Impara il judo con Putin

Ho avviato una ricerca sul catalogo del circuito interbibliotecario per “vladimir putin”, e già in seconda pagina, dopo aver aggiunto alla nuova lista di letture Lilin, la Politkovskaya, dell’Arti ed un quaderno Limes, mi trovo davanti questo titolo: Impara il judo con Putin: la storia, la tecnica, la preparazione.
Certo, è meno generalista di un certo Free Pussy Riot!, di autrice a me sconosciuta con prefazione della Guzzanti, ma vuoi mettere con Nella mente di Putin? Dev’essere senz’altro un capolavoro di manualistica psicologica. Mica come quelle ciofeche di telegiornali che pretendono di poter fare diagnosi clinica in diretta, no: ti dai alla guerra? Allora sei pazzo. (Per inciso, Giulietto Chiesa ha scritto qualcosa di per niente analogo, pur sembrandolo, e di orientamento opposto: Putinfobia. Ovviamente l’ho aggiunto).
Stavo per raffinare la ricerca ma, viste queste due perle, decido di passare alla pagina successiva e farmi un giretto, prima.
Fra una storia della Russia e l’altra, quale più datata e accademica, quale più moderna e dinamica, incontro più volte un Kasparov (oppositore di Putin) ibrido, che mescola lezioni di scacchi e lezioni di vita, in genere sovrapponendole; ma pure gli appellativi più e meno riusciti, evocativi, sensati si sprecano: lo zar di vetro, l’uomo senza volto…
Anche editori apparentemente seri hanno qualche colpo in canna: il Saggiatore, per esempio, pubblica The Apocalypse game: scegli tu come far finire il mondo con Trump, Putin e Kim Jong-un. Il quale però almeno fa sorridere, o ghignare acidamente, insomma funziona. Non così Russian attack, un’antologia di racconti russi, il cui titolista non ha compreso che parodiare Muciaccia non è un jolly pigliatutto da usare quando non si hanno idee.
Mi interrompo alla quinta pagina, perché già cominciano a comparire libri imparentati al mio soggetto solo molto lateralmente, come Design del popolo, un catalogo di invenzioni post-sovietiche il cui autore si chiama anch’egli Vladimir.
Per gli amanti del genere, segnalo un’intera serie di romanzi di spionaggio scritti da tal Jason Matthews, con protagonista Dominika Egorova, capitano dell’intelligence russa durante la guerra fredda. Potrebbe valere qualcosa come no, di certo, per me, l’Unione Sovietica è e rimarrà incarnata dalla bella Olena di Gio (qui un intermezzo all’ultimissima puntata delle sue avventure, e qui il tag che le raccoglie tutte. Così potete recuperarle. Fatelo, è un ordine).

19 pensieri riguardo “Impara il judo con Putin

  1. Ah, ah, ma sei fuori come un balcone!! Mi sono spaventato quando ho visto il titolo del post. Se in Russia mi pubblicano ti darò la provvigione. Come la preferisci, in rubli o in bombole di gas? 😂 Olena ringrazia, mi è appena arrivata una cartolina dalla Transnistria, che ha ribattezzato Finuocchiettnistria. L’hanno dovuta mandare lì, se no quelli dell’acciaieria a Mariupol si rifiutavano di uscire. Da Mosca avevo portato una tazza con Putin, tra poco sarebbe diventata un cimelio, ma purtroppo qualche sabota(trice) l’ha fatta cadere. Faccio un appello all’ambasciata, prima che sia troppo tardi: sarebbe possibile averne una nuova? Magari quella con il colbacco che punta l’indice e dice “I want you”? Grazie.

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    1. Rubli, rubli; tanto siamo in via di trasferimento in Madre Russia e di gas ne avremo da regalare 😎😄
      Piuttosto, mi dispiace sinceramente per quei poveri ragazzotti del battaglione Azov, partiti con tante speranze: se mammà li avesse avvertiti…
      … ho inoltrato la tua richiesta all’ambasciata. Vogliono sapere per quanti amici la ordini e quanti siete in famiglia, così si regolano anche per le bottiglie di vodka.

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        1. Scherzi? La buona vecchia Transiberiana farà il suo dovere!
          E non devi nemmeno pagare per avere i pacchi il giorno dopo, come con Amazon 😎💂‍♂️

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  2. L’anno scorso, in tempi non sospetti, mi sono letto il saggio di Putin scritto da Lilin, che hai citato all’inizio: a me è piaciuto, perché è completamente diverso da quello che avevo letto altrove. L’autore cerca di spiegare a noi occidentali un personaggio che occidentale non è, malgrado spesso lo si dimentichi, quindi ci aiuta a cambiare registro nel giudizio. Ricordo che Lilin spiega come sia difficile che un occidentale comprenda il linguaggio da bullo da strada di Putin, ma non fa niente: lui non parla agli occidentali, parla ai russi che quel linguaggio lo capiscono benissimo e quindi sentono il loro capo vicino.
    Le doti da judoka di Putin sono leggendarie, ma ogni líder maximo eccelle in tutto ciò che fa, quindi non sappiamo se sia semplice propaganda o sia bravo sul serio: chissà se esiste un “video-corso di judo” tenuto da lui in persona 😀

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    1. Mi fa piacere che tu lo dica: avevo in mente di leggermi qualcosa di Lilin tempo fa (narrativa), poi non essendo tra le mie priorità è finito in fondo ai miei pensieri.
      Ora da un lato riemerge prepotente, dall’altro un po’ temevo di mettermici, perché anche gli autori migliori quando finiscono in tv e cominciano a talkissarsi poi si sciupano.
      Ma se è stato scritto in precedenza, allora vado sicura!

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      1. Frequento poco la TV proprio perché cerco di evitare gli “esperti” e tuttologi vari, non sapevo che Lilin si fosse “talkissato”, comunque è un saggio molto interessante proprio perché scritto non da un giornalista o da un politico ma da qualcuno che quella realtà l’ha vissuta sulla pelle e cerca di decodificarla per noi, che siamo abituati a un certo linguaggio e a un certo comportamento dimenticando che nel mondo ci sono altre realtà e altre culture.
        Invece dal punto di vista narrativo di Lilin ho letto solo il romanzo del cecchino (non ricordo il titolo) e non è che mi abbia convinto più di tanto. Per me dovrebbe scrivere invece libri sul pensiero russo per noi occidentali 😛

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  3. Riflettevo su una cosa…
    Sono da sempre dell’ opinione che i rapporti umani alla fine si riducono sempre all’ 1:1. A prescindere da ciò che uno ha “dietro” o “davanti”, non importa ciò che rappresenta, per me quando si parla di una persona bisognerebbe sempre e solo pensare a come ci si comporterebbe se fossimo da soli di fronte a quella – proprio “quella” – persona.
    Bene. Volendo prendere due persone “a caso”, io se ne avessi l’occasione con Zelensky (quasi dieci anni più giovane di me) mi ci metterei a litigare. Con Putin (17 anni più vecchio di me) non ci penserei nemmeno. Ma proprio per niente.

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    1. Idem. Anche se litigare non è sufficiente a descrivere il casino che ne uscirebbe, dovessi trovarmi Z. davanti.
      E quanto a V., non ho davvero idea: di certo potrei discuterci, altroché. Che poi andremmo lontano non è affatto detto, ma come minimo approfitterei della sua sauna e dei suoi cuochi.

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      1. Al di là del litigio, il punto per me è che mentre con Putin una chiacchierata mi piacerebbe davvero farcela, quell’ altro non mi ispira proprio niente. Non mi incuriosisce, non è interessante.
        Per fare un parallelo con persone più vicine a noi, è la stessa differenza che trovo fra una amabile disquisizione con, ad esempio, un Berlusconi o anche un Bersani (al limite) e uno Speranza. E’ l’ abisso che c’è fra parlare con chi ha qualcosa da dire e con chi invece è semplicemente un “uomo a perdere”.

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        1. Non avrei potuto essere più precisa (magari ci metterei altri nomi, ma la sostanza è quella).
          Z. è mediocre. E un mediocre è sempre pericoloso, oltre che noioso.

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      2. …di nomi me ne vengono parecchi, mi sono limitato però a quelli ancora in vita. 😉
        Se potessi per esempio fare due chiacchiere con Andreotti, Craxi e Moro mi toglierei tante di quelle spine dalle zampe che non hai idea… Ho una lista di domande senza risposta che sembra un elenco telefonico di quelli in due volumi.

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        1. Uhm, me l’immagino!
          No, io devo comprendere i morti, se no non c’è abbastanza ciccia.
          Per ovvie ragioni di cronaca, e non solo, direi innanzitutto Almirante.

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