La mia spooky season .3: Diavoli, cimiteri e fascisti (che tirano sempre)

Nella terza ed ultima parte di questo breve excursus sulle mie letture spooky di ottobre / novembre vi propongo quattro argomenti diversi (in ordine orrorifico).

  • Cimiteri:

ovvio. Uno dei miei luoghi fisici e letterari ricorrenti.
Nell’omonimo libro non-fiction, l’onnivoro saggista Giuseppe Marcenaro ha raccontato – come tanti altri prima di lui, ma in modo meno ripetitivo e stanco – curiosità, aneddoti e considerazioni personali sui grandi cimiteri d’Europa, e soprattutto su alcuni loro illustri residenti.
Nel cimitero, invece, è un brevissimo anzi fulmineo libretto edito da Logos di intensa e piacevole prosa poetica (accompagnato da illustrazioni che, ahimè, ho personalmente trovato molto meno efficaci e interessanti). L’autore di entrambe è Matteo Gubellini.

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  • Serial killer:

l’arcinoto Jeffrey Dahmer potrebbe apparire un po’ meno noto, ma un po’ più conosciuto, dopo la lettura di questo fumetto di Derf Backderf: My friend Dahmer.
Vi avverto, io sono pronta non a giustificare i suoi delitti, ma senz’altro a considerare ogni possibile attenuante nei suoi confronti, anche più di quanto lo sia l’autore stesso che pure ha confezionato una riuscitissima memoria adolescenziale che lo ritrae vicino (compagno di scuola, quasi-amico) a quest’uomo pericoloso, deviante, deviato ossia perso, perduto.
Sottotitolo: come restare profondamente umani senza rinunciare al senso critico.
Curiosità: cercando un’immagine per il post, ho scoperto che ne è stato tratto un film.

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  • Diavoli:

e nello specifico un diavolo kinghiano. Non del padre Stephen, ma del figlio Joe Hill(strom King), autore di svariati romanzi che recupererò al più presto, dal momento che questa prima scelta – La vendetta del diavolo – mi ha convinta e pienamente soddisfatta.
La vicenda è presto detta: un giovane, una mattina, si sveglia e scopre d’avere sviluppato durante la notte un paio di corna in testa. All’iniziale confusione con relativi danni collaterali (le corna infatti agiscono sui suoi interlocutori inducendoli a confessare i propri segreti e peccati, preti e suore inclusi), subentra la necessità di isolarsi e poi di acquisire un minimo di controllo delle… protuberanze.
Il disagio non passa, ma col tempo porta con sé nuove consapevolezze, e in particolare svela chi, e come, ha realmente ucciso la sua fidanzata un anno prima – omicidio del quale era stato accusato lui, poi rilasciato per mancanza di prove, ma tuttora sospettato da pressoché chiunque.
A quel punto cosa significhi la vendetta nel titolo appare chiaro, ma non crediate che il tutto si riduca ad una baruffa in stile western: il talento paterno appartiene senza dubbio anche al figlio, e l’affresco dei ricordi di gioventù, la capacità di creare un quadro corale sospeso tra tragedia e tenerezza sono i medesimi.

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  • Fascisti:

sì, esatto. Ho subito rubato questa chicca da un post – credo, mi pare, ormai l’Alzheimer incombe ma è sua materia dunque… – del buon Lucius Etruscus.
Parlo di Fascisti da Yuggoth, raccolta di racconti non tanto collegati fra loro, quanto messi in scena sullo sfondo di un’ambientazione condivisa, che si prcepisce coerente grazie ad una serie di dettagli ricorrenti, con evidenza concordati dal gruppo di narratori del fantastico vi si è cimentata.
Ambientazione distopica, futuristica, nella quale il fascismo non solo non è stato sconfitto bensì si è addirittura spinto a sancire alleanze interstellari con i grandi Antichi lovecraftiani. Per i fascisti sono “camerati celesti” – che però di celestiale han ben poco –, mentre la sensazione che serpeggia lungo le pagine è che dal loro alieno ed alienato punto di vista i nostri non siano confratelli, ma carne da macello (e da pasto…).
Il difetto principale della raccolta è che i vari testi risultano, più che variegati nello stile e nell’idea, un po’ troppo eterogenei per dare un senso di unità. Inoltre il finale è del tipo che l’Arrotino detesta: non lascia intendere che si avvicini la vittoria, o la sconfitta, dei fascisti oppure della Resistenza; tutto resta come sospeso…
… ciò detto, se il genere (e la stramberia dell’accostamento) vi affascina, direi proprio che il volumetto merita una lettura.

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