Conservatori controcorrente

di Paolo Jugovach, tratto dalla newsletter di Evangelici.net

Non è l’epoca ideale per dirsi conservatori, sballottati dai marosi del relativismo, derisi dal come nostalgici dalla vulgata progressista, travolti dalle parole d’ordine sempre più tassative dei nuovi diritti.
Eppure il conservatorismo, oggi, ha ancora senso: lo rileva con forza Roger Scruton, lucido intellettuale inglese scomparso nel 2020 e tornato alla ribalta anche in Italia a novembre 2022 per la citazione di cui Giorgia Meloni ha voluto onorarlo nel suo discorso davanti al Parlamento. E opportunamente Raffaello Cortina ha ripubblicato, per l’occasione, il testo di riferimento del pensatore, “Manifesto dei conservatori” (Roger Scruton, Manifesto dei conservatori. Raffaello Cortina Editore, 2007. XII+247 pagg – 22 euro).

Nato come una rielaborazione di diversi interventi tenuti da Scruton nel corso degli anni, il volume contiene pagine dense nelle quali combina alto e basso, sottili passaggi filosofici ed esempi pratici, sintesi lucide e un taglio a tratti vagamente profetico (come quando critica, con anni di anticipo, l’uno vale uno).
Il suo metodo Scruton lo esercita senza timori reverenziali, affrontando i temi più caldi del dibattito sociale e politico: dal concetto di nazione all’ecologia, dal fine vita al matrimonio, dall’ineludibilità del concetto di sacro alla troppo frequente tentazione totalitaria, fino alla deprecata piega presa dagli ordinamenti sovranazionali che, secondo Scruton, lungi dall’offrire maggiore libertà, chiudono i Paesi aderenti in un assurdo gioco di specchi.
Per ogni tema Scruton non si limita a trincerarsi dietro l’alibi dei valori, né si barrica dietro ai luoghi comuni così cari a chi, per il proprio credo politico (o religioso), si accontenta di interpretazioni più sbrigative e vagamente tautologiche; spiega piuttosto, in chiave teorica e pratica, il senso di un’azione – perché abbia senso conservare in un’epoca di cambiamento – e di una posizione – che cosa vale la pena di conservare e ripristinare – sviluppando le sue riflessioni in maniera trasversale tra temi controversi e spaziando tra i piani di lettura.

Scruton, da filosofo, si pone con l’onestà intellettuale necessaria ad ammettere i limiti logici del proprio ragionamento, ma la abbina alla forza argomentativa con cui smonta le discutibili premesse democratiche che vorrebbero imporre un pensiero omogeneo al proprio – e solo al proprio – modo di intendere la libertà.
«La risposta conservatrice alla modernità – conclude Scruton – sta nell’abbracciarla, ma in modo critico», dando «un esempio di vita rispettosa e ben ordinata»; il conservatore deve considerarsi «parte di qualcosa di più grande, la cui sopravvivenza dipende da noi e che può continuare a vivere in noi».

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