libri (maggio 2020) – pt. I

farfa su libro

Limonov – Emmanuel Carrére [kindle]

Due cose:

Carrére scrive la sua non-fiction sulla sabbia.
Come qualcuno – non ricordo ora chi – ha ben precisato, sceglie il suo soggetto e poi, anziché distaccarsene pur restando appassionato e farne una descrizione se non obbiettiva, almeno “terza” con tutti i mezzi documentali e critici possibili, ne trae un discorso fantasioso, personale ma più apologetico che ragionato, romanzato.
Una non-fiction che dia l’impressione d’essere un romanzo, capite bene, svolge male tanto il proprio lavoro di osservazione analitica quanto quello che del romanzo è proprio, di coinvolgimento sintetico nella vicenda.
Non andando da nessuna parte.
Carrére è fumo senza arrosto.

Limonov (per quanto ci appare attraverso gli occhi di Carrére, che lascia spesso intendere d’aver attinto a fonti dirette ma non le sostanzia mai), è un presuntuosetto invidioso, una mezza tacca che aspira non a cose grandi, ma a cose brillanti, di quella brillantezza che ha la bigiotteria per le gazze.
Lo stesso che ha sempre relativizzato la crudeltà del sistema-gulag, perché – a detta dell’autore stesso – ha sempre avuto il culo al caldo grazie al padre cekista che pure disprezzava poiché mediocre funzionario, di ritorno in patria dai folleggiamenti americani ha fondato un partito il quale, di nuovo, non serve ad altro che ad appropriarsi dei luccichii di una “posizione scomoda” spacciandosi per ribelle e martire.
Limonov è uno sfigato.

Storie di fantasmi per il dopocena – Jerome K. Jerome [kindle]

Breve e lieve parodia della tradizione di raccontar storie di fantasmi la vigilia di Natale.
Una sciocchezzuola ironica che descrive i suoi bersagli con tratti demenziali.
Niente più che un divertissement.

Magia nera – Loredana Lipperini [kindle]

Molto intrigante. Una raccolta di racconti al femminile; magici sono le protagoniste, gli eventi che loro càpitano, le atmosfere. Nulla di “infiorettato” tuttavia, né dalla Lipperini / Manni ce l’attendevamo: riscatto, sopruso, vendetta, solidarietà, invidia; piuttosto.
Meno dark di quanto immaginassi, ma ugualmente impietoso.

Lettere dal carcere 1926-37 (La nuova diagonale) – Antonio Gramsci

[kindle]

Personaggino impegnativo, Gramsci. ‘Mazza che rompicoglioni: probabilmente la sua puntigliosità e la sua aria da maestrino mi hanno lievemente irritato perché sono anche mie. E’ pur vero che molta parte in questo atteggiamento – incredibilmente coerente fino alla fine – l’ha il carcere e, di più, in quanto va ad aggravare un’evidente e pesante incomunicabilità tra lui ed i parenti.
In una delle tante vie Gramsci d’Italia ci ho vissuto l’intera infanzia. Non potevo prolungare oltre la mia ignoranza. E manco a farlo apposta somiglia a mio cugino da giovane, ma questo è secondario… il “gobbetto” mi lascia, più che idee, un nucleo di abitudine carceraria deleteria – per quanto strenuamente combattuta – e il dolore di relazioni deformate. Non è poco.
E poi, nondimeno, una camionata di tenerezza. Sua l’espressione “ti abbraccio teneramente”, usata soprattutto con la cognata Tatiana; che ho tutta l’intenzione di adoperare e far mia.

Restando in tema, segnalo un bel documentario andato in onda mercoledì sera sul Nove: “Tutto il mondo fuori“, sul Due Palazzi. Lo potete trovare in streaming qui.
Nell’intervista si cita anche il film del 2012 dei fratelli Taviani, Cesare deve morire, che ho visto e vi consiglio.

La mia seconda vita tra zucchero e cannella – Verena Lugert [kindle]

Da giornalista in via esclusiva a reporter gastronomica – e, principalmente, cuoca professionista. L’occasione l’ha presa al volo, ma non è stato per caso: cucinare per lavoro era una sua fissazione da prima di fare domanda alla Cordon Bleu londinese, per poi cominciare come commis in uno dei ristoranti di Gordon Ramsay.
Il resoconto della vita di brigata è lucido eppure frizzante, sgrezzato quanto basta per divertire ed appassionare anche un lettore che quel genere di vessazioni e devastazioni esistenziali le deplora profondamente.
L’editrice Astoria pubblica svariate “storie di vita”, per chi ama il genere (come me).

Scontro di civiltà per un ascensore in piazza Vittorio – Amara Lakhous

[kindle]

E’ un racconto divenuto famoso attraverso un premio, riuscito sì, ma trovo non meritasse tanta fama. Comoda, ma di buon effetto, la scelta di suddividere i retroscena attorno all’ascensore del titolo – e al cadavere che un giorno vi viene rinvenuto – illuminando di volta in volta un diverso personaggio-inquilino del palazzo, distribuendo equamente capitoletti e punti di vista narrativi.

I libri non commentati:
Gramsci – Angelo d’Orsi [in corso]
Creepypasta – AA.VV.; True Halloween – AA.VV.

Poveri noi 1.: Cibo – pt. I

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Oggi ho prodotto la mia seconda pizza in autonomia: ed è venuta ancor meglio della prima. Una margherita, per stare sul semplice e gustoso, che ha rilasciato un meraviglioso profumo per casa – assieme a quello delle lenzuola nuove mi fa capitolare.
Non ho una fissazione per pane e pasta fatti in casa (non ancora, almeno), né mi è partita la rotella causa quarantena: sto coi piedi per terra, lo faccio  – quando mi va – per tenermi un po’ dritta e dare corpo a questa persona che mi sforzo di essere, e infine diciamolo chiaramente: farsi le preparazioni in casa costa meno, a patto di trovare la farina…
… per quel che vale, io che vivo sola, con un chilo di farina (e per essere precisi una-due bustine di lievito, una-due lattine di polpa di pomodoro ed infine quantità neppure misurabili di olio, sale, zucchero) tiro fuori 8-10 pasti. Aggiungere una decina tra frutti ed ortaggi, e più o meno ho coperto il fabbisogno di cinque giorni.

Cose che già sapete (ma che potreste voler rispolverare)

Ci sono consigli di risparmio sulla spesa al supermercato che, più o meno approfonditi, tutti abbiamo incontrato nella vita almeno un cinquecento volte. Al punto che li schifiamo, non perché non siano validi ma proprio per noia. Siccome però, per l’appunto, validi sono (e a ciascuno il suo), io li riporto il più brevemente possibile e voi, casomai, saltate pure al paragrafo successivo.

  • non esistono solo super- ed ipermercati: puntate sugli hard-discount (per es. LIDL), oppure sui mercati all’ingrosso (per es. METRO). I primi grantiscono un risparmio intervenendo soprattutto sulla logistica e sulle fasce di prezzo dei prodotti, i secondi sulla quantità.
    Chiaramente, se i discount non vi ispirano fiducia (e vi capisco), oppure siete in due e rispetto al cibo non avete grandi esigenze né di rifornimenti né di scorte, queste opzioni potrebbero essere preferibili solo rispetto ai non alimentari.
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  • Ovunque facciate la spesa, valutate di acquistare i prodotti non di marca.
    Con questo non mi riferisco a prodotti di scarsa qualità, ma agli equivalenti (sì, come fossero farmaci) a “marchio proprio” (private label) di “primo prezzo“: quelli cioè confezionati dal gruppo commerciale stesso (ad es. Coop o Conad) o da un’azienda appositamente incaricata, con un ricarico minimo.
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  • L’ideale (per il portafogli) sarebbe vagabondare tra una catena e l’altra, spostandosi come le mandrie in transumanza per raggiungere di volta in volta l’etichetta che offre gli sconti migliori del periodo.
    Se fossi una mucca, altro che mandria: rimarrei costantemente indietro e magari mi metterei anche comoda in mezzo alla carreggiata, a ruminare un filo d’erba. Odio sbattermi, ergo, se come me preferite affidarvi ad un super di fiducia e salvo eccezioni recarvi sempre nello stesso, avete l’opportunità della carta fedeltà.
    Dal mio punto di vista hanno alcuni svantaggi, ma anche due vantaggi grandi: alcune garantiscono la conversione dei punti in buoni spesa, tutte quante danno accesso a svariati sconti sulla merce esposta. Ovviamente, fate attenzione agli sconti fasulli (che alzano i prezzi appena prima di defalcarli…), che non sono comunque la totalità e che potete sgamare con un po’ d’abitudine, sui prodotti che comprate abitualmente.
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  • Badate a ciò che osservate.
    La cosiddetta “zona di attenzione visiva” degli scaffali dei supermercati si estende tra i 120 ed i 180 cm in altezza, con orientamento spontaneo verso destra.
    Se volete perciò controllare consapevolmente gli stimoli e scovare le offerte migliori, collocate di proposito fuori da questa zona verso la quale l’occhio si dirige in automatico, imponetevi di controllare cosa è stato messo sugli scaffali più bassi e sulla sinistra (dello stesso scaffale, non della corsia).
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  • Tenete presente che affettati e formaggi costano mediamente meno al taglio (al bancone) che già confezionati.
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  • Prima di fare la spesa, se lo credete utile, pianificate il tanto aborrito menù settimanale – o almeno abbozzate un’idea di cosa vi andrebbe di mangiare: se vi stuzzica una carbonara, non lasciatevi attrarre dai funghi per un risotto che rimandereste, lasciandoli al loro muffoso destino.
    Più importante, stilate sempre una lista (per quanto corta possa essere) con ciò che vi serve, magari annotando i prodotti più comuni nel momento in cui vi vengono a mancare.
    Se siete abbastanza ossessivo-compulsivi, potreste divertirvi a compilare una prima volta (e poi aggiornarlo via via) un inventario della vostra dispensa (la Bradipa è sul pezzo!), che ovviamente sarà tutta raggruppata in uno stesso posto (con l’eccezione dei prodotti aperti e di uso quotidiano), nonché ordinatissima.
    Allego foto, ma non prima di avervi ricordato che è meglio vagare per le corsie a stomaco pieno, o per lo meno non in crisi d’astinenza da cioccolato: può essere rischioso, più per il vostro stipendio che per la panza.

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Chiudo questa prima parte facendo presente che sì: i prodotti sfusi o alla spina, i gruppi di acquisto solidale, il chilometro zero sono tutte opzioni meritevoli e vantaggiose per qualità e rispetto dell’ambiente.
Se però la vostra priorità è il risparmio – e ribadisco il risparmio, non l’indifferenza crassa per ogni altro valore -, allora desistete e, magari, fornitevi attraverso questi canali solo delle cose cui tenete di più. Perché, molto semplicemente, sono costosi (a buon diritto, ma tant’è).

La cucina degli sfaticati

Ho guardato l’elenco degli appunti per questo post, ed ho notato un fatto che mi era sfuggito; una coincidenza, che però racconta qualcosa su di me: fra gli altri suggerimenti che vado ora a condividere ve ne sono anche di adatti a persone che vogliono sì prepararsi pasti decenti, ma che ne perdono subito il gusto se la cosa si rivela appena un po’ complicata.
Ne cito due:

  • la doggy / family bag.
    Al di là dell’evitare sprechi, a me è sembra sembrato sacrosanto portarmi via quello che ho pagato ma non consumato. Se qualcuno ancora questiona, guardatelo malissimo e ricordategli che la sentenza n. 29942/2014 della Cassazione riconosce tale diritto. Anche se non avete un cane, ovviamente!
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  • I “piatti base“.
    Intesi non come preparazioni essenziali della cucina tradizionale, ma come cibi facili da “produrre”, o addirittura semplicemente da assemblare. E quando sono alla disperazione, quando ho bisogno di comodità, ricevo grande sollievo da:
    – pane raffermo inzuppato nel latte caldo;
    polenta, polenta e formaggio, polenta e zucchero…;
    – peperonata;
    – puré di patate con noce moscata;
    – tramezzini con uovo sodo a fette e bresaola;
    – riso in bianco con peperoncino;
    – pane tostato / spaghetti con olio di oliva e basilico;
    – valeriana con mirtilli
    – polpa di pomodoro con fagioli e tonno
    – banane a rondelle con zucchero e limone
    – zabaione, risolatte
    – latte / acqua e menta
    Eccetera…!

Sperimentazioni random 🐁

Ricordo sempre che parliamo di come risparmiare, non di come salvaguardare l’ambiente o diventare chef o di scelte etiche – tutto questo può esserci, come fattore collaterale, in alcune “misure”, ma non è da lì che parto.

  1. Non tutte le acque potabili sono anche bevibili con piacere, lo sappiamo.
    Ma, siamo onesti: quanti davvero vivono in zone con acquedotti malridotti o nelle quali l’acqua sa di ferro o contiene quantità esagerate di calcare? Non così tanti.
    E allora: acqua del rubinetto; e dove esiste, per risparmiare anche quel poco, rifornitevi presso il centro comunale di distribuzione acqua: in questo frangente purtroppo no, ma spesso io piglio lo zaino e tre bottiglie di vetro, vado a piedi al centro vicino casa e gratuitamente riempio le bottiglie all’apposita fontana riservata per questo. La si può avere liscia o leggermente gasata, a temperatura ambiente e fredda.
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  2. Se siete tra chi ha continuato a lavorare, ed avete una pausa pranzo che vi consente di andare in mensa ma non certo di andare a casa e tornare, provate la schiscetta (o come la chiamate voi: i nippofili apprezzeranno sicuramente il bento – nella foto trovate tre esempi creati da Jamie Oliver).
    Potrete sempre concedervi un’abbuffata al buffet dei dolci, quando vi va, godendovela come se andaste al ristorante; ma vi costerebbe molto meno preparare abitualmente un contenitore con qualcosa di comodo come una pasta fredda, con gli avanzi della sera prima (che sono buoni anche se per noi, ormai, “avanzi” suona come “scarti”), ecc.bento-boxes-jamie-oliver
  3. E a proposito di avanzi, chi se la cava meglio in cucina può approfittarne per trarne i classici piatti “di recupero”: polpette, pasticci, ripieni…
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  4. Non solo gli avanzi si possono riciclare: oltre al succitato pane raffermo, che abbiamo sempre messo da parte per ammorbidirlo nel latte o nel sugo caldi,
    spesso con una pentola d’acqua faccio bollire e cuocere tre cose differenti (un ortaggio, un altro ortaggio o della frutta, infine pasta o meglio ancora una minestra così le vitamine non vanno perse),
    riutilizzo l’acqua di cottura della pasta (in cui l’amido ha un’azione sgrassante) per lavare i piatti
    o quella rimasta nel pentolino del caffé (bevo solo orzo solubile) che raccolgo in una caraffa per le piante, e ancora:
    quando mi capita e me ne ricordo, colleziono semi (ho via quelli di una zucca, per es., ma si possono anche acquistare ortaggi che abbiano ancora le radici, da mettere a dimora per ottenere una coltura gratuita, nonché piantare una patata nel terreno e lasciarla… agire. Ecco un’idea di cosa potreste farne).
    Infine, è una sciocchezza ma di fatto mi fa risparmiare (o avere a disposizione in omaggio: vedetela come preferite) ben la metà della confezione da 60, riutilizzo le bustine del thé. Ovvero: quando mi preparo una tazza con una bustina nuova, la uso e la metto da parte. Lo faccio per due volte, e la terza anziché usare una bustina nuova metto in infusione le due già usate, che scaricano ancora che è una bellezza: il sapore ed il colore sono altrettanto intensi.
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  5. Curate un orto, se ne avete lo spazio, il tempo e le capacità, o in alternativa provate almeno a far crescere, magari sul balcone o sul davanzale, qualche pianta rampicante e/o aromatica (è uno dei miei obbiettivi, ma non immediato, anche perché ho un trascorso di incomprensioni con il basilico di una mia amica che… ma lasciamo stare).
    L’autosufficienza in questo campo dà grandi soddisfazioni, e con poco potete intavolare piattini succulenti.
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  6. Un’altra cosa che tutti possono fare è raccogliere frutta. Io lo adoro perché da piccola mia madre mi portava sempre a “rubare” (tecnicamente per i frutti che escono dalle recinzioni e si sporgono su strada, e le piante che si trovano su suolo pubblico, non si tratta di furto… ma ho un’onorata tradizione di ladrocinio in famiglia, quello vero e quello di galline, e me la porto in giro, ecco).
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  7. Il risparmio non dovrebbe essere il primo, né tantomeno il solo motivo per una scelta simile, ma è indubbio che l’alimentazione vegetariana è più economica di una dieta che include molta carne.
    Tenerlo presente può essere utile anche soltanto per ridurre un po’, qua e là, l’impatto della carne sull’ammontare della spesa.
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  8. E quando citiamo il vegetarianesimo, tutti noi, credo, non immaginiamo una zuppa oppure un hamburger di verdure precotti: immaginiamo di cucinare, non importa se in modo più o meno elaborato.
    Dunque, per tornare all’inizio di questo post: al di là dell’autoproduzione alimentare (fare la pizza in casa costa meno che comprarla, ma non per tutti i cibi vale lo stesso…), è piuttosto evidente che tra comprare della materia prima, pulirla e cuocerla oppure acquistare prodotti confezionati, trattati, raffinati, precotti c’è un abisso – in termini di qualità, e di denaro.

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Ho ancora delle cose da dire, un po’ più specifiche, ma per questo vi do appuntamento al prossimo post di questa serie, che stiamo già a quota 1820 parole 😉

💰

Nelle puntate precedenti:
> Poveri noi .0: Rinunciare
> Poveri noi .00: Il rimedio è la povertà

Last night a pizza saved my life

Sì, anch’io. Anch’io spignatto (poco) ed impasto (parecchio, per i miei standard).
E sì, mi piace; per la verità era pure ora che imparassi, alla veneranda età di 36 anni (tra una manciata di giorni), a produrre cose commestibili da me, quindi non classificatemi subito come “impazzita causa coronavirus”.
E beccatevi le foto, che non sono niente di che ma mi riempiono di orgoglio, come le primipare col loro pargolo.

Propositi da 40ena

Copiandole da questo post, ho selezionato alcune idee per sfruttare la gran massa di tempo libero offertaci dalla quarantena (che vi ricordo, non per fare la Cassandra, NON È DETTO terminerà davvero il 3 aprile…). Per il durante, insomma. Ma c’è anche il dopo, perché non sappiamo con esattezza quando, e con quale rapidità ci riabitueremo, ma anche il dopo arriverà: e per allora ho in mente due o tre cosucce che sarebbe ora mi decidessi a fare! Bando al 31/12, perciò, e scateniamo i buoni propositi 🌟
(Nota Bene: non è che, finita la quarantena, sarà illegale portare a termine ciò che abbiamo iniziato. Si può proseguire e spuntare qualche consiglio anche in seguito!).

Idee per passare utilmente la quarantena

  • Programma nei minimi dettagli la tua prossima vacanza. Non possiamo sapere quando succederà, ma come si svolgerà e cosa visiteremo sì, eccome.
    Ecco, io per esempio è da mo’ che fantastico di mettermi alla scrivania, col pc di fianco, carta e matita, e progettare (letteralmente) una vacanza ad EuroDisney – chi mi conosce, per altro, sa che “progettare” è già parte del piacere. Ho visitato il parco nel 2002, di ritorno dal viaggio-studio in Scozia, e niente, ci ho lasciato un pezzetto di cuore.
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  • Informati sulle opportunità di volontariato nella tua città e segnati quelle più interessanti: appena questa quarantena finirà, ci troveremo comunque in una situazione complessa e delicata. Dare un contributo in prima persona è la cosa migliore che possiamo fare.
    E anche in questo caso un’ideuzza ce l’avrei. Ma finché non la metto in pratica (o decido di lasciar perdere) non ne parlo, ‘ché non voglio rompimenti di palle (dunque difficilmente ne parlerò pure dopo). Posso solo accennare che è una delle poche cose, credo, che si possano fare senza sbattersi e senza farsi venire la rogna stando in mezzo alle persone – io non ho mai amato il volontariato, e peggio non sopporto le persone stupide, lente o appiccicose: e di norma i volontari sono una combo delle tre. Chiedo scusa ad eventuali volontari che dovessero leggere, se suono indelicata, ma questo è.
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  • Fai un elenco di tutte le rotture di scatole dei prossimi mesi, e cerca di calendarizzarle: appuntamenti dal notaio, visite di controllo dei nei, analisi del sangue. Anche qui, magari non puoi sapere quando sarà possibile prenotarle, ma almeno avere un quadro più chiaro della situazione.
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  • […] Ecco, ora sei pronto per affrontare la scatola delle foto di famiglia. Crea una volta per tutte degli album e piangi un po’, ti farà bene.
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  • Sei lontano dalle persone a cui vuoi bene? Scrivi loro un’email per raccontare com’è la quotidianità senza di loro.
    O anche delle lettere cartacee, specie se scrivi alla nonna novantenne.
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  • Inizia a tenere un diario dei sogni. L’hai sempre voluto fare, ma hai preferito ritardare la sveglia.
    In realtà, anche se non è ancora un vero e proprio diario (o meglio notturnario, come l’ho battezzato io: e no, non autorizzo l’uso del nome), alcuni sogni già li trascrivo ed interpreto. Non immediatamente al mattino, però, e men che meno sul classico quadernetto posato sul comodino.
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  • Chiama. Tua. Nonna.
    Chiama. Tua. Madre.
    Chiama. Tutti. I. Parenti.
    Morta.
    Morta.
    Li ho chiamati tutti, tranne quelli bresciani, che per me possono restare nel limbo dove stanno, grazie tante.
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  • Se vivi con il tuo partner, fate sesso. Se siete lontani, fate sesso telefonico. Se non hai un partner, sistema quel profilo Tinder e preparati ai tempi migliori che verranno.
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  • Se hai un cane, insegnagli qualcosa che ancora non sa fare. Riportare la pallina is not enough.
    Niente cane, ma questa mi pare carina. Potrei adottare una mangusta, però, come Neruda. Allontanerebbe certi serpenti che ho attorno, vuoi mettere con il riporto?
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  • Cerca di osservare questa crisi da più punti di vista: leggi i quotidiani esteri, magari qualche reportage di medio-lungo formato.
    Uhm, sarebbe cosa buona e giusta. Ma sono una scansafatiche, della pandemia voglio parlare il meno possibile e poi ho già il mio spacciatore di Famiglia Cristiana XD
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  • Se vivi nelle Zone Rosse, controlla su questo sito del Ministero quali beni e servizi gratuiti le aziende hanno messo a disposizione per te: https://solidarietadigitale.agid.gov.it/#/
    Vabbeh, ormai in zona rossa ci siam finiti dentro tutti, ma ci siamo capiti.
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  • Osserva la tua libreria con calma e tira fuori un libro che non hai mai avuto tempo o voglia di leggere, così la prossima volta che sarai in libreria potrai comprarne un paio senza sentirti in colpa. Non avrai mai più tanto tempo libero quanto in questi giorni per affrontare Infinite Jest o Il Conte di Montecristo.
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    Osserva ancora la tua libreria e metti da parte 3 libri da regalare agli amici quando li vedrai la prossima volta.
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  • Aggiusta quei vestiti che hanno buchi o bottoni ballerini.
    Ecco, ho giusto quelle tre o quattro cose da cucire.
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    Sistema i cassetti della biancheria intima: basta calzini spaiati.
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  • Pulisci anche la tua homepage su Instagram, defollowando tutta la gente noiosa che hai iniziato a seguire nel corso degli anni.
    Ora che il tuo profilo Instagram ricorda la stanza di un monaco di clausura per ordine e austerità, inizia a seguire gente davvero interessante, come divulgatori scientifici, psicologi e altri esperti nei loro rispettivi settori.
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  • Prima o poi tutto questo finirà e torneremo ai soliti ritmi forsennati. Cucina anche per quei giorni e riempi il freezer fino all’inverosimile.
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  • Fatti la manicure, una maschera per i capelli e tutto quello che rientra sotto l’enorme cappello della self-care.
    Fatti una di quelle maschere per il viso DIY, quelle a base di ingredienti reperibili in qualunque cucina. Uscirà uno schifo, sporcherai ovunque e tra un’imprecazione e l’altra ti dimenticherai per una buona mezz’ora la situazione generale.
    Perfetto. Basta non prenotarsi in una clinica tipo quella de La cura dal benessere, e va bene tutto, guarda.
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  • Fai yoga e impara finalmente tutta la sequenza del saluto al sole.
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  • Vai su The Useless Web, l’inutile sito che ti porterà su altri inutili siti random.
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  • Cambia la disposizione dei mobili in una stanza. Sposta il letto, metti il tappeto da un’altra parte.
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  • Ora che hai tempo prova a ripensare i tuoi sprechi. Apri la credenza e osserva quello che c’è dentro, controlla quali alimenti stanno per scadere e usali nei prossimi giorni.
    Non c’è pericolo, quando sei un tritatutto.
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  • Pensa. Prenditi qualche minuto ogni giorno per ripensare alla tua vita e alle tue esperienze, ridefinire i tuoi obiettivi e ideare strategie per come ottenerli. Tornerai più forte di prima.
    Vabbeh: un po’ ottimistico, ma tentar non nuoce.
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  • Se ti manca il cinema prova a ricreare la sua atmosfera in casa. Popcorn, buio totale tranne che per lo schermo e magari quel proiettore che avevi dimenticato in cantina?
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  • Rispolvera il vecchio Nintendo e finisci una volta per tutte quei giochi che hai abbandonato da piccolo.
    Cacchio, quasi quasi provo ad allacciare il mio vecchio Sega Master System II alla tv…
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  • Scegli la tua serie preferita e riguardala dall’inizio alla fine. Di nuovo. Non c’è nulla di male nel farlo. Se vuoi sentirti meno in colpa, guardala in lingua originale.
    Manco a farlo apposta, hanno appena ricominciato dalla primissima puntata The good wife su Rai4. Ed io me lo sto vedendo per la terza o quarta volta.
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  • Gran parte delle attività sopracitate possono essere svolte ascoltando podcast. Qui trovi un’ottima lista dei migliori podcast italiani (e non) scritta dai nostri colleghi di VICE Italia: https://www.vice.com/it/article/a3bvjp/lista-migliori-podcast
    Stuzzicanti, peccato che sembrino essere tutti in inglese (o quasi?). Verificherò.
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punto-e-virgola

Propositi personali per il post-quarantena

Lottare per la pace nel mondo Ehm, no. Pensavo più che altro a questo:

  1. Massaggio cervicale
    Mi sono fatta male (no, non è esatto: mi hanno fatto male) nel settembre 2018, e ancora non ho messo in agenda i massaggi decontratturanti che l’ortopedica mi ha prescritto. All’inizio avevo un buon motivo per aspettare, adesso non più.
  2. Tatuaggio
    Forse il tatuaggio perfetto per me non lo scoprirò mai, ma uno che non può in alcun modo venirmi a noia o perdere di significato c’è. 
  3. Gardaland
    Non è EuroDisney, ma intanto è abbordabile. E poi non ci vado da anni.

libri (gennaio 2020)

Albert Speer, Una biografia – Joachim Fest

Il degno completamento d’un primo trittico di letture sulla figura di Speer (i suoi diari tenuti nel carcere di Spandau, e le annotazioni che Fest fece durante le sue conversazioni con lui, allo scopo di aiutarlo ad organizzare e rendere pubblicabili le sue memorie).
Fest, oltre all’occhio vigile dello storico, ha davvero la grande capacità di rendere omogenei e leggibili con piacere i fatti, i dati, i racconti; e, inoltre, le sue analisi degli stessi – pur cristalline – non suonano mai come prese di posizione politiche, ma come indagini tenaci sul proprio oggetto di interesse.
Conta un buon numero di pagine, quasi 400, ma scorre egregiamente.
Non sarebbe stato male se avesse ricostruito anche l’infanzia dell’architetto del Reich (del quale dovrò bene recuperare qualche disegno e progetto…), che liquida come “normale” e priva di alcunché che facesse presagire le inclinazioni di Speer adulto (e io dissento su questa conclusione tratta un po’ troppo rapidamente); ma stante la focalizzazione sulle vicende totalitarie, capisco.

Ventotto domande per affrontare il futuro – Theodore Zeldin

Ho letto con curiosità un primo gruppo di capitoli di questo testo di ricerca filosofica, che ormai anni fa avevo adocchiato sugli scaffali di una Feltrinelli locale e m’era rimasto impresso – innanzitutto per la varietà di argomenti toccati, dalla religione alla politica, dalla ricchezza e la povertà ai gap generazionali, passando per il lavoro.
Purtroppo non è stato all’altezza delle aspettative. E questo mi insegna che non tutti i libri a cui guardo con passione, pregustandoli, meritano tanto investimento anticipatorio.
Se fare filosofia significa impostare una proposta di “pensiero differente”, Zeldin effettivamente la offre. Ma se significa seguitare a ripetere lo stesso concetto senza mai svilupparlo davvero, affidandolo a riflessioni vaghe – e talvolta francamente irritanti, come quelle sull’ecumenismo -, ecco, ne faccio anche a meno. Infatti dopo un terzo di libro il resto l’ho letto solo in parte, a brani.

L’incredibile viaggio delle piante – Stefano Mancuso

Volevo leggere Mancuso da un pezzo, ma ancora non m’ero decisa: scoprendo un suo libro che neppure conoscevo attraverso questo post di Luigi Scalise, che ne fornisce delle anticipazioni, ho deciso di buttarmi e l’ho prenotato in biblioteca (per altro, l’ho avuto subito, perché ne abbiamo una copia proprio qui).
Tra una tavola d’atlante e l’altra, dipinte ad acquarello e con foglie in vece di continenti, nomi erboristici e floreali in luogo dei nomi di stati ed oceani a noi noti; il neurobiologo del mondo vegetale raccoglie una serie di brevi, ma affascinanti storie di piante sopravvissute (per esempio all’atomica), fantasiose (per esempio certe palme esplosive), tenaci (i cui semi sono stati capaci di germinare dopo migliaia di anni) e indomite (quelle nate sulle macerie di Chernobyl).
Mancuso utilizza uno stile semplice, alla mano, e si percepisce che non è un espediente divulgativo: emergono tanto le sue competenze quanto la varietà dei suoi interessi, ma anche un’umiltà di fondo non frequente.
Ideale per una lettura leggera, che apra una prima porta su un mondo ancora poco noto.

La straniera – Claudia Durastanti

L’avevo messo in lista perché avevo inteso parlasse di sordità, ma leggendo il relativo post di Nick ho capito che in realtà parla di svariate faccende, e soprattutto che “la straniera” non è la madre in quanto sorda, ma l’autrice stessa – italiana “di ritorno”, accidental American poiché nata colà, e rientrata poi in lucania.
Si tratta del suo quarto libro, diviso in sezioni tematiche come fossero quelle di un oroscopo (l’ultima, infatti, si intitola Di che segno sei?).
Me la sbrigo presto: non mi è piaciuto, e infatti dopo i primi capitoli – sezione Famiglia – l’ho interrotto e mi sono limitata a sfogliarlo, piluccando qua e là per scoprire se più avanti cambiasse. Non cambia. Manca un vero racconto, e l’esito è quasi una fredda elencazione di eventi, di vissuti disposti in un modo che spesso fa perdere il filo, e non arriva a rendere fatti e persone un minimo familiari: dove non c’è immedesimazione, ci dev’essere però almeno un senso di comunanza umana, di compresione che avvicini. In questo libro, tutto è estraneo e poco rilevante, persino quando si dice di disabilità, ribellione alle norme sociali e suicidio.
Effetto difficile da ottenere, e per questo tanto più deludente.

Donne senza figli – Susie Reinhardt

Volevo iniziare la nuova serie tematica e sono partita da quello che mi è sembrato il libro più “generalista” e leggero della mia mini-lista. Ve lo dico subito: se la materia vi interessa, saltatelo direttamente e dirigetevi su altro. Nulla di terribile, e del resto occupa una sera o due al massimo, ma è piuttosto rozzo e si perde in considerazioni a mio avviso assai limitate da parzialità e pregiudizio nei confronti della maternità (oltre a non essere recente: è stato pubblicato nel 2004).
In compenso, avida di testimonianze come sono, ho letto volentieri le brevi analisi che svariate donne tedesche intervistate hanno fatto di sé e delle proprie prospettive e preferenze. L’argomento non è nuovo né sconosciuto, eppure ancor oggi non si può affatto dire assimilato: vale la pena parlarne.

Per una sinistra reazionaria – Bruno Arpaia

Per ammissione dello stesso autore, è più un collage di citazioni commentate che un saggio. E tuttavia fare un collage coerente di pensatori per supportare la tesi che, legandosi al liberalismo ed alla sua sete di progresso e modernità, la sinistra si sia perduta e sia stata vinta, non è un’operazione banale: è come attaccare insetti a una bacheca con le pinzette.
E’ stato curioso – e ben poco divertente – trovare un riscontro alla (non solo) mia convinzione che il Pd abbia sancito definitivamente la deriva, portando un sacco di gente ad affermare che “destra e sinistra non esistono più” (entrambe liquefatte nel mercato assurto a dogma). E’ anche piuttosto evidente, a dire il vero, ma avendo amici che persistono nel votarlo, e più in generale riconoscercisi, nonostante siano di sinistra – e persino cattolici: trovo proprio oggi un post di Berlicche che fa perfettamente pendant -, anche il mio stupore e la ruminazione persistono. La notazione, ancora in nuce, sul Pd Arpaia la faceva qui nel 2007.
Particolarmente riuscito, ed attuale fra gli altri, il capitolo che discute l’abbattimento del concetto di limite, dell’autorità, ecc.; tutti esitati nel contemporaneo imperativo al diritto individuale assoluto, alla negazione della preminenza del bene sociale (in realtà, scrive distinguendolo, comunitario) rispetto al personale, all’intolleranza per il divieto. Cose note, ma piacevoli da sentire giungendo da un (fu) schieramento che ci siamo abituati a considerare perfettamente intercambiabile con il suo antipodo: la sinistra, per l’appunto.

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La cucina della filibusta – Melani Le Bris

Ne ho parlato qui.


I libri non commentati:
Gratis, Fare tutto (o quasi) senza denaro – Massimo Acanfora

Sul mare .9: La cucina della filibusta, Melani Le Bris

I pirati? Li immaginiamo imbronciati mentre rosicchiano insetti come le calandre o lappano acqua putrida sulle loro bagnarole sperdute nell’immensità del Caribe, durante l’interminabile attesa dei galeoni d’oro; oppure li pensiamo mentre si abbruttiscono di liquori adulterai nelle bettole della Tortuga. Che errore!
Come dimostrano le memorie di Jean-Baptiste Labat, domenicano poco portato alle estasi mistiche, ma dotato di un appetito e una curiosità incontenibili. In un inedito mélange di arte culinaria e storia, Melani Le Bris, insieme al padre Michel, il più noto storico francese della pirateria, ricostruisce questa misconosciuta epopea gourmande della filibusta caraibica.
Una gustosa narrazione in cui un centinaio di ricette si alternano ad altrettanti aneddoti in un’armonica composizione di sapori e vicende. Riviviamo così le gesta dei “Fratelli della Costa”, che nelle loro modeste capanne o nelle malfamate taverne lungo i moli sono stati i precursori di quella cucina meticcia che oggi si chiama moderna, portando ai più alti livelli l’arte delle spezie, raffinando la preparazione delle grigliate e scoprendo molti dei cocktail che ancora oggi ci fanno sognare.

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La quarta di copertina non mente: aneddoti, note storiche e curiosità culinarie corredano degnamente un’infilata di piatti, dalla più “semplice” salsa al peperoncino (ne trovate descritte diverse) ai dolci a base di platano, passando per la frittura di pesci volanti – i miei capitoli preferiti!
Stando a quanto riportato, e confermato dal “buon” Long John Silver, non dubito che un vero pirata, bucaniere o filibustiere (nel libro si parla degli ultimi due) sarebbe capace di ingurgitare ogni portata in un solo pasto. Del resto, è proprio questo “il vero tesoro dei pirati caraibici”, come recita il sottotitolo.
Non stupisce, dunque, la “dimenticanza” che l’autrice attribuisce a Stevenson:

Nel baule dell’uomo morto lasciato nella locanda
dell’Ammiraglio Bembow, Jim Hawkins aveva scoperto,
tra le cianfrusaglie dello sventurato Bill Bones
(vecchi orologi spagnoli e conchiglie dei Mari del Sud),
preziosamente avvolta nella tela cerata
la carta dell’Isola del Tesoro.
Incalzato dal ritorno del cieco e dei suoi compagni,
aveva trascurato, e con lui Stevenson, anch’egli presente,
quest’altro tesoro, un libro di cucina che puzzava
di rum invecchiato, catrame e tabacco freddo…
… qui abbiamo semplicemente tentato di porre rimedio
a quella dimenticanza.

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L’edizione Elèuthera 2010 ha una grafica leggera ma accattivante, un contrasto di bianco/nero e poi rosso a punteggiare in sfondi, disegni, paragrafi esplicativi, dettagli.
Se le cucine esotiche non vi turbano, ne sono lieta, fate però ugualmente attenzione: qui e là spuntano storie inaspettate che potrebbero arrecare dispiacere a chi ama gli animali… o più semplicemente non è abituato a considerare cibo alcuni di essi (io, anche se poi mi sentirei una persona orribile, confesso che la zuppa con carne di alligatore la sperimenterei volentieri. Le tartarughe no, non riesco nemmeno a pensarci).

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La carta contempla:
Salse al peperoncino
Entrées

Carni alla brace, spezzatini e fricassee
Pesci, crostacei e frutti di mare
Tuberi e altri ortaggi
Dessert, marmellate e altre dolcezze delle isole
Vini, rum, punch e altri modi di guadagnarsi il paradiso

 

Decluttering .7: Novità in salotto

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Dal momento che a casa mia cucina e salotto stanno in un vano unico, separati formalmente solo da una penisola, fare spazio nell’una significa anche, di riflesso, agire sull’altro.
I mobili di mezza parete, quella più vicina al banco di lavoro e ai fornelli, sono anch’essi dedicati a raccogliere pentolame ed affini (ora già in quantità ridotta, ma ce ne sono), e mi viene spontaneo, mettendo mano ad essi, occuparmi anche dei soprammobili tutt’attorno.
In una prima fase mi sono limitata a togliere ciò che non mi piaceva. Ora, però, ho liberato la quasi totalità dello spazio; e ho potuto finalmente anche aggiungere oggetti che mi ispirano.
Non ho adottato uno stile particolare, sono andata a naso e per lo più spostando composizioni che avevo nello studio; comunque, una qualche vicinanza al “japandi” (che ho scoperto pochi giorni fa) volendo ci sarebbe.
Seguono fotine 🧡