Film .14: Arrival, Denis Villenueve

Tra le tante piccole considerazioni che vorrei fare su Arrival a chi ne fosse incuriosito – o l’avesse già visto ed apprezzato – ce n’è una che, per ora, ho ritrovato espressa solo da Paolo Marino Cattorini (autore di molti imperdibili articoli sull’incrocio tra bioetica e cinema): ovverosia l’equivalenza tra il vetro che separa umani ed alieni eptapodi al termine del tunnel che conduce i primi all’interno dell’astronave, e lo schermo di un cinema.
Dài, è palese. E lì che ci guarda: un rettangolo stondato, d’un bianco abbacinante, sul quale si fa cine-grafia, scrittura in movimento: i segni tondeggianti del linguaggio  che diventerà universale, dipinti più che tracciati, in inchiostro nerissimo ma a suo modo luminoso.
Non siamo del resto noi spettatori a “scrivere di cinema”, quanto piuttosto, innanzitutto e soprattutto, è il cinema a “scrivere noi”.

Il film, tratto da un racconto di Ted Chiang, Storie della tua vita, fa esplicito riferimento all’arte del cinema, allestendo uno schermo vitreo luminoso e protettivo, attraverso cui avvengono gli scambi sonori, grafici e tattili tra due mondi.
Così come avviene in sala di proiezione, ombre gracili come d’inchiostro marino dialogano con gli occhi commossi di chi crede alle storie, le incarna nella propria vita e così facendo le completa, le moltiplica, le dissemina.

trasferimento (1)

Altra caratteristica rimarchevole è la bellezza di costumi, ambienti e via dicendo.
L’astronave, nella sua raffinata essenzialità, è un vero spettacolo a sé: nera, raffinata nella forma appunto, sì, ma anche dominata da superfici interne ruvide e scabrose, ben lontane dalle classiche e meno classiche padelle aliene di lucidissimo metallo.
L’accampamento militare preposto all’indagine ed al contatto con gli eptapodi, dove anche Louise ed Ian si trovano a collaborare, non è che un insieme affatto seducente di tensostrutture bianco latte, prive di alcun effetto suggestivo che parli di potere.
E infine, le tute anti-radiazioni indossate dai due scienziati (chi prova a dirmi che la linguistica non è una scienza muore, tra parentesi) è uno sgorbio arancione fatto su alla meglio: funzionale, ma brutto. Non è un caso: la costumista stessa, di cui non ho segnato il nome che comunque si troverà ovunque, spiega nel documentario Xenolinguistica che fa parte dei materiali extra come abbia voluto evitare di costruire un quadretto bellino e pulito, ma perciostesso meno credibile ed autentico.
Morale della favola: la semplicità paga. Eccome se paga.

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Coetanei (best movies 1984)

Sull’onda di questo meme lanciato da Gramon Hill, siccome quando lavoro a qualcosa ho bisogno di far pausa ogni 10 minuti sennò sovraccarico, eccomi qui a cazzeggiare (tanto per cambiare).
Il titolo spiega tutto: si tratta di elencare – in ordine crescente di piacimento – dieci titoli usciti nel proprio anno di nascita. “Migliori” è sempre un aggettivo (o un avverbio? Aiuto) scivoloso, diciamo che ne ho scelti dieci semplicemente fichi. Yeah. L’impronta avventuriera mi pare chiara…!

10: La storia infinita (Wolfgang Petersen)
Un film che aveva già un che di nostalgico mentre lo vedevo da piccola, figurati oggi. Tanto che probabilmente non lo reggerei, nemmeno con un container di Kleenex di fianco.

9: All’inseguimento della pietra verde (Robert Zemeckis)
Micheal Douglas aveva il suo perché anche per una fagottina di pochi mesi.
E non c’è niente da aggiungere.

8: Yentl (Barbra Streisand)
Rarissimo esempio di musical che non mi schifa.
Ma è tutto merito della Streisand, e dell’argomento (certo, non stiamo parlando de Il violinista sul tetto…).

7: Ghostbusters (Ivan Reitman)
Che vve lo dico a ffa’. Io e i fantasmi siamo sempre andati a braccetto.

6: Gremlins (Joe Dante)
Piccoli adorabili batuffol… argh! Mi ha morsoooo!

5: Nightmare (Wes Craven)
Cazzo, se mi faceva paura. Mica nel film, dopoNel mio letto.

4: C’era una volta in America (Sergio Leone)
Titolone che ho potuto capire, ovviamente, molto tempo dopo.
Del genere che, visto allora, mi avrebbe lasciato un mattone sullo stomaco per la malinconia.

3: Amadeus (Miloš Forman)
‘Sticazzi. (Scusa, dicevi?).

2: Terminator (James Cameron)
Ho sempre provato una sconfinata tenerezza per il giuggiolone dalla corazza metallica ed il cuore d’oro. Lui sdraiato a tanto così dalla vasca piena di acido (credo, anche se io lo rivedo in forma di lava) rimane, per me, uno dei frame topici della storia del cinema tutta. “Certi amori non finiscono” (cit.).

1: Indiana Jones e il tempio maledetto (Steven Spielberg)
plus bonus track a pari merito: Il canto di Natale di Topolino
Ta-tatattaaa-ta-tataaa… eccetera. Interi passaggi di questo film mi hanno ispirato addirittura in sogno (mixati con le attrazioni di Gardaland). Vita beata!

Mi son resa conto che di quel lontano anno avrei svariate cose da recuperare, nonostante quelli successivi abbiano visto un rilancio dei titoli più famosi. Molti mi dicono qualcosa, ma si parla di impressioni, ricordi flash stampati nel cranio.
Non subito, però. Il viale dei ricordi dovrà aspettare un carico formato caserma di serotonina per combattere i lacrimoni.

Film .9: Lo straniero + Haunting

Lo straniero – Orson Welles

L’ispettore Wilson è incaricato di rintracciare e smascherare il criminale nazista Franz Kindler rifugiatosi negli Stati Uniti. I suoi sospetti si concentrano sull’apparentemente integerrimo prof. Rankin, stimato e tranquillo insegnante, fidanzato con la figlia di un giudice della Corte Suprema. Col procedere delle indagini, tutti gli indizi non fanno altro che trasformare i dubbi dell’ispettore in certezze.

Consigliato da Kasabake in questo commento da Wayne, mi ha ispirato e l’ho subito prenotato. E non me ne sono pentita: pur girato nello stile un po’ rapido dell’epoca, il film si prende il tempo di dire ciò che ha da dire, e pur seguendo un copione preciso, direi ottocentesco, nel far accadere tutto ciò che noi spettatori ci aspettiamo accada, non annoia e non banalizza.
Certamente il tema della caccia ai nazisti espatriati è in sé affascinante ma, volendo, in antitesi allo spirito positivo e democratico americano si sarebbero potute opporre diverse altre cose oltre al totalitarismo. Più semplicemente, la storia è un monito sull’ambiguità dell’animo umano (incarnata da Rankin / Kindler), ma anche sulla sua fragilità, innocenza (o ingenuità che veder si voglia nella passione che sua moglie Mary mette tanto nell’amore quanto nello sdegno).
Un’espressione facciale (per esempio quella di Welles nella scena dell’omicidio), un dettaglio simbolico (l’angelo dell’orologio che lo infilza con la spada), e simili minime cose sono sufficienti a dare un tono alla pellicola, per altro già caricata di intensità dall’ottima fotografia (sì, anche il bianco e nero ha bisogno di una buona fotografia).
Non lo definirei il film più importante della storia del cinema – sempre che sia possibile indicarne uno ed uno solo -, ma ne costituisce di certo un ottimo capitolo. E, lo confermo, vi si trova uno dei semi che hanno fatto poi di Hitchcock quel che tutti sappiamo (dalla forza tensiva generale ad immagini riprese e trasformate, come quella finale del campanile). Finché sarà possibile, copyright eccetera permettendo, lo trovate (integrale e con audio italiano) qui su YT.

Haunting (Presenze) – Jan de Bont

Da dimenticare.
Non solo non ha nulla a che vedere con il romanzo a cui si è ispirato (ma dovremmo dire: che ha saccheggiato per poi stravolgerlo) – L’incubo di Hill House di Shirley Jackson.
Ma anche, soprattutto, è emblematico di cosa significa avere le idee confuse: parte abbastanza bene, prendendosi (anche troppo) sul serio, e slitta col passare dei minuti in un melodramma insopportabile, che avrebbe avuto la sua ragion d’essere se si fosse voluta ottenere una parodia grottesca del genere.
E’ chiaro però che questa non era l’intenzione iniziale.
Il risultato è una toppata clamorosa.
E Catherine Zeta-Jones, paradossalmente, non si può guardare.

CineMeme / 2

Secondo meme a tema cinema, incontrato girovagando tra i blog assieme al primo.
Chiunque lo desideri, se ne può appropriare 😀

1. Il personaggio cinematografico che vorrei essere?
Lo straniero senza nome dei film western.

2. Genere che amo e genere che odio? 
Il mio genere di elezione è senza dubbio l’horror, ma per non essere monotematica aggiungerei che amo molto anche le commedie francesi ciniche – per designare le quali mi manca il termine esatto – tipo quasi amiciCena tra amici (Le prènom).

3. Film in lingua originale o doppiati? 
E’ molto raro che mi veda un film in lingua originale, non certo per presa di posizione contro il doppiaggio (anzi!), ma per banali difficoltà mie e per scarsa abitudine.
Mi capita però a volte di mettere, sul parlato italiano, dei sottotitoli in inglese o tedesco. Più spesso comunque, anzi sempre quando disponibili, attivo quelli in italiano: mi ci sono abituata con mia madre che è sorda e da un po’ fanno comodo pure a me 😛

4. L’ultimo film che ho comprato? 
Onestamente non lo ricordo proprio, dev’essere stato più di due secoli fa.
Ma così, proprio a naso, penso possa essere stato Criminali da strapazzo di Woody Allen.
Carino, ma nulla di più, l’acquisto era evitabile (ma navigavo ancora in alto mare in fatto di… organizzazione dei miei possessi).

5. Sono mai andato al cinema da solo? 
Come no. E’ più la norma che l’eccezione, per me, dall’adolescenza in avanti almeno.
Un po’ perché tra i miei conoscenti ce ne sono che vanno al cinema, ma non così spesso, un po’ perché da qualche anno approfitto del pomeriggio per evitare la calca e dei mercoledì a 3 euro, iniziativa ahimè morta troppo giovane.

6. Cosa ne penso dei Blu-Ray? 
Che rappresentano una tecnologia valida ed una goduria per gli occhi – ma per il resto, come dicevo a Fabio, non hanno nulla di diverso da un dvd. La qualità è molto più alta e lo si vede – se l’ho notato io che sono orba per tre quarti…! – ma la fruizione è identica.

7. Che rapporto ho con il 3d? 
Siamo rette parallele.
Esisteranno certamente film ai quali può dare un valore aggiunto, ma di per sé è qualcosa che mi confonde occhi e mente, e basta. ‘Na sofferenza.

8. Cosa rende un film uno dei miei preferiti?
Il tema originale, il punto di vista alternativo, la vicenda singolare… meno banale è, più mi attira, posto che non esser banali non significa graziaddio automaticamente essere astrusi e complicati.
Se, poi, da un film (come da un libro o da un’idea) posso trarre materiale per riflessioni e discussioni infinite, magari che occupano interi anni, magari notturne, con altri individui cerebrali come me; è il massimo.

9. Preferisci vedere i film da solo o in compagnia? 
Molto dipende dal genere, dal tema e soprattutto da quanto prevedo che un film mi emozionerà. Se qualcosa mi tocca tendo a non espormi troppo…

10. Ultimo film che ho visto?
Al momento in cui scrivo, Piano 17 dei Manetti.

11. Un film che mi ha fatto riflettere? 
Uhm, quante ore ho per rispondere?
Vediamo: Indivisibili, di Edoardo de Angelis, e Il fondamentalista riluttante, della Nair.

12. Un film che mi ha fatto ridere?
Negli ultimi anni, un filmone da ribaltarsi sulla poltroncina è stato senz’altro The nice guys. Sempre al cinema, molto più easy, mi ricordo con piacere anche di Una spia e mezzo.

13. Un film che mi ha fatto piangere?
Il primo che mi viene in mente è The wrestler di Aronofsky, con un grande Mickey Rourke (per una volta, sfatto ma solo per finta). Capolavoro.

14. Un film orribile?
Uno tra i peggiori trovo sia The master di Paul Thomas Anderson.
Sarà che se te lo presentano come un film su Scientology, e in effetti di Scientology senti la puzza ma nulla più – ed attendi invano per due ore o quel che è che la storia prenda consistenza e significato – alla fine ti scazzi.
Sarà che dopo aver letto il bel libro di Lawrence Wright, La prigione della fede, vedere degli psicopatici in azione non ti basta – vorresti magari approcciarli con un punto di vista che non sia il loro.
Un film più disturbato che disturbante…

15. Un film che non ho visto perché mi sono addormentato?
Ecchiseloricorda? Dormivo, del resto.

16. Un film che non ho visto perché stavo facendo le “cosacce”? 
Nessuno. Prendo troppo sul serio i film che vedo, e prendo troppo sul serio le cosacce, per distrarmi durante una delle due… attività 😛

17. Il film più lungo che ho visto?
Tralasciando i tre di Lotr, di cui non ricordo nemmeno la durata (ma non scherzava), direi C’era una volta in America.

18. Il film che mi ha deluso?
Uno su tutti:  Il nome del figlio, di (mi pare) Francesca Archibugi.
Remake mal scritto e mal fatto del meraviglioso Cena tra amici (Le prènom), avrebbe avuto tutte le carte per trasporre la commedia dal contesto francese a quello italiano, ma toppa clamorosamente e si fa financo odiare. Almeno da me.
L’avevo per altro rifilato pure a mia mamma, convinta che potesse apprezzare di più un prodotto nostrano e dal ritmo meno serrato, meno teatrale, e per questa ragione mi sono ampiamente morsa le mani… arrr.
Patetico, molle, annoiato e privo di qualsiasi verve. Puah!
Non mi resta che sperare in Lui è tornato, ma ho tanta tanta paura di beccarmi n’artra cagata pazzesca.

19. Un film che so a memoria? 
The believer, di Henry Bean. Ha vinto qualche premio, meritatissimo, ma tanto per non smentirci qui in Italia l’abbiamo sonoramente ignorato. Non che i premi siano importanti e sempre indice di qualità: il punto è che si tratta di uno dei miei film preferiti in assoluto, per una combinazione di fattori imprevedibile, ed anche uno dei più sottovalutati.
Anche in questo caso un film abbastanza di nicchia costituisce per me un lasciapassare: è con questa pellicola che ho memorizzato il nome di Ryan Gosling e ne sono diventata un’ammiratrice, quando era ancora lontano dal divenire il superfico hollywoodiano che tutti oggi conoscono. Non per darmi arie da talent scout, eh: ma almeno non mi si può tacciare d’essermi presa una scuffia per il bellone di turno.
Vedetelo soprattutto se sapete sopportare un po’ di violenza, se vi interessa l’argomento (neo)nazismo, e a maggior ragione se vi piacciono da morire gli ebrei: queste due macro-categorie sono infatti rappresentate perfettamente, senza per altro togliere con ciò nulla alle caratterizzazioni dei singoli personaggi e cadere nella macchietta, e sono categorie di cui vengono mostrati non solo il volto esteriore, ma anche l’anima. Risposte definitive  ed incontestabili che si oppongono a domande – domande e basta: per un ebreo qualsiasi analisi e discussione sul mondo non è costituita dalla triade tesi-antitesi-sintesi, bensì dallo schema tesi-antitesi-antitesi-antitesi… e ad una domanda, l’unica possibile risposta è un’altra domanda.
Il finale stesso, idea semplicissima e superba, lo attesta.

20. Un film che ho visto al cinema perché mi ci hanno trascinato?
Anni orsono, American pie. In base ai miei gusti non l’avrei scelto, epperò tutto sommato due risate me le sono fatte comunque. E poi a me piaceva Jason Biggs, che somiglia molto ad un mio ex, col quale allora ero fissata.

21. Il film più bello tratto da un libro?
Mi è molto difficile stabilire un vincitore assoluto, tanto più che la mia memoria è un colabrodo. Comunque, uno che considero tra i migliori è La versione di Barney.

22. Il film più datato che ho visto? 
Tralasciando sia gli spezzoni dei Lumière che il Viaggio nella luna di Méliès, credo sia stato La grande illusione di Jean Renoir con Jean Gabin (del 1937) – e con lo stesso Gabin, due anni dopo, Alba tragica per la regia di Marcel Carné.
Mi ero incuriosita dell’attore per aver letto Io, Jean Gabin di Goliarda Sapienza, che ho amato e che – evento piuttosto raro – avevo persino regalato ad un amico.
[In realtà, ho fatto una verifica veloce sui record degli ultimi anni e nel 2016 avevo segnato Aurora di Murnau, che è del 1927. Senza dimenticare, dello stesso anno, Metropolis di Lang, visto con un’amica con accompagnamento di orchestra dal vivo].

23. Migliore colonna sonora? 
Preferisco non attribuire alcun alloro, ma tra le tante mi piacciono molto quelle di Morricone (e vabbeh), quelle di Shigeru Umebayashi per Wong Kar-Wai, e per esempio In time di Zimmer da Inception di Nolan – tutte cose dal sound molto pulito, insomma.

24. Migliore saga cinematografica?
Posto che me ne mancano moltissime (ed alcune, per es. Hunger games, me le farò mancare sempre), direi sicuramente la serie di Don Camillo (con Cervi e Fernandel: schifezze successive escluse).
Le saghe che mi mancano ma mi fanno brilluccicare gli occhi al solo pensiero sono invece quella del Batman di Nolan, e (se mai la produrranno!) la Trilogia di Bartimeus di Stroud – i libri sono magnifici, trarne dei film una scommessa.

25. Migliore remake? 
The ring: ho preferito di gran lunga la versione americana, soprattutto del primo (che poteva anche rimanere unico, in effetti) film, a quella originale giapponese.

CineMeme / 1

I meme! Dev’essere un secolo che non ne compilo. Come tutte le liste, le classifiche, i test, i questionari (di Proust e non), eccetera; adoro i meme.
Negli ultimi giorni sono incappata in ben due meme a tema cinema, che credo siano datati (ma ugualmente eterni). E mi ci sono divertita. Ovviamente potete sempre riprendere le domande e unirvi al divertissement, ma non tedierò nessuno nominandolo 🙂 Enjoy!

Il film che porterai sempre nel cuore:
Vabbeh, fatemene elencare due dài.
Toy story (il primo, senza nulla togliere al secondo e terzo) perché è stato il primo film visto al cinema insieme a mio padre. Di Frizzi non parliamo nemmeno, che mi viene da piangere.
E poi Titanic (nessuno spari su Titanic!). Filmone pazzesco che ha marchiato la mia adolescenza. L’orgoglio di amare Di Caprio da molto prima che annegasse nell’oceano. Svenimenti in sala, odore di pop-corn, seconde visioni, terze visioni, quarte visioni…
… no vabbeh aspetta. Picchiatemi pure, ma devo assolutamente aggiungere: Romeo + Juliet di Luhrmann, Il signore degli anelli versione cartoon di Ralph Bakshi, e infine Nel fantastico mondo di Oz (Ritorno ad Oz), che potrei addirittura indicare come uno degli iniziatori, per me, al piacere / dolore dello spaventoso e del perverso.

Il film che ami, ma che conosci solo tu, forse:
Dubito decisamente esista un film che io conosco e che possa mettere in difficoltà i cinefili veterani, ad ogni modo ce n’è uno che quantomeno non figura tra i più citati o discussi – a quanto ne so – e che amo profondamente: L’ombra del vampiro, di tale E. Elias Mehrige, con Dafoe e Malkovich.
Riassumere la trama è facile: mette in scena una leggenda circolante sulla produzione del Nosferatu di Murnau, secondo la quale, in vece dell’attore che realmente impersonava il vampiro (Max Schreck), il regista pare avesse scelto di “scritturare” un vero succhiasangue recandosi appositamente nell’Est per selezionarlo.
L’argomento può interessare oppure no, ma a mio personalissimo e umile parere, chi ama il cinema non dovrebbe farselo mancare. Perché non è un film sui vampiri (!) intesi come mostri da film horror, ma sull’attitudine umana a nutrirsi di vita privandone gli altri. Non è nemmeno un film sulla leggenda vampiresca di cui dicevo, in sé e per sé: è un film sulla settima arte e sulla sua degenerazione. In una parola (composta): meta-cinema.

Il film che ami, ma che tutti odiano:
A questa non saprei proprio che rispondere… per non stare a pensarci su un anno intero, declino la voce in modo diverso, e vi svelo (ehehm) quale sia il film idiota, ma davvero davvero idiota, che tuttavia mi piace da impazzire. Della serie: quando il mostruoso ed il sublime, ai loro apici, si toccano…
… rullo di tamburi, squilli di tromba: Sharknado! Ebbene, sì. La cosa pazzesca, il disaster movie con uno Ian Ziering redivivo che fracassa squali volanti e salva il mondo, a me sembra semplicemente favoloso. Una pellicola storica, che su NientePopcorn ha collezionato voti all’altezza di un bel 3.3/10! Miiiitico.

Il film che ti ha allontanato da un intero filone:
Improbabile che un singolo film, per quanto terribile, mi impedisca di apprezzare il bello di un qualsivoglia genere o tematica. Piuttosto, possono essere alcuni registi, con il loro tratto caratteristico, a nausearmi oltre ogni umana ragionevolezza. Per esempio Terrence Malick: The tree of life ce l’ho ancora sullo stomaco, ne ho digerito solo un pezzetto ed il resto secondo me sta suppurando da qualche parte. Gli avevo dato pure una seconda possibilità con so più quale film – devo avere rimosso l’accaduto – ma niente: è stato come tirare una martellata su un ginocchio già scrauso.

Il film che ritieni sopravvalutato dalla massa:
Non so se sia un film di massa, ma casualmente tutte le recensioni che ho letto di 10 Cloverfield Lane erano addirittura entusiastiche. Ed è stato come se la gente attorno a me avesse cominciato a raccontarsi quant’è dannatamente buona la merda in scatola (e nemmeno quella firmata, d’artista!). Una ciofeca incredibile.

Il film che ritieni un vergognoso adattamento cinematografico di un’opera letteraria:
Non ho dubbi: Alice in Wonderland firmato da Burton m’ha fatto stracciare le vesti e strapparmi i capelli. Tristezza infinita (e noia mortale).

Il film che vedi come un adattamento cinematografico riuscito:
Spider, girato da Cronenberg e tratto dal romanzo (che a sua volta avevo letto) di Patrick McGrath. Diffidavo, come sempre diffido delle trasposizioni, ma Ralph Fiennies qui è superlativo. Che vuol dire penosissimo, dato si parla di follia, ma comunque… a maggior ragione.

Il film che risveglia le tue paure ancestrali:
Un solo titolo temo sia insufficiente, ma per rendere l’idea: qualcuno volò sul nido del cuculoIl lato positivoRisvegliDonnie DarkoThe aviator, A beautiful mind … capito, no? Ho il sospetto che La pazza gioia sia un ottimo film, ma ad averne la verifica diretta nun gliela fo proprio.

Il film che hai visto per primo al cinema in lingua originale:
Al cinema, sicuramente La morte corre sul fiume di Charles Laughton. Visto in compagnia, in un una (non multi) sala cittadina che ancora resiste e lavora bene, mi ha semplicemente stregato. Naturalmente era sottotitolato, ma non ho avuto difficoltà a seguire testo e parlato contemporaneamente.

Il film che hai in lista da secoli ma che non riesci a trovare:
Almeno due, entrambi horror: Pecore assassine, il cui argomento si intuisce, e Dead snow, con protagonisti dei nazisti zombie ❤

Carnet (Febbraio 2019)

In ritardo vado a pubblicare le listine mensili che ho saltato.
I punti esclamativi stanno ad indicare i migliori libri e film: quelli che consiglierei e anche quelli – più rari – che, pur non essendo eccellenti, hanno avuto importanza per me.

Libri letti:
15. Lo sguardo e il gusto – Patrizia Traverso
!16. Ti mangio con gli occhi – Ferdinando Scianna
Viaggio dalla Sicilia e ritorno dopo aver toccato alcune tappe intorno al mondo. La cucina, i prodotti, il rapporto con il cibo visti, fotografati e commentati: peccato per le molte foto in formato ridotto, poco godibili.
!17. Il dilemma dell’onnivoro – Michael Pollan
Geniale, equilibrato e intrigante. Analisi della fattoria industriale, della poli- ed erbicoltura e della… caccia e raccolta comparate, apprezzate o dissacrate. Educativo, ma si legge come un romanzo d’avventura.
!18. La dignità ai tempi di internet – Jaron Lanier
!19. Proust e il calamaro – Maryanne Wolf
Confesso che non ho capito il nesso con Proust. Anche se da qualche parte se n’è parlato.
Il saggio, comunque, è lodevole.

20. Guida alle case più stregate del mondo – Francesco Dimitri
21. Case stregate – Alison Rattle, Allison Vale
Sì, lo so. Pensate che mi sia bevuta il cervello. E’ che, passione atavica per il paranormale a parte, tra le tante opzioni per la mia abitazione futura ci sta anche questa: vabbeh che non siamo in Corea, però magari pure qui una casetta infestata / dell’impiccato / maledetta a prezzo scontato si troverà…!
!22. Tienilo acceso – Vera Gheno, Bruno Mastroianni
23. La psicologia di internet – Patricia Wallace
24. La gioia del riordino in cucina – Roberta Schira
25. Vivi semplice vivi meglio – Philippe Lahille
Il sale della vita – Pietro Leemann [sfogliato velocemente]
Manfrina vegana di scarsissima qualità.
!26. Il filtro (The filter bubble) – Eli Pariser

Film visti:
22. Il quarto tipo – Olatunde Osunsanmi
!23. Crossing over – Wayne Kramer
24. The informant! – Steven Soderbergh
25. Il mistero del falco – John Huston
26. L’ultimo esorcismo – Daniel Stamm
27. Nessuno si salva da solo – Sergio Castellitto
!28. L’imperatore del Nord – Robert Aldrich
29. In memoria di me – Saverio Costanzo
Mi è difficile formulare un giudizio su questo film. Non posso dire di aver còlto con sicurezza tutto ciò che voleva dire, o almeno trasmettere: ad ogni modo, l’ho trovato interessante ma soffocato e soffocante. Un po’ troppo. Certo, l’atmosfera è voluta, ma alla fine, dove vuole andare a parare Costanzo? Boh.
!30. American hustle – David O. Russell
!31. Fratellanza (Brotherhood) – Nicolo Donato
A volersi informare, mi sa che di nazistoidi gay è pieno il mondo. La storia però non è troppo calcata, e suggerisce qualche domanda ovvia ma pesante, cui solitamente sfuggiamo. Inoltre gli attori fanno bene il loro dovere (del resto, hanno solo obbedito agli ordini…).
!32. Tomboy – Céline Sciamma
Nel gioco del tiro alla fune, in questo film (bello, mai noioso, nonostante la difficoltà della tematica), non vincono né i fan del gender né i loro oppositori. Può anche darsi che la regista sia schierata, e forse basterebbe una ricerchina per appurarlo: ma perché rovinarsi un prodotto riuscito?
33. 40 Carati (Man on a ledge) – Asger Leth

Carnet (Gennaio 2019)

Per la serie faccio cose, vedo gente – ma anche: leggo libri, vedo film – ecco il primo elenco mensile di questo nuovo anno.
Lascio, davanti al numeretto, un punto esclamativo ad indicare i titoli migliori (per i motivi più disparati: oggettiva genialità, gusto personale, considerazioni inattuali o soltanto particolari), ed un cuoricino a seguire.
In blu invece, a beneficio di Wwayne, i titoli relativi all’era digitale, con tutti i suoi annessi e connessi.

[libri]
1. Il presidente è scomparso – James Patterson & Bill Clinton
2. Dieci ragioni per chiudere subito tutti i tuoi account social – Jaron Lanier
> plus: La dignità ai tempi di internet, dello stesso autore (anticipo una lettura in corso)
Un autore spesso criptico, o anche soltanto dal lessico involuto, che tuttavia sa il fatto suo sia perché ha le idee chiare e valide, sia perché fa parte dello stesso mondo che discute.
!3. Il sesso inutile – Oriana Fallaci ♡
4. Il digitale quotidiano – Salvatore Patriarca
Concetti e linguaggio di matrice chiaramente filosofica. 

!5. L’oro di Napoli – Giuseppe Marotta ♡
6. Storia di un’anima – Teresa di Lisieux
!7. Internet ci rende stupidi? – Nicholas Carr ♡
Se l’argomento “digitale” vi interessa, consiglierei di partire da qui: ci trovate chiarezza, una profondità non pretenziosa, e tanti tanti… input differenti.
!8. Il gusto del cinema – Ferruccio e Federica Cumer ♡
Una chicca, purtroppo edita a livello regionale e dunque non facilmente reperibile.
9. Il gusto del cinema, Edizione speciale 10 anni – Laura Delli Colli
!10. I nuovi poteri forti, Come Google Apple Facebook e Amazon pensano per noi
– Franklin Foer ♡
Il titolo fa temere il peggio, ma poi il fratellino di Jonathan Safran fa il miracolo e risulta credibile, oltre che scorrevole.
!11. Preferisco leggere – Patrizia Traverso ♡
Operazione di sintesi organica – non di mero montaggio – di fotografia e testo: non certo una scelta nuova, ma perfettamente riuscita, poiché personale e portatrice di senso.
12. Las Vegans, Le mie ricette vegane sane, gustose e rock – Paola Maugeri
Alcune ricette o meglio idee le ho raccolte. Buone intenzioni e buona volontà di un personaggio anche simpatico, nulla di che, comunque.
!13. Ero gay – Luca di Tolve ♡
Una bella sorpresa. Non che mi aspettassi un libro brutto, ma neppure speravo in uno stile meno che rozzo e in contenuti “digeribili” da un pubblico esteso. Invece ho trovato entrambi. Ciò valga come premessa. Per quanto concerne il merito del racconto, mi limito, qui, a dire che la cifra dello stesso è una rincuorante concretezza; e che leggere Luca è stato come incontrare un amico che mi conosce bene.
!14. MacLuhan non abita più qui? – Alberto Contri ♡
Altro saggio di analisi dell’epoca digitale, con però una particolare attenzione al versante pubblicitario (da un autore che la pubblicità l’ha prodotta ai vertici), ed alla sua (mancata, per lo meno in Italia) proficua e funzionale innovazione. Unica pecca: è un filino egoriferito…

[film]
1. Bird – Clint Eastwood
2. Giù al nord – Dany Boon
3. Heidi – Alain Gsponer
4. Killer Joe – William Friedkin
Cattivo, grottesco e divertente.
!5. Il cliente – Asghar Farhadi ♡
Farhadi è diventato uno dei miei favoriti. Spietato nel descrivere un’umanità che pure lo muove palesemente a compassione.
6. Be cool – F. Gary Gray
7. Ghostbusters – Ivan Reitman
8. Ghostbusters II – Ivan Reitman
!9. L’uomo dal braccio d’oro – Otto Preminger ♡
!10. La messa è finita – Nanni Moretti ♡
Intelligente con levità, come una torta ai tre cioccolati, ma con la panna vegetale.
! 11. I nostri ragazzi – Ivano De Matteo ♡
12. Conseguenze pericolose – Tony Spiridakis
13. Ore 11:14 – Greg Marcks
14. La famiglia Belier – Eric Lartigau
!15. Black book – Paul Verhoeven ♡
Unione perfetta tra fierezza, sofferenza e caustica critica sociale.
16. Another happy day – Sam Levinson
Non privo di una sua coerenza; ma lamentoso, lamentoso, lamentoso!
17. Tutta la vita davanti – Paolo Virzì
18. Martyrs – Pascal Laugier
Caruccio, in un paio di occasioni stupefacente (vedi scuoiatura), ma dov’è il dolore? Dov’è?!
19. Zero Dark Thirty – Kathryn Bigelow
Forse sono io a non averne colto il messaggio, ma più di un semplice e godibile film d’azione, con una appena accennata sfumatura etica, non mi riesce di considerarlo.
20. Red – Robert Schwentke
!21. Il grande sonno – Howard Hawks ♡
Bogey e Laurie vincono a mani basse.