Carnet (Novembre 2019)

Libri

107. Le acque del nord – Ian McGuire [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
108. Let them eat chaos – Kate Tempest [3.5/5 ⭐⭐⭐ ]
Poema moderno, di un’autrice poliedrica che non conoscevo. A tratti mi ricorda Ginsberg – e infatti m’è piaciuta così così -, ma la struttura è buona, e si suddivide fra i protagonisti – i miserabili -, svegli di notte nella stessa via.
109. Fondamenta degli incurabili – Josif Brodskij [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
110. Foliage: Vagabondare in autunno – Duccio Demetrio [3.5/5 ⭐⭐⭐]
111. Autosufficienza – Massimo Acanfora, Ilaria Sesana [4.5/5 ⭐⭐⭐⭐]
112. Vivere in 5 con 5 euro al giorno – Stefania Rossini [2.5/5 ⭐⭐]
L’ho ordinato giusto perché, quando frequentavo i gruppi su minimalismo e risparmio su Facebook, ne erano nate polemiche feroci. Volevo quantomeno curiosare e capire quanto estrema fosse la proposta e l’atteggiamento di codesta Stefania. Ebbene, ho scoperto che tutto il casino è nato unicamente sulla base del titolo: guerra aperta tra chi propugna uno stile di consumo ridotto all’osso e chi (per orgoglio, sostanzialmente) non accetta cifre tanto drastiche perché se ammettesse che sono possibili, si sentirebbe giudicato. Anche se non è vero, ed il giudizio è solo nella sua testa.
Anyway: del tutto tralasciabile, non fa che ripetere cose già dette e stranote, e non presenta alcuna lettura teorica personale.
113. Cento storie in bianco e nero (raccontate a colori da sacerdoti)
– a cura di P. Gabriel Gonzalez [2.5/5 ⭐⭐]
114. Le lettere di Groucho Marx – a cura di Giulia Arborio Mella [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
Ho trovato questo epistolario nel baule in sala d’attesa al Cps, utilizzato da quelli del Centro Diurno per lo scambio libri… grazie, è fantastico!
115. I frattali: Un nuovo modo di vedere il mondo [Mondo Matematico]
Un assaggio lo trovate qui.
116. Il libro rosso (Liber novus) – Carl Gustav Jung [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
117. Guida alle Messe – Camillo Langone [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
118. L’enigma di Fermat: Una sfida lunga tre secoli [Mondo Matematico]
Per questo come per i successivi libri della collana elencati sotto, vale la regola che ho letto le parti storiche e riepilogative, mentre ho saltato quelle strettamente matematiche, alle quali proprio non riuscirei ad andar dietro nemmeno volendo – e lo sforzo non vale la candela.
119. L’armonia è questione di numeri: Musica e matematica [Mondo Matematico]
120. Arkham Asylum: una folle dimora in un folle mondo
– Grant Morrison, Dave McKean [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
121. La sezione aurea: Il linguaggio matematico della bellezza [Mondo Matematico]
• Dilemma del prigioniero e strategie dominanti: La teoria dei giochi
[Mondo Matematico]
Invece, questi ultimi due li ho segnati ugualmente perché gli argomenti mi interessano molto, ma ho faticato anche nelle pagine più generali, dunque non li conteggio.
• Mappe del metrò e reti neurali: La teoria dei grafi [Mondo Matematico]
122. La chiave a stella – Primo Levi [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]

Film

168. IT (parte I) – Andy Muschietti [3.5/5 ⭐⭐⭐]
169. La madre – Andy Muschietti [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
170. Molly’s game – Aaron Sorkin [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
171. The hole – Nick Hamm [3.5/5 ⭐⭐⭐]
Ho voluto rivedere questo “titolone” dei miei anni d’oro. Carino, ma non merita tanta attenzione quanta ne meritava allora.
E’ comunque sempre bello rievocare, specialmente quando nei ricordi albergano amici che non si frequentano da una vita, ma che hanno significato qualcosa.
172. Sinister – Scott Derrickson [4.5/5 ⭐⭐⭐⭐]
173. Nightmare – Samuel Bayer [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
Che bomba! Nel post sui film usciti nel mio anno di nascita (84) che mi hanno segnata, l’avevo inserito, ma ero davvero troppo acerba quando lo vidi per capirlo davvero. Capolavoro di scrittura e anche tecnico. Meriterebbe un super-post dedicato, ma come sempre il meglio mi schiaccia sotto il suo peso e tende a rendermi muta.
174. Office killer: Un’impiegata modello – Cindy Sherman [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
175. L’amore non perdona – Stefano Consiglio [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
Non male, non male. Una relazione inter-generazionale ed inter-razziale. La piccineria e la pruderie scandalizzata (della figlia di lei, soprattutto). E’ una di quelle cose che mi scatenano il furore, e se non trascendono finiscono anche per essere catartiche.
In proposito, riporto il parere del Morandini:

Adriana ha quasi 60 anni, infermiera, origini francesi, vive in Italia, ha una figlia e un nipotino. Conosce in corsia Mohamed, giovane immigrato arabo, 30 anni. S’innamorano. Hanno tutti contro: colleghi, amici, la figlia, i vicini. Ma soprattutto è Adriana che dubita: dubita di lui, dubita di sé stessa.
Esordio al lungometraggio (con pochi mezzi economici e molta intelligenza) di un documentarista: Consiglio mette una grande attrice al centro di una vicenda difficile da accettare dalla maggior parte del pubblico (soprattutto quello maschile), che affronta il duplice tema della differenza di età e di razza con grande leggerezza, sensibilità e con apprezzabile onestà. Una chiusa non banale di una vera storia d’amore.

176. Justice League – Zack Snyder [3.5/5 ⭐⭐⭐]
177. Coco – Lee Unkrich, Adrian Molina [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
178. Walk the line – James Mangold [4.5/5 ⭐⭐⭐⭐]
179. Gli ultimi saranno ultimi – Massimiliano Bruno [3.5/5 ⭐⭐⭐]
Un finale un po’ deludente per un rispettabile dramma. La Cortellesi è stata brava anche in questo ruolo fuori dai suoi canoni. Eppure, qualcosa mi stona, come se le vicende, pur ben rappresentate, conservassero il tono un po’ rarefatto della commedia – che però non è.
180. Cape Fear, Il promontorio della paura – Martin Scorsese [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
Filmone. De Niro implacabile.
181. Premonition – Mennan Yapo [3.5/5 ⭐⭐⭐]
182. A dangerous method – David Cronenberg [3.5/5 ⭐⭐⭐ ]
183. Il colore nascosto delle cose – Silvio Soldini [3/5 ⭐⭐⭐]
Piuttosto paraculo e luogo-comunista (chiedo scusa), sia nei confronti di Giannini-Theo, quasi incorreggibile latin lover allergico a prendere impegni, sia in quelli di Golino-Emma, cieca ottimista convinta di vederci meglio con gli occhi del cuore – gli occhi del cuoooore, gli occhi del cuoooore! Ci manchi, Boris.
Brava però la Golino nella messa in scena del corpo. I film sui ciechi meriterebbero di più, per esempio che si torni al muto.
184. Se7en (Seven) – David Fincher [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
Incredibile. 24 anni sulle spalle e non sentirli: l’antesignano di un mucchio di figli, che ancora ci stiamo sorbendo, e ben più banali; un concentrato di tutto ciò che un amante del thriller con serial killer può desiderare; persino ancora attuale: quella storia dell’Fbi che tiene sotto controllo determinati prestiti librari delle biblioteche, ovviamente in segreto, per intercettare cittadini potenzialmente problematici… e noi poveri polli convinti che ogni cosa nasca e muoia con internet. Tzè.
185. Squadra 49 – Jay Russell [2.5/5 ⭐⭐]
La recensione di Mattia Nicoletti su MyMovies dice in sostanza tutto: è un disgraziato polpettone agiografico dedicato ai pompieri ed agli irlandesi, che dopo l’11/9 furono fatti santi per acclamazione. Bene, benissimo e lunga vita, ma cazzo, dopo mezz’ora mi usciva la melassa dalle orecchie. Però, data una recente conversazione con qualcuno che lo citava (al solito, mi confondo sul chi dove e quando, ma vabbeh), e dato che lo davano subito dopo Seven, ho còlto l’occasione.
Retorica non è solo la sceneggiatura, ma persino la musica!: ogni pretesto è buono per un’elegia flautata e romanticheggiante, mancava giusto una scena coi piccioncini abbracciati davanti ad un tramonto con lui che dichiara: questo tramonto rosseggiante mi ricorda un incendio. E’ bellissimo. Potevano farci un musical, forse sarebbe uscito più decente. Ma comunque. Cosa salvo?
Salvo Travolta, che per altro continua a starmi simpatico nonostante i trascorsi (?) con Scientology. E salvo il fatto (ecco perché 2.5 e non 2) che tutto sommato sono film così, con momenti drammatici assai stemperati e telefonati, che permettono alla gente traumatizzata come me di riprendere confidenza con certe faccende umane. Superati i primi due incendi, e appurato che in quello raccontato alla base di questo lungo flashback il pompiere-eroe va giù insieme ad un pavimento che crolla anziché – come temevo – rimanere incastrato e schiacciato sotto le macerie, ho potuto smettere di tenere la mano davanti alla faccia e spiare da uno spiraglio tra le dita. Amen.

Serie Tv / Web

Dexter (quarta stagione) [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
Semplicemente fantastica. Una stagione perfetta.
E con essa, sulla cresta dell’onda, chiudo con Dex.
Supernatural (XIIa stagione) [in corso]
Like me, like a Joker (prima & seconda stagione – in corso) [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
Grazie a Batman Crime Solver che ne ha parlato! Non credevo, invece mi ci sono intrippata. Hanno fatto un buon lavoro, e stanno crescendo. Se siete di Catania, andatene orgogliosi! E seguite il canale 😉

Harley quinn Web Series (prima stagione) [4.5/5 ⭐⭐⭐⭐]
Suggerimento da YouTube quanto mai gradito: sto cercando di capire se si sono fermati alla prima stagione (finita nel luglio 2017), o se sono tonta io – probabile la seconda -, comunque: se amate la trottolona amorosa vedetevelo. Per quanto possa capirne io di web series, scrittura e regia mi paiono davvero buone – non sopporto il trucco di Harley, ma vabbeh, per quel corpicino e quella voce tollererò.

Musica

  • Marracash, Persona [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
  • Johnny Cash, Live at Folsom Prison [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
  • Roba varia al Floppotron! 🙂
    Per esempio, Bohemian Rhapsody:

Playlist .4: In a November mood

Nuova, ricca playlist novembrina; tra ritmi travolgenti, strappi violenti e luci soffuse sul cuore.
Essendo playlist e non “ammucchiata”, consiglio a chi la volesse sperimentare di ascoltarla in quest’ordine, perché l’ordine di esecuzione in questo mondo ha sempre un suo perché.
Mettete a palla il volume, o meglio ancora infilate delle buone cuffie, le scarpe da ginnastica e uscite a camminarci sopra. E godete. Buon orgasmo.

trasferimento (6)

I. Body parts – Marracash

II. What kind of woman is this – Buddy Guy

III. Toxic – Melanie Martinez

IV. Wake up, little Suzie – Everly Brothers

V. Great balls of fire – Jerry Lee Lewis

VI. Strange kind of woman – Deep Purple

VII. Seaweed – The Crowsroads feat. Sarah Jane Morris

VIII. White room – Cream

IX. Whola lotta love – Led Zeppelin

X. Halloween Theme – John & Cody Carpenter, Daniel Davies

XI. Fool in the rain – Led Zeppelin

XII. The moon is a silver dollar – Lawrence Welk

XIII. Into my arms – Nick Cave [qui una sua lezione cantata]

XIV. Aspettando il sole – Neffa

XV. He don’t love me – Winona Oak

XVI. Too many friends – Placebo

XVII. Ratto – Subsonica

XVIII. Liberi alti fuochi – Drittarcore feat. Sottofasciasemplice

XIX. Nientologia – Drittarcore

XX. Halloween Triumphant – John & Cody Carpenter, Daniel Davies

Gimme some Cash

La musica di Cash mi fa sentire come se fossi pronta, all’istante, ad alzarmi raccogliere le mie due o tre più preziose cose e partire. O stare. Ma vivere, senza aver bisogno di null’altro.
La musica di Cash significa compiutezza, pur in mezzo agli affanni.

Per questo, nonostante una sceneggiatura ed un montaggio che potrebbero apparire troppo lineari se non banali, sono rimasta affascinata dalla sua storia in Walk the line (che è tratto per altro dalla sua autobiografia).
“Veloce come un treno, tagliente come un rasoio”, pare che l’abbia definito la sua June Carter – ma io direi, soprattutto: coerente. E’ il gusto della coerenza, del sentiero tracciato e ben chiaro in mente che mi è arrivato guardandomelo.
I cambi scena cruciali nove volte su dieci portano avanti negli anni, in una concatenazione diretta tra una situazione problematica e la sua risoluzione: sulla carta suona paraculo, invece ha il suo perché. Il tempo è una freccia scoccata in avanti, e come i treni cari a Cash segue gli scambi dei binari senza dare scossoni.
Fa il suo lavoro, e non rompe i coglioni con infingimenti poetici.
Anche Mangold ha fatto bene il suo lavoro, dunque.
(Di Phoenix e la Whiterspoon è persino inutile parlare, sono stati al solito magistrali tanto nella prova attoriale quanto in quella vocale – ed è tanta roba: hanno reinterpretato e ricantato ogni singolo brano).

La sinossi sul retro del dvd parla di attaccamento incrollabile alla propria musica e all’amore della sua vita. È anche, soprattutto questo che intendo con coerenza. Attaccamento incrollabile. Provate a dirlo a voce alta, scandendolo lentamente: ATTACCAMENTO INCROLLABILE.
Lo si percepisce, nel Live at Folsom Prison così come nel film, che del resto con il passaggio dedicato a quel concerto lo ricalca fedelmente, riportando il dialogo col pubblico – battuta sull’acqua sozza inclusa. Da un lato c’è ironia, capacità recitativa, dall’altro piena partecipazione. Il nostrano Ligabue avrebbe difficoltà a parlare di “quelli tra palco e realtà”, qui: il palco è la realtà, e la realtà è sul palco, invitata ben prima che capitasse un’occasione speciale.
Il direttore della prigione suggerisce di non cantare cose che ricordino ai carcerati dove si trovino, e Cash risponde cantando di uno che c’è finito ingiustamente, di uno che ne è uscito ma senza poter ritrovare il conforto dei genitori perché nel frattempo sono morti, e di un altro che pensa a chi è fuori e gli augura buona fortuna, saluta i miei.
June, durante uno dei tour insieme a Jerry Lee Lewis, quando li becca ubriachi e decisamente non pronti ad esibirsi li cazzia ed afferma che non sanno rigare dritto, e Cash risponde I walk the line, rigo dritto, perché tu hai il modo per tenermi al tuo fianco.
Più che ispirazioni, sono “cose minime” fattesi istantaneamente materia per musica. Non c’è scarto tra vita, racconto e intenzione.

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Musica .3: Persona, Marracash

Ascolto hip-hop dal 2001, anche se il mio interesse si è focalizzato in maniera più precisa solo negli ultimi anni. E’ uno dei poli di attrazione maggiori del mio piccolo universo musicale. Essendo questo universo appunto piccolo, ed avendo io una molto scarsa conoscenza della musica in generale, sono sempre più che ben disposta a nuovi suggerimenti.
Dopo MezzoSangue – del quale ho detto due cose qui – ho raccolto da Joker (il blogger, non Fleck) anche Marracash col suo ultimo album, Persona. E vado a dire due parole su questo.

marracash-persona

Non è un rapper che fa per me, o che possa conquistarmisi un angolino di cuore. Non perché non sia “bravo” o non meriti uno o più ascolti – voglio ribadire una cosa sacrosanta ma spesso trascurata, cioè che è diverso dire è bello e dire  mi piace: ecco, confermo che a me Marra non piace, nel complesso, non è la mia cosa (cit. a tema), ma certo non sto affermando che non abbia capacità o non abbia nulla da dire.
Sicuramente, a mio avviso, giunto a questo punto del percorso quel che ha da dire mi par poco e sparpagliato un po’ qua e là nei pezzi, più che la trave portante di un intero album. Lo spiega immensamente meglio di me Luca Martini, che condensa nel  e nel  privé  la summa degli argomenti-base, la razione K del rap che riempie, abilmente ma restando sempre fermo alla retroguardia, le liriche. Marracash, qui, non fa eccezione – non incide, non fa stile.

Precisato questo, segnalo le track (corrispondenti ciascuna ad una parte del corpo, anzi della persona appunto) che ho trovato migliori – le ho sul lettore, per ulteriori ascolti: denti (Body parts), fegato (Poco di buono), pelle (Non sono Marra), nervi (Crudelia), cuore (G.O.A.T.), occhi (Tutto questo niente).

Segnalo anche un’intervista rilasciata da Marracash, al secolo Fabio Rizzo, che è stato un piacere ascoltare: ho appena iniziato a stupirmi di quanto possano intrigarmi persone / personaggi che attraverso la loro musica non sono riusciti a farlo, o non del tutto – in questo caso non del tutto, mentre se penso a Sfera Ebbasta… gli antipodi. Dio mio, tanto mi schifa la sua roba tanto mi pare l’unico giudice valido dell’attuale edizione di X-Factor, e senz’altro il più equilibrato e competente.

Carnet (Ottobre 2019)

Libri

99. La vera storia del pirata Long john Silver – Björn Larsson [5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
100. L’ultima avventura del pirata Long John Silver – Björn Larsson [2.5/5 ⭐ ⭐ ]
E’ la “coda” del romanzo precedente, una storiella di poche pagine in tono con il resto, ma del tutto superflua e priva di tensione – inoltre la traduzione ha apportato delle modifiche incomprensibili, che l’annacquano ancora di più. L’unico dettaglio significativo lo si poteva inserire, a mio avviso, ne “La vera storia”.
101. Possiamo salvare il mondo, prima di cena
– Jonathan Safran Foer 
[4/5⭐⭐⭐⭐]
>> Storie in un guscio – Flora Giordano [interrotto]
Le vite degli altri in un palazzo residenziale, non lontano dalla costa, a Napoli. L’autrice si è da tempo trasferita a Brescia ed ha pubblicato questo libro con l’editore Marco Serra Tarantola. Stile semplice ma curato, vicende e prospettiva dal sapore un po’ datato.
102. Moby Dick – Hermann Melville [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
103. Il fascismo eterno – Umberto Eco [3.5/5 ⭐⭐⭐ ]
104. CasaPound Italia, Fascisti del terzo millennio – Elia Rosati [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
105. Ufficio di scollocamento – Simone Perotti, Paolo Ermani [3.5/5 ⭐⭐⭐ ]
106. Lavorare gratis, lavorare tutti – Domenico De Masi
[4.5/5 ⭐⭐⭐⭐]
>> Una cosa divertente che non farò mai più – David Foster Wallace
(audiolibro letto da Giuseppe Battiston)
[3.5/5⭐⭐⭐
Ascoltato durante i pasti, interrompibile di frequente senza penalizzarne la comprensione – avevo voglia di un audiolibro ma non ancora di un romanzo, così ho provato a ri”leggere” il mio ultimo DFW. Battiston se la cava, ha le intonazioni giuste e fa le pause giuste, eppure personalmente non mi ha convinto. Non so se è il suo stile, la sua voce oppure il testo in sé, che non è forse il più adatto a farsi tradurre in audio.
>> Acque del nord – Ian McGuire

Film

148. Unfriended – Levan Gabriadze [2.5/5 ⭐⭐]
Forse per dei ragazzi non è un problema seguire un intero film attraverso non uno, ma una decina e rotti monitor che si accavallano e “fanno cose” contemporaneamente: dicono sia la loro, anzi la nostra, quotidianità ormai. A me però ha dato il mal di testa, al di là della storia che sotto il profilo horror non ha davvero niente da dire. Tutto sommato, meglio qualcosa altrettanto ovvio e più tradizionale, ma “umano”, come Friend request (di cui ho detto qualcosa il mese scorso).
Nota positiva: il tema del bullismo è trattato, seppure di striscio come pretesto, in modo crudo e senza sconti o indorature.

149. Insidious 2: Oltre i confini del male – James Wan [2/5 ⭐⭐]
150. Spy – Paul Feig [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
151. Nella Valle di Elah – Paul Haggis [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
152. Southbound [2.5/5 ⭐⭐]
– Radio Silence, Roxanne Benjamin, David Bruckner, Patrick Horvath
153. Monolith – Ivan Silvestrini [3.5/5 ⭐⭐⭐]
Guardabile, niente di più. Poteva avere molto da dire – tra senso di inadeguatezza materno, crisi di coppia, tecnologie futuristiche che ti fottono il cervello, il ruolo del caso, i bilanci di vita… – ma si ferma troppi passi indietro.
154. La casa dei fantasmi – William Castle [2.5/5 ⭐⭐]
155. Deep rising, Presenze dal profondo – Stephen Sommers [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
Spettacolare. Una parodia del genere che non si fa mancare niente (pirati attaccano nave fantasma infestata da mostri marini preistorici ecc.), piena di sparatorie, torrenti d’acqua che allagano corridoi, esplosioni e amenità varie. L’unico guaio è che, come spesso accade in Italia, quella che è una commedia (e lo si coglie da subito guardandola) viene passata come un horror-thriller: vuoi per ignoranza perché chi sceglie tagline e simili manco se lo vede, vuoi perché fa più cassa; comunque voi non fatevi fuorviare e godetevi una serie Z da urlo 🙂
156. Chi è senza colpa – Michaël R. Roskam [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
Rivisto, perché il mese scorso o quello prima, quando l’han passato su RaiTre, a metà serata ero morta di sonno. E lo rivedrei subito domattina. E poi quella dopo ancora… a chi basta mai Tom Hardy? (Pure Noomi Rapace, occhéi, ma mica così tanto).
157. Halloween – John Carpenter [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
Porta benissimo i suoi anni. E ha da dire qualcosa, ancora.
158. La mummia – Alex Kurtzman [2.5/5 ⭐⭐]
Pallosa la prima parte, si risveglia nella seconda – ma non basta. Tutto già visto.
159. Venerdì 13 – Sean S. Cunningham [1/5 ⭐]
Ma che cazzèta (leggasi alla barese).
160. Bangla – Phaim Bhuiyan [2/5 ⭐ ⭐ ⭐]
Un’opera prima ben fatta. Niente di esaltante. Frase memorabile:
Sai perché mi piace la street art?
Perché si prende tutto in faccia, il vento, la pioggia… e poi invecchia, come noi“.
161. Joker – Todd Phillips [cinema!]
Pensierini sfusi: qui & qui & qui.
162. I ragazzi del Reich – Dennis Gansel [4/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
163. Pronti a morire – Sam Raimi [3.5/5 ⭐ ⭐ ⭐]
Raimi è uno sclerato, per questo ci piace. DiCaprio così candido e giovane è ‘na botta allo sterno – davvero adesso ho il doppio degli anni di quando ho visto questo film la prima volta? Argh.
164. The company men – John Wells [3/5 ⭐ ⭐ ⭐]
165. Stoker – Park Chan-wook
[5/5 ⭐ ⭐ ⭐⭐ ⭐ ] 
Una madre vedova, una figlia orfana, un misterioso zio – l’ambiguamente sexy Matthew Goode – che compare puntualissimo in occasione delle esequie del fratello. Potrebbe anche bastare, ma a questo aggiunge anche il piacere di vedere la Kidman detronizzata e la Wasikoska che si scrolla di dosso la pelle di quella orrenda ed antipaticissima Alice. E l’impianto tra il favolistico, privo di orpelli, ed il racconto di formazione si tiene in perfetto equilibrio. Una vera chicca.
166. Severance, Tagli al personale – Christopher Smith [2.5 ⭐⭐]
167. ABCs of death (1 & 2) – AA. VV. – 
Un sentito grazie ad Andreaklanza di Malastrana VHS che mi ha soccorso fornendomi queste due antologie di corti horror.

Serie Tv

∞ Dexter (terza stagione) [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
Una stagione in lieve calo, con l’ingresso (e la dipartita…) di Miguel, personaggio curioso e a suo modo stimolante, perché caotico, ma un po’ forzatino come in verità tutte le novità di questo giro.
Sempre valida, comunque, e ancora importante e impressionante la mimica facciale di Michael C. Hall – adoro.
Noto con malcelato piacere che egli è maniaco delle liste (vedi quella con i pro e contro dell’avere un figlio, e quella della spesa in rigoroso ordine alfabetico!), e che per giunta mangia i biscotti come me: in una scena prende un Oreo e invece di cacciarselo in bocca così com’è, divide le due cialde e lecca prima la crema. Ho già scritto che lo adoro?

Musica

Joker Original Soundtrack [4.5/5 ⭐⭐⭐⭐]
∞ MezzoSangue [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
Sto ascoltando qualche pezzo scelto del tutto a sentimento su YouTube: è da approfondire, e lo merita; tanto il sound che le liriche sono curati e buoni. Mi piace la voce pastosa (ma intelligibile) e la scelta di limitarsi, spesso, ad uno strumento singolo – per esempio la chitarra in Circus – quale accompagnamento privo di sbalzi di tensione o di ritmo, un balsamo calmante. Limitatamente a quanto ho ascoltato sinora, ho trovato che abbia una tendenza malinconica spiccata. Per la scoperta, thanx 2 Joker.

Musica .2: Joker, Original Soundtrack

Una premessa: sto ascoltando ancora qualcosa delle canzoni utilizzate nel film, da Sinatra a Bennett e tutti l’artri, eppure mai quanto in questo caso le avverto distinte e indipendenti dalla colonna sonora vera e propria, quella ad opera di Hildur Guðnadóttir (ecco fatto: copiato il nome una volta, a posto per sempre: d’ora in poi mi riferirò a lei solo con Hildur, manco fossimo vecchie amiche 😁).
Ed è questa che mi interessa di più.

Un auspicio: anche se l’idea stessa di un seguito a Joker mi fa tremare di spavento, mai dire mai. Di sicuro, per riuscire, ha bisogno – anche se l’ho adorato – che il Joker uccida Arthur in maniera definitiva e irreversibile. E’ l’unico, mi pare, che ancora sembrava rimanere in piedi nonostante tutto, al termine; e se davvero abbiamo avuto pietà di quel tipo bislacco e dinoccolato – il quale, comunque, è riuscito ad infilarsi intero nel proprio frigorifero: tanta stima! -, tocca fargli il favore di toglierlo di mezzo.
Anzi, due auspici:  la seconda cosa che mi auguro di cuore, ma tanto tanto tanto, è che la colonna sonora sia affidata all’uomo giusto. Che può essere solo Reznor. Ad Arthur Fleck si possono associare diversi stili e toni musicali, e sia, ma per quanto mi riguarda

Joker = NIN

Punto, a capo.

Andiamo con ordine.
01. Hoyt’s office.
Un crescendo come di falangi in marcia che si avvicinano – o anche, forse, come il momento iniziale di un colpo di gong: chi ha provato, una volta nella vita, a sottoporsi ad un “bagno di gong” capirà cosa intendo. Non c’è jet supersonico che ne batta la potenza.
Svirgolate di violoncello, appena accennate.
02. Defeated clown.
Il violoncello acquista qui un suo movimento, e una capacità di parola.
Percussioni fonde, gravi.
In exitus, suonano come ultimi battiti cardiaci di un morente.
03. Following Sophie.
Più che di un cuore pulsante, è l’acustica di passi grevi e a tratti scoordinati.
Interviene la tensione, come di un cavo che regga un ponte fatto vibrare.
Le percussioni pestano, senza per questo fare rock: piuttosto come sberle.
E il violoncello tira fuori quelle che non posso definire altrimenti che rasoiate: due rasoiate, inquietanti se le si collega al seguito.
04. Penny in the hospital.
Acuti malinconici al violoncello.
05. Young Penny.
Note trascinate. E sempre più alte. Ma in alto fa un freddo cane, e si è soli.
06. Meeting Bruce Wayne.
Torna un violoncello più (pre)potente e ineluttabile.
Percussioni dai toni alti – spaventate o irritate?
A metà pezzo il violoncello prorompe – brividi -: descrive un’apocalisse, ma maestosa.
07. Hiding in the fridge.
Fischi prolungati, tocchi stonati e vibrazioni allucinate.
He’s going slightly mad.
Inoltre, qualcosa di grave e di basso va e viene in sottofondo: una lenta ma continua spinta in avanti verso uno scoppio.
Ovvio che l’impulso sia quello di nascondersi, di trovare un rifugio: per… raffreddare l’ansia che monta 😄 – povero Artie.
08. A bad comedian.
Breve interpolazione nostalgica, tra i ghiacci.
09. Arthur comes to Sophie.
Il sublime e l’orrendo a braccetto – non lo scrivo per farvi fare Oooh! Aaah!, ma davvero mi pare di sentirci come due filati diversi che vanno ad intrecciarsi, e generare queste sensazioni.
Notate l’irregolarità delle percussioni, identiche ad extrasistole.
10. Looking for answers.
Corde (ma anche cuore) grattato, raspato.
Era il male oscuro di cui le storie e le leggi e le universe discipline delle gran cattedre persistono a dover ignorare la causa, i modi: e lo si porta dentro di sé per tutto il fulgorato scoscendere di una vita, più greve ogni giorno, immedicato”.
— La cognizione del dolore, Carlo Emilio Gadda
11. Penny taken to the hospital.
Solo a me ricorda Umebayashi?
Musica infine concitata, più viva. Viva in funzione di lei!… che si mangia tutto il respiro, la carne e l’esistenza del figlio.
12. Subway.
Vibrazione come di metro in arrivo.
Sviolinata (svioloncellata) dissonante.
Battiti, palpiti, ansiti – attesa.
Mazzata di tamburo.
Passi che incespicano.
Ansia, corsa, tensione, premura – lo sentite il sonaglio come di un crotalo?
In corsa verso un burrone.
Poi la metro parte e se ne va.
13. Bathroom dance.
Violoncello triste.
Coro di voci femminili (non a caso), primo elemento umano.
Dalla rassegnazione alla grandiosità.
14. Learning how to act normal.
Percussioni lente, di nuovo fonde e cavernose, con eco.
Archi strindenti appena sotto.
15. Confession.
Interludio sospeso: confessare una realtà o un’apparenza? Tirato, ma non ansiogeno.
16. Escape from the train.
C’è una ripresa degli archi distonici, i piatti e il tamburello salgono in climax ripetuti, in un’altalena di reattività – mi vedo davanti Arthur che incede con gli occhi fuori dalle orbite, deciso e fatale, infine in rincorsa – poi tutto si spegne come il ronzìo di un neon che sfarfalla.
17. Call me Joker.
Acqua da una grondaia che sgocciola irregolare. Forse sangue dal cuore lasso ed inciso.
Di nuovo il tamburello.
Seguono gli archi, desolati, dalla traiettoria di marosi che si sollevano a piangere in cielo e poi ricadono con un tonfo.
Stormire di foglie, vibrare del sonagli di serpenti, lacrime e non più urla.
Il destino che ti lascia come le spoglie di un albatro abbattuto sulla spiaggia.
Non è un urlo di guerra, è la storia di una perdita.

Conclusione: consigliatissima, cazzo.

Playlist .3: Ludi circenses

Siòre e siòri, oggi in mensa distribuiamo pane per i derelitti, gli afflitti, i sognatori e gli aspiranti domatori di belve (a due gambe), per i buffoni e gli sfigati von di ganze velt.
Si serva chi vuole di atmosfere ludiche, malinconiche e selvagge; in un saliscendi di umoralità. 
Ogni accostamento inconsueto è da imputarsi interamente alla sottoscritta – ma guai a sviarlo: la trama del senso potrebbe imbizzarrirsi e calpestare l’incauto ascoltatore…
… Celia chiede, la Provvidenza esegue: a proposito di circo, andateci solo se non ci sono animali. Bastano le bestie a due zampe – e senza ali – a dare i numeri.
Oppure fatevi un giro a nutrire i cacatua ❤

  • Dead Man (Movie Theme) – Neil Young
  • Tela di ragno – Gianmaria Testa
  • My name is Carnival – Jackson C. Frank
  • La leggenda del collezionista – Angelo Branduardi
  • Acqua dalla luna – Claudio Baglioni (testo)
  • Circus – MezzoSangue
  • In a valley of violence (Opening Titles) – Jeff Grace
  • Sangue – MezzoSangue
  • La testimonianza dello psicoterapeuta – Resho prod. Hakeem
  • Rock & Roll (Parte II) – Gary Glitter
  • Circobirò – I Ratti della Sabina
  • Il funambolo – I Ratti della Sabina
  • Radici – I Ratti della Sabina
  • L’apprendista stregone – Angelo Branduardi 
  • Opinioni di un clown – Andrea Mirò
  • Child in Time – Deep Purple
  • Temptation Rag – Claude Bolling
  • Deboli di cuore – Andrea Mirò