Sul mare .7: Le acque del Nord, Ian McGuire

1859. Un uomo in fuga dai suoi fantasmi s’imbarca su una baleniera diretta verso il grande Nord. Non immagina che l’inferno può essere bianco come il ghiaccio artico.
Un romanzo di avventura e sopravvivenza, scatenato e nerissimo, inarrestabile come il destino, implacabile come la vendetta.

Acque del Nord è un libro, breve ed intenso, che può accontentare molti gusti diversi: lo si potrebbe descrivere come una notazione filosofica mascherata da romanzo d’avventura, a sua volta inserito in una cornice ed una struttura thriller – con omicidi regolamentari e subitanea tensione generata dal non poter dire per certo se i colpevoli verranno sottoposti all’umana giustizia.

[…] esplosivo, inquietante.
– Michiko Kakutani, The New York Times

E sì, l’inquietudine permea i pensieri di Patrick Sumner, ex militare nelle colonie indiane ed ora medico di bordo della Volunteer (mai nome di nave fu più sarcasticamente sincero), come pervade l’aria artica attraverso la quale, anche a stagione di caccia inoltrata, il capitano Brownlee – il quale a sua volta, come ciascuno dei personaggi principali, nasconde un segreto – la conduce.

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Da questo libro la BBC sta producendo una serie televisiva diretta da Andrew Haigh.

Le riprese sono iniziate nel 2018, potrebbe anche essere già disponibile.
Di Haigh ancora non ho visto, credo, nulla; so comunque che è un regista noto, a cui è cara la rappresentazione dell’omosessualità.

Così come Moby Dickanche questo romanzo di… “cappa & fiocina” vanta un incipit memorabile e, a mio giudizio, brillantissimo:

“Guardate quell’uomo”.

Tutto qui: ma guardate quell’uomo, che ancora non vi ho descritto e già ha conquistato il vostro interesse di lettori. Non è magia, questa?
Seguitemi per qualche pagina attraverso la cittadina costiera di Hull, osservate sfilare Leerwick e Peterhead, dalle quali il padre di quello Sherlock Holmes che vi piace leggere la sera in cabina ha fatto vela da neo-laureato bisognoso di soldi, superate con me Van Mayen e poi saremo nel biancore crudele.

Super-consigliato a:
chi apprezza la proprietà di linguaggio, chi gradisce un po’ di sano cinismo.

Nelle puntate precedenti:
Sul mare .1: Avventura nell’artico, Arthur Conan Doyle
Sul mare .2: L’isola del tesoro, Robert Louis Stevenson
Sul mare .3: Il mare d’autunno
Sul mare .4: Il mare d’autunno (bis)
> Sul mare .5: Long John Silver secondo Björn Larsson
> Sul mare .6: Giona, Ismaele, Geppetto.

Carnet (Settembre 2019)

Malena Valcárcel original Art
Malena Valcárcel original Art

Libri

92. 1001 film da vedere prima di morire – a cura di Steve Jay Schneider
[4/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
93. Hap & Leonard: Sangue e limonata – Joe R. Lansdale [5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
Non è né un romanzo né una raccolta di racconti, è l’equivalente di una serata davanti al fuoco a raccontarsi storie dei tempi andati (lo fa soprattutto Hap, ma quasi in ogni capitolo sono presenti entrambi i nostri); come una collana di perle. Un’operazione nostalgica ma riuscita, ben distante dal trasformarsi in un’accozzaglia di episodi buttati insieme in un calderone: qui trovate i cosiddetti “missing moments” della lunga storia di questa coppia di amici, e nel passato più che nel presente il tema del razzismo pesa.
94. E’ tutto calcolato! – Lorenzo Baglioni [2.5/5 ⭐ ⭐ ]
95. Avventura nell’artico, Sei mesi a bordo della baleniera Hope
– Arthur Conan Doyle
[3.5/5 ⭐ ⭐  ]
96. L’isola del tesoro – Robert Louis Stevenson [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
97. La macchina imperfetta, Immagine e realtà dello Stato fascista – Guido Melis
[5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
98. 200 modi per risparmiare 2000 euro l’anno – Andrea Benedet [3.5/5 ⭐ ⭐ ]
Datato ma ben fatto, comunque utile per chi cominci da zero a rivedere la gestione del proprio reddito.
99. La vera storia del pirata Long john Silver – Björn Larsson
 [in lettura]
100. Potremmo salvare il mondo, prima di cena – Jonathan Safran Foer [in lettura]

Cinema film reel and out of focus movie clapper board
35 mm cinema film reel and out of focus movie clapper board in background on wooden floor in vintage black and white

Film

128. Caccia al ladro – Alfred Hitchcock [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
129. Bobby – Emilio Estevez [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
130. Crank – Mark Neveldine, Brian Taylor [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
131. Crank: High Voltage – Mark Neveldine, Brian Taylor [4.5 ⭐⭐⭐⭐]
Sarà che amo Jason Statham, ma ho trovato entrambi questi film assurdi spassosissimi. 
132. Identità – James Mangold [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
Datato, di maniera, ma ancora valido e sicuramente migliore di tante copie recenti.
133. Insidious 3, L’inizio – Leigh Whannell [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
134. La leggenda del cacciatore di vampiri (Abraham Lincoln: Vampire hunter)
– Tiumur Bekmambetov [3.5/5 ⭐⭐⭐]
135. 20 chili di guai… e una tonnellata di gioia – Norman Jewison [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
136. The ones below, I nuovi vicini – David Farr [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
>> Che Dio ci perdoni – Rodrigo Sorogoyen [interrotto]
137. X-Men: First Class – Matthew Vaughn [3/5 ⭐⭐⭐]
138. New moon – Chris Weitz [2/5 ⭐⭐]
Troppo stupido il film e troppo stupidi i protagonisti per rientrare a pieno titolo nella categoria “guilty pleasures”. E’ vero che le trasposizioni a volte modificano il contenuto dei libri, ma per arrivare a questo risultato si sarebbe dovuto togliere troppo: pensavo che avessero qualcosa da dire, almeno a dei ragazzi, ma qui c’è da piangere forte!
139. Schegge di paura (Primal fear) – Gregory Hoblit [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
140. Dal tramonto all’alba – Robert Rodriguez [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
141. Clown – Jon Watts [4.5/5 ⭐⭐⭐⭐]
Finalmente l’ho beccato! Di nuovo, è Rai4 a fare il miracolo. Mi congratulo. Non è il capolavoro che mi ero immaginata leggendo le recensioni in rete, ma al netto di un background estremamente semplificato, il clown – anzi, il cloyne – di Watts è una creatura fresca e spaventosa, tragica ma non pietosa.
Il film ha un che di incompiuto, ragion per cui ho frenato il voto, ma non concordo con chi sostiene che si arena nell’introduzione e non arriva al “dunque”. Meno sangue e più ossa, ragazzi: chi parla di slasher che non slasha forse avrebbe bisogno di una cura ricostituente di orrore vero DENTRO la porta di casa. Poi ne riparliamo.

142. Liberaci dal male – Scott Derrickson [3/5 ⭐⭐⭐]
A quanto pare Derrickson ha una certa fissa per le possessioni demoniache. In questo caso siamo ben distanti dalla bellezza de “L’esorcismo di Emily Rose”, le banalità si sprecano, ma almeno è una variante sul tema abbastanza insolita, protagonista un poliziotto. Tratta da un libro autobiografico, per altro: “Beware the night” di Ralph Sarchie.
143. Metti la nonna in freezer – Giancarlo Fontana, Giuseppe Stasi [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
Eh, mannaggia. Potevo pensarci prima, adesso avrei ancora la pensione di mia mamma… quasi quasi lancio un appello di raccolta fondi, per mantenermi… molto carino, comunque, Miriam Leone e Fabio de Luigi in buona forma e nessun bisogno di strafare.
144. Battle in Seattle – Stuart Townsend [3/5 ⭐⭐⭐]
145. Helter skelter – John Gray [3.5/5 ⭐⭐⭐]
>> Ci vediamo domani – Andrea Zaccariello [interrotto]
146. Half light – Craig Rosenberg [2.5/5 ⭐⭐]
La seconda parte, meglio costruita, non basta a riscattare un intero film fondato su elementi già stravisti e prevedibilissimi. Il tema del ghostwriting / writing ghost è affascinante (qui il post dedicato ad “Half light” su Non quel Marlowe), ma qui è giusto accennata, e l’intero carrozzone si dilunga ben oltre il tollerabile – sempre sia benedetto il tasto Pausa.
147. Le colline hanno gli occhi – Alexandre Aja [4/5 ⭐⭐⭐⭐]

Serie Tv

Dexter (seconda stagione) [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
Supernatural [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
Ci sono cascata per l’ennesima volta: ho visto alcune puntate per caso, di seguito ad uno speciale di presentazione, e mi son detta: diamo un’altra chance a ‘sta cosa che anni fa non m’era piaciuta per nulla. Et voilà, innamoramento ultra-rapido e successive notti di sabato e domenica regolarmente in bianco, o quasi, per poter seguire la Xa stagione dall’1.00 alle 5.00. Così va il mondo…!
Girlfriends’ guide to divorce [3/5 ⭐⭐⭐]
Caruccio, ho visto credo tutta la seconda stagione su La5. Per rilassarsi mentre si cena.
The Good Wife [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
Uno dei miei serial preferiti in assoluto di sempre. Nonostante sia la seconda replica, per me, è sempre un gran piacere abbuffarmene.

Neon

Musica

A love supreme – John Coltrane [4.5/5 ⭐⭐⭐⭐]

Sul mare .2: L’isola del tesoro, Robert Louis Stevenson

Voto: 5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐

E’ un’edizione molto semplice, ma con una sua dignità: tascabile, copertina flessibile con un titolo blu su sfondo oro e, sopra, il dipinto di una nave a vele spiegate sul mare. E’ stata venduta in allegato (n° 27) alla nota rivista Mondadori TV Sorrisi e Canzoni nel 2006, che la mia famiglia ha sempre acquistato ritenendola la migliore guida ai programmi.

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Ho comprato il libro sapendo che, in un futuro imprecisato, l’avrei riletto, e tredici anni dopo eccomi qua, a rispolverare e rinnovare le emozioni della prima volta – che fu nel nel 1997, quand’ero in seconda media, ed il nostro bravo professore di italiano ce lo fece leggere collettivamente in classe.

Al compratore esitante
Se storie di mare, su arie marine,
Burrasche e avventure, calori e geli,
Se golette, isolotti e abbandonati
Tesori sepolti, e pirati,
Vecchio romanticismo rievocato
Esattamente alla moda antica
Può piacer, come a me piacque in passato,
All’odierna gioventù rinsavita:
Così sia e incominciamo! E se no,
Se più non cura il giovane studioso
Né di Kingston o Ballantyne il bravo
Né di Cooper del bosco e del maroso
E i suoi antichi appetiti obliò:
Sia pure anche così! E possa io
Dividere la tomba con tutti i miei pirati
Dove questi e i lor sogni son passati!

Potrei anche fermarmi qui e lasciar dire tutto a Stevenson e alla sua dedica-esortazione: vecchio romanticismo moda antica sono le chiavi per capire non tanto la vicenda, che si presenta estremamente lineare ed accessibile (laddove spesso i romanzi d’avventura, in particolare i fantasy, tendono alla complicazione ∞), quanto l’atmosfera che respirerete se deciderete di salire a bordo della Hispaniola con Jim Hawkins, che da giovane figlio di locandieri si ritrova a cercare il tesoro del titolo su un’isoletta malsana in culo al mondo.

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Stevenson piace ai romantici, e in questo caso sono convinta che il più dipenda non dall’epoca in cui ha ambientato la storia (un imprecisato anno del 1700, ossia circa un secolo prima della pubblicazione che risale al 1883), ma dal connubio del suo stile semplice e del suo lessico curato, da quell’euritmia strutturale (secondo le parole di Piero Gadda Conti) che insieme riescono a rendere possibile la trasformazione di un testo destinato ai giovani (fu dato alle stampe una prima volta a puntate, sulla rivista Young folks) in un classico salomonicamente equidistante dai propri personaggi, in cui non c’è pedagogia se non quella naturale delle vicende che si compiono. 
Per questo è stato possibile allo svedese Björn Larsson far suo Long John Silver, il pirata con la gamba di legno, nell’amatissimo La vera storia del pirata Long John Silver appunto – e ne L’ultima avventura del pirata Long John Silver; entrambi editi da Iperborea.

L’isola del tesoro è zeppo di elementi divenuti iconici: il pirata col pappagallo appollaiato sulla spalla, la mappa per ritrovare il tesoro sepolto su un’isola deserta munita di croce a designare il punto esatto, l’ammutinamento (e non ve n’è uno soltanto), conciliaboli e rituali marinareschi…
… senza dimenticare la vicenda di formazione di uno che, come Jim, tutta quell’avventura non la andava cercando ma gli è capitata: e lui è salito a bordo, anche con un certo entusiasmo. Come tutti noi vorremmo saper fare nei momenti cruciali della vita.

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Wikipedia riporta nella pagina dedicata al romanzo che esso “ebbe un successo immediato sia di pubblico che di critica. Si dice che il primo ministro britannico dichiarò di essere rimasto sveglio fino alle due di notte per finire di leggerla. Lo scrittore Henry James la definì perfetta come un gioco da ragazzi ben giocato” (altre parole, quelle di James, bastanti a raccontare cosa rappresenti la storia di Stevenson: un gioco preso sul serio e seriamente impostato).
La mappa, a quanto pare, esisteva veramente: la disegnò per spasso il figliastro dello scrittore (che fu poi scrittore a sua volta), durante una vacanza in famiglia nelle Highland scozzesi, nella contea di Aberdeen. Stevenson si divertì a battezzare i luoghi inventati dal ragazzo, il quale ad opera completata desiderò di poter conoscere la storia della neonata Isola del Tesoro.

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L’isola del tesoro è, in definitiva, l’isola del possibile, ed è nell’avventura per raggiungerla e poi fuggirne che consiste il vero tesoro – di quest’ultimo infatti il Jim narratore fa, nella conclusione, solo un rapido cenno mai svelando in che modo se ne servirà.

Un’opera solare, sommamente giovanile: il tesoro non è che un pretesto, e non ha poi molta importanza: quel che conta è la gioia di essere vivi […] poema della vitalità, tenero e sempre d’una esattezza, d’una lucidità allucinante: ma senza paura, e senza istrionismo. (Giorgio Manganelli)

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[…] c’era in questa storia il sapore oceanico, un esotismo fantastico più vero della realtà, per cui quell’isola non segnata su nessuna carta è più viva nei suoi ancoraggi miasmatici di qualsiasi isola del Pacifico geograficamente registrata, e quella goletta della morte naviga più stretta al vento di tutti i velieri debitamente registrati. (Piero Jahier)

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Sarà interessante provare, dopo averlo riletto, ad ascoltarne la versione radiofonica proposta da Rai Radio3 – non disponendo del relativo radiodramma recitato da Orson Welles nel 1938 (nel medesimo anno de La guerra dei mondi che tanto panico seminò)… per il quale ci potremo consolare con una bottiglia di rum (sulla cassa del morto, naturalmente)!
Al prossimo imbarco, carissimi. E non scordate di portarvi la bussola!

Nelle puntate precedenti:
> Sul mare .1: Avventura nell’artico – Arthur Conan Doyle

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Sul mare .1: Avventura nell’artico, Arthur Conan Doyle

Inauguro la prima serie di letture tematiche, dedicata al “mare d’inverno” – mare, oceano, inverno o quasi inverno, ma pure estate purché ci sia qualche burrasca e almeno un pirata nei paraggi… -, come preannunciato qui.
E parto da una mia recente conoscenza, Conan Doyle; notissimo a tutti per il canone holmesiano ma, collateralmente, autore anche di resoconti e memorie della sua vita tra balene (il libro in questione racconta appunto della spedizione di caccia alla balena alla quale partecipò nel suo ventesimo anno) e fate (avrete forse sentito parlare della sua passione per lo spiritismo e della sua fede nel paranormale, in apparente contraddizione con i dettami del suo stesso iconico personaggio. Io l’ho appreso leggendo un testo che consiglio caldamente, Il grande Houdini di Massimo Polidoro).

L’edizione UTET di C. Doyle è delle migliori: copertina rigida decorata con uno sfondo che richiama i lastroni di ghiaccio della banchisa artica, risvolti con la riproduzione di documenti d’interesse quali orari delle maree a Glasgow nel 1875, costi di materiali di cancelleria presso la Campbell nonché degli invii postali, date delle festività pubbliche… 

… al centro, un inserto di 64 pagg. patinate con la riproduzione a colori del diario di bordo personale (poiché C. Doyle tenne, in uno stile ben più asciutto, anche quello ufficiale della baleniera Hope sulla quale s’era imbarcato), con alcune illustrazioni piuttosto infantili ed una calligrafia piacevole.

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Il testo si divide in quattro parti:

  1. un’illuminante introduzione a cura di Jon Lellenberg e Daniel Stashower;
  2. il diario vero e proprio, datato 28 febbraio > 11 agosto 1880;
  3. un’ulteriore breve tranche biografica dell’autore, degli stessi curatori, dalla laurea in Medicina alla morte;
  4. gli Scritti artici di C. Doyle, i resoconti pubblicati sui quotidiani anni dopo il periodo considerato più un paio di racconti, Il capitano della Pole Star L’avventura di Black Peter.

La terza e la quarta sono, a mio avviso, le sezioni più valide.
Grazie ad esse ed alla varietà offerta dal libro il mio voto si sbilancia sul 3.5/5 ⭐⭐⭐ 

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Arthur Conan Doyle è il terzo da sinistra.

Come raccontato nella terza sezione, nonostante il modesto successo della spedizione artica, fu appunto quest’ultima a “risultare decisiva per i primi successi” letterari (tra i quali un racconto di spettri e di navi fantasma) – senza dimenticare che durante il viaggio lo scrittore non cessò mai di dedicarsi alla narrativa, né di conservare numerosi ricordi e impressioni che avrebbe poi rimaneggiato: il personaggio di Watson deve infatti la sua apparenza fisica e qualche dettaglio biografico proprio ad un membro dell’equipaggio di una nave “collega” della Hope.
Lungo tutte le pagine emerge, come il dorso di una balena che smuove piano l’acqua, il profilo di un uomo che per molti versi ha inventato un titanico Sherlock Holmes a sua immagine e somiglianza, sebbene il personaggio risulti sì freddamente analitico, ma persino più comprensivo e bonario nei riguardi di Watson, modello di ogni persona stimabile e tuttavia intellettualmente, o professionalmente, inadeguata ed insufficiente, bisognosa di una guida esperta.
Non nego che diverse volte, alle sue osservazioni non dico sprezzanti ma taglienti, avrei voluto sputargli in un occhio, prendendo le parti di marinai magari realmente incapaci, ma con i quali finivo per identificarmi. Sarà, la mia, la classica reazione di chi riconosce un proprio difetto nell’altro che gli sta di fronte? Uhm.
Lo stesso dicasi per una più generale, leggera misantropia, sempre velata ma in certi frangenti limpida:

L’erba verde sulla costa dopo quasi sei mesi senza vederla appare come una bella novità, ma le case sono ributtanti. Detesto il volgare ronzio umano e mi piacerebbe tornare sulle lastre di ghiaccio galleggianti.

<< Sul mare c’è una società
dove nessuno si intromette e la musica scroscia! >>
[Dal Pellegrinaggio del giovane Aroldo, Byron]

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Balena franca boreale, della specie cacciata dalla Hope.

Fra le cose che ho trovato più piacevoli ce ne sono due che non sorprende “pescare” in un resoconto simile, e soprattutto in un’epoca forse meno alfabetizzata (?), ma mediamente più colta: gli elenchi analitici (di esemplari catturati, dalle balene agli uccelli e pesci passando per le foche; di cifre: tonnellate di olio ricavato, guadagni, ecc.; di quote suddivise tra le varie squadre di marinai), e poi le citazioni: più riconoscibili ed esplicite quelle letterarie, più nascoste e implicite quelle bibliche.
Di queste ultime ve ne sono parecchie, ben spiegate nelle note a piè di pagina.
Mi chiedo se, invece, lo scrittore Oliver Wendell Holmes – molto apprezzato dall’autore – possa avere a che fare col cognome del suo investigatore. Sicuramente i lettori di questo blog più fedeli al segugio di Baker Street avranno sepolto una puntuale risposta in qualche loro post fra gli innumerevoli a lui dedicati; io mi limito a lanciare per aria il dubbio e lasciarlo cadere dove capita.

Un ultimo argomento rilevante che vorrei appuntare è questo: se sia o meno accettabile eticamente, doloroso per chi lo fa, uccidere degli animali.
Oh, io la metto giù semplice e dura, non mi interessa ora stare a disquisire su animalismo e dintorni; è però inevitabile, leggendo di professionisti dediti a cacciare mammiferi ed uccelli a spron battuto, farsi delle domande e cercare tra le righe le opinioni di chi scrive.
Dunque chiarisco subito: non c’è da parte di C. Doyle una cosiddetta “presa di posizione”, né a favore né contraria; non solo perché il problema era sicuramente meno sentito all’epoca, ma anche perché – e questo mi è piaciuto – in lui convivono tanto la serenità del cacciatore umano che considera legittima e sensata la sua azione, quanto occasioni di pietà, consapevoli ma circoscritte, che non danno adito a riflessioni complicate.
In altre parole, la riflessione segue l’azione e non la precede, è distesa ma priva di sofismi o sensi di colpa arbitrari. Può costituire un’utile esca per proseguirla autonomamente, ma di certo non lascia la (brutta) sensazione di volersi giustificare agli occhi di un eventuale lettore. E questo fattore, mi pare, noi “moderni” l’abbiamo un po’ perso!

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(Scheletro di) balena franca boreale.

Carnet (Marzo 2019)

Idem come prima: un punto esclamativo precede il “best of” dell’elenco.

Libri letti:
27. Entro 48 ore, Un’esperienza di downshifting tecnologico – Giovanni Ziccardi
28. Internet, controllo e libertà: trasparenza, sorveglianza e segreto nell’era tecnologica – Giovanni Ziccardi
29. Il libro digitale dei morti: memoria, lutto, eternità e oblio nell’era dei social network – Giovanni Ziccardi
!30. Altre menti – Peter Godfrey-Smith
Adoro i cefalopodi. Adoro la neurobiologia. Occorre aggiungere altro?
(Se insistete, ecco: questo Godfrey-Smith sa il fatto suo. Si prende il suo tempo, un po’ come un sub che si lasci galleggiare in acqua, ma senza allentare la tensione e l’interesse per le conclusioni che ipotizza, senza tuttavia mai mettere un punto di troppo alle proprie affermazioni. Come un polpo, insomma, che allunga il tentacolo per tastare il curioso estraneo che lo sta osservando – ma poi lo ritrae, dignitoso e tutt’altro che impaurito.

!31. Cromorama – Riccardo Falcinelli
Tanta roba.
32. Lettore, vieni a casa – Maryanne Wolf
Palle, palle, palle; noia, noia. Un riassunto di Proust e il calamaro senza valide aggiunte, se non qualche considerazione pseudo-sociale di troppo. Se ne poteva fare a meno.
33. Penelope alla guerra – Oriana Fallaci
34. L’incubo di Hill House – Shirley Jackson
La Jackson ha stile. E questo me lo sono goduto. Ma mi aspettavo uno sviluppo ed una resa diversi: mi pare manchi solidità, non tanto nel testo quanto nell’idea di fondo. Il finale arriva, chiarificatore ma fino ad un certo punto, quasi fosse disallineato con lo spirito del racconto.

Film visti:
34. Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni – Woody Allen
35. La vita di Adèle – Abdellatif Kerchiche
Nauseante; sia nell’insistenza sul sesso (che del resto è tristemente realistica), sia nella svagata e sfilacciata infelicità priva di una méta e di un indirizzo delle protagoniste.
!36. Il cielo sopra Berlino – Wim Wenders
Dio, ma chi me l’ha fatto fare di rivederlo? Forse un impulso masochista. Bello ma pesantissimo, come un castello antico che ti si sbriciola sulla testa.
37. Happy family – Gabriele Salvatores
Sconclusionato.
38. Ouija – Stiles White
Le peggio cose.
!39. The neon demon – Nicholas Winding Refn
WOAH!
!40. The conjuring – James Wan
Doppio WOAH!
@ Supersize me – Morgan Spurlock [documentario]
!41. Suspiria – Dario Argento
Non ho mai amato Argento, ma questo spacca. Mi è venuta voglia di vedermi il remake di Guadagnino, ma quando, oh quando mi riuscirà?
42. The conjuring 2, Il caso Enfield – James Wan
Ben fatto, ma non all’altezza del primo. Per una storia “globale” come questa, in cui tutto è detto al primo atto, la serialità sarebbe da evitare.
43. Sliding doors – Peter Howitt
44. River wild, Il fiume della paura – Curtis Hanson
45. Oscure presenze – Kevin Greutert
!46. Il diritto di uccidere – Gavin Hood
Sgancio il missile o non lo sgancio? Uccido una bambina o rischio che vengano uccisi bambini a centinaia? La solfa è sempre quella, ma la variazione sul tema a mio parere è riuscita ottimamente. E non lascia feriti sul terreno.
Detto questo, che gioia rivedere Rickman ogni volta che posso

!47. Arrietty e il mondo sotto il pavimento – Hayao Miyazaki
48. Il mio vicino Totoro – Hayao Miyazaki