Carnet (Ottobre 2019)

Libri

99. La vera storia del pirata Long john Silver – Björn Larsson [5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
100. L’ultima avventura del pirata Long John Silver – Björn Larsson [2.5/5 ⭐ ⭐ ]
E’ la “coda” del romanzo precedente, una storiella di poche pagine in tono con il resto, ma del tutto superflua e priva di tensione – inoltre la traduzione ha apportato delle modifiche incomprensibili, che l’annacquano ancora di più. L’unico dettaglio significativo lo si poteva inserire, a mio avviso, ne “La vera storia”.
101. Possiamo salvare il mondo, prima di cena
– Jonathan Safran Foer 
[4/5⭐⭐⭐⭐]
>> Storie in un guscio – Flora Giordano [interrotto]
Le vite degli altri in un palazzo residenziale, non lontano dalla costa, a Napoli. L’autrice si è da tempo trasferita a Brescia ed ha pubblicato questo libro con l’editore Marco Serra Tarantola. Stile semplice ma curato, vicende e prospettiva dal sapore un po’ datato.
102. Moby Dick – Hermann Melville [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
103. Il fascismo eterno – Umberto Eco [3.5/5 ⭐⭐⭐ ]
104. CasaPound Italia, Fascisti del terzo millennio – Elia Rosati [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
105. Ufficio di scollocamento – Simone Perotti, Paolo Ermani [3.5/5 ⭐⭐⭐ ]
106. Lavorare gratis, lavorare tutti – Domenico De Masi
[4.5/5 ⭐⭐⭐⭐]
>> Una cosa divertente che non farò mai più – David Foster Wallace
(audiolibro letto da Giuseppe Battiston)
[3.5/5⭐⭐⭐
Ascoltato durante i pasti, interrompibile di frequente senza penalizzarne la comprensione – avevo voglia di un audiolibro ma non ancora di un romanzo, così ho provato a ri”leggere” il mio ultimo DFW. Battiston se la cava, ha le intonazioni giuste e fa le pause giuste, eppure personalmente non mi ha convinto. Non so se è il suo stile, la sua voce oppure il testo in sé, che non è forse il più adatto a farsi tradurre in audio.
>> Acque del nord – Ian McGuire

Film

148. Unfriended – Levan Gabriadze [2.5/5 ⭐⭐]
Forse per dei ragazzi non è un problema seguire un intero film attraverso non uno, ma una decina e rotti monitor che si accavallano e “fanno cose” contemporaneamente: dicono sia la loro, anzi la nostra, quotidianità ormai. A me però ha dato il mal di testa, al di là della storia che sotto il profilo horror non ha davvero niente da dire. Tutto sommato, meglio qualcosa altrettanto ovvio e più tradizionale, ma “umano”, come Friend request (di cui ho detto qualcosa il mese scorso).
Nota positiva: il tema del bullismo è trattato, seppure di striscio come pretesto, in modo crudo e senza sconti o indorature.

149. Insidious 2: Oltre i confini del male – James Wan [2/5 ⭐⭐]
150. Spy – Paul Feig [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
151. Nella Valle di Elah – Paul Haggis [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
152. Southbound [2.5/5 ⭐⭐]
– Radio Silence, Roxanne Benjamin, David Bruckner, Patrick Horvath
153. Monolith – Ivan Silvestrini [3.5/5 ⭐⭐⭐]
Guardabile, niente di più. Poteva avere molto da dire – tra senso di inadeguatezza materno, crisi di coppia, tecnologie futuristiche che ti fottono il cervello, il ruolo del caso, i bilanci di vita… – ma si ferma troppi passi indietro.
154. La casa dei fantasmi – William Castle [2.5/5 ⭐⭐]
155. Deep rising, Presenze dal profondo – Stephen Sommers [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
Spettacolare. Una parodia del genere che non si fa mancare niente (pirati attaccano nave fantasma infestata da mostri marini preistorici ecc.), piena di sparatorie, torrenti d’acqua che allagano corridoi, esplosioni e amenità varie. L’unico guaio è che, come spesso accade in Italia, quella che è una commedia (e lo si coglie da subito guardandola) viene passata come un horror-thriller: vuoi per ignoranza perché chi sceglie tagline e simili manco se lo vede, vuoi perché fa più cassa; comunque voi non fatevi fuorviare e godetevi una serie Z da urlo 🙂
156. Chi è senza colpa – Michaël R. Roskam [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
Rivisto, perché il mese scorso o quello prima, quando l’han passato su RaiTre, a metà serata ero morta di sonno. E lo rivedrei subito domattina. E poi quella dopo ancora… a chi basta mai Tom Hardy? (Pure Noomi Rapace, occhéi, ma mica così tanto).
157. Halloween – John Carpenter [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
Porta benissimo i suoi anni. E ha da dire qualcosa, ancora.
158. La mummia – Alex Kurtzman [2.5/5 ⭐⭐]
Pallosa la prima parte, si risveglia nella seconda – ma non basta. Tutto già visto.
159. Venerdì 13 – Sean S. Cunningham [1/5 ⭐]
Ma che cazzèta (leggasi alla barese).
160. Bangla – Phaim Bhuiyan [2/5 ⭐ ⭐ ⭐]
Un’opera prima ben fatta. Niente di esaltante. Frase memorabile:
Sai perché mi piace la street art?
Perché si prende tutto in faccia, il vento, la pioggia… e poi invecchia, come noi“.
161. Joker – Todd Phillips [cinema!]
Pensierini sfusi: qui & qui & qui.
162. I ragazzi del Reich – Dennis Gansel [4/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
163. Pronti a morire – Sam Raimi [3.5/5 ⭐ ⭐ ⭐]
Raimi è uno sclerato, per questo ci piace. DiCaprio così candido e giovane è ‘na botta allo sterno – davvero adesso ho il doppio degli anni di quando ho visto questo film la prima volta? Argh.
164. The company men – John Wells [3/5 ⭐ ⭐ ⭐]
165. Stoker – Park Chan-wook
[5/5 ⭐ ⭐ ⭐⭐ ⭐ ] 
Una madre vedova, una figlia orfana, un misterioso zio – l’ambiguamente sexy Matthew Goode – che compare puntualissimo in occasione delle esequie del fratello. Potrebbe anche bastare, ma a questo aggiunge anche il piacere di vedere la Kidman detronizzata e la Wasikoska che si scrolla di dosso la pelle di quella orrenda ed antipaticissima Alice. E l’impianto tra il favolistico, privo di orpelli, ed il racconto di formazione si tiene in perfetto equilibrio. Una vera chicca.
166. Severance, Tagli al personale – Christopher Smith [2.5 ⭐⭐]
167. ABCs of death (1 & 2) – AA. VV. – 
Un sentito grazie ad Andreaklanza di Malastrana VHS che mi ha soccorso fornendomi queste due antologie di corti horror.

Serie Tv

∞ Dexter (terza stagione) [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
Una stagione in lieve calo, con l’ingresso (e la dipartita…) di Miguel, personaggio curioso e a suo modo stimolante, perché caotico, ma un po’ forzatino come in verità tutte le novità di questo giro.
Sempre valida, comunque, e ancora importante e impressionante la mimica facciale di Michael C. Hall – adoro.
Noto con malcelato piacere che egli è maniaco delle liste (vedi quella con i pro e contro dell’avere un figlio, e quella della spesa in rigoroso ordine alfabetico!), e che per giunta mangia i biscotti come me: in una scena prende un Oreo e invece di cacciarselo in bocca così com’è, divide le due cialde e lecca prima la crema. Ho già scritto che lo adoro?

Musica

Joker Original Soundtrack [4.5/5 ⭐⭐⭐⭐]
∞ MezzoSangue [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
Sto ascoltando qualche pezzo scelto del tutto a sentimento su YouTube: è da approfondire, e lo merita; tanto il sound che le liriche sono curati e buoni. Mi piace la voce pastosa (ma intelligibile) e la scelta di limitarsi, spesso, ad uno strumento singolo – per esempio la chitarra in Circus – quale accompagnamento privo di sbalzi di tensione o di ritmo, un balsamo calmante. Limitatamente a quanto ho ascoltato sinora, ho trovato che abbia una tendenza malinconica spiccata. Per la scoperta, thanx 2 Joker.

Novecento .3: CasaPound Italia, Elia Rosati

Scherzi e giochi dialettici a parte, vorrei invitare i miei lettori a non lasciarsi ingannare o infastidire dall’oggetto del post, e a proseguire: non è un’apologia di Cp, e può essere tanto più interessante per chi non l’approva. Se tenete duro, in fondo c’è una sorpresina per voi 🙂

Il libro

Un altro buon libro d’inchiesta, dal taglio ben diverso da quello di Dentro e fuori Casapound – ricco di storie, di storia e di informazioni – ottimamente strutturato, adeguatamente approfondito (cosa davvero rara) e ben scritto, è quello di Elia Rosati con prefazione di Marco Cuzzi, dal titolo Casapound Italia – Fascisti del terzo millennio.
Pubblicato da Mimesis nella collana Passato Prossimo lo scorso anno, con una seconda edizione all’attivo già nel 2018, è il più aggiornato e meticoloso ritratto della formazione di destra radicale – così preferisco chiamarla, anziché “estrema” -, definizione che tuttavia sarebbe problematico condividere con il movimento stesso: dacché non solo esso è refrattario a darsi una connotazione sull’asse classico destra-sinistra, ma ha incorporato tra i propri “numi tutelari” figure tradizionalmente allineate altrimenti (Guevara, Gramsci, De André), ha sostenuto un lungo programma di confronto (quanto sincero oppure mediatico è cosa che ognuno deve stabilire da sé) con esponenti pubblici di partiti, associazioni ed idee distanti se non avverse (dalla Concia a Mentana), aderisce ad una visione trasversale di ribellismo.
Tant’è vero che, fra le aggettivazioni più frequenti e caratterizzanti del fenomeno – e delle sue azioni più note, come l’occupazione abusiva a scopo abitativo – vi è la locuzione “non conforme“.

Cp Flag

Sono questa ed altre modalità di auto-rappresentazione pubblica ed interna (non sempre le due cose coincidono, e se questo è vero in qualche misura per ogni organizzazione umana, nel caso di Cpi lo è particolarmente e scientemente) che Rosati sviscera per esporre al lettore – a vario titolo interessato o soltanto curioso – la natura e gli scopi del movimento-partito (impossibile scindere i due livelli di azione).
Incluse, e non sono poche, le diramazioni dello stesso in ambito socio-culturale, attraverso apposite associazioni collaterali (vi siete mai imbattuti, camminando per la strada, in adesivi accattivanti ma che non sapete dire a chi facciano capo? Se avete visto un adesivo de La foresta che avanza, sappiate che si tratta dell’associazione ambientalista di Cpi. Fuori da Eurospin un gruppo di ragazzi, sotto l’insegna de La salamandra, vi ha chiesto se vi va di donare qualcosa per i pacchi alimentari destinati a famiglie povere? Erano di Cpi. O magari, gli stessi, li avete incrociati nei reparti pediatrici degli ospedali – più raro, certo, perché è dura che l’iniziativa sia ben accetta – a regalare uova pasquali. Oppure potreste avere figli in un liceo, nel quale è stato eletto come rappresentante degli studenti qualcuno del Blocco Studentesco: è di Cpi. Fateci caso).
Voglio qui citare almeno un’altra caratteristica indagata nel testo, cioè la partecipazione (e l’arruolamento) giovanili a CasaPound; entrambi forti. Non solo si vuole creare una nutrita base, e crescere i militanti anziché limitarsi ad acquisirli, ma si vuole anche incarnare in tal modo uno dei princìpi-guida nella dottrina di Cpi, ossia il vitalismo. E’ stato, questo, uno dei fattori più dirimenti che mi hanno indotta a lasciare: vitalismo e giovanilismo non sono davvero nelle mie corde, grazie.

Osservazioni personali

Prendo spunto dalle Faq disponibili sul sito e in cartaceo per offrire qualche spunto su ciò che ho incontrato frequentando Cp per alcuni mesi, nel 2018.
CPI è un movimento xenofobo?
Sì. Si tratti di odio (che io non ho mai visto, onestamente) o di avversione (propendo decisamente per quest’ultima), in ogni caso affermare che non vi sia pregiudizio verso lo straniero ed il diverso in Cp è inesatto.
Personalmente non sono mai incappata in atti di violenza (fisica o verbale), né li ho subodorati, nemmeno ho riscontrato razzismo inteso come convinzione della superiorità di una razza su altre (e non è poco), ma neppure c’è obbiettività sul tema: molti non si limitano a sposare politiche che distinguano e diversifichino i diritti di italiani e stranieri, sulla base di idee opinabili ma legittime (e che io stessa in gran parte condivido), riaffermando l’amore per le proprie appartenenze nel rispetto di quelle altrui; perché il loro identitarismo sfocia nel rifiuto di ciò che è estraneo al gruppo in quanto estraneo, non in quanto singolarmente (e concretamente) deleterio o dannoso.
CPI è un movimento di estrazione confessionale o religiosa?
Confermo: no. Purtroppo questo non significa che la fede sia ben vista e ben accetta, in un’ottica di laica inclusione: Cp non è atea per statuto, ma neppure è equidistante dalla religione, è connotata spiritualmente in modo lasco, non si aggrega né professa nulla, e tuttavia ha un orientamento forte. Un orientamento implicitamente anticristiano.
Non crediate però che Forza Nuova, ufficialmente “crociata”, sia diversa: lo è nelle forme e nelle convinzioni, lo è perché si crede in tutta onestà una forza di ispirazione (tra le altre cose) cristiana, ma di fatto non lo è. Non vi è ombra di carità cristiana nelle sue affermazioni ed azioni, vi è solidarismo, che è diverso. Allo stesso modo, è antisemita, ma guardandosi allo specchio trova, in buona fede, di non esserlo affatto: ossia è caotica, ma anche riconoscibile e gestibile, nella sua inconsapevolezza di sé. Ma tornando a Cp:
CPI è un movimento antisemita? (domanda presente qui)
No, per come l’ho conosciuto io. Ma potrebbe facilmente appoggiare idee e partiti diversi, antisemiti, all’occorrenza; dal momento che è incline al revisionismo storico ed al giustificazionismo in merito alla seconda guerra mondiale.

Toh, guarda… mi sono usciti tre sassolini dalla scarpa…
… per chiudere questo ameno capitolo, mi piace farvi fare conoscenza con due nuovi amici che mi sono fatta a maggio 2018, mentre con i camerata (rigorosamente invariabile al plurale!) bonificavamo le paludi italiche ripulivamo i rospi di un laghetto dove dei criminali avevano sversato scarti industriali 😡 Ora nessuno potrà più negare che il fascismo ha fatto anche cose buone… (scusate, non ho resistito! 🤣)
Loro sono Umberto (sx) e Martino (dx), da me battezzati:

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Vedi anche:
Esplorando la galassia nera, a cura di Patria Indipendente; reportage sulla diffusione delle pagine e dei profili neofascisti su Facebook;
&
questo commento ad un articolo della rivista Il Mulino, sul “fascismo mediagenico” – che mi trova d’accordo solo a metà, ma è rivelatore di molte cose.
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Nelle puntate precedenti:
Novecento .1: Il fascismo, macchina imperfetta
> Novecento .2: L’Ur-Fascismo di Eco

Novecento .2: L’Ur-fascismo di Eco

Comincio subito col dire che mi aspettavo se non proprio un librone, comunque un librozzo corposo: e invece no, si tratta di un volumetto smilzo, che contiene il testo di una conferenza tenuta dall’autore alla Columbia University il 25 aprile del 1995.
Ma già questo mi colpisce, al di là della sorpresa: nella breve introduzione alla ristampa Eco parla di un anniversario della Liberazione (dunque ben cinquant’anni dopo), durante il quale appunto tenne questo discorso per affermare che il fascismo italiano fu meno che fascismo, e che il fascismo, inteso oltre le forme specifiche che può assumere, ha una qualità eterna.
Ora, senza volermi porre al livello di Eco – cosa per altro che non auspicherei, dacché lo detesto cordialmente – né voler paragonare in modo stretto le sue asserzioni alle mie, mi chiedo inevitabilmente (e perdonate il francese): perché cazzo se lo dice lui è un fine intellettuale, e se lo dico io non ci crede nessuno? Domanda oltremodo retorica e di meschina frustrazione, lo ammetto, ma lasciatemela usare per porre una piccola questione.

La storia non si ripete, ma fa rima.
[Mark Twain]

Eterno, attuale, estinto: questi potrebbero essere, riassumendo molto, i tre aggettivi che gli italiani associano più spesso al concetto di fascismo.
Estinto, cioè un fenomeno circoscritto ed irripetibile, nemmeno con modalità portate “al passo coi tempi”.
Attuale, cioè esistente e “vivo” nel presente, nato nel passato sì ma proseguito modificandosi nel tempo sotto aspetti più o meno superficiali, mantenendo tuttavia un nucleo originario di pensiero.
Infine eterno, cioè astorico, ultramondano, fondato su una tradizione che per quanto diversamente declinata, non si può sradicare o elidere del tutto.

Ecco qua: al di là di com’è andata, e non è andata male nonostante non facesse per me, con CasaPound; questo cercavo: qualcosa di eterno, che ovviamente mi fosse affine. E questo ho trovato, qualcosa di attuale, che continuo a considerare tale – ossia: per me CasaPound, ForzaNuova ecc. sono a tutti gli effetti fascismo, anche se il Ventennio è morto e sepolto – con buona pace degli altarini commemorativi -, anche se molto è cambiato, anche se non a caso il movimento-partito oggi più rappresentativo del fenomeno, tanto che si autodefinisce “fascismo del terzo millennio”, di mussoliniano ha poco o niente.
Ne ho discusso abbondantemente su Facebook lo scorso anno, sono disposta a riparlarne qui, sempre nei termini di curiosità intellettuale e voglia di approfondimento usati allora, e non in quelli di schieramento partitico.
Comunque lo si veda noi, ad ogni modo, Eco considera il “fascismo” in accezione ulteriore e superiore (tassonomicamente parlando) a quella riferibile all’esperienza del PNF. Lo considera, appunto, “eterno”.
Se è vero e lo è, come lui scrive, che libertà di parola significa anche libertà dalla retorica, allora mi permetto di dire che mi piacerebbe veder cadere la retorica anche nelle discussioni che si fanno in proposito, cioè veder cadere i molti schemi dai quali non riusciamo ad uscire. Che siano quello per cui “il fascismo è finito con la caduta del regime, non ha senso parlare di fascismo oggi”, oppure quello per cui “fascismo e comunismo non sono paragonabili”.

Il discorso di Eco è diviso in due parti, dal punto di vista dei contenuti anche se non formalmente: un racconto succinto, per episodi significativi, di cosa fu il periodo fascista e la liberazione dallo stesso per lui bambino, alcuni punti salienti del regime (su tutti il perché lo riteneva una “dittatura non compiutamente totalitaria”); ed un elenco delle caratteristiche tipiche e ricorrenti del modello fascista di organizzazione sociale.
Vado a copiare alcune di queste ultime.

  • [1] La prima caratteristica di un Ur-Fascismo è il culto della tradizione.
    Appunto. Nota a margine: son in disaccordo totale con Eco sulla sua idea che un tradizionalismo sia per natura sincretista: epperò nelle sue manifestazioni concrete càpita lo sia – vedi, ad es., appunto Cpi.
  • [2] Il tradizionalismo implica il rifiuto del modernismo.
    Ma va là? Ovvio. Modernismo, però, non modernità. Di nuovo, in forte disaccordo sull’idea che considerare l’Illuminismo “l’inizio della depravazione moderna” comporti “irrazionalismo”.
  • [4] […] Per l’Ur-Fascismo, il disaccordo è tradimento.
    Puoi dirlo forte. Che sia il responsabile di un’organizzazione neofascista oppure il magister di una cappella Tremere, nessun gerarca può sostenere l’individualità di una persona se non a fini utilitaristici.
    La spinta rivoluzionaria in un sistema totalitario è tesa unicamente a decostruire il mondo esistente per ricostruirlo, comunque rigido, a propria immagine e somiglianza. In sistemi simili non esistono persone, solo personae, ossia maschere.
  • [9] Per l’Ur-Fascismo, non c’è lotta per la vita, ma piuttosto “vita per la lotta”.
    Ancora una volta esatto, e quanto mai attuale.
  • [10] L’elitismo è un aspetto tipico di ogni ideologia reazionaria, in quanto fondamentalmente aristocratico. Nel corso della storia, tutti gli elitismi aristocratici e militaristici hanno implicato il disprezzo per i deboli
    Io separo i due concetti, non coincidenti di necessità. Se parliamo di militarismo parliamo giocoforza di disprezzo per la debolezza, ma elitismo (o come preferisco dire, elitarismo) non è sinonimo né sintomo di disprezzo, casomai di discriminazione – termine abusato e storpiato, ma in sé neutro e non negativo: discriminare è il fondamento di ogni scelta razionale, di ogni discernimento, e del rispetto stesso della realtà delle cose, e delle persone.
  • [12] Dal momento che sia la guerra permanente sia l’eroismo sono giochi difficili da giocare, l’Ur-Fascista trasferisce la sua volontà di potenza su questioni sessuali. […] Dal momento che anche il sesso è un gioco difficile da giocare, l’eroe Ur-Fascista gioca con le armi, che sono il suo Ersatz fallico: i suoi giochi di guerra sono dovuti a una invidia penis permanente.
    Amen.
    Vorrei scrivere 10.000 parole sulle valenze psicanalitiche del fascismo, argomento tra i più succosi nei quali mi sia imbattuta, ma mi mordo la lingua e consiglio, piuttosto, a chiunque voglia capirne di più – Nick Shadow dubito non l’abbia già letto – il capolavoro di Klaus Theweleit, Fantasie virili: Donne flussi corpi storia, la paura dell’eros nell’immaginario fascista (Männerphantasien). A lui si rifà anche Jonathan Littell ne Il secco e l’umidoqualcosa in proposito qui, da pagina 53 del documento (pag. 29 del .pdf).
  • [14] L’Ur-Fascismo parla la neo-lingua.
    Nulla da specificare.

Nelle puntate precedenti:
Novecento .1: Il fascismo, macchina imperfetta

A proposito dello Zio

Non odiatemi, non è colpa mia se tutta l’Italia s’è scatenata a versar fiumi d’inutile inchiostro, e di altrettanto inutili stringhe di codice, in una verbosa sarabanda di “caccia al nero”.
C’è l’esultanza di un improbabile governo che dichiara la fine dell’incitamento all’odio (che è una barzelletta, un po’ come la fine della povertà, oltreché una retorica vergognosa).
C’è Facebook che blocca i profili di CasaPound e ForzaNuova, e giù polemiche – su questo, vorrei ricordare che Facebook è un’azienda privata, rappresenta uno “spazio pubblico” solo per modo di dire, e tecnicamente mi risulta libera di bloccare chi vuole: possiamo e dobbiamo tirare uova marce se troviamo che si basi su criteri discutibili per non dire schifosi, ma non indignarci come se ci avessero arrestato e torturato, né pretendere nulla. Al massimo andiamocene senza far tanta cagnara.
C’è infine un paesotto dell’Assia (Deutschland, Deutschland) nel quale il consiglio comunale, in assenza di “altri candidati”, ha eletto sindaco un tale dell’Npd, la rigovernatura di piatti contemporanea del NSDAP. Un nazi, insomma: non un grammar-nazi, ma proprio un nazinazi. Perché? Perché, stando all’intervista riportata da Libero, sarebbe l’unico “esperto di informatica e che sa mandare le e-mail”. Testuale, eh. Poi ditemi che il problema è l’odio della gggente: no, il problema è la stupidità della gggente.

Ora, tralasciamo che ho dei trascorsi, e pure che leggendo il titoletto di Libero mi sono commossa – “I nostalgici dello Zio Adolfo“: ecco, mio padre si chiama appunto Adolfo, il nome più bello del mondo punto a capo, mi manca fess e dunque sono a pieno titolo nostalgica, e ho subito chiamato mia cugina dato che, per lei, lui è uno zio; per commuoverci assieme appassionatamente.
Tralasciamo la politica stretta, che anche no (come usava dire, suppergiù, un tale di sinistra…). Una sola cosa voglio ribadire con fermezza, uno solo in mezzo a questa tempesta di coglionitudine mediatica è il mio eterno credo. Per la gioia di Lucius (e di Rambo, ne son sicura), fieramente proclamo:

MOLTI MICI MOLTO ONORE!!

E a chi non è gattolico, una grandissima pernacchia 😋

Molti mici molto onore

Libri .6: Dentro e fuori CasaPound

Dentro e fuori CasaPound – Emanuele Toscano, Daniele di Nunzio

Uno scritto pulito, chiaro e comprensibile anche ai non addetti ai lavori.
Un lavoro scientifico, soprattutto – è da tener presente se si decide di leggerlo – e non, come invece m’ero fatta l’idea leggendo recensioni e commenti online, un reportage; approfondito sì ma pur sempre di natura giornalistica.
Tutte le caratteristiche salienti di CasaPound sono individuate con precisione e descritte, appunto, con occhio analitico e non politico, il che già di per sé rende il testo una rarità preziosa se non un unicum. Davvero meritevole.

Insomma, mi è piaciuto molto. Tant’è che l’ho letto da capo a fine in una serata (certo, è un libriccino di poco più d’un centinaio di pagine, comunque denso).
Dirò di più, mi ha persino emozionato – a qualcuno parrà strano sentirlo dire di una ricerca etnografica – perché mi ha raccontato ancora nuove cose, che immaginavo essere pressoché esaurite, sul tema specifico e su ciò che ho da spartire con esso.