Lui / Non ho fame

Non è successo subito. Ma da qualche mese, diciamo sei mesi, quando non sto insieme a lui non ho più fame, o meglio: voglia.
Scesa a Roma per Pasqua, ho mangiato regolarmente (pure in quantità eccessive per i miei gusti), ma soprattutto volentieri. Pasti normali: dalle proteine alle vitamine, ecc. Invece ora che son tornata a Brescia il mio desiderio alimentare si esaurisce in breve tempo: quello d’un trancio di pizza, o di una scatoletta di tonno [sono momentaneamente, occasionalmente tornata a mangiare pesce e persino affettati, nei periodi di crisi o grande cambiamento cedo].
Poi, le medesime cose che servite da lui, con lui di fianco a me, mi attraggono ed invogliano perdono qualunque gusto e quasi mi ripugnano.

Ma stavolta i miei schematismi e le mie difficoltà personali nelle attività quotidiane non c’entrano proprio nulla, non si tratta di mancanza di volontà di mettermi ai fornelli – alla gran parte delle cose che potrei mangiarmi basterebbe una passata in padella o nel fornetto.
Ed a ben pensarci non è nemmeno che mi manchi lo stimolo della fame: lo stomaco brontola eccome. Eppure non mi va, nulla mi va.
Salvo roba come patatine fritte e dolci di ogni tipo (anche la suddetta pizza, che di solito è un extra ottenuto alla pausa pranzo rientra nel novero). Devo spiegare di che categoria di cibi si tratta? No, vero? No, perché lo sanno anche i sassi: sono cibi consolatòri. Toppe sul buco della fame nervosa. Non è gola, è nostalgia.
Come se mi mancasse qualcosa.
Appunto. Mi manca lui: e se non c’è lui, non c’è party.

13 pensieri riguardo “Lui / Non ho fame

  1. In qualche misura questa cosa accade pure a me. Ma io mi alimento a forza, anche quando non ho fame perché so che poi sto peggio se ho delle carenze alimentari.
    Proprio stanotte ho avuto un incubo in cui tu non volevi più mangiare decentemente… Amore, mangia bene. Capisco il tuo stato emotivo, ma se non ti alimenti bene non fai che accelerare il corso della tua malattia.

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  2. Non vorrei spoetizzare la cosa con la mia becera grettitudine, però la cosa mi sembra abbastanza “normale”, se vogliamo.
    L’ essere umano tendenzialmente mangia per sopravvivere e quando è da solo non cerca (in genere) il gusto o il piacere del cibo: mangia ciò che capita, quando e dove capita. Non perde tempo ad elaborare, più è veloce e “comodo” meglio è. Il vero piacere del cibo è ricercato ed ottenuto solo in compagnia. Io stesso, nelle rarissime occasioni in cui non ci sia la mia Metà a mangiare con me, non mi lancio in elaborazioni culinarie (e si che mi piace cucinare e spesso me ne faccio carico per tutti e due): da solo, semplicemente apro il frigo e mangio. Quelle cose tipo prosciutto freddo di frigo direttamente dalla carta, formaggio a mozzichi, noccioline… non metto un piatto in lavastoviglie manco per sbaglio.
    La spiegazione di questa tua “anomalia” secondo me, è semplice: hai trovato il tuo “compagno di cibo” e gli altri non contano. Anche se mangiassi a tavola con 10 colleghi di lavoro sarebbe lo stesso, per loro non c’è spazio, sarebbe comunque un “mangiare di cortesia” ma senza alcun gusto.
    Confermo ciò che ho scritto in altra occasione: si chiama “Amore” e fa anche questi effetti. E non è detto che col tempo diventi più clemente… nel mio caso dura da 30 anni.
    Quando è così, e quando non siete insieme, non importa quello che mangi… sarà il tuo corpo a chiedertelo, d’altronde basta che ti regga in piedi. Non ti aspettare il gusto, però, per quello ormai sei “fregata”: ti tocca aspettare lui. 😉

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    1. Beh, diciamo che in realtà io ho sempre mangiato di gusto (e teso a curare la preparazione “ambientale” oltre che prettamente culinaria del cibo, perché ho assimilato i modi di mia madre) anche quando mi trovo sola. Per me mangiare (come svariate altre cose) è un rito che prevede almeno alcuni elementi minimi, ai quali non rinuncerei neppure in solitudine, forse perché per me la solitudine è una condizione pari e non diversa qualitativamente dall’essere in compagnia. Posso fare altrimenti per necessità, ma la cosa non mi soddisferebbe.
      Detto questo, comunque, sì: le persone con le quali mangi contano.
      Da sola, mangiando mi sento più libera. Ma insieme godo di più 😉

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