Contro Narciso .parte 1

È freschissima l’orrenda fine di Giulia Tramontano nella mente di tutti.
Mi è bastato uno scambio su Facebook per decidere di non parlarne più: è assurdo che dinanzi ad una vicenda simile debba lottare contro dei “fratelli” cattolici che guardano la pagliuzza e non vedono la trave, e si lamentano di due foto da me postate perché le reputano ideologizzate, femministe, arrivando a sostenere – come fosse l’aspetto più rilevante – che le donne dovrebbero imparare a scegliere gli uomini: se pigli uno stronzo perché è figo, di fatto te la cerchi.
Non occorre che spieghi che questo è puro e semplice victim blaming, colpevolizzazione della vittima. Non qui, per lo meno; e se ciò fosse, siete nel posto sbagliato.
Il solo commento possibile e necessario è questo, che non ripeteremo mai abbastanza: le vittime (di stupro, di femminicidio, di una relazione con un narcisista patologico, e via dicendo) possono avere, e spesso hanno, delle responsabilità in quanto loro accaduto – e soprattutto nel tirarsene fuori. Non hanno invece mai la colpa di quanto loro accaduto, che resta interamente a carico dell’aggressore.

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Ho deciso proprio in seguito a questo episodio, e alla morte di Giulia, di prendere in prestito un libro che già avevo in lista, ma non mi ero ancora sentita di leggere: Dopo Narciso la primavera, della scrittrice Federica Bosco, incappata purtroppo a sua volta – sì, perché l’assassino di Giulia, così come l’assassino di Luca Varani, la cui storia ho letto nel bel libro di Nicola Lagioia La città dei vivi e che sto ripercorrendo in una puntata dedicata su Nove in questo momento, sono entrambi narcisisti patologici) in un soggetto con questo disturbo di personalità che definisce oggi assai diffuso (ne dà conferma la criminologa Roberta Bruzzone, in questa intervista).
Ho dunque letto il libro di Federica e deciso, anche, di riprendere (spero in maniera più fruttuosa) un discorso sul narcisismo, appunto. Discorso che già avevo affrontato nella serie di post La saga del Mascheraio (qui potete leggere l’ultimo post, in fondo al quale trovate tutti i link alle “puntate precedenti”), ma che, un po’ per la mia tendenza alla prolissità e alla digressione, il mio stile involuto, un po’ per i molti brani tratti dal diario di Albert Speer che vi ho intercalato, risulta di non immediata comprensione.
Vorrei invece con questa nuova serie utilizzare un linguaggio ed impostare una struttura più semplici, chiari e lineari. A voi darmene, se vorrete, riscontro.

Procederò ripercorrendo il testo pagina per pagina – l’ho infatti riempito di una marea di segnapagine adesivi – cercando di condividere con voi quanto di significativo e cruciale ne ho tratto, con l’intenzione questa volta di essere un vero specchio per chi, trovandosi in una situazione simile più o meno grave che sia, mi leggesse.
E spero in ogni caso di poter offrire e diffondere il più possibile, a chiunque – perché nessuno è del tutto al sicuro – informazioni e strumenti di difesa.

17 pensieri riguardo “Contro Narciso .parte 1

  1. “Nessuno è del tutto al sicuro” è una frase allarmista. La vita è sicura nella misura in cui noi la sappiamo vivere in modo sicuro. Io sono cresciuta in una famiglia non propriamente “lineare”. La sensazione di insicurezza aleggiava costantemente e no, non è questo il messaggio da diffondere. Il messaggio da diffondere, perché un messaggio di questo tipo rovina la vita anche di chi potrebbe sentirsi al sicuro e a forza di allarmismi di ogni tipo, smette. Il messaggio è quello dell’Amore, non quello della paura. Di quella ne abbiamo attorno a sufficienza!! Ma è ammirevole la volontà di informare in modo pulito; quello sempre.

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    1. No, non è allarmista. E’ realista.
      Significa che nessuno deve pensare di essere immune al rischio di cadere vittima di un manipolatore narcisista, quale che sia il suo carattere, i suoi trascorsi, eccetera.
      Può capitare letteralmente a chiunque.
      L’onestà non genera insicurezza, può al massimo rivelarla se c’è nella persona che legge e si ritrova in una situazione oggettivamente critica se non pericolosa – e più spesso che no è pericolosa: se pure non tutte queste relazioni esitano in un femminicidio, la persona ne esce, se ne esce, distrutta.
      Ci vuole grande chiarezza. Mettere le persone davanti ai fatti non rende insicuri, sono i comportamenti negativi del narcisista, e le ferite che ci portiamo dentro e che ci portano a sentircene attratte, che ci rendono tali.

      Volontà e auto-educazione possono tanto, ma non mi piace idealizzarle.
      Buona serata, Elena!

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      1. Continuo a non essere concorde, Celia; niente accade per caso. Il lavoro da fare per evitare di cadere nelle mani sbagliate, non è quello di stare sulla difensiva; se tu sei sempre sulla difensiva, non puoi ragionare. Attiri a te esattamente ciò che più temi! La psiche funziona così; secondo te, perché ci sono alcune donne che passano dalle mani manesche di un compagno a quelle omicide di un altro compagno? In continuazione accade questo. E la risposta è una sola: tu attiri ciò che più ti fa paura. Per uscire da questo circolo vizioso, l’unica vera soluzione è smettere di avere paura. Tu dici che “può capitare a chiunque”; non è così. Accade solo a chi attira a sé questa situazione, inconsapevolmente, è ovvio, magari proprio perché è quella che più teme. Se vai nei centri anti violenza e parli con le donne che hanno subito, ti racconteranno in moltissimi casi che TUTTI gli uomini che hanno avuto sono dei violenti. E quando sei coinvolta in una storia di violenza, se sei succube di un narcisista, ti possono ammazzare la sorella sotto gli occhi, (e questo te lo posso dire con cognizione di causa, perché ste storie me le hanno raccontate) ma tu non ne esci per questo. Spesso cercano la figura che più somiglia al padre e se il padre era manesco, trovano dei compagni maneschi, senza rendersi conto. Ne esci solo se sai affrontare le tue tare personali. Spesso è insicurezza, o paura dell’abbandono, o una sottomissione patologica per via di un’infanzia anaffettiva, ma quando non si tratta di omicidi occasionali, ma di rapporti malati, sono sempre comunque casini che hanno le donne e che devono risolvere con se stesse. I predatori puntano solo le prede facili; e la preda è facile se non impara a rendersi forte. E non è con l’allarmismo che rendi forti le persone; lo abbiamo visto mille, e mille volte che la paura è la peggiore delle soluzioni. La paura ammazza più di quel che si pensa. E chi vive la violenza, ti assicuro che è già davanti ai fatti… li conosce, ma non sa come uscirne, perché uscirne è molto difficile, se sei tu che devi affrontare te stessa, innanzitutto. E molte non sono aiutate in questo. Molti ambienti famigliari non aiutano di certo. Quando ti senti in gabbia, non hai bisogno di qualcuno che ti dica che sei in gabbia; lo sai perfettamente. Hai solo bisogno di trovare il coraggio per aprire la gabbia e scappare. E questo coraggio, non te lo dà certo la paura.

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        1. Capisco, ma allora su questo concordi non saremo mai.
          Non ho per altro affermato che le cose accadono per caso, al contrario (se ne parlerà più avanti). Ma resta il fatto che nessuno, e lo ripeto, nessuno, è per definizione inarrivabile al narcisista.

          Non sono qui per far lezione, ma per condividere. Non mi piace però nemmeno che la lezione la si faccia a me: non ne ho bisogno, ancor meno ne ha bisogno chi davvero arrivasse qui portando il carico di questo problema.
          Non condivido il tuo approccio, la tua visione psico-filosofica della vita. Ovviamente la rispetto e, se ne parli nel tuo blog, posso scegliere di passare oltre. Ma non mi va che emerga sempre questo medesimo concetto volontaristico, di evoluzione personale rispetto a ogni singolo argomento.
          E soprattutto non voglio che generi confusione proprio sotto a questa serie di post che deve rimanere accessibile, deve sostenere e non appesantire le persone.

          Perdona se sono così diretta e decisa, ma è una cosa importante e che mi crea disturbo.

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        2. Puoi cancellare il mio commento, se lo ritieni fuorviante. Tuttavia non parlo a vanvera, ma con cognizione di causa. Ognuno poi mandai il messaggio che crede più opportuno, ma non potevo esimermi dal dirti come stano le cose. Il blog è tuo ed è giusto che scegli cosa è meglio pubblicare o meno. Chiudo qui il confronto, perché probabilmente il mio limite è che non riesco a farmi capire. Non ti faccio certo la lezione; ti chiedo solo di pensarci. Un blog è uno strumento e può essere potente, in tutti i sensi. Ora, ripeto, puoi levare i miei commenti se ritieni possano essere dannosi per il tuo messaggio. Sei libera e io di sicuro non me la prendo. Ci tenevo solo a dirti come stanno le cose.

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        3. Sicuramente comunichiamo in maniera molto diversa, tuttavia penso che l’essenziale sia ben chiaro.
          So che hai buone intenzioni, ma così non va: anche ora ripeti l’errore di prima, ponendoti come persona che sa, che coglie più di altri una verità superiore.
          Non siamo le uniche ad aver vissuto queste ed altre complesse esperienze, purtroppo svariati dei lettori sia miei che tuoi hanno, come dici, cognizione di causa.
          E ciascuno deve potersi sentire a suo agio, non sentirsi dire “come stanno le cose”.
          Non occorre cancellare nulla, ma ti invito a mia volta a ponderare i tuoi interventi (a scanso di ulteriori equivoci li metterò in moderazione).
          Grazie👌

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      2. Volontà ed educazione non potranno risolvere tutto, è vero, ma posso avere un impatto molto forte e migliorare tante cose. In molto casi l’ignoranza ha fatto tanti danni e per colpa di ciò tante vittime sono state colpevolizzate dall’opinione pubblica, perfino in questo caso. Ovviamente per questi problemi non c’è la soluzione definitiva ma io continuo sempre a crede nell’impostazione dell’educazione e dell’empatia.

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        1. Certo, messa in questi termini non posso che essere d’accordo con quanto dici.
          Ma la mia sottolineatura era destinata ad Elena, che purtroppo non ha fatto semplicemente un discorso di educazione, divulgazione ed abitudine all’empatia (la propensione non si può acquisire, ma una certa abitudine e capacità di ascolto attivo sì).
          Bensì ha citato queste due parole in un fervorino il quale, purtroppo, si ripete spesso nelle pagine del suo blog; che puzza un tantino di filosofia new age / teoria del potenziale umano / ottimismo acritico. Ed è intriso di positività tossica.
          Ecco, questo non è un atteggiamento né utile né benefico.

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  2. Dato per scontato che la colpa non è mai della vittima, e che nessuno ha comunque il diritto di molestare, aggredire o peggio violentare una ragazza solo per il modo in cui è vestita o truccata, io ho cresciuto due figlie insegnando a non mandare mai messaggi ambigui, perché non puoi sapere come vengono interpretati e soprattutto da chi. Questo non vuol dire “niente minigonne”, ma vuol dire “sappi che se metti la minigonna, attiri l’attenzione”, ed è una verità innegabile credo. Quindi devi essere consapevole che tra le persone che attiri può esserci il malintenzionato. Si tratta di alzare la soglia della prudenza. Questo, ripeto, senza nulla togliere alla responsabilità dell’aggressore. In ogni caso non direi mai a una donna “te la sei cercata”, tanto meno a mia figlia, se le capitasse qualcosa. Ma le dico sempre “stai attenta”.

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    1. Assolutamente.
      Le parole del “contro-manifesto” (educate i vostri figli) sono non una provocazione o una rivendicazione di irresponsabilità, ma un palese invito a ribilanciare il modo in cui giudichiamo gli episodi di violenza, e soprattutto ne traiamo le nostre priorità educative.
      Ovvio (almeno, penso, per la stragrande maggioranza delle persone): alle donne va insegnato non certo a nascondersi, ma a tutelarsi. Il concetto di responsabilità e quello di libertà non possono essere vicendevolmente escludenti.
      Ma l’educazione alla tutela che diventa unico strumento di prevenzione è, oltre che illusorio e destinato a fallire, ingiusto.
      Non può essere sempre e solo la parte debole a farsi carico delle situazioni critiche.
      E, per concludere, con “debole” intendo svantaggiata nel rapporto di forza fisico – non solo ma innanzitutto. Sappiamo bene che le donne sono capaci di altrettanta violenza, e di una specie più sottile. Ma sotto questo profilo è così.

      Grazie per il tuo intervento.
      Ciò che a me dispiace è che in queste discussioni si scivoli immediatamente nella tentazione dell’estremo: o granitici difensori di un pregiudizio, oppure alfieri dell’opposta ideologia.

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      1. Va da sé che se avessi avuto dei figli maschi, li avrei educati al rispetto. Diciamo che se tutti i genitori facessero il loro lavoro, o almeno ci provassero, forse le cose andrebbero diversamente. Ma è anche vero che non sempre è sufficiente.

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