Maxdonna

Curiosando qua e là tra i blog consigliati ed i post correlati da WordPress a quello che sto leggendo in un dato momento, mi sono imbattuta in questa storia molto… contemporanea 🙂
Un fotografo ha ritratto il suo cane (Max) in una serie pose iconiche di una delle popstar più note, di successo e più antipatiche ai miei nervi (Madonna). Il risultato è pregevole, e divertente – buttateci l’occhio.

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Foto di Vincent Flouret

Non mi è riuscito tuttavia di evitare un piccolo pensiero, ossia: nonostante la qualità dell’intento e appunto del risultato, non si è travalicato un tantino il limite tra gioco innocuo e manipolazione di un essere vivente – per quanto non vittima di una più diffusa e chiara violenza fisica – ad uso oggetto?
Ho provato vero fastidio, va detto,  per una sola foto (quella che replica la copertina di Harper’s Bazaar, con Max a… zampe larghe, ehm, ed un corpetto dorato con tanto di finto seno a cono). Forse, senza quella e magari senza l’altra in cui il soggetto-cane diventa un salame tenuto fermo in stazione eretta da due comparse di lato e da un abito fasciante rosa, forse non ci avrei nemmeno pensato su.
Però, invece.
Ciò che mi disturba non è, comunque, la sensualità più o meno accentuata degli scatti scelti, ma l’evenienza di una palese costrizione, di una forzatura delle attitudini e del comportamento naturali di Max. Un conto è (in)trattenere il proprio “peloso” per qualche minuto, sfruttando certe sue pose o certe situazioni che già di per sé si prestano al gioco. Un altro è imbrigliarlo, magari per un lungo tempo, in una vera e propria rappresentazione che gli risulta estranea e, in quanto incomprensibile impedimento ai suoi istinti, frustrante.

 

Carnet (Febbraio 2019)

In ritardo vado a pubblicare le listine mensili che ho saltato.
I punti esclamativi stanno ad indicare i migliori libri e film: quelli che consiglierei e anche quelli – più rari – che, pur non essendo eccellenti, hanno avuto importanza per me.

Libri letti:
15. Lo sguardo e il gusto – Patrizia Traverso
!16. Ti mangio con gli occhi – Ferdinando Scianna
Viaggio dalla Sicilia e ritorno dopo aver toccato alcune tappe intorno al mondo. La cucina, i prodotti, il rapporto con il cibo visti, fotografati e commentati: peccato per le molte foto in formato ridotto, poco godibili.
!17. Il dilemma dell’onnivoro – Michael Pollan
Geniale, equilibrato e intrigante. Analisi della fattoria industriale, della poli- ed erbicoltura e della… caccia e raccolta comparate, apprezzate o dissacrate. Educativo, ma si legge come un romanzo d’avventura.
!18. La dignità ai tempi di internet – Jaron Lanier
!19. Proust e il calamaro – Maryanne Wolf
Confesso che non ho capito il nesso con Proust. Anche se da qualche parte se n’è parlato.
Il saggio, comunque, è lodevole.

20. Guida alle case più stregate del mondo – Francesco Dimitri
21. Case stregate – Alison Rattle, Allison Vale
Sì, lo so. Pensate che mi sia bevuta il cervello. E’ che, passione atavica per il paranormale a parte, tra le tante opzioni per la mia abitazione futura ci sta anche questa: vabbeh che non siamo in Corea, però magari pure qui una casetta infestata / dell’impiccato / maledetta a prezzo scontato si troverà…!
!22. Tienilo acceso – Vera Gheno, Bruno Mastroianni
23. La psicologia di internet – Patricia Wallace
24. La gioia del riordino in cucina – Roberta Schira
25. Vivi semplice vivi meglio – Philippe Lahille
Il sale della vita – Pietro Leemann [sfogliato velocemente]
Manfrina vegana di scarsissima qualità.
!26. Il filtro (The filter bubble) – Eli Pariser

Film visti:
22. Il quarto tipo – Olatunde Osunsanmi
!23. Crossing over – Wayne Kramer
24. The informant! – Steven Soderbergh
25. Il mistero del falco – John Huston
26. L’ultimo esorcismo – Daniel Stamm
27. Nessuno si salva da solo – Sergio Castellitto
!28. L’imperatore del Nord – Robert Aldrich
29. In memoria di me – Saverio Costanzo
Mi è difficile formulare un giudizio su questo film. Non posso dire di aver còlto con sicurezza tutto ciò che voleva dire, o almeno trasmettere: ad ogni modo, l’ho trovato interessante ma soffocato e soffocante. Un po’ troppo. Certo, l’atmosfera è voluta, ma alla fine, dove vuole andare a parare Costanzo? Boh.
!30. American hustle – David O. Russell
!31. Fratellanza (Brotherhood) – Nicolo Donato
A volersi informare, mi sa che di nazistoidi gay è pieno il mondo. La storia però non è troppo calcata, e suggerisce qualche domanda ovvia ma pesante, cui solitamente sfuggiamo. Inoltre gli attori fanno bene il loro dovere (del resto, hanno solo obbedito agli ordini…).
!32. Tomboy – Céline Sciamma
Nel gioco del tiro alla fune, in questo film (bello, mai noioso, nonostante la difficoltà della tematica), non vincono né i fan del gender né i loro oppositori. Può anche darsi che la regista sia schierata, e forse basterebbe una ricerchina per appurarlo: ma perché rovinarsi un prodotto riuscito?
33. 40 Carati (Man on a ledge) – Asger Leth

Lo stesso amore

Il nuovo spot pubblicitario dedicato all’8×1000 alla Chiesa Cattolica, trasmesso poco fa sul primo canale Rai, recita così:

“[…] C’è un paese dove per entrare basta essere umani.
C’è un paese che offre a una giovane mamma emigrata,
e a una giovane mamma italiana, lo stesso amore”.

Mi corre l’obbligo di precisare che un simile messaggio non corrisponde, ahinoi, alla dottrina della Chiesa; o se preferite un’espressione più elementare e chiara: altera (per non dire stravolge) l’insegnamento cristiano e lo piega ad una propaganda politica che gli è estranea.
Nello specifico:

1. Il cristiano è non solo libero di, ma anche tenuto a occuparsi di politica – in senso lato e pure stretto: del vivere civile sempre e, se necessario e desiderato, dell’azione diretta e personale in tale ambito. Non entro nel discorso delle presunte ingerenze della Chiesa negli affari di Stato, che reputo insensato.
Detto ciò, la partecipazione del singolo alla vita civile implica che ciascuno confronti quanto il proprio stato gli richiede ed impone, con quanto è invece richiesto da una vita di fede conforme al Vangelo. Implica altresì che le esigenze del Vangelo, quando non conciliabili con quelle del potere temporale, prevalgano su queste ultime.
Ma – nota bene – casi di questo tipo sono molto meno frequenti di quanto si possa immaginare, per quanto mi consta. Sono insomma eccezioni: in linea generale, vale e funziona egregiamente il Date a Cesare quel che è di Cesare. E no, non si intende con ciò il mero pagare le tasse, ma piuttosto il riconoscere l’operato dello stato come necessario e legittimo, non contrario di per sé ai dettami religiosi.
Non siamo del mondo ma siamo nel mondo: ed esso ha le proprie norme. Rifiutarle in blocco come inutili o ingiuste è spiritualismo da quattro soldi – non cristiano.
Di conseguenza, confondendo (volutamente?) il piano caritatevole con quello legale, un’affermazione nella quale si sottintende che nessuno può essere escluso lecitamente dal godimento di determinati benefici pubblici (e se lo è, Stato cattivo, intervengono i volontari buoni a sistemare le cose) è un’ingannevole moneta falsa (cfr. CCC 2242):

Art. 2242 CCC

2. La carità di Cristo è rivolta a tutti gli uomini, anche a coloro che la rifiutano e la negano. Ma la carità di Cristo non è assimilabile all’amore umano.
Ribadisce l’uguale dignità di ogni creatura, anche la più odiosa e sozza, davanti a Lui – non stabilisce pari diritti, pari opportunità, nulla di dovuto. Richiede anzi, per poter agire in noi, che noi “si vada e non si pecchi più”: presuppone di rinunciare non tanto ai beni materiali (asilo politico e cittadinanza compresi…) in sé, quanto alla pretesa che qualcosa, qualsivoglia cosa questo mondo offra, anche la più banale, la più misera, la più necessaria al sostentamento ci spetti al di là di ogni dubbio – ad ogni costo.
Certo è una condizione pesante.
Non a caso senza la Sua grazia sarebbe impensabile anche muovere un passo in tal senso.
E’, però, un dato che sconfessa la pretesa (appunto) che ogni emigrante – a prescindere dalla situazione in cui versa, dalla correttezza con la quale avanza una domanda d’asilo, e dall’effettiva possibilità dello stato potenziale ospite di farsene carico – sia da accogliere in quanto bisognoso, per non tradire altrimenti il Vangelo (cfr. CCC 2241):

Art. 2241 CCC

3. Collateralmente, vale la pena ricordare che i “poveri” evangelici non sono – non soltanto e non necessariamente – i poveri vestiti di stracci e sbarcati da un gommone. Si legga, ad esempio, Lugaresi: I, II, III.

Film .6: L’ultimo esorcismo, Stamm

L’ultimo esorcismo – Daniel Stamm

Non ho potuto assegnare le cinque stelle sull’Opac, come avevo sperato di fare, perché a coronamento di un film valido arriva un finale a mio avviso banale e senza nerbo.
La scelta di farne un mockumentary, seppur decisamente logora, qui funziona alla perfezione perché l’aspettativa viene ribaltata: anziché promettere un orrore – visto in forma esplicita o solo intuìto – il protagonista (un bravo Eli Roth, se non sbaglio autore di quella cosa tremendissima che è Hostel), e con lui il regista intendono dimostrare che l’orrore di cui sono a conoscenza tale non è, ma soltanto un male di tutt’altro tipo da smascherare.
Breve, incisivo e dal bel ritmo, persino divertente; vale la pena per agli appassionati del genere vederlo, anche per riflettere sui molti topòi richiamati con serietà, ma non severità.

L’imperatore del Nord – Robert Aldrich

Alla ricerca di quacosa di appetibile per ovviare alle serate-Sanremo, in mezzo alla tanta fuffa degli scaffali della mia biblioteca locale ho pescato questo gioiello.
E’ necessario scoprirlo, o rispolverarlo, per un motivo ben preciso – al di là dell’interesse per tutte le saghe degli sfruttati del mondo, da Furore a Gli equilibristi -: propone come protagonista, ed esalta un tipo di uomo, che sa essere re del proprio mondo a prescindere dalle circostanze. E che non accetta compromessi che ne ledano la dignità: non a caso, rifiutando Cigaret come compagno dopo avergli aperto la prospettiva di divenire suo erede gli dichiara: “Tu non hai classe!”. Che vuol dire: non hai stile, ma, soprattutto, vuol dire anche: non appartieni. Né alla classe operaia, né alla massa di disoccupati, né ad un gruppo umano da tutelare e da cui essere tutelato.
Cigaret è uno che ha smesso di lottare se non per una sopravvivenza bruta e meschina, incapace di vedere l’altro come simile anziché come nemico. E come ha dichiarato Aldrich intervistato da Truffaut,

Ogni uomo deve agire anche se è spezzato“.