Buone notizie

Non agitatevi, parlo di piccole cose e tutte mie, nulla purtroppo che rivoluzioni la nostra attuale prospettiva di quarantenati.

La stessa primavera che ci fa il dito medio, se avete piante o fiori in casa o su un balcone / terrazzo, ci sta almeno regalando una fioritura prematura, eppur gradita.
Pare durerà poco, o quantomeno che nel weekend arriverà una perturbazione con abbassamento delle temperature, ma intanto i fiori lì stanno.
Speriamo piuttosto che le nuove rose che avevo appena portato al cimitero non mi facciano ciao ciao.

Intanto, mi mantengo in forma (seeee), dacché siam reclusi, trafficando in casa. Soprattutto declutterando in garage in verità, come vi raccontavo, in ogni caso mi permette di fare un minimo di movimento, mi dà la sensazione di star facendo qualcosa di utile e di avere uno scopo, un futuro.
Non dico che veda la morte ad un passo, eh, dico però che siam tutti a rischio, tutti in bilico, ce lo ricorda l’Ecclesiaste ma in realtà ora come ora pure di più. Darsi un obbiettivo (in questo caso, utile pure in caso di dipartita per chi dovesse restare a smazzarsi le tue cose personali, comprese cianfrusaglie che non hai avuto il coraggio di buttare), aiuta.
Ormai di oggetti da eliminare senza appello me ne son rimasti pochini. E’ tempo di dedicarsi al gruppo di quelli palesemente inutili, ma ingombranti / pesanti, per i quali avrò bisogno (più avanti evidentemente) di una mano virile, e in un paio di casi anche di una piccola consulenza. Per esempio: i bastoni di bambù che mia madre usava nell’orto per i pomodori, conviene tenerli o gettarli? Ho intenzione di piantare dei pomodori adatti al balcone in vasi di media grandezza, ma dispongo anche di bastoni diversi, più piccoli e meno rovinati. Ci penserò.
Mentre do qualche ritocco e rifletto sulle prossime mosse, nelle prossime “sessioni” mi sposterò sulla cantina: che è una terra ancora più inesplorata e magica.

Mentre falcio un libro di non-fiction, saggio, biografia ecc. via l’altro sul Kindle, comodamente spiaggiata sulla sdraio in terrazzino, sappiate che mi sto già abbronzando. Il sole picchia. Dalle 14.00 alle 15.30 circa mi metto shorts e magliettina, ciabatte estive, e vado a cuocere un po’, così nel caso sarò perfetta per la prova tampone. Ora riesco persino a farmi un micro-codino, e allo specchio mi sembro meno scema. Fico! ♡
Dopo, è l’ora dei delitti su Nove. E chi se li perde! Non c’è gara: il virus fa molte più vittime, ma vuoi mettere col fascino di un serial killer, l’emozione di scoprire un criminale attraverso le riprese delle telecamere a circuito chiuso, la suspence sull’identità del rapitore e sulla sorte dell’ignara brava ragazza di turno?
Buona giornata a tutti, e state accorti quando uscite con la vostra autocertificazione per fare la spesa. Il mondo è un brutto post(o).

Il virus che ti mette il turbo

Piove, ottima cosa: così finalmente mi si lavano i vetri esterni delle finestre – specialmente quella della camera da letto, che dà sugli orti e per la posizione rimane sempre zeppa di insetti morti -, così il lavoro si sbriga da sé senza che io muova un dito.
In compenso, va detto per non infangare troppo la mia reputazione, in questo frangente di sosta forzata generalizzata io che di norma languo e combino poco sono di colpo diventata attiva e reattiva, faccio cose, e sento di farne persino di più dei forzati che alla vita minima abituati non sono.
Nelle ultime due settimane, tanto per cominciare, ho fatto tre torte. Una uscita bene, ma dalla consistenza insolita e che non mi entusiasma – questa -, una uscita bene e basta – questa -, e l’ultima, una normale torta alle mele, della quale però devo aggiustare le dosi secondo un’intuizione che non rivelerò finché non avrò appurato che ha senso (quarta torta).

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Il tavolo dello studio, dal quale la vostra inviata vi scrive, ha cambiato faccia: l’ho sgombrato di tutti gli appunti volanti, dei volantini di eventi ormai saltati e delle bollette pagate ma non ancora archiviate. Non durerà, ma è come stare in luna di miele.
Ho passato l’aspirapolvere in tutte le stanze della casa (lo faccio così di rado che la soddisfazione è stata grande), rinfrescato, e quando più tardi ho acceso i caloriferi ho persino messo su ciascuno dei mazzetti di salvia per profumare gli ambienti – fanno pure una porca figura:

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La salvia è spuntata fuori da un caso particolare, ma non infrequente: infatti, la scorsa notte ho avuto uno dei miei sporadici attacchi d’insonnia felice e creativa, per cui, siccome all’una e mezza stavo distesa ad occhi sbarrati, ho deciso che non funzionava. Mi sono alzata e:

  • ho liberato completamente il pavimento della dispensa (in origine camera da letto) dalle scatole vuote, che ora stanno nell’armadio: è una stanza alla quale ho dato la funzione di dispensa, appunto, ma anche archivio per un certo periodo, e magazzino, per così dire; c’è dunque sempre un po’ di traffico, oggetti che vanno e vengono, per lo più radunati in attesa di essere venduti o donati.
    Ho anche raccolto alcuni di questi oggetti, appunto, in scatole più ordinate, e riordinato la scrivania, togliendo le cose in eccesso dalla vista. La mattina ho poi completato l’opera arrotolando il tappeto e nascondendolo sotto il letto – prima o poi mi occuperò anche dei tappeti, che non intendo tenere;
  • ho fatto spazio nel freezer tirando fuori la salvia ed il pane per oggi;
  • ho sostituito il cestello delle mollette per il bucato con un contenitore nuovo, che per altro ingombrava il ripostiglio (e quando ho portato il cestello sul balcone mi sono fermata qualche minuto ad osservare le case nella pace della notte. Meraviglioso 🌟 ✨ 💙);
  • ho buttato alcune altre cose che ancora mi domandavo se usare in modo alternativo: un flacone di lacca per capelli, una bottiglia piena per metà di crema decolorante a 20 volumi, contenitori inutili, aggeggini di natura ignota dal cassetto dei cacciavite; e aggiunto il sapone liquido in cucina;
  • ho spianato sul tavolo di cucina tutti i documenti usati di recente per compilare l’ISEE, la revisione del canone d’affitto ecc., li ho riordinati ed ho archiviato ciò che non mi occorre per le prossime pratiche.

Per la cronaca, il bilancio provvisorio di rifiuti generati dalla pulizia del garage (più un’altra cassetta della frutta ed otto contenitori di cartoni d’un servizio di piatti che ho portato in casa successivamente) è questo:

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Sono poi tornata a dormire alle 4.55 in pacca, ancora eccitata ma decisamente entusiasta.

Dalla quarantena, con amore

Moriremo tutti, pare (che lo accettiamo oppure no), ma nell’attesa possiamo leggere qualcosa di consono alla super-catastrofe che nemmeno l’asteroide sui dinosauri: qualcosa lo suggerisce il blog Parla della Russia, in questo post, bene racconta il blog Le porte dei libri, qui; ed altro ancora lo trovate su Fantascienza, qui: ma non è che un input, si potrebbe andare avanti per ore ad elencare…
… se alla lettura preferite i lavori manuali o di fatica (e vi assicuro che i miei muscoli, il giorno successivo all’impresa, la sentono tutta) potete come me dedicarvi al decluttering, magari di quegli ambienti della casa decentrati e cui di solito dedichiamo poca attenzione – o peggio, in cui releghiamo tutto ciò che usiamo poco o che vogliamo allontanare dagli occhi: il garage e la cantina.
Il bilancio delle due ore di ieri – giornata attiva! – è stato:
* 10 kg circa, suddivisi in vari sacchettoni, di quotidiani vecchi
* svariati scatoloni grandi medi e piccoli, almeno 6 o 7
* 3 sacchi neri dell’indifferenziata da 40 litri pieni di: attrezzatura elettrica, lenzuola, pentole, vasi di plastica per fiori, porta-cd e quaderni ad anelli… più una stampante che porterò all’isola ecologica (lo so, ci dovevo portare almeno anche la roba elettrica, ma abbiate pazienza) buttati.
Oh gioia Oh gaudio.
Come premio, iersera ho letto ancora un capitolo di William Peter Blatty, ancora non è entrato nel vivo de Il traghettatore ma mi va benissimo, perché me lo sto godendo. Camomilla, pastiglione ed ho dormito di brutto.
Stamattina sembravo anche più viva: raspo in gola, narice tappata (in garage fa freschino), ma in compenso 36.2° di temperatura – son quasi due settimane che veleggia sotto i 36°: tocca integrare ferro a manetta.
Vorrà dire che farò la spesa domani, alla Conad: così passo in parafarmacia a vedere se me lo danno senza ricetta, ‘ché non ricordo, e faccio un sopralluogo nell’unico supermercato della zona che abbiano svaligiato, per divertirmi un po’ 😉

Decluttering .7: Novità in salotto

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Dal momento che a casa mia cucina e salotto stanno in un vano unico, separati formalmente solo da una penisola, fare spazio nell’una significa anche, di riflesso, agire sull’altro.
I mobili di mezza parete, quella più vicina al banco di lavoro e ai fornelli, sono anch’essi dedicati a raccogliere pentolame ed affini (ora già in quantità ridotta, ma ce ne sono), e mi viene spontaneo, mettendo mano ad essi, occuparmi anche dei soprammobili tutt’attorno.
In una prima fase mi sono limitata a togliere ciò che non mi piaceva. Ora, però, ho liberato la quasi totalità dello spazio; e ho potuto finalmente anche aggiungere oggetti che mi ispirano.
Non ho adottato uno stile particolare, sono andata a naso e per lo più spostando composizioni che avevo nello studio; comunque, una qualche vicinanza al “japandi” (che ho scoperto pochi giorni fa) volendo ci sarebbe.
Seguono fotine 🧡

Decluttering .6: Cucina

E’ da un pezzo che ci giro intorno (al post), che ci giro dentro (alla cucina), e ancora non ne sono venuta a capo. Sì, qualcosa ho fatto e qualcosa ho eliminato – vedi lista in fondo -, ma non ho afferrato un criterio vero e proprio per la cernita, non ho avuto un’illuminazione su cosa voglio diventi questa stanza, a cosa voglio dia vita. E questo mi consente soltanto, per ora, di agire su piccole zone per buttare cose palesemente inutili, ma senza andare oltre.
Invece di attendere la soluzione improvvisa della situazione, vi lascio queste brevi note e vado avanti ad arrancare ancora un po’.

Repubblica Popolare Cinese: ho buttato senza indugio alcuno tutti (a dire il vero pochi, per fortuna) gli oggetti contrassegnati con detta provenienza, o con la sigla CE un po’ troppo alta e allungata per appartenere alla Comunità Europea (e infatti, sta per China Export).
E’ già tanto se mi son fidata a comprare, ogni tanto, dei vestiti cinesi al mercato (mentre non mi azzarderei mai con l’intimo), figurati se mi metto in bocca materiale di dubbia origine.

Il colore blu: non è un colore che mi dispiaccia, ma “mi sbatte”. Ossia, se non è di una tinta particolarmente gradevole, e circoscritta a piccoli elementi, avercela attorno mi deprime – e non per modo di dire: mi immalinconisce davvero, e su questo fronte ho già dato, grazie!
Perciò, via tutte le ciotole e gli attrezzini blu-azzurri. La calma e la serenità possono starci bene suscitate in un bagno, ma in cucina proprio no… ci vuole vivacità. Semaforo verde per tutte le ciotole gialle e rosse, romaniste 😉

Intrusi: non ci crederete, ma ho scovato uno spolverino (non un giubbino, ma quell’affare tutto peloso tipo Swiffer per “fare le polveri”, appunto) in fondo ad uno dei ripiani in cui mia mamma ha accumulato contenitori e strumenti vari in modo caotico, e che ho svuotato e riordinato.
Mi spiace per gli ultimi anni di vita negletta dello spolverino, ma recuperarlo non aveva senso. L’ho ringraziato come Kondo comanda, e “lasciato andare”.

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Oggetti eliminati:

Contenitori usa & getta (plastica)
Grandi 3; Piccoli 4
Contenitori usa & getta (alluminio)
Grandi 1; Medi 6; Piccoli 1
Vassoi usa & getta (cartone)
Medi 4; Piccoli 2
Scatole cartone 2
Contenitori plastica
Grandi 4; Medi 5; Piccoli 3
Vassoi plastica 1
Posate
Coltelli 7;
Pentolini 1
Padelle
Grandi 1; Medie 2; Piccole 1
Saliera / Pepiera 3
Segnaposto 6
Tagliere 1
Scolapasta 1
Caffettiere 2
Bicchieri 2
Vaso fiori 1

Di lavoro da affrontare ce n’è, ma ci sono anche delle ideuzze che, al momento giusto, troveranno l’occasione di esprimersi: per esempio, quando ho rotto la tortiera di vetro (eh, sì…) ho subito deciso di conservarne i frammenti più grandi – in cui per altro si vede ancora il ricamo – e che li utilizzerò in salotto per una composizione da parete, al posto dei classici quadri. (Alcuni dei quali, intanto, ho già levato o sostituito).
Tipo così:

Decluttering .5: Biancheria da casa

L’operazione ancora non è completata, dacché ho voluto / dovuto impiegare tutto lo spazio del letto matrimoniale per accatastarvi le cose da smistare, e da allora, mentre procedo, sto dormendo sul divano (il che si sta rivelando una sistemazione piacevole, tutto sommato, e sicuramente utile il sabato-domenica notte quando ho fatto le maratone di Supernatural 😍).
A differenza di altre categorie di oggetti, questa per me non è particolarmente “sensibile”, cioè non mi ha posto davanti a grossi dilemmi del tipo E’ un ricordoE’ appartenuto a…, Potrei pentirmene eccetera. Né del resto mi sono trovata in vera difficoltà dovendo stabilire cosa mi è, o sarà, ancora utile e cosa no.
Certo, disponendo di tanta roba a volte devo riflettere di più per capire se i pezzi in eccesso siano in sostanza delle “scorte” per il futuro, di cose che si consumano sì lentamente ma comunque verranno sostituite a più riprese; o se davanti agli stessi debba cogliere l’occasione per fare il punto su qualche innovazione – anche solo decidere che non desidero avere tappeti di nessun genere in casa, per quanto banale, cambia non poco lo sguardo che riservo alla stessa.

Detto tutto ciò, forse posso direttamente passare a render conto delle cifre (calcolando anche che, in attesa di definire meglio cosa mi aspetta in futuro – per esempio se rimarrò, pur felicemente, single o se avrò un compagno – ho scelto di conservare alcuni articoli in versione matrimoniale o, comunque, aggiuntivi).
Ecco dunque la lista di oggetti cassati (e già ridestinati):

Biancheria da letto

8 completi letto singolo
1 coprimaterasso singolo
1 coperta singola
2 copriletti matrimoniali
1 federa cuscino letto

Biancheria da bagno

2 asciugamani grandi
4 asciugamani piccoli
4 tappeti da bagno

Biancheria da cucina

4 grembiuli
4 strofinacci
4 tovagliette da tavola
3 tovaglioli spaiati
1 sottopiatto di vimini
6 presine
+
4 bicchieri
3 insaporitori
1 scolaposate

Biancheria da mare

3 borse mare grandi
1 busta per toeletta con pettine, spazzola e specchio da bambino
2 costumi interi
2 bikini
1 cuffia da piscina

Varie

1 federa cuscino quadrato
1 fazzoletto di stoffa
13 scampoli di tessuto grandi
2 valigette
2 ombrelli
3 pantaloni tuta
1 t-shirt da casa

Decluttering .4: Senso estetico

L’estetica è la madre dell’etica:
quanto più ricca è l’esperienza estetica di un individuo,
quanto più sicuro è il suo gusto,
tanto più netta sarà la sua scelta morale e tanto più libero, anche se non necessariamente più felice,  sarà lui stesso
”.

[Iosif Aleksandrovič Brodskij]

Affermando che ho un forte senso estetico, non voglio intendere che abbia uno spiccato talento per l’arte, per la scelta di palette di colori nell’arredo o nell’abbigliamento, o simili. Intendo soltanto rilevare un dato di fatto, e cioè che l’aspetto estetico, il risultato più o meno soddisfacente e pacificante per l’occhio, è una variabile che condiziona moltissimo le mie scelte.
Tutte le mie scelte: dall’acquisto di un libro in base alla sua copertina, alla preferenza per un cibo o per un altro, passando naturalmente per il decluttering e facendo pendere l’ago della bilancia “lo tengo / lo elimino” di qui o di là.
Non che l’estetica rivesta un ruolo rigidamente deterministico nella mia vita, sia chiaro; tuttavia come detto incide, ed incide parecchio, in forme gestibili delle quali sono per lo più del tutto consapevole.

Per citare un esempio:
solitario ed affascinante, nella mia grossa wishlist di lettura autunnale-invernale, si erge fra gli altri il noto Libro d’ombra di Junichiro Tanizaki.
In maniera grossolana, certo, ma qualche nozione sulla cultura nipponica di gestione degli spazi di casa, dei pieni e dei vuoti, della creazione di densità attraverso luce e penombra credo l’abbiamo tutti.
Lungi dall’aver iniziato una risistemazione cosciente dei locali di casa mia in questo senso, mi accorgo comunque di aver già messo in atto piccole modifiche spontanee, su base intuitiva, come il tendere – specie ora che la luce va calando – a mantenere le stanze appunto in penombra, sfruttando le lampade e così creando coni di luce soffusa e calda, un po’ un bozzolo temporaneo nel quale sostare mentre porto avanti una singola attività.

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L’anelito alla semplicità è attivo a 360°, ma in generale, ed in questo periodo di transizione in particolare, si esprime per me soprattutto in cucina.
Primeggia, certo, il bisogno di razionalizzare un ambiente ed una serie di attività tendenti per natura all’entropia; c’è poi però anche qui una fetta di piacere estetico-psicologico, per il quale vuoto, pulizia, spazio libero e pronto all’uso equivalgono a leggerezza, armonia, e in definitiva bellezza.
Ecco: per un minimalista l’ordine, sia esso “morbido” oppure abbia esso un tratto compulsivo (per es. nel desiderio che ogni oggetto sia dritto), non è mai il punto d’arrivo ultimo, non è un arido fine ma è, oltre che uno scopo pratico, principalmente un mezzo per ottenere bellezza e piacere dalla propria vita per come è riuscito ad organizzarla.