40enalfabeto / 10

Lo so, in teoria la quarantena nazionale generalizzata è terminata, ma di fatto il virus resta in circolazione – o come dicevano stamattina le mie sportelliste in posta, facendo il verso ai propri “compatrioti”: il virùss. Voi lombardi scendete al Sud a portare ‘o virùss -, le sportelliste veterane qui son quasi tutte meridionali trapiantate da tempo.
E dunque.

AC di Assistenti Civici

Non sarò io a dipanare la matassa di un’idea nata male, cresciuta peggio e, forse, già abortita. Ma una cosa l’ho pensata: se fossero partite, se partiranno, queste squadre di assistenti volontari (e questo per me già cozza contro la possibilità che vengano reclutati dalle liste di percettori del reddito di cittadinanza: che volontario è uno che viene coartato? Chi rifiuta si vedrà depennare una delle tre chance lavorative?), trovo sarebbero del tutto assimilabili alle famigerate “ronde”, poi rinominate “controllo di vicinato”.
Nessuna autorità, nessuna responsabilità, e sempre un passo indietro limitandosi (in teoria…) a segnalare situazioni irregolari o sospette alle forze dell’ordine: non discuto di queste l’utilità o la pericolosità, tuttavia tutta l’enfasi messa dai promotori (Boccia ed il presidente dell’ANCI) nel negare che di ronde si tratti mi pare ridicola. Così inconsistente che si sono dovuti risolvere, dopo il solito bisticcio interno al governo, a negare tutto ed attribuire a questi potenziali assistenti compiti completamente diversi, per altro già svolti da numerose associazioni, di aiuto-spesa agli anziani non autosufficienti innanzitutto.

M di Mascherine (II)

Che le chirurgiche non proteggono dal virus (da nessun virus, non soltanto il covid) dovrebbero ormai averlo capito anche i sassi. Naturalmente non è così, ma facciamo finta di sì.
Dato però che le ffp2-3 non solo costano parecchio di più, ma se ne trovano anche pochissime, che deve fare un povero cristo che vuole tutelarsi ma non trova nulla di meglio?
Un’idea potrebbe essere questa, che adotto io: indossarne due.
Non per rinforzare l’azione filtrante delle stesse (non funziona così, ed anzi si respira meno bene), ma per sfruttarne entrambi i lati. Il lato, o faccia esterna, infatti, lascia passare l’aria con tutto ciò che contiene, virus incluso; mentre la faccia interna trattiene il respiro non lasciandolo fluire, con le particelle che trasporta, verso le altre persone.
Per questo, semplificando troppo, sentite dire che le mascherine chirurgiche proteggono gli altri da chi le indossa, ma non chi le indossa dagli altri.
Indossandone due:
– la prima aderente al viso ribaltata, cioè con il lato esterno, di solito azzurro o comunque colorato, a contatto col viso e la parte filtrante di fuori;
– la seconda, posata sulla prima, diritta, cioè col lato esterno colorato lasciato scoperto;
si ottiene di filtrare non solo il proprio respiro impedendo che arrivi ad altri, ma anche il respiro di chi si avvicina impedendo che passi attraverso il tessuto e ci raggiunga.

RCP di Rianimazione CardioPolmonare

Di nuovo: tanta polemica per l’indicazione di non praticare la respirazione bocca a bocca, ma soltanto la rianimazione cardiaca, su chi dovesse averne bisogno; scandalo e stracciamento di vesti; preoccupazione e indignazione perché, dicono, evitare il contagio sembra più importante che salvare vite… e a me cascano le braccia.
Perché tanto la polemica quanto l’indicazione stessa sono INUTILI.
E lo sono perché da ANNI (non so di preciso quanti, ma parliamo di qualcosa già valido nel 2011, quando mi fu spiegato all’università), la respirazione assistita, con l’eccezione dell’uso del pallone ambu se disponibile, non è più parte della prassi di rianimazione. Addirittura, è sconsigliata. 
Se non siete sanitari o, comunque, non avete un ambu a portata di mano, NON dovete praticarla, punto. E’ sufficiente allineare trachea e bocca inclinando leggermente la testa della persona all’indietro, la quale se la rianimazione è ben fatta riprenderà da sé la respirazione; e preoccuparsi solo di quella.
La quale, tra parentesi, dovrebbe avere il ritmo – se riuscite a starci dietro! – di Staying Alive. Non si nasce Bee Gees, ma si può sempre provare ad imitarli…

Come siete messi a Brescia?

Eh già, come siamo messi?
Me lo chiedono in tanti, ultimamente, ma io non posso che rispondere che me ne sto chiusa in casa, non ho contatti sociali coi miei compaesani salvo, telefonici, con un paio di “gazzettini padani” che non sono però affidabilissimi; e quindi no, non so dirvi quanti contagiati / morti ci siano in questa nostra landa.

Una cosa però la posso dire con certezza: siamo un puttanaio indescrivibile.
Appena ieri ho detto alla Bradipa che almeno un terzo della gente in circolazione se ne va in giro senza mascherina o indossandola in modo improprio. Beh: ripensandoci, direi che ho preso una cantonata. Forse perché esco poco, appunto.
Mi correggo: un terzo delle persone si salva, ma quelli che andrebbero presi a sprangate sui denti sono due terzi.
Vi dicevo ieri sera che stavo per andare a ritirare la roba della Conad alla Caritas.
E ci sono andata.
Al mio ritorno, sudavo, avevo gli occhi a palla di chi ha visto Ghostface, mi batteva il cuore manco avessi corso e mi sentivo come una appena scampata ad un’aggressione.

Va bene che sono ossessivo-compulsiva.
Ma questo ha a che fare con come mi sento io dentro, non con la realtà delle cose.
Ed io l’igiene l’ho studiata davvero, non come l’ammasso di consulenti di Conte (scusatemi, devo pur dirlo, anche se ogni volta che lo nominiamo una fata muore).
Ribadisco che non ho mai vissuto così bene come in quarantena.
E da oggi ne faccio una nuova, stretta stretta (a costo di tirare avanti a pasta con tonno).
Più per serenità mentale mia, che per reale necessità; dato che oggettivamente ho schivato tutte le occasioni di contagio. Però, che fatica, cazzo.
Avete presente che sabato intendevo azzardarmi persino a fare l’ultimo iftar con la mia socia? Giusto perché so che posso fidarmi, ma comunque sarei uscita. Ecco: no. Ho il cervello in frantumi e devo ricostruire. Mi serve tempo; non tanto, ma mi serve, e sabato è troppo presto.
Perché, al di là della realtà oggettiva che mi calma solo razionalmente,

mi sento sporca.
Contaminata.

Oh, niente di tragico. Mi è capitato altre volte, e più pesantemente; inoltre so come gestirmi. Solo, mi devo chiudere nella mia bolla un momentino e mettere ordine.

Arrivata in piazza con mezz’ora di anticipo (e salvifico libro per passare il tempo), scopro che per pura casualità una tipa era lì ancor prima di me, perché, dice, ha l’orologio sballato. Occhèi, penso, speravo di esser la prima per limitare i contatti col cibo ai volontari, ma pazienza.
Peccato che, per cominciare, solo per averle chiesto se anche lei era lì per quello, questa abbia cominciato a raccontarmela su – mentre lappava un gelato, dunque con la mascherina abbassata – avvicinandosi e sedendosi sul paletto a fianco al mio.
Ho migrato sul paletto più distante.
Poco dopo l’ha raggiunta una sua amica, e lì ho capito che la parlata strana dipendeva forse dalla nazionalità (slava). L’amica ovviamente non aveva la mascherina.
Man mano che arrivava gente mi sono ritrovata appiattita nell’angoletto della chiesa: prima una donna anziana che, con molta grazia, teneva la mascherina sotto il naso. Poi una coppia che non c’entrava niente (anziana signora con badante in passeggiata), entrambe con la mascherina sotto il naso, che visto il traffico inesistente dovevano proprio appiccicarsi a noi in attesa – ed io che ogni volta facevo il gambero e mi spostavo sempre più in là…
… tizio in bici? Senza mascherina. Eccerto. Anch’io l’ho tenuta sul mento l’altro giorno, ma avevo un passo più sostenuto e non c’era nessuno – quando c’era, lo si vedeva in lontananza e la tiravo su. Io camminavo, ne avevo il tempo, ma i ciclisti non solo non ce l’hanno ma nemmeno ci provano, a tirarla su.
Donna africana? Loro sono molto scialle, l’aveva abbassata, ma almeno era a distanza e poi avvicinandosi l’ha messa. Lei sta al secondo posto sul mio podio, sotto alle due arabe che non l’hanno mai levata, mai. Tutti gli altri, calci nei denti.

La Caritas – mi spiace ribadirlo perché svolge un servizio indispensabile (per altro supplendo alle cavernose carenze dello Stato), e l’impegno dei volontari è lodevole – è un organismo che per l’estensione e la ramificazione organizzativa dovrebbe, in teoria, garantire una certa abilità di gestione, se non vera e propria professionalità.
Io posso parlare soltanto di come funziona qui da me (parliamo comunque di un comune di 15.000 abitanti circa), ma resta il fatto che la sezione locale Caritas, della quale mi avvalgo ormai da più di un anno, fa tremare i polsi.
I volontari (che immagino seguiranno pure dei piccoli corsi oltre ai consigli pastorali), semplicemente non hanno cognizione di quel che fanno. Si impegnano, oh sì, ma la buona volontà non basta. Anche per dare una mano alla gente bisogna sapere cosa si fa, e come va fatto. Loro stanno allo sbando.
Come al solito, devi essere tu a sapere e verificare: le distanze, come vengono maneggiate le borse, se vengono indossati i guanti e se vengono cambiati tra un utente e l’altro, ecc.

Al ritorno, ben lieta di avere una scorta di prodotti da forno, ho dovuto seguire un iter per evitare contaminazioni (questa è la parte pratica e oggettiva, scevra da paranoie):
elimino guanti e mascherine in un cestino per la strada (rivoltandoli);
entro in casa, scarico tutto;
primo lavaggio mani;
poso i prodotti sul ripiano “zona sporca” e metto le borse a lavare;
secondo lavaggio mani;
apro le confezioni (ho preso solo quelle sigillate);
terzo lavaggio mani;
apro sacchetti da freezer miei e ci metto la roba, li metto via;
piglio le confezioni originali e le butto;
pulisco i ripiani “sporchi” con lo spray;
quarto lavaggio mani.
Sono in grado di farlo. Ma tutto questo traffico è eccessivo, il gioco non vale la candela.
A parte il brivido freddo rendendomi conto di tutta la gente che a questo non ci bada, per un pugno di dollari pizze in più lo sbattimento è eccessivo.
Dunque, visto che tanto la Conad è il mio supermercato di elezione, quando mi va questa roba me la comprerò. Non navigo nell’oro ma vi assicuro che posso permettermelo…
… posso permettermi di evitare certi traumi.

40enalfabeto / 9

C di Carcere

Non si parla solo della lotta al virus come di una guerra, vien fatto anche il paragone tra isolamento in casa e vita in carcere.
Non mi soffermo stavolta sulla (s)correttezza dei parallelismi, sorrido invece perché ormai di letteratura carceraria ho una sia pur minima conoscenza, ed ho appunto appena letto che Gramsci, a Milano, lesse in un mese (marzo ’27 mi pare)… 82 libri. Oh, di quelli leggeri, escludendo i manuali o testi di studio, s’intende. E si lamenta pure (giustamente) che in carcere non è mica così facile leggere e studiare, per ragioni tecniche e psicologiche. Embé. Uno se l’imparava pure a memoria!
Mo’ ditemi ancora che leggo tanto, soprattutto in quarantena, con i miei 54 libri in quattro mesi. Lo so, sono peggiorata dallo scorso anno: ho già fatto fuori la quota per la media di un libro a settimana, e se nel 2019 la media è stata di due alla settimana, continuando così terminerò il 2020 avendone letti tre alla settimana.

Ad ogni modo, per tornare al carcere – quello vero: se morite dalla voglia di leggere un’autobiografia da avanzo di galera che non sia un mero resoconto ripetitivo, né una sbobba astratta condizionata dalle ristrettezze ad evadere mentalmente, consiglio con calore L’università di Rebibbia di Goliarda Sapienza.
E’ roba buona.

I di Idraulico

E’ stata un’emozione grandissima.
L’idraulico! A casa, anzi in casa mia!
Di questi tempi, una visita è un evento eccezionale, e per di più il tecnico è caruccio, oltre che conversevole. Lasciamo perdere che baita mia era un cesso, e che ho pure fatto una gaffe (mi diceva che anche se la casa è grande, mi tornerà buona se mi sposo. Ed io ho capito se lo sposavo, cioè nel caso avessi sposato lui. Ahem. Com’era quella cosa dei lapsus freudiani?).
L’ho amato ancora di più quando mi ha dichiarato che la fattura era di euro 60, anziché 90 come mi aspettavo. Forse non era anno di cambio filtro.

M di Montagnier

L’hanno schernito tutti perché, nonostante l’antico Nobel, pare si sia rincoglionito negli anni finendo a supportare ogni genere di teoria para-scientifica.
Adesso però, guarda guarda, si comincia a sentir parlare di studi sul virus occultati e censurati. Di caratteristiche non attribuibili esclusivamente a mutazioni naturali. Ecc.
Forse, chissà, qualcuno scoprirà che un allarme non è una pubblicazione peer-to-peer (meccanismo che per altro ha i suoi bei difetti grandi come Zeppelin), e che anche un orologio rotto segna l’ora giusta una volta al giorno – anzi, due, se è analogico.

N di Naso

Non ne posso più.
Non della quarantena, di quelli che vanno in tv (e che vedo per strada, ma quelli in tv, specie se hanno ruoli pubblici, li detesto proprio) con la mascherina chirurgica tirata sulla bocca ed il naso al vento.
Bravi, avete capito tutto.
Continuate così.

40enalfabeto / 8

I di Immuni

Fra i tanti che si son fatti due conti in tasca a proposito della famigerata app di tracciamento, c’è il biologo Enrico Bucci, che intervistato su Repubblica constata come al momento il 66% degli italiani possiede uno smartphone ma, per essere utile, Immuni dovrà essere utilizzata da almeno il 70% della popolazione – chi dice il 60% come minimo, chi l’80%.
Bucci spiega di aver chiesto ai programmatori di Immuni se avessero calcolato tale quota, necessaria per render utile loro invenzione: hanno risposto di no. E come non lo sapevano loro, pare non lo sappiano neppure gli esperti convocati ai tavoli governativi.
[Dalla newsletter de Il Post].

Altre considerazioni simili sono apparse sul blog di  Giuliano Guzzo e,
sul Foglio, nella rubrica Silicio.

M di Mosche

CHLESTAKOV Rammento, rammento, c’erano dei letti. E i malati erano guariti tutti? Non mi è sembrato di vederne molti là dentro.
ARTEMIJ FILIPOVIČ Ne sono rimasti all’incirca dieci, non di più: e gli altri sono tutti guariti. È così che funziona da noi. Da quando ho preso io la direzione, potrà forse sembrarvi persino incredibile, ma guariscono tutti come mosche. Il malato non fa a tempo a mettere piede in ospedale che è già sano, e non tanto grazie alle medicine, quanto piuttosto alla probità e all’ordine.

Nikolaj Gogol’, L’ispettore generale, traduzione di Serena Prima, Feltrinelli (2011)
[Testo pubblicato da Gli irresistibili]

RSA di Residenza Sanitaria Assistenziale

Un luogo da schivare. Un lager moderno.
C’è chi lo capisce troppo tardi, ma lascia un messaggio, e prego che possa sventare il numero maggiore possibile di queste storie disgraziate: non so se si tratti di una lettera reale o inventata; non cambia nulla: anche in tempi non d’epidemia, le residenze sanitarie assistenziali – un tempo chiamate case di riposo – non sono altro che un deposito di scarti umani in attesa della morte, per quanto ben vestite e truccate.

40enalfabeto / 7

D di Diario

Ne ho avuti, in passato. Non moltissimi, ma ricordo in particolare quelli raccolti in normali quadernetti scolastici a righe, vergati soprattutto la notte mentre me ne stavo alzata ad ascoltare i Nomadi in cuffia.
Ora che abbiamo tempo a iosa e che ogni bazzecola delle nostre giornate pare assumere dimensioni enormi, ora che di fatto riflettiamo di più su noi stessi e tutto quanto, i diari online sono fioriti – diari di quarantena, s’intende.
Io non ne tengo uno vero e proprio, anche se questo alfabeto tematico un po’ ci va vicino.
Ma ormai un diario diario non lo terrei più. Troppo dispersivo da un lato, e poi preferisco varianti introspettive differenti – per esempio, le “pagine del mattino” di Julia Cameron.

G di Giustificazioni

Ne circolano di originali, quando si vuole fare un giro ma non si ha un motivo valido… Christian Marchetti ne ha raccolte per ogni lettera dell’alfabeto, io vi riporto solo le mie preferite:

E come Esorcismo – “Mi trovo da queste parti per praticare un esorcismo”. Ma anche E come Eroe dell’improvvisazione. Leggete qua: Arborio (Vercelli), un sacerdote viene fermato, sull’autocertificazione scrive proprio esorcismo e mostra pure la bolla vescovile. Niente multa, “Circolare” e prete libero come l’aria. Il giorno dopo la nota dell’Arcidiocesi di Vercelli riassunta così: “Non solo non abbiamo emanato tale documento, ma nemmeno sappiamo chi sia questa persona”.

V come Veterinario – […] “Devo portare il cane dal veterinario” l’ha usata poi un folignate beccato a Perugia. Peccato che lo studio del medico al quale avrebbe dovuto rivolgersi fosse chiuso (prevedibile a Pasquetta) e che… non avesse dietro un cane.

Z come Zero possibilità di cavarsela – “Vado a comprare il crack”. Tutto vero: è stata usata anche questa. Per la precisione ad Anzio. Inutile precisare che far figurare questo come “stato di necessità” sia stato a dir poco impossibile dal trasgressore.

P di Pubblicazioni

Riporto un lungo brano tratto dalla newsletter quotidiana a tema Covid-19 de Il Post.
Potete leggere l’archivio ed iscrivervi qui.

Da mesi migliaia di medici in giro per il mondo raccolgono informazioni sui pazienti e sul modo in cui reagiscono alle terapie contro il coronavirus, mentre centinaia di centri di ricerca sono impegnati a studiare nuovi farmaci e vaccini contro la COVID-19. È uno sforzo scientifico enorme che da gennaio ha portato alla pubblicazione di moltissime ricerche scientifiche, molte nella loro forma preliminare (preprint) e per questo da prendere con grande cautela, cosa che talvolta giornali e mezzi di comunicazione non fanno.

In condizioni normali, senza una pandemia in corso per esempio, le ricerche che ricevono maggiori attenzioni da parte della comunità scientifica (e dei media) sono gli studi pubblicati su riviste importanti e prestigiose come Science e Nature. La maggior parte delle ricerche viene pubblicata dopo una revisione alla pari (peer-review), nella quale altri esperti valutano il lavoro degli autori dello studio in modo piuttosto severo: cercano errori, contestano se necessario le conclusioni, apportano modifiche e fanno richieste per eventuali approfondimenti prima della pubblicazione (una revisione alla pari non è comunque sempre una garanzia sufficiente sulla bontà di una ricerca).

Gli studi preprint, come quelli che vengono diffusi quotidianamente in questi giorni, non sono sottoposti agli stessi severi criteri di valutazione. I loro autori li pubblicano su speciali archivi online come bioRxiv (si legge “bio-archive”) e medRxiv (“med-archive”) per accelerare i tempi, soprattutto quando ci sono particolari emergenze sanitarie in corso. Nelle ultime settimane, il grande afflusso di preprint su questi archivi ha consentito di offrire alla comunità scientifica moltissimo materiale sul coronavirus su cui confrontarsi, con una quantità di dati e informazioni senza precedenti su una singola malattia da poco scoperta.

La rapida diffusione su questi archivi implica che ci sia un controllo molto più blando dei contenuti. Prima di finire online, gli studi sono analizzati per verificare che non contengano parti plagiate da altri, che non ci siano contenuti offensivi e che le informazioni non causino rischi per la salute pubblica. Non sono però valutati i metodi utilizzati per realizzare la ricerca, né le sue conclusioni né la sua qualità in generale.

questo non implica naturalmente che debbano essere ignorati e non raccontati sui media: dovrebbe però indurre chi se ne occupa a farlo con grande cautela, segnalando che, se già uno studio scientifico in generale va preso con molte precauzioni, ne occorrono molte di più per un preprint. Articoli che parlano di queste ricerche dovrebbero inoltre contenere il parere di altri ricercatori, che aiutino il giornalista che scrive l’articolo e poi i lettori a farsi un’idea più chiara dei limiti di ogni studio.

Non tutte le redazioni hanno giornalisti scientifici, cioè redattori che si occupano esclusivamente di scienza e che hanno le competenze per comprendere e poi divulgare argomenti complessi. In molti casi il racconto delle notizie scientifiche viene affidato a redattori che solitamente si occupano di altro, e che non hanno particolare dimestichezza con gli argomenti scientifici. In questi casi la qualità dell’informazione può risentirne sensibilmente, causando la diffusione di notizie inesatte o allarmistiche, come accaduto più volte nelle ultime settimane (la storia del “coronavirus nell’aria”, per esempio).

Per aiutare chi legge le notizie, ma anche chi le scrive, abbiamo messo insieme una breve guida per districarsi meglio tra le ricerche scientifiche in un momento in cui tutti – comprensibilmente – si aspettano dai ricercatori importanti progressi per fermare questa pandemia.

40enalfabeto / 6

I di Invisibili

Sono invisibili i contagiati asintomatici.
Invisibili i malati patenti ma non gravi che si trovano confinati a casa perché posto in ospedale non ce n’è, e che tuttavia potrebbero sviluppare problemi più seri da un’ora all’altra.
Invisibili le cifre reali del contagio, sia perché tuttora non effettuiamo abbastanza tamponi sia perché nella quotidiana rappresentazione televisiva si parla di nuovi guariti, ma i guariti non ci dicono molto, ci serve il numero dei morti e dei morti effettivi, che nell’attuale gestione disastrosa non conosciamo ma stimiamo altissimi.
Invisibili i sacrificati – anziani, disabili, pazienti tumorali.
Invisibile l’orizzonte.

LS di Lettura / Scrittura

Molti di noi faticano non poco a leggere in questi giorni, nonostante ed anzi proprio a causa del quasi illimitato tempo a disposizione, tempo tutto uguale – eppure, prima, leggevano parecchio e senza sforzo.
Molti scrittori hanno intanto perso la stabilità della cornice in cui lavorare, la realtà si è in certo senso compressa e non consente di essere raccontata – troppo presto – o rielaborata, riformulata, inventata.
Io, ogni volta, mi chiedo se è il resto del mondo che si scompone troppo oppure sono io che son rimasta indietro, al solito.

M di Mascherine

Alla buon’ora una settimana fa la Regione (Lombardia) ha distribuito le mascherine nelle farmacie, perché a loro volta le distribuiscano ai cittadini. Sono inutili e andranno riadattate, ma ci sto lavorando, e confido di aver trovato una soluzione prima di dover di nuovo uscire per la spesa – sto anche divertendomi a contare per quanti giorni riesco a non averne bisogno, della spesa, e ho raggiunto i 14 giorni.
Fare i furbi ed accaparrarsi più di quanto ci è destinato è immorale, ma dal momento che le istituzioni lavorano così male che di fatto è in vigore la legge del più forte, e dal momento che io sono già svantaggiata in partenza, ho deciso questa volta di fare per l’appunto la furba: anziché le 2 previste, ho fatto il giro delle farmacie e me ne sono procurata 6 a costo zero (se non calcoliamo l’aggravio della mia desolazione, considerato che ogni singola farmacia si gestisce in modo differente e che NESSUNA verifica alcunché. Non chiedono dati per evitare che qualcuno, come ho fatto io, ripassi, non hanno indicazioni per verificare chi è in condizione di maggior bisogno e dunque ha priorità ma vanno a fiducia…).
Insomma, sono dispiaciuta ma per nulla pentita.

S di Salame

Sono passati due volte, recando doni come i Magi (pasquali: l’avranno poi saputo i tre magi che il bambinello adorato una notte di trentatrè anni prima era morto?).
Alcuni nostri negozianti hanno acquistato (o confezionato) prodotti per i compaesani, e i volontari della Protezione Civile si sono resi disponibili a distribuirli. Tre litri di latte, due lattine di polpa di pomodoro, un salame intero ed una colomba firmata (buonissima). Grazie.