Playlist .5: Ready to go

Oggi ho scritto un pezzettino della mia storia.
Perché è la mia, e non lascio che siano altri, su basi discutibili, a farla per me.

Poi sono uscita a camminare, ho inaugurato la stagione.
Digiunare mi sta asciugando e rinvigorendo: sono andata alla grande.

Al ritorno, ho controllato i liquidi dell’auto (tutti da rabboccare tranne l’olio),
poi l’ho portata a nanna in garage e le ho dato, come sempre, un bacino sul clacson.

Vi lascio l’intera colonna sonora di una giornata perfetta.

  • Ready to go – Republica

  • Higher ground – Red Hot Chili Peppers

  • Call me – Blondie

  • Libre – Alvaro Soler feat. Emma

  • Physical – Dua Lipa

  • Ragazzo di strada – I Corvi

  • Clandestino – I Ratti della Sabina

  • Viceversa – Francesco Gabbani

  • Jet lag – Joss Stone

  • Da abbinare con un mondo grigio – Dutch Nazari

  • Two princes – Spin Doctors

  • Alè alè – Giorgio Canali

  • Buongiorno Italia – Jesto

  • Homecoming – Kanye West feat. Chris Martin

  • Stelle marine – Le luci della centrale elettrica

  • Dov’è – Le Vibrazioni

  • Rapide – Mahmood

  • Rise – Katy Perry

  • Eden – Rancore feat. Dardust

  • Things I’ve seen – Spooks

  • Mori Araj Sun – Atif Aslam, Faiz Ahmed Faiz

  • Siente – The Cat Empire

Playlist .3: Ludi circenses

Siòre e siòri, oggi in mensa distribuiamo pane per i derelitti, gli afflitti, i sognatori e gli aspiranti domatori di belve (a due gambe), per i buffoni e gli sfigati von di ganze velt.
Si serva chi vuole di atmosfere ludiche, malinconiche e selvagge; in un saliscendi di umoralità. 
Ogni accostamento inconsueto è da imputarsi interamente alla sottoscritta – ma guai a sviarlo: la trama del senso potrebbe imbizzarrirsi e calpestare l’incauto ascoltatore…
… Celia chiede, la Provvidenza esegue: a proposito di circo, andateci solo se non ci sono animali. Bastano le bestie a due zampe – e senza ali – a dare i numeri.
Oppure fatevi un giro a nutrire i cacatua ❤

  • Dead Man (Movie Theme) – Neil Young
  • Tela di ragno – Gianmaria Testa
  • My name is Carnival – Jackson C. Frank
  • La leggenda del collezionista – Angelo Branduardi
  • Acqua dalla luna – Claudio Baglioni (testo)
  • Circus – MezzoSangue
  • In a valley of violence (Opening Titles) – Jeff Grace
  • Sangue – MezzoSangue
  • La testimonianza dello psicoterapeuta – Resho prod. Hakeem
  • Rock & Roll (Parte II) – Gary Glitter
  • Circobirò – I Ratti della Sabina
  • Il funambolo – I Ratti della Sabina
  • Radici – I Ratti della Sabina
  • L’apprendista stregone – Angelo Branduardi 
  • Opinioni di un clown – Andrea Mirò
  • Child in Time – Deep Purple
  • Temptation Rag – Claude Bolling
  • Deboli di cuore – Andrea Mirò

 

Lavoro .1: Ufficio di scollocamento, Perotti / Ermani

Ottimo come pamphlet, perché secco e gnecco, cioè senza fronzoli diretto e impietoso e terra terra, il libro di Simone Perotti (quello di Adesso basta!, quello che va in barca) e di Paolo Ermani (che invece va in montagna) come saggio non reggerebbe.
Non sto dicendo che un saggio sia più serio e rispettabile di un pamphlet, dico però che in quanto tale l’esortazione dei due autori a riconsiderare (senza forzature o idealismi, questo il suo maggior pregio) la struttura socio-economica in cui siamo tutti infilati volenti o nolenti, e che sta crollando, può funzionare e aver qualcosa da dire quasi soltanto a chi già sia della partita.

Parlando di persone che vogliono uscire dal “sistema”, si scrive: Chi ne ha davvero abbastanza non è solo arrabbiato, è anche arrabbiato, perché sono proprie dell’agire determinato la calma e la concentrazione, l’assiduità e la focalizzazione, e l’onestà verso se stessi. Tutte qualità che lasciano poco spazio all’urlo.
Chi ci sta provando lo sa bene, con buona pace degli Scettici e degli Odiatori Uniti.
Chi ci sta provando è una persona come tutte le altre, potenzialmente antipatica e con le proprie fissazioni, che tuttavia in genere non fa pesare sugli altri – com’è invece abitudine di chi sputa veleno per professione. Potete non seguire i nostri blog, sbuffare incrociandoli, ma se ci inseguite pur di commentare acidamente ogni nostra piccola scelta, forse così indifferenti e sereni nelle vostre vite prestampate non siete.

[…] il disagio e il bisogno di spezzare la catena, di fermarsi, di disoccuparsi dalla posizione esistenziale, sociale, economica e lavorativa nella quale siamo collocati in modo coatto e alienato, e che ora mostra anche i suoi esiti fallimentari.
Nonostante quanto detto sopra e nonostante io stessa aderisca all’imperativo di decostruire le modalità di sopravvivenza, in primis lavorative, di cui ci avvaliamo (senza tuttavia destrutturare, che è altra cosa: una struttura, magari differente ma solida, ci vuole per campare), nonostante questo l’idea di “scollocarmi”, di operare un downshifting in campo professionale, di disertare i colloqui con i selezionatori, inutili quanto malsani, e dedicarmi piuttosto a procurarmi direttamente del cibo saltando il maggior numero possibile di intermediari, mi ha sempre toccata in modo laterale.
Nel senso che quando ho compiuto determinate scelte non è stato in un’ottica consapevole di ripensamento dell’intero sistema-lavoro: mi sono sfilata, ad esempio, da un destino che prevedeva università + impiego come infermiera vita natural durante per sfinimento e terrore, ma ancora auspicando di trovare un altro lavoro simile, con una qualifica inferiore che già avevo, alle medesime condizioni (contratto, ferie, contributi, anzianità, trascinarsi avanti così e ancora e ancora…).
Oggi so che non mi sarà possibile perseguire la vecchia strada, ancorché con fatica – ne sono proprio esclusa. Scelgo perciò di scollocarmi, ma a posteriori, avendoci messo anni a comprenderlo.

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Se lo scollocato non ha soldi si astiene dal consumare e non ne fa un dramma né si rivolge alle banche, agli strozzini o alle mafie. Riduce movimenti e bisogni, ma non è triste per questo. Semmai se ne compiace, esaltando la propria libertà.
Lo scollocato pensa che si possa fare molto di più con molto meno, che ci siano mille cose da autoprodurre, e che è molto divertente imparare a farlo.

Lo scollocato non si annoia. Cammina molto, riprende a stancarsi fisicamente, e così facendo forse si scolloca anche dalle malattie di quest’epoca insana, evita il diabete e l’obesità, combatte con l’azione i trigliceridi e il colesterolo.
[…] Lo scollocato spera, ma lo fa perché ha fondati motivi di successo, perché pensa, progetta e agisce, perché sa di avere molte doti e le usa.
Lo scollocato un giorno si è detto: “Ma tutta questa fatica, tutta quest’ansia, non varrebbero una vita migliore?”. E allora si è alzato dalla sala d’aspetto dell’ennesimo colloquio di lavoro, ha oltrepassato la porta senza una parola, è uscito all’aperto. E ha ricominciato a vivere.

Te Deum (Luglio 2019)

Al termine di questo mese voglio ringraziare il Signore per:

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Foto di repertorio (2018).

 

  • il blog (questo), i blog (i miei passati), i blog (quelli che leggo, al momento corrente arrivati a 62), e soprattutto i blogger!;
  • il ventilatore e la pala da soffitto. Santa Madre. Toglietemi tutto, ma non il ventilatore e la pala;
  • i frutti della passione e gli zingari felici… (vedi qui);
  • Humphrey Bogart. Sul mio fustino del detersivo. Proprio lui:

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  • le notti (soprattutto le estivissime notti horror televisive) in cui resto alzata a lungo. Non dovrei approfittarne tanto, ma Tu mi conosci;
  • gli amici che non si stancano di invitarmi a raggiungerli. Sono una frana ed una scansafatiche, ma dovessero passare anni, non me ne dimentico.
    Né mi dimentico l’aiuto extra che mi stanno dando.

La donna che cammina

E’ estate, quell’estate che ti scioglie addosso tutte le sòme della tua esistenza precedente e ti lascia lì stordito come un bambino che da ore rincorre farfalle, e non sa più né che ora è né quanto si è allontanato da casa.
Esco a passo molto lento – ieri sera mi sono probabilmente stirata un muscolo riordinando – e raggiungo la sede dell’associazione che mi sta garantendo le tessere-spesa con le quali procacciarmi le proteine che mi servono.
Prima di mettermi sulla rotta per la biblioteca mi fermo vicino ad una siepe carica di frutti della passione maturi, e non raccolti, che spiovono sulla strada: e mi sembra di tornare piccola, trasportata sul portapacchi della bici da mia mamma, per andare a rubare (rubare è più divertente che raccogliere soltanto, e in famiglia abbiamo una onorata tradizione di ladrocinio) la frutta dalle piante che allargano i loro rami a farci ombra.
Passa una donna, di probabile etnia zingara, una stravolta che ho già incrociato due volte e sicuramente sta andando a sua volta a ritirare la tessera – promemoria: andarci presto, appena aprono, e cambiare strada. Lei l’ho vista sulla pedonale nell’ultima occasione, con la sua andatura da sfiancata, i vestiti stracci e la voce che è uno strepito; e alla stazione degli autobus in città in quella precedente, la prima: m’aveva atterrito, ubriaca marcia e sguaiata com’era.
Ora si ferma, insieme ad un altro abitante dei caseggiati popolari vicini, e mi chiede.
Cosa sto raccogliendo, se si mangia, davvero si mangia?, e com’è.
Confermo, offro, spiego: non accenno al fatto che non è “roba mia”, che in verità è roba di tutti, e ricevo un grazie e un buona giornata dai toni fanciulleschi. Di niente, salve.
Finisco di destreggiarmi tra i bellissimi fiori, attorniati da api, e di levare dal picciolo le biglie arancioni; pregusto l’asprigno e la nota dolce.

E’ estate, un’estate che ti scioglie addosso le pene.
Anche oggi ho fatto molto poco, anche oggi però sono stata felice.

Playlist .2: Flow estivo

Per sfruttare al meglio il momento di grazia – pausa dall’estate torrida con clima favorevole alle camminate – mi sono costruita una nuova mini-playlist.
Stavolta, contrariamente alle mie attitudini, piuttosto omogenea e composta esclusivamente da canzoni ben ritmate.
Il flow durerà poco, ma intanto lo cavalco.
A prescindere dai gusti, la dedico a Wwayne, che di musica è sempre assetato 🙂 E anche se sembra un tenerone, in realtà è un tamarro dentro.

trasferimento (7)

  1. Jambo buana: Takagi & Ketra, OMI, Giusy Ferreri

  2. Amore e capoeira: Takagi & Ketra feat. Giusy Ferreri, Sean Kingston

  3. Con calma: Daddy Yankee feat. Snow

  4. The creeps: Camille Jones

  5. Attention: Charlie Puth

  6. Another day of sun: La la land Original Soundtrack

  7. Margarita: Elodie e Marracash

  8. Dall’alba al tramonto: Ermal Meta

  9. Love runs out: One Republic

  10. Steppa russa: Resho

Passi di corsa col ♡ che pompa.

Complici il clima assai clemente degli ultimi giorni, le (ri)letture in odor di decluttering e la buona riuscita di alcune pratiche che ho in corso; negli ultimi due giorni il mio corpo si è risvegliato come farà con maggior costanza in autunno – ed ha avuto un’esplosione di carica energetica che non mi aspettavo.
C’è stata la lenta otto chilometri (ci ho messo un’ora e tre quarti) obbligata, poiché fino a lunedì non ho l’auto: un azzardo, una scommessa con me stessa; dal centro commerciale a casa. Faccio quel percorso spessissimo, conosco a memoria edifici campi e curve, ma a piedi il mondo acquista in dettaglio e nitidezza.
Poi il turno notturno di otto ore (ancora otto), una notte passata in bianco prima per difficoltà a prender sonno, poi per scelta. Otto ore e cinquanta litri di rifiuti di vario tipo raccolti. Ho svuotato e ricomposto scaffali, cassetti, ripiani; ho rivisto una vita negli oggetti scartati e manipolato, a volte accarezzato gli oggetti di una vita.
In moltissimi casi oggetti del tutto comuni.

Mi appresto ora, un po’ per praticità (c’è altrimenti il rischio che domattina manchi un appuntamento importante) e un po’ per desiderio non ancora saziato, a ripetere la traversata in solitario del sonno del mondo.
Mi sostiene un guizzo di vitalità che di recente s’è appannata.
Finché dura, fa verdura; disse un saggio.