Novecento .3: CasaPound Italia, Elia Rosati

Scherzi e giochi dialettici a parte, vorrei invitare i miei lettori a non lasciarsi ingannare o infastidire dall’oggetto del post, e a proseguire: non è un’apologia di Cp, e può essere tanto più interessante per chi non l’approva. Se tenete duro, in fondo c’è una sorpresina per voi 🙂

Il libro

Un altro buon libro d’inchiesta, dal taglio ben diverso da quello di Dentro e fuori Casapound – ricco di storie, di storia e di informazioni – ottimamente strutturato, adeguatamente approfondito (cosa davvero rara) e ben scritto, è quello di Elia Rosati con prefazione di Marco Cuzzi, dal titolo Casapound Italia – Fascisti del terzo millennio.
Pubblicato da Mimesis nella collana Passato Prossimo lo scorso anno, con una seconda edizione all’attivo già nel 2018, è il più aggiornato e meticoloso ritratto della formazione di destra radicale – così preferisco chiamarla, anziché “estrema” -, definizione che tuttavia sarebbe problematico condividere con il movimento stesso: dacché non solo esso è refrattario a darsi una connotazione sull’asse classico destra-sinistra, ma ha incorporato tra i propri “numi tutelari” figure tradizionalmente allineate altrimenti (Guevara, Gramsci, De André), ha sostenuto un lungo programma di confronto (quanto sincero oppure mediatico è cosa che ognuno deve stabilire da sé) con esponenti pubblici di partiti, associazioni ed idee distanti se non avverse (dalla Concia a Mentana), aderisce ad una visione trasversale di ribellismo.
Tant’è vero che, fra le aggettivazioni più frequenti e caratterizzanti del fenomeno – e delle sue azioni più note, come l’occupazione abusiva a scopo abitativo – vi è la locuzione “non conforme“.

Cp Flag

Sono questa ed altre modalità di auto-rappresentazione pubblica ed interna (non sempre le due cose coincidono, e se questo è vero in qualche misura per ogni organizzazione umana, nel caso di Cpi lo è particolarmente e scientemente) che Rosati sviscera per esporre al lettore – a vario titolo interessato o soltanto curioso – la natura e gli scopi del movimento-partito (impossibile scindere i due livelli di azione).
Incluse, e non sono poche, le diramazioni dello stesso in ambito socio-culturale, attraverso apposite associazioni collaterali (vi siete mai imbattuti, camminando per la strada, in adesivi accattivanti ma che non sapete dire a chi facciano capo? Se avete visto un adesivo de La foresta che avanza, sappiate che si tratta dell’associazione ambientalista di Cpi. Fuori da Eurospin un gruppo di ragazzi, sotto l’insegna de La salamandra, vi ha chiesto se vi va di donare qualcosa per i pacchi alimentari destinati a famiglie povere? Erano di Cpi. O magari, gli stessi, li avete incrociati nei reparti pediatrici degli ospedali – più raro, certo, perché è dura che l’iniziativa sia ben accetta – a regalare uova pasquali. Oppure potreste avere figli in un liceo, nel quale è stato eletto come rappresentante degli studenti qualcuno del Blocco Studentesco: è di Cpi. Fateci caso).
Voglio qui citare almeno un’altra caratteristica indagata nel testo, cioè la partecipazione (e l’arruolamento) giovanili a CasaPound; entrambi forti. Non solo si vuole creare una nutrita base, e crescere i militanti anziché limitarsi ad acquisirli, ma si vuole anche incarnare in tal modo uno dei princìpi-guida nella dottrina di Cpi, ossia il vitalismo. E’ stato, questo, uno dei fattori più dirimenti che mi hanno indotta a lasciare: vitalismo e giovanilismo non sono davvero nelle mie corde, grazie.

Osservazioni personali

Prendo spunto dalle Faq disponibili sul sito e in cartaceo per offrire qualche spunto su ciò che ho incontrato frequentando Cp per alcuni mesi, nel 2018.
CPI è un movimento xenofobo?
Sì. Si tratti di odio (che io non ho mai visto, onestamente) o di avversione (propendo decisamente per quest’ultima), in ogni caso affermare che non vi sia pregiudizio verso lo straniero ed il diverso in Cp è inesatto.
Personalmente non sono mai incappata in atti di violenza (fisica o verbale), né li ho subodorati, nemmeno ho riscontrato razzismo inteso come convinzione della superiorità di una razza su altre (e non è poco), ma neppure c’è obbiettività sul tema: molti non si limitano a sposare politiche che distinguano e diversifichino i diritti di italiani e stranieri, sulla base di idee opinabili ma legittime (e che io stessa in gran parte condivido), riaffermando l’amore per le proprie appartenenze nel rispetto di quelle altrui; perché il loro identitarismo sfocia nel rifiuto di ciò che è estraneo al gruppo in quanto estraneo, non in quanto singolarmente (e concretamente) deleterio o dannoso.
CPI è un movimento di estrazione confessionale o religiosa?
Confermo: no. Purtroppo questo non significa che la fede sia ben vista e ben accetta, in un’ottica di laica inclusione: Cp non è atea per statuto, ma neppure è equidistante dalla religione, è connotata spiritualmente in modo lasco, non si aggrega né professa nulla, e tuttavia ha un orientamento forte. Un orientamento implicitamente anticristiano.
Non crediate però che Forza Nuova, ufficialmente “crociata”, sia diversa: lo è nelle forme e nelle convinzioni, lo è perché si crede in tutta onestà una forza di ispirazione (tra le altre cose) cristiana, ma di fatto non lo è. Non vi è ombra di carità cristiana nelle sue affermazioni ed azioni, vi è solidarismo, che è diverso. Allo stesso modo, è antisemita, ma guardandosi allo specchio trova, in buona fede, di non esserlo affatto: ossia è caotica, ma anche riconoscibile e gestibile, nella sua inconsapevolezza di sé. Ma tornando a Cp:
CPI è un movimento antisemita? (domanda presente qui)
No, per come l’ho conosciuto io. Ma potrebbe facilmente appoggiare idee e partiti diversi, antisemiti, all’occorrenza; dal momento che è incline al revisionismo storico ed al giustificazionismo in merito alla seconda guerra mondiale.

Toh, guarda… mi sono usciti tre sassolini dalla scarpa…
… per chiudere questo ameno capitolo, mi piace farvi fare conoscenza con due nuovi amici che mi sono fatta a maggio 2018, mentre con i camerata (rigorosamente invariabile al plurale!) bonificavamo le paludi italiche ripulivamo i rospi di un laghetto dove dei criminali avevano sversato scarti industriali 😡 Ora nessuno potrà più negare che il fascismo ha fatto anche cose buone… (scusate, non ho resistito! 🤣)
Loro sono Umberto (sx) e Martino (dx), da me battezzati:

.
Vedi anche:
Esplorando la galassia nera, a cura di Patria Indipendente; reportage sulla diffusione delle pagine e dei profili neofascisti su Facebook;
&
questo commento ad un articolo della rivista Il Mulino, sul “fascismo mediagenico” – che mi trova d’accordo solo a metà, ma è rivelatore di molte cose.
.
Nelle puntate precedenti:
Novecento .1: Il fascismo, macchina imperfetta
> Novecento .2: L’Ur-Fascismo di Eco

Nè di Apollo né di Paolo

Leggendo questo articolo di Lugaresi, ieri, mi è tornata alla mente una riflessione che ho ripreso più volte negli ultimi tempi. Un’idea molto semplice, in effetti: se è vero, come viene scritto (credo) da san Paolo in una delle sue lettere alle comunità, che i credenti non debbono più dividersi tra chi è stato catechizzato da Paolo piuttosto che da Apollo (con tutte le caratteristiche e le specificità dei vari casi), ma debbono dirsi unicamente “di Cristo” a prescindere dalle particolarità; è anche vero che noi diciamo appunto d’essere fratelli in Cristo.
In Cristo, non in un generico dio, che generico rimane anche se definito “unico”, e che non è affatto il medesimo nei tre monoteismi.
L’assolutizzazione del concetto di carità a chi è nel bisogno (che va correttamente intesa sia dal punto di vista teologico sia da quello laico sociale, come ho provato a dire in questo post e come ha ribadito, ancora una volta, la Miriano); il fraintendimento che confonde l’amore al prossimo (qualunque prossimo!) con un divieto a denunciarne l’errore – un errore che può costar la vita, se è vero come noi crediamo che solo in Cristo c’è vera vita -; finiscono per demonizzare qualunque distinguo, qualunque tentativo di parlare di verità onde non gettar la carità ai porci.
Così il rispetto dovuto ad un musulmano non in quanto tale, ma in quanto uomo, diventa costrizione a non mettere in discussione nulla del suo credo, anzi a considerarlo di pari se non maggior valore di quanto caratterizza chi vi abbia a che fare. Ho detto musulmano, ma potevo scegliere una qualsiasi delle moderne categorie di martiri dell’oscurantismo e del tradizionalismo.
Banale finché si voglia, ma ecco la ragione del grande fastidio di molti di fronte ai Krajewski quotidiani: una solidarietà senza verità, senza giustizia (che va ben oltre la legalità…), senza dunque Cristo, è una minestra sciapa che nessuno potendosi permettere di meglio si sognerebbe di mandar giù.
Per misera che io possa essere come cristiana, un minimo di cognizione credo d’averla. E dopo aver bevuto sincretismo a fiumi ed averlo superato, non mi va certo di imbattermi ogni singolo giorno in notizie di “avvicinamenti” e dichiarazioni di “ammirazione” per religioni, o culture, distanti se non avverse a quella di cui sono impastata. Dopo aver bevuto (cercando, lo ammetto, di sputarlo ogni volta) l’amaro calice nella vita, d’assistere a pietismi da quattro soldi (o erano trenta denari?) non ho voglia.

Lo stesso amore

Il nuovo spot pubblicitario dedicato all’8×1000 alla Chiesa Cattolica, trasmesso poco fa sul primo canale Rai, recita così:

“[…] C’è un paese dove per entrare basta essere umani.
C’è un paese che offre a una giovane mamma emigrata,
e a una giovane mamma italiana, lo stesso amore”.

Mi corre l’obbligo di precisare che un simile messaggio non corrisponde, ahinoi, alla dottrina della Chiesa; o se preferite un’espressione più elementare e chiara: altera (per non dire stravolge) l’insegnamento cristiano e lo piega ad una propaganda politica che gli è estranea.
Nello specifico:

1. Il cristiano è non solo libero di, ma anche tenuto a occuparsi di politica – in senso lato e pure stretto: del vivere civile sempre e, se necessario e desiderato, dell’azione diretta e personale in tale ambito. Non entro nel discorso delle presunte ingerenze della Chiesa negli affari di Stato, che reputo insensato.
Detto ciò, la partecipazione del singolo alla vita civile implica che ciascuno confronti quanto il proprio stato gli richiede ed impone, con quanto è invece richiesto da una vita di fede conforme al Vangelo. Implica altresì che le esigenze del Vangelo, quando non conciliabili con quelle del potere temporale, prevalgano su queste ultime.
Ma – nota bene – casi di questo tipo sono molto meno frequenti di quanto si possa immaginare, per quanto mi consta. Sono insomma eccezioni: in linea generale, vale e funziona egregiamente il Date a Cesare quel che è di Cesare. E no, non si intende con ciò il mero pagare le tasse, ma piuttosto il riconoscere l’operato dello stato come necessario e legittimo, non contrario di per sé ai dettami religiosi.
Non siamo del mondo ma siamo nel mondo: ed esso ha le proprie norme. Rifiutarle in blocco come inutili o ingiuste è spiritualismo da quattro soldi – non cristiano.
Di conseguenza, confondendo (volutamente?) il piano caritatevole con quello legale, un’affermazione nella quale si sottintende che nessuno può essere escluso lecitamente dal godimento di determinati benefici pubblici (e se lo è, Stato cattivo, intervengono i volontari buoni a sistemare le cose) è un’ingannevole moneta falsa (cfr. CCC 2242):

Art. 2242 CCC

2. La carità di Cristo è rivolta a tutti gli uomini, anche a coloro che la rifiutano e la negano. Ma la carità di Cristo non è assimilabile all’amore umano.
Ribadisce l’uguale dignità di ogni creatura, anche la più odiosa e sozza, davanti a Lui – non stabilisce pari diritti, pari opportunità, nulla di dovuto. Richiede anzi, per poter agire in noi, che noi “si vada e non si pecchi più”: presuppone di rinunciare non tanto ai beni materiali (asilo politico e cittadinanza compresi…) in sé, quanto alla pretesa che qualcosa, qualsivoglia cosa questo mondo offra, anche la più banale, la più misera, la più necessaria al sostentamento ci spetti al di là di ogni dubbio – ad ogni costo.
Certo è una condizione pesante.
Non a caso senza la Sua grazia sarebbe impensabile anche muovere un passo in tal senso.
E’, però, un dato che sconfessa la pretesa (appunto) che ogni emigrante – a prescindere dalla situazione in cui versa, dalla correttezza con la quale avanza una domanda d’asilo, e dall’effettiva possibilità dello stato potenziale ospite di farsene carico – sia da accogliere in quanto bisognoso, per non tradire altrimenti il Vangelo (cfr. CCC 2241):

Art. 2241 CCC

3. Collateralmente, vale la pena ricordare che i “poveri” evangelici non sono – non soltanto e non necessariamente – i poveri vestiti di stracci e sbarcati da un gommone. Si legga, ad esempio, Lugaresi: I, II, III.