no vax non stiamo lanciandoci un boomerang? Perché così facendo, primo, affermiamo la totale inefficienza del vaccino, e secondo, alimentiamo le fantasie complottiste di chi si oppone alla campagna vaccinale.

Ci sembra che l’autrice della lettera, nello stesso momento in cui chiede l’eliminazione della tessera, aderisca in toto allo schema culturale che lo legittima: la presunta superiorità del vaccinato rispetto ai cosiddetti no vax assunto da cui nasce un senso di fastidio, quasi fisico, nell’essere equiparati a loro.

Questa nostra interpretazione sembra poi essere confermata dal fatto che considerazioni come quella che segue sarebbero state degne di essere poste all’attenzione pubblica sin da luglio scorso e invece vengono proposte solo ora che ad essere discriminata per le sue resistenze è lei:

La scienza però ci dice che, vaccinati e non vaccinati, ci scambiamo comunque tutti allegramente il contagio. In quest’ottica risulta anche difficile capire l’attribuzione taumaturgica del green pass. In questo momento ho gli anticorpi molto alti e dunque sarebbe una follia, nonché uno spreco, fare la terza dose…

Si tratta di considerazioni condivisibili, quanto meno legittime, ma perché siano tali è essenziale abbandonare ogni anfratto di questo percorso buio e volgare in cui siamo stati condotti, ed è impossibile per quanto ci riguarda metterne in crisi un singolo mattone, quello che a noi torna più scomodo in quel momento!

Su quali basi, ad esempio, le sue riflessioni sugli anticorpi sarebbero lecite, legittime e fondate sulla “scienza” al punto che Draghi e l’entourage di medici che oggi hanno il potere di guidare i cittadini in ogni loro singolo passo (ed è il caso di dirlo, in ogni starnuto!) dovrebbero tenerne conto, ma allo stesso tempo invece le considerazioni dei no vax — magari anche loro con anticorpi alti sin da prima della prima dose, oppure danneggiati da altri vaccini o altri farmaci, oppure che hanno avuto il covid in maniera asintomatica, oppure oppure oppure… — sarebbero invece meno legittime, al punto da squalificarle come frutto di menti irrazionali o deliri di complottisti?

Se il green pass è così essenziale era così difficile immaginarne uno «indebolito», che impedisse la partecipazione ai grandi eventi, ai concerti, agli stadi, permettendo ai «fully vaccinated» con due dosi di poter continuare con dignità la propria vita?

Abbiamo capito bene? Dopo aver detto che la tessera non ha nulla di sanitario, che i vaccinati contagiano e che il vaccino rischia di non servire a nulla, avrebbe ritenuto accettabile che i cosiddetti fully vaccinated (in questo nuovo gergo, i vaccinati con due dosi) fossero liberi e godessero di dignità per tutta la vita e, viceversa, tutti gli altri (con una o nessuna dose) avrebbero potuto continuare a non essere degni né di libertà né di dignità e lei avrebbe continuato a tacere, così come ha fatto in questi 7 mesi.

La signora Susanna Tamaro è a conoscenza del fatto che tra i non meritevoli di diritti e dignità vi sono anche ragazzini, disabili, donne, anziani, categorie intere di persone sulla cui tutela e difesa si fa un gran parlare e che oggi non possono neppure accedere negli uffici bancari e postali?

Sa che i figli dei no vax hanno perso il diritto al sostentamento, e persino quelli che — essendo minori di 12 anni — non sarebbero tenuti all’obbligo di esibizione del lasciapassare hanno perso il diritto a praticare attività sportiva, partecipare ad eventi e feste, stare seduti o in piedi in un bar per l’ovvia considerazione che senza i genitori non possono accedere a nessuna di queste realtà? Ed è edotta del fatto che sempre più spesso gli esponenti più ligi a questa morale amorale che serpeggia nella nostra società negano loro persino la possibilità di fare pipì, ricevere visite ospedaliere, stare seduti all’interno della classe vicino agli altri bambini?

Non sarebbe stato meglio chiedere perdono per il silenzio di questi lunghi e disumani mesi e mostrare empatia per chi in questa storia ha perso e sta perdendo ben più di un paio di scarponi o di una vacanza in baita, anche grazie al silenzio complice di scrittori, artisti e intellettuali tutti?

Demonizzare i no vax a questo punto, imponendo la loro resa totale con l’obbligo dei vaccini, non può che esasperare la situazione perché spinge verso reazioni sempre più estreme e irrazionali.

E se invece le posizioni estreme e irrazionali fossero quelle di chi ci governa o quelle di chi, ammettendo di non aver paura del virus è comunque corso a inocularsi due dosi? E se, invece, le posizioni irrazionali e illogiche fossero quelle di coloro che, contro ogni evidenza, negano tout court l’esistenza di qualsiasi effetto collaterale anche in categorie di persone alle quali, ormai è acclarato, il virus potrebbe fare assai poco? E se l’unica follia irrazionale in questo circo kafkiano fosse stato credere che sia possibile riavere indietro quote di libertà che noi abbiamo già per natura e per volere di Dio? Quote frammentate, temporanee e condizionate, avute in cambio di un’adesione cieca e incondizionata alle linee governative (specchio delle linee di mercato, ormai anche per ammissione dello stesso Presidente della Repubblica), inclusa la circostanza di dover cedere il nostro corpo o quello dei nostri figli a un trattamento sperimentale che non desideriamo (indipendentemente dal numero di dosi).

E, soprattutto, se iniziassimo a capire che sono due piani diversi quelli delle scelte sanitarie e politiche e quelli del diritto e della coscienza? Forse non saremmo costretti a farci lo sgambetto, ad alzare la mano (in un contesto in cui inevitabilmente la sua mano è più visibile di quella dell’operaio, del docente, o del netturbino, persino dovessero darsi fuoco per la disperazione) e a pretendere che qualcuno dall’alto trovi condivisibili e apprezzabili le nostre valutazioni.

E se iniziassimo a capire quanto è umiliante doverci rivolgere a un uomo come noi, benché ci governi, per chiedergli di farci la grazia di liberarci, ponendoci come bambini piccoli e indifesi che ammettono di aver fatto la marachella (la nostra di cittadini italiani è una colpa ontologica) e chiedono al papà di fare “tana libera tutti” perché sono ormai stanchi di giocare?

Che, a dirla tutta, chi ha giocato fino ad ora?

Non certo tutti noi, che abbiamo sentito sulla pelle come uno strappo ogni diritto che è stato cancellato a un nostro simile, e che per trovare una via che ci portasse al di là di questo incubo fatto di ingiustizie e aberrazioni umane ci abbiamo perso il sonno. Non certo noi che affinché nessuno un domani abbia a sentirsi chiamare con un’etichetta qualunque da politici, giornalisti, opinionisti e persino scrittori, abbiamo smesso di alimentarci (vedi gli innumerevoli scioperi della fame messi in atto in questi mesi) e tolto il piatto davanti ai nostri figli, dimettendoci.

Di frasi fatte, etichette e banalità siamo già pieni. L’intellettuale è colui che solleva dubbi. La realtà va guardata sempre da tutti i lati.

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