Tra Roma e Berlino…

Più di una volta in questi ultimi mesi ho avuto il desiderio e l’idea concreta di trasferirmi con l’Arrotino all’estero, per sfuggire a questa onda di marea antidemocratica, a questa deriva autoritaria.
E potrei citare le banali ragioni pratiche per cui la cosa è difficilmente attuabile (riassumibili così: ci vogliono risorse ed energie che noi non abbiamo), ma almeno per quanto mi riguarda c’è dell’altro, non meno determinante.
L’autoritarismo non è di casa nell’Inghilterra di Johnson – per esempio. Ma l’Inghilterra è pur sempre la terra che ha tradito e ucciso Alfie Evans e Charlie Gard (un bambino affetto da mitocondriopatia, che avrebbe potuto dunque essere figlio mio). In compenso, autorizza con disinvoltura il blocco ormonale in bambini prepuberi.
E non è che ad altri stati presi in considerazione vada meglio. S’intende che nessuno è puro e perfetto, ci mancherebbe. Ma al momento sarei più propensa a spostarmi in Congo, piuttosto che in:
Svizzera, patria dell’industria farmaceutica, del rigorismo contro i disoccupati e di una legge che obbliga i detentori di porcellini d’India ad avere almeno una coppia (uno da solo non ti permettono di tenerlo, a prescindere da qualunque considerazione di merito);
Svezia, patria dello sterminio dei bambini con sindrome di Down e dei microchip sottopelle, oltre che del permissivismo gender fluid;
San Marino? Ci sta Achille Lauro!
Scherzi a parte, l’Italia è terra di conquista da anni ed ormai spolpata. Draghi non è venuto a iniziare il banchetto, ma a terminarlo. Eppure, anche così derelitta e irriconoscibile, in questa terra e non altra resta ancora la radice dello stato sociale, del senso di corresponsabilità latino (quello vero, non quello che compartecipa solo i rischi per il sistema immunitario altrui!) in contrasto all’idea germanica del benessere come segno del favore divino, della contemplazione mediterranea opposta all’attivismo anglosassone. E, in ultima istanza, la radice della Chiesa. Solo in Italia c’è Roma, e prima o poi anche Francesco passerà: meglio allora vivere da perseguitati a Roma che da prìncipi a Berlino.

7 pensieri riguardo “Tra Roma e Berlino…

  1. Ognuno trae le proprie conclusioni, ma sai che non della legge sui porcellini d’India in Svizzera 🤔
    Personalmente, ho ancora tutta una vita davanti ed è ferma da due anni, e non me lo merito, né tu né altri perseguitati ce lo meritiamo… non è giusto. Io se potessi me ne andrei subito, il mondo è grande… ma servono anche soldi e per questo minimo passeranno altri due anni prima di riuscire a sbarcare oltre il confine.

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    1. La legge di tutela (per carità sacrosanta!) degli animali domestici, che contempla questa clausola sui porcellini, la conosco a molto grandi linee. Giusta ma persino eccessiva.

      No, nessuno lo merita e nonostante tutto ciò che ho scritto la voglia, la tentazione persistono.
      E certamente il denaro è una variabile fondamentale in quest’ipotesi.
      La vita quotidiana per me non è cambiata molto in questi due anni, ma solo perché da disoccupata di lungo corso, disabile e amante delle cose semplici già mi trovavo in una sacca della società con ritmi e abitudini diverse. Eppure tutto questo impatta pesantemente anche su di me (nel mio piccolo, oltre a fare tamponi ogni due giorni quando inizierò a lavorare in Comune, ed oltre allo scontro col medico competente che voleva indebitamente sapere se fossi vaccinata, a novembre sono pur sempre stata esclusa per un’assunzione per lo stesso motivo, anche se il colloquio era andato più che bene). Ciò per l’aspetto comune a tutti. Sotto il profilo sanitario il discorso cambia, dato che sono una di quelle persone fragili che, anziché essere maggiormente tutelate, vengono spinte al macello e private dell’esenzione che gli spetterebbe.
      Posso chiederti dove pensi che potresti trasferirti, quando ti sarà possibile?

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      1. I problemi nel restare qui ci sono eccome, insieme al lavoro, non siamo assistiti neanche nelle cure e non è poca cosa, è gravissimo tutto ciò. Mia nonna di 85 anni è stata poco bene e abbiamo rifiutata di portarla in ospedale altrimenti sicuramente sarebbe morta di solitudine e di dolore.
        Non so ancora dove andare, pensavo alla Svizzera, oppure alla Danimarca, o alla Spagna… è sopratutto appunto una questione economica.
        Comunque ti rimando il link del gruppo su telegram, è che ci furono discussioni, qualcuno abbandonò e quindi eliminai il gruppo e ne creai uno nuovo.. così magari nel caso ci scambiamo pensieri e consigli lì:
        https://t.me/+Z1pD-KTyXJNhMTE0

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        1. Senza dubbio, io cerco di fare understatement per non scivolare nella disperazione e nell’inerzia. Il che a volte mi capita.
          Spero che tua nonna stia meglio. Io stessa sto ripetendo più volte a coulelavie (perché è l’unico che mi darebbe retta rispettando la mia richiesta) che, anche in caso estremo, non voglio essere portata in ospedale. Non avrei il controllo su ciò che mi viene fatto – e sappiamo che oltre alle procedure regolari, più o meno valide, molti si arrogano libertà che non hanno di trascurare o addirittura aggravare il dolore -, e sarei segregata, impossibilitata ad avere il minimo supporto dai miei cari. No. Piuttosto rischio, ma a casa mia e alle mie condizioni, vicina a chi amo!
          Poi dal cellulare mi reiscrivo al gruppo.
          La Spagna, giusto, non l’ho citata perché non ne abbiamo parlato insieme, ma mi era balenata nella mente qualche tempo fa. Per la lingua, il clima e soprattutto la minor distanza fisica e di forma mentis mi pare una destinazione interessante.

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        2. Sì, mia nonna si è ripresa, forse ha avuto un breve ictus a detta di quelli dell’ambulanza, ma ovviamente le faremo fare esami privatamente.
          Concordo! Negli ospedali già prima non era il massimo, ma ora ormai è certo che ti farebbero del male e quindi sì, meglio morire a casa, vicino ai propri cari, piuttosto che isolati e nelle loro mani.
          Sii, anche io ho pensato la Spagna per gli stessi motivi, unico fatto è che anche lì non c’è tanto lavoro… ma magari ci si arrangia, che so, se inizialmente non si trova niente, ci si arrangia tipo lavorando da casa in un call center. Poi trovai anche un’agenzia di lavoro su Instagram, se la ritrovo poi la posto nel gruppo, nel caso possa essere utile.

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  2. Io ho avuto la fortuna di un aggancio per lavorare qui a Copenhagen. In Italia ora sarei disoccupato per coerenza. Qui posso ancora vivere libero. Per quanto si possa esserlo in un un mondo che va verso la digitalizzazione dell’essere umano. Ora devo far salire anche mia moglie, poi l’Italia sarà qualcosa da ricordare con affetto prima che si trasformasse in una dittatura…

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