Libri .18: Foliage: Vagabondare in autunno, Duccio Demetrio

Il mondo esiste… Uno stupore arresta il cuore.
[Eugenio Montale]

Ho letto un solo libro, in passato, di Duccio Demetrio, e me ne è rimasto un ricordo piacevole sì, ma con una punta di pesantezza. Con quest’altro ho compreso meglio il perché: ha uno stile di scrittura corretto, ma personale e particolare, fa un uso dellle pause e della punteggiatura frequente ed imprevisto. Ad ogni modo, l’ho trovato più scorrevole di quanto ricordassi, o quantomeno questo suo continuo sostare su piccole parti di frase mi pare si addica al tema del saggio.

In queste pagine, il rapporto con questa stagione [l’autunno] verrà narrato e descritto piuttosto come una conquista della ragion sensibile, del pensiero riflessivo, narrativo e di quello “poetante”. […]
In quanto matrice di nuovi inizi: proprio quando tutto parrebbe appassire ed entrare in letargo prima della stasi invernale. […]
I cui indizi possiamo rintracciare quando un incontro nuovo, una possibilità di cambiamento anche senza eccessive pretese, che rimetta in moto istintualità, intuizioni, desideri sopiti, abbia il potere di risvegliare sensi, aneliti, domande.

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Un po’ l’intero testo è percorso da questo concetto e fil rouge, dell’autunno come stagione tutt’altro che mortifera e grigia, non solo in forza dei colori del foliage che gli dà il titolo ma soprattutto per la sua naturale vocazione a risvegliare e rinvigorire le energie sfibrate dall’estate. A generare cambiamento o dar voce a quello già in sotterranea preparazione da tempo.
Senza tuttavia fingere che l’essenza dionisiaca di questa stagione non implichi, anche, il caos, la dispersione, l’abbandono di alcune sicurezze:

La filosofia autunnale, da applicare in ogni stagione, ci può insegnare quanto l’interruzione, il limite, lo scacco, la rinuncia siano componenti prodromiche dell’imparare a pensare e ad esistere.
[…]
Scrivere dell’acqua è scrivere della sete: di quella che ti prende, anche se non la avverti ardente, raggiunta una fontana, che con una facile metafora rinviamo al desiderio “di sapere, di conoscenza di sguardo e di pensiero”. E’ la “sete inestinguibile” del vagabondare.
Non possiamo che ringraziare, ancora una volta, la scrittura; avvertiamo che ci tiene a galla, perché l’acqua che desideriamo può rivelarsi pericolosa quando sentiamo che la sete equivale a “perdere i propri margini”, diventando la ricerca della propria “dissoluzione”, quando l’autunno vuole nuovamente metterci alla prova con le sue pulsioni di morte. Scrivere di queste tentazioni – finché ne scriviamo – ci aiuta a ritrovare, nuovamente, quelle di vita.
[…]
Autunno come feconda pausa autoanalitica […] per scoprire qualcosa di sé che le altre stagioni non ci consentivano di capire e di raggiungere […]
non nel tetro e buio inverno, non nelle frenesie e nelle eccitazioni della primavera o nelle pigrizie e immobilità agostane.

Fornasetti II

Una riflessività, un accesso sulla profondità, che è quanto mai favorevole al lavoro di scrittura – in particolare autobiografica, attività della quale Demetrio si occupa da anni attraverso un istituto dedicato ad Anghiari. Un lavoro meno scontato di quanto siamo abituati a pensare e, sicuramente, più da arrampicata libera che da rilassato trekking.

Non siamo un libro i cui capitoli si succedono con ritmi consecutivi. Né siamo soltanto un’antologia di scene salienti, cruciali, memorabili. Siamo piuttosto un agglomerato più o meno dinamico di elementi […] risalire non alle cause (come il lavoro [autobiografico] cronologico sembrerebbe suggerirci), bensì ai temi e ai vissuti – agli archetipi – che ci hanno condotto e aiutato a riconoscerci in alcune pagine della nostra storia.

streetart in Montmartre, Paris - photo by Barbara Picci

Ogni autore ha un insieme limitato di temi archetipici, a volte uno soltanto.
Più che sceglierli, li ereditiamo dalla configurazione della nostra vita.
Anche se cerchiamo di espellerli dal libro a cui stiamo lavorando, spesso riescono a trovare il modo per intrufolarsi di nuovo.
[David Mitchell]

Personalmente, non ho dubbi sul fatto che l’autunno sia la mia stagione preferita, e lo è  tra le altre ragioni perché mi rispecchia, mi si confà alla perfezione. Del resto, mi chiamo Denise, il francese femminile di Dioniso! Solitaria ma entusiasta, selettiva ma curiosa.

Cobre @ New York, USA

L’autunno ci offre solitudini eccitate, che non hanno l’uguale in altre stagioni.

L’autunno, già nel suo annunciarsi settembrino, per molti – e non a torto – costituisce sul piano simbolico il più autentico “capodanno”: un inizio, anziché una conclusione.

E se gridano gli alberi, se i monti
ci parlano questo vorrei imparare:
ad ascoltare senza interpretare.
Altra pietà non c’è.
[Aldo Nove]

Sul mare .4: Il mare d’autunno (bis)

Non solo la brulla campagna, ma anche i maestosi mosaici ravennati guadagnano splendore in un clima esterno tendente al cupo. 
Il Mausoleo di Galla Placidia, la Basilica di San Vitale e Sant’Apollinare non hanno bisogno di presentazioni, solo di ammirazione e silenzio (la guida del gruppo cui abbiamo carpito informazioni, cosa impossibile da evitare a Galla Placidia considerata la sua scarsa estensione, a parer mio non s’è guadagnata il compenso che comunque le daranno).

Il volto, se non ancora le temperature, dell’inverno è inscritto ovunque: sul porto con i suoi casotti da pesca vuoti, perfetti per uno scrittore che si voglia isolare nella stagione più suggestiva ed avara di stimoli sociali; sulle spiagge dai colori grigi e terrosi, dove camminano ognun per sé singole figure nascoste dagli impermeabili; persino sulle facciate dei villini signorili (tra i quali, quello comprato e poi rivenduto di Nicoletta Braschi) sul lungomare di Cesenatico:

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Tutti gli esseri marini disegnati a spray su un muro tra un’edera ed un caseggiato assumono allora un aspetto smorto, abbandonato, un occhio opalescente da pescheria, anche se circondati da sfondi vivaci:

Lo stesso le bandiere della zona (una bianca, appesa obliqua; la doppia rossa sul litorale che indica il divieto di balneazione e l’assenza dei bagnini; quella europea cascante da un davanzale che, se la natura m’avesse dotata di pochi centimetri in più, avrei subito strappato e nascosto).

E se un gatto da hotel fa mostra di sé sul camminamento del porto, altri cento se ne stanno acquattati negli angoli di alberghi chiusi e dentro le finestre cieche delle colonie estive abbandonate (di queste parlerò ancora a parte, perché mi appassionano particolarmente):

Arriva poi la sera e nell’ombra i suoni si mescolano: quello del mugghìo del mare, e quello attutito di un videogioco online, del quale riconosco le tipiche cadenze da nenia di combattimenti, avvertimenti e grida di dolore / esultanza.

Nelle puntate precedenti:
> Sul mare .1: Avventura nell’artico, Arthur Conan Doyle
> Sul mare .2: L’isola del tesoro, Robert Louis Stevenson
> Sul mare .3: Il mare d’autunno

Sul mare .3: Il mare d’autunno

Una sostanziosa parte de L’isola del tesoro di Stevenson l’ho letta scendendo in treno verso il mare (destinazione finale: Cesenatico) e poi durante il viaggio di ritorno. Nei miei cinque giorni di assenza da casa ho visto e fatto cose belle, e qualcuna voglio riportarla qui ❤

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Innanzitutto, una breve nota sull’andata.
Tralascio la mia disavventura col primo treno (regionale Trenitalia, da Brescia a Parma), una motrice con due vagoni orrenda e sporca: purtroppo càpita, e almeno tutti gli altri treni presi erano più che decenti. Certo, però, bella figura ci facciamo con gli stranieri…
… sono scesa in tre stazioni: Parma appunto, Cesena e al ritorno Bologna Centrale e poi Verona Porta Nuova. Su quest’ultima nulla di dire. Cesena ha una stazioncina più carina del previsto. Bologna, vabbeh, è una grossa fermata e ha pochi negozi – ristoranti rispetto a Milano Centrale, ma bastano e avanzano per passarci l’attesa della coincidenza.
Parma, invece, ecco: nonostante non si tratti certo di un paesuncolo sperduto con cento anime, inaspettatamente la stazione si presenta orribile. Triste, buia e soprattutto lercia!: al punto che mi ha ricordato Pioltello, ed è tutto dire – ma senza l’allure tragica di quella località losca e pericolosa che sembra esistere al di fuori delle cartine geografiche… non solo, persino il bar principale è tenuto male, per nulla curato. E così una città che pare pure avere velleità raffinate (e dove per altro a brevissimo si terrà il festival dedicato a Verdi) si guadagna l’etichetta di Parma La Sozza.

Ma passiamo alla Romagna.
Ho passato questi cinque giorni in casa di amici, dalla finestra si vedeva il mare e per raggiungerlo bastava attraversare la strada: tuttavia, il periodo scelto non è casuale, la mia intenzione non era fare il bagno e prendere il sole ma schivare il caldo e annusare una punta di quel “mare d’inverno” – anche se proprio inverno inverno non è – cantato dalla Bertè, che mi affascina e che non mi ha deluso.
Ho osservato dunque anche molti paesaggi nei dintorni di Cesenatico, i quali secondo me hanno giusto quel filo di interesse grazie alle atmosfere piovasche e alla luce azzurrata serale: di per sé, infatti, per chilometri e chilometri non vi sono che distese di edifici e appezzamenti verdi del tutto piatti ed anonimi. Piatti sia nel senso emotivo che letterale, eh: non un guizzo, non un dislivello, nulla che svetti o che s’affossi. Ovunque ci si volti, l’orizzonte richiama la linea sempre uguale del tracciato cardiaco di un uomo morto.
Dico questo per la cronaca, ma, appunto, se pure nulla mi abbia attratto sotto questo aspetto nemmeno cercavo qualcosa di diverso. L’entroterra è quel che è, se vi ci trovate, puntate piuttosto sulle città.
Cesena, per esempio: con la Biblioteca Malatestiana che è patrimonio Unesco (la visita alla quale ho però dovuto rimandare), con certi passaggi nei vicoli che hanno una controsoffittatura di legno scuro e lanterne di ferro appese del tutto simili a quelle che si potrebbe trovare su un galeone spagnolo), con le sculture di Leonardo Lucchi (e non solo).

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Scultura di Augusto Perez

Oppure sulle zone collinari: un giorno io e la coppia di amici che mi hanno ospitato (a proposito, grazie ancora!) ci siamo diretti a Dovadola (luogo natale di Benedetta Bianchi Porro, della quale avevo parlato qui, e dove si trova la sua sepoltura nell’Abbazia di S. Andrea), e poi a Rocca di San Casciano, dove pareva proprio di stare in un’enclave montana di tutto rispetto – e dove abbiamo mangiato da Dio spendendo una cifra ragionevole, da Pasqui: segnatevi il nome!
Sulla via del ritorno abbiamo scelto di prendere due belle strade panoramiche, con svariati tornanti, seguendo questo percorso: Galeata – Civitella – Cusercoli – Gualdo – Meldola – Bertinoro, passando per il Colle di Cento Forche (SP 23) ed il Monte delle Forche (SP 24). La vegetazione è a tratti persino eccessiva, nascondendo le aperture sulle vallate, ma sia l’una (lussureggiante) che le altre (profonde) meritano una deviazione.

Concorso Fotografico Nazionale Comuni-Italiani - …pace.. di tajmahal - Rocca San Casciano (FC)
La piazza di Rocca di San Casciano – foto di tajmahal per il Concorso Nazionale Fotografico Comuni Italiani – (fonte)

Ma per tornare a bomba sul mare, parliamo un attimo del Porto Canale di Cesenatico – località il cui nome, per altro, è un derivativo di Cesena. Mi ci avevano già portato nel 2016, ma non sapevo oppure non ricordavo che fosse stato Leonardo a progettarlo.

Per me che sono abituata agli spazi aperti con distese di barche, a vela e non, a fare da cornice (che si tratti di mare o del lago di Garda, per dire), vedere una sequenza ordinata delle stesse infilate una dietro l’altra in una stretta lingua d’acqua fa comunque un certo effetto. E’ insolito, e piacevole nel suo bell’ordine. Inoltre, il velame delle imbarcazioni storiche indossa colori e motivi appariscenti:

Nel Porto, ad ogni modo, circolano anche animali a due zampe e non acquatici (il gatto Maga del ristorante Marè, ed una tipa losca non identificata):

Purtroppo non tutte le località sono altrettanto felici, né si può dire che l’acqua del mare sia sempre “affidabile”, prescindendo dalla bandiera blu: nella mia vita, per carità non intensissima, di turista estiva da bagno non mi era mai capitato di vedere della schiuma chimica: già molti anni fa se ne vedeva sul lago di Garda, ahimé, insieme ad alghe tossiche e compagnia galleggiante, ma al mare non credevo.
Invece eccola, prima sulla spiaggia davanti al Papeete (sì, abbiamo fatto un giro là dove la tragedia salviniana si è consumata e conclusa, e diciamocelo, per essere un centro nevralgico della movida fighetta non m’è parso granché), poi, anche sulla spiaggia di Cesenatico:

Da brividi…! O_o
Nell’invitarvi a restare su questa rotta, perché il viaggio è tutt’altro che terminato, vi saluto lanciando il mio SOS personale per il povero Mare, attraverso un testimonial tentacolare (conosciuto sul blog di Barbara).

Nelle puntate precedenti:
> Sul mare .1: Avventura nell’artico, Arthur Conan Doyle
> Sul mare .2: L’isola del tesoro, Robert Louis Stevenson

Plastic Sos, by Nme, Teignmouth UK
Plastic Sos, by Nme, Teignmouth UK

Rassegna Stampa / 5

Foglie, e fogli, d’autunno:
Autunno dietro le porte.

Dei corridoi nella sci-fi:
https://settenoteinnero.blogspot.com/2018/05/alien-ovvero-limportanza-dei-corridoi.html

Il test di Michela Murgia ed il fascismo come peccato originale:
Michela Murgia e il fascismo come peccato originale

Pasolini sul fascismo come merce:
https://www.internazionale.it/opinione/wu-ming-1/2018/06/04/pasolini-salvini-neofascismo

Tre di Cinque – un racconto a ∞ mani, tra le migliori di WordPress, in progress:
https://kasabake.wordpress.com/2019/09/11/tre-di-cinque/

L’importante è restare umani, di Massimiliano Fumaneri su La Croce:
http://www.lacrocequotidiano.it/articolo/2019/03/27/societa/limportante-e-restare-umani

Fotografie con inserti radiali a ricamo, di Natalie Ciccoricco:
I ricami su fotografie vintage di Natalie Ciccoricco

 

 

 

Scrivere di Sclerosi Multipla:
https://solamentesm.it/cura-alessandra-sm-scrivere/

La Sclerosi Multipla vista come un vulcano:
http://diversamenteaff-abile.gazzetta.it/2019/09/07/sclerosi-multipla-sotto-al-vulcano/

Le voglie matte

E’ ora che metta a silenzio alcune delle voci più insistenti ed opprimenti che mi circondano, ed in particolare la televisione: non solo per fare spazio ad altro, non solo per godermi la pace e ripulire la mente, ma anche per consentire al dolore per la perdita di mia madre di riprendere a fare il suo necessario corso.
Settembre, tempo di ascoltare. Le pratiche più immediate ed urgenti le ho ormai sbrigate, il nuovo corso della mia vita da sola sta prendendo piede, e posso finalmente dire: c’è molto da fare, ma molto è già stato fatto, il solco è tracciato.

L’autunno è la mia stagione preferita, quella in cui riacquisto vitalità e voglia di fare.
Ma è anche la stagione per eccellenza in cui si fanno progetti, ci si lancia nelle sfide, si stilano buoni propositi che manco il 31 dicembre; infatti la vera cesura tra relax e lavoro si colloca qui, mica nel mezzo dell’inverno…
… dunque, anche per me, progetti, propositi ed obbiettivi come se piovesse. Soprattutto se si tratta di decidere e pregustare i libri, i film e la musica che mi accompagneranno nei mesi di eremitico godimento della casa riscaldata, delle castagne sul fuoco e del divano adeguatamente attrezzato con svariate coperte.

Ma non c’è progetto che stia in piedi ed obbiettivo che si possa raggiungere senza il più banale ed efficace degli strumenti: la disciplina. Che non è una roba da signorine Rottermaier, ma un aiuto da declinare secondo il nostro gusto.
Ad esempio, non è che si debbano leggere tot. pagine al giorno, tutti i giorni, come si prendesse uno sciroppo o si facessero le flessioni mattutine in caserma. Non stiamo parlando di compiti a casa, ma di divertimento puro.
Io, quando devo organizzare qualcosa (e già organizzare di per sé mi piace), mi affido spesso a quella figata galattica che è Excel. Dunque, anche in questo caso mi armerò di tastiera e produrrò elenchi di titoli, ma soprattutto tabelle su tabelle di possibili combinazioni e contaminazioni tra roba bella nella quale pucciare il naso.
Voglio creare insomma un vero e proprio “piano di lettura” (et al.), avendo come base una selezione delle mie wishlist. In effetti, anche se il relativo filettino ha bisogno che mi ci dedichi un buon pomeriggio, il “listone” generale ed omnicomprensivo grossomodo è già fatto, a mano.
Perciò, al termine di questa prima settimana del secondo mese più bello dell’anno (l’alloro va ad ottobre), nella quale porterò a termine i prestiti in corso – le “pendenze” – partirò per le incantate vette della lettura immersiva ed indisturbata ❤
Fatta questa lungherrima premessa, vado ad indicare quali saranno grosso modo i miei focus di interesse; senza tanti dettagli ma precisando una cosa importantissima: i criteri per pescare in questo piccolo oceano cosa leggere, vedere, ascoltare sono innumerevoli, ma io da qui a febbraio ne adotterò uno solo: sceglierò soltanto ciò di cui ho una voglia matta. Facile.

(Auto)biografie, Conversazioni, Diari

E’ un tipo di lettura tra i miei preferiti in assoluto, eppure è così denso e ricco che mi ci approccio non troppo spesso e con cautela.
Invece vorrei cibarmene di più. E, come la materia richiede, dedicarmici su tempi lunghi, con attenzione moltiplicata e infine prendendo il testo come un porto dal quale partire per ulteriori viaggi nella vita dell’autore e nei suoi corollari, più o meno lunghi, dai quali tornare allo stesso porto.

Audiolibri

Non avendo la radio in auto da qualche anno manco di un momento importante da sfruttare allo scopo, ma le pochissime esperienze con gli audiolibri che ho avuto (si contano sulle dita di mezza mano) mi hanno fatto scoprire un mezzo di grande valore – a patto che si individuino i testi, e nondimeno i lettori, più adatti.
Per il momento ne ho selezionati due dai miei elenchi, ma rovistando nel disordine dei consigli accumulati qua e là so che ve ne sono altri da trovare.

Il mare d’inverno

Ossia: libri e film d’avventura, ma ambientati sul mare, e in particolare su un mare burrascoso, pieno di pirati (che magari sono i narratori stessi…) e, naturalmente, di balene bianche.

Disney, Speer, Gramsci

Un accostamento strano, in apparenza, ma il fatto è che questi sono tre person(aggi) che mi interessano parecchio e desidero conoscere, o approfondire, da un po’.
Cos’hanno in comune il magnate americano dell’animazione, l’architetto di Hitler e uno scrittore & comunista nostrano? Forse niente, a parte la mia mente perversa, ma quella è una forza più che sufficiente per tenerli insieme.

Autoroni e libroni

Cioè gente come Dostoevskij e roba come Il padrino.
Più la rilettura di alcuni classici della mia infanzia.

L’horror, ovviamente

E qui dovrò stare molto attenta, perché il rischio che il fiume della paura della passione rompa gli argini è sempre alto. Tuttavia, ho buone carte in mano.
Sul fronte cinema mi interessa soprattutto compiere alcuni recuperoni, per esempio le intere serie di Nightmare, HalloweenVenerdì 13.
Sul fronte narrativa spazierò di più, ma cercando comunque di non saltare ogni volta da un autore all’altro e invece saldare i legami con quelli che mi convincono.

Fumetti

La grande novità del mio 2019 è stata la comparsa frequente di titoli fumettistici, o meglio derivati dai fumetti e trasposti al cinema – ma anche di letture a tema qui su WordPress. Soprattutto, anche se non solo, di supertutine (uso il termine amorevolmente).
Siccome apprezzo il genere ma non è la mia priorità, oltre a curiosare in altri film simili voglio tornare al cartaceo (ed i fumetti, di vario tipo, hanno odori particolarmente caratteristici e interessanti), indirizzandomi su due micro-cosmi e solo su quelli. Dài, che lo sapete di chi sto parlando 😉
In aggiunta, un italiano che già conosco e amo.

BXVI

Perché ho bisogno di raccoglimento (ho già detto che farò l’eremita?), e – sia detto senza alcuna intenzione polemica nei confronti di Bergoglio e del suo agire, irrilevanti qui – perché Ratzinger è ancora il mio papa (sentimentalmente ma anche ufficialmente…) nonché il mio supereroe preferito, anche lui con la sua “tutina”.

Fede

Benson, Sarah, Bux, Bernanos.

Malattia & dolore

Vabbeh, scusate. Ci stanno anche loro. Neppure a me piace parlarne; ho un paio di idee e di bisogni letterari, ma facciamo che riprendiamo il discorso al momento giusto.

Lavoro

TUEL e Primo Levi.

Monografie

O come vogliamo chiamarle: insomma grandi parentesi tutte dedicate ad un singolo autore, attore, ecc.
Alcuni nomi: Valduga, Cavalli e Raboni per la poesia; Ruth Ware, Julian Barnes, Foster Wallace, il già citato Dosto…

Omosessualità/affettività

Film random; i libri di Nicolosi.

Politica

Ancora qualcosa su Disney, House of cards, Arpaia, qualcosa su CasaPound, Il fascismo eterno di Eco ed di Scurati, il già citato Gramsci e l’altrettanto citato Speer in dialogo con Joachim Fest, Preiser, Le benevole Le assaggiatrici.

Musica

Sulla musica vera e propria devo ancora orientarmi; ma ci sono dei libri che mi chiamano, almeno un paio ruotano attorno a Mozart.

Saggistica

Un po’ di divulgazione scientifica.
Un paio di divagazioni vegetali.
Un paio di inchieste-reportage storici.
Morfologia della fiaba Vertigine della lista.
Architettura, fotografia; vuoto ed ombra.

Cani mastini

Ho di fianco al pc uno di quei bei libretti agili e dalle pagine crocchianti, tendenti al seppia, con tanto di linguetta gialla a segnare il passo: parlo de Il mastino dei Baskerville di Conan Doyle, edizione Fabbri 2002 (nemmeno troppo addietro). Traduzione di Maria Buitoni Duca – l’ho scelta perché è la più utilizzata tra quelle disponibili – e, in aggiunta: una conversazione introduttiva tra Fruttero e Lucentini, breve e sapiente, ed i disegni di Sidney Paget – molto, molto belli.
Nonostante debba deludere, parzialmente, le speranze di Lapinsù (non ho sviluppato un’improvvisa passione per l’autore, né per Sherlock Holmes), in verità è stato un bel colpo: una narrazione pura, priva di risvolti sociali o dio sa cos’altro, lontana nel tempo e nello spazio (spazio, ambiente che per altro, per essere una brulla brughiera, è descritto con raffinatezza), e nondimeno una narrazione fluida, da full-immersion di un giorno.
C’è il giallo classico investigativo, c’è il thriller con pennellate leggere di gotico, c’è dell’umorismo / satira (britannicamente compassati, s’intende) e l’atmosfera salottiera da convegno di gentiluomini con pipa.
(In questo non è per nulla diverso dal sedere in compagnia di Miss Marple e di un’intera tavolata di sospetti assassini mentre si sorseggia il thé delle cinque: sai già che il caso verrà chiuso prima ancora di subito, nella loro mente affilata, e sai che tutto poi apparirà lineare ed inevitabile; non sai, però, che tortuoso percorso dovrà fare la tua mente per arrivarci).
Fa il suo porco effetto anche senza un camino acceso presso cui scaldare i piedi ed una tazza di cioccolata di fianco – ma se vi càpita, leggetelo in autunno inoltrato: è l’ideale.
Lo voglio ribadire, perché non costituisce un appunto collaterale ma una forte motivazione, per me: la carta di cui è fatta l’edizione che ho scovato è magnifica. Non nel senso che è di ottima qualità, ma che la adoro. Lettura a parte, ho sfogliato e risfogliato, annusato, avvicinato le pagine all’orecchio per poi farle frusciare… una goduria. Con un altro formato ed altre caratteristiche… organolettiche, l’avrei apprezzato sicuramente meno. Chiamatemi pure una maledetta esteta, non mi offendo.

A proposito di mastini – di tutt’altra natura, cioè di quelli che fiutano e poi addentano le castronerie letterarie, i wannabe da classifica, i passi falsi di nomi noti che aspirerebbero ad essere considerati capolavori – ho scovato e dissotterrato questo interessante post su Il regno di Emmanuel Carrére.
Contiene molti link di analisi e di critica, tra i quali ho trovato particolarmente riuscito questo su Minima & Moralia; per farla breve, ne ho concluso che fra tutti i libri di quest’autore che pure mi attira e voglio approfondire, non  prenderò in considerazione la rimasticatura egoriferita degli albori del cristianesimo.
Leggerò altro, piuttosto. Non è tanto il tema, che anzi per ovvie ragioni mi chiamava, ma l’apparente quantità industriale di scantonamenti, sconfinamenti e insomma paraculate di quello che già, per la critica, è un idolo: tutta benzina sul fuoco, dunque.