(Re)visioni ūüé¨

Così come per i libri, anche per i film conservo una listina speciale nel ♡ di tutti quelli che amo particolarmente, in modo non solo intellettuale ma anche intimo, tale per cui mi ritrovo con una certa cadenza a rivederli senza mai stancarmene.
E’ meno consolidata e pi√Ļ in progress rispetto a quell’altra, ma alcune pietre miliari svettano con chiarezza. Ci metter√≤ di fianco una stelletta. Altri titoli invece sono pi√Ļ freschi e scalpitano per prendersi un posto… solo il futuro dir√† se resteranno.

The believer – Henry Bean ūüĆü

Triangle – Christopher Smith

Romeo + Juliet – Baz Luhrmann ūüĆü

Le mele di Adamo – Anders Thomas Jensen ūüĆü

The wrestler – Darren Aronofsky

La vita è una cosa meravigliosa РFrank Capra

Frankenstein Jr. – Mel Brooks ūüĆü

Carnage – Roman Polanski

Il fondamentalista riluttante – Mira Nair

L’ombra del vampiro – Edmund Elias Merhige

Goodbye, Lenin! – Wolfgang Becker

Tutti i Don Camillo ūüĆü

Robin Hood – Wolfgang Reitherman ūüĆü

Canto di Natale di Topolino – Burny Mattinson ūüĆü

L’esorcismo di Emily Rose – Scott Derrickson

Beetlejuice – Tim Burton ūüĆü

Ritorno a Oz – Hal Sutherland

Con le ripetizioni non si parla pi√Ļ di film belli o brutti, ma il pi√Ļ delle volte solo di qualcosa che per i pi√Ļ svariati motivi ci √® rimasto incistato dentro.
Ho tralasciato altri titoli che mi hanno accompagnato per anni, ma che adesso non hanno pi√Ļ la stessa preminenza (sicuramente li rivedr√≤ ancora, ma con meno assiduit√† e furore!)… per esempio, il classicissimo¬†Il bacio della pantera di Tourneur, oppure¬†Il gioco dei rubini con la Zellwegger, e ancora¬†Viale del tramonto, che ora sopporterei a fatica – di certo non riuscirei ad arrivare in fondo senza prendere a padellate la Swanson distruggendo il mio televisore…!
Per il resto, qui si va dai tradizionali natalizi ai colpi di fulmine (leggi: Aronofsky, che ho sicuramente apprezzato con¬†Requiem for a dream, mi sono goduta con Il cigno nero, ma sia chiaro che nessuno di questi due mi ha fatto gridare al miracolo: cosa che invece √® accaduta col Rourke redivivo e la Tomei pi√Ļ splendida di sempre).

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Hey, Celia ci ha elogiato sul blog… figata! Festeggiamo!

 

Gimme some Cash

La musica di Cash mi fa sentire come se fossi pronta, all’istante, ad alzarmi raccogliere le mie due o tre pi√Ļ preziose cose e partire. O stare. Ma vivere, senza aver bisogno di null’altro.
La musica di Cash significa compiutezza, pur in mezzo agli affanni.

Per questo, nonostante una sceneggiatura ed un montaggio che potrebbero apparire troppo lineari se non banali, sono rimasta affascinata dalla sua storia in Walk the line (che è tratto per altro dalla sua autobiografia).
“Veloce come un treno, tagliente come un rasoio”, pare che l’abbia definito la sua June Carter – ma io direi, soprattutto: coerente. E’ il gusto della coerenza, del sentiero tracciato e ben chiaro in mente che mi √® arrivato guardandomelo.
I cambi scena cruciali nove volte su dieci portano avanti negli anni, in una concatenazione diretta tra una situazione problematica e la sua risoluzione: sulla carta suona paraculo, invece ha il suo perché. Il tempo è una freccia scoccata in avanti, e come i treni cari a Cash segue gli scambi dei binari senza dare scossoni.
Fa il suo lavoro, e non rompe i coglioni con infingimenti poetici.
Anche Mangold ha fatto bene il suo lavoro, dunque.
(Di Phoenix e la Whiterspoon è persino inutile parlare, sono stati al solito magistrali tanto nella prova attoriale quanto in quella vocale Рed è tanta roba: hanno reinterpretato e ricantato ogni singolo brano).

La sinossi sul retro del dvd parla di¬†attaccamento incrollabile alla propria musica e all’amore della sua vita. √ą anche, soprattutto questo che intendo con coerenza.¬†Attaccamento incrollabile. Provate a dirlo a voce alta, scandendolo lentamente: ATTACCAMENTO INCROLLABILE.
Lo si percepisce, nel¬†Live at Folsom Prison cos√¨ come nel film, che del resto con il passaggio dedicato a quel concerto lo ricalca fedelmente, riportando il dialogo col pubblico – battuta sull’acqua sozza inclusa. Da un lato c’√® ironia, capacit√† recitativa, dall’altro piena partecipazione. Il nostrano Ligabue avrebbe difficolt√† a parlare di “quelli tra palco e realt√†”, qui: il palco¬†√® la realt√†, e la realt√† √® sul palco, invitata ben prima che capitasse un’occasione speciale.
Il direttore della prigione suggerisce di non cantare cose che ricordino ai carcerati dove si trovino, e Cash risponde cantando di uno che c’√® finito ingiustamente, di uno che ne √® uscito ma senza poter ritrovare il conforto dei genitori perch√© nel frattempo sono morti, e di un altro che pensa a chi √® fuori e gli augura buona fortuna, saluta i miei.
June, durante uno dei tour insieme a Jerry Lee Lewis, quando li becca ubriachi e decisamente non pronti ad esibirsi li cazzia ed afferma che non sanno rigare dritto, e Cash risponde I walk the line, rigo dritto, perché tu hai il modo per tenermi al tuo fianco.
Pi√Ļ che ispirazioni, sono “cose minime” fattesi istantaneamente materia per musica. Non c’√® scarto tra vita, racconto e intenzione.

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Film .29: Sinister, Scott Derrickson

Ellison Oswalt sta sempre davanti ad uno schermo: a guardare filmini in super8, VHS, il pc, (abbastanza) moderne videocamere… ed √® uno scrittore, non tanto in cerca di ispirazione quando alle prese con l’ennesimo libro-reportage sull’ennesimo crimine efferato, che gli sta offrendo persino pi√Ļ materiale di quanto sperasse… insomma, Ellison √® un po’ come Lucius Etruscus, gli manca solo il cappello, ed infatti il buon Lucius ha avuto una parola per Ellison – ma io dico che ne merita parecchie di pi√Ļ.

E perché, se è uno scrittore, sta sempre davanti ad uno schermo anziché a carta e penna?
Perch√©¬†qualcuno ha voluto fargli trovare, nella soffitta della nuova casa (che poi √® quella nella quale √® avvenuto, fresco fresco, il delitto su cui intende scrivere) uno scatolone pieno di super8, appunto, e su ognuno di essi √® inciso il filmato di un ulteriore crimine, che solo pi√Ļ tardi si scoprir√† legato agli altri.

Ma Ellison non vive solo con dieci gatti: ha famiglia, moglie e due figli in et√† da primarie, e nelle sue peregrinazioni investigativo-letterarie se li trascina dietro ogni volta, almeno da quando, dieci anni prima, ebbe un grande successo pubblicando¬†Kentucky Blood. Successo che sta cercando di replicare, nell’ansioso desiderio di sistemarsi una volta per tutte, come diremmo noi. E’, secondo me, uno scrittore “con giudizio”: nel senso che ha avuto successo ma non sempre, √® ammirato ma anche detestato per questo suo vizio di rimestare le acque torbide delle comunit√† in cui di volta in volta si inserisce, e lavora davvero – cio√®, oltre a scrivere e vagare a mente libera guardando fuori dalla finestra, cosa che per altro lui non fa, soprattutto si documenta. Cerca di allacciare relazioni utili, non in senso commerciale ma per la storia. Si fa domande. Crea una struttura e uno schema dei fatti che √® gi√† tre quarti del testo.
Un urrah per Ellison!

La vicenda √® sensata, particolare non insignificante per il genere (che √® s√¨ l’horror, ma con buone dosi di thriller ben amalgamate); considerando poi il rischio che presenta sempre un prodotto BlumHouse. Ma forse si √® salvato perch√© √® un primo capitolo: leggo che sono stati girati anche il 2 ed il 3, nemmeno lo immaginavo ma, a ripensarci, √® del tutto naturale e prevedibile. Mi rifiuto, ovviamente, di vedermeli.
Tornando al punto: la vicenda √® sensata, gli attori sono capaci (e non parlo solo di Hawke), la famiglia di Ellison, Dio sia lodato, √® composta da persone normali, con attriti e paure perfettamente credibili ed integrati con un contesto chiaro. Compresi i pavor nocturnis del piccolo Trevor, impressionanti per√≤ mai forieri di quell’atmosfera rarefatta e gratuitamente vaga tipica di tanti horror.
Gli elementi soprannaturali sono ben presenti, discretamente spaventosi, ma non vanno a produrre jumpscares a muzzo. Faccio anzi fatica ad arrivare a contarne due, di jumpscares.

Altri fattori mi hanno indotto ad attribuire quasi il massimo dei voti (4.5/5) ad un film che sulla carta potrebbe sembrare identico a mille altri: intanto, la vicenda √® filtrata attraverso un’ottica, quella del protagonista, caratterizzata da una razionalit√† sicura ma non insistita. Non si assiste a nessun duello fede (nel paranormale) vs. ragione; me ne congratulo e gioisco.
I personaggi secondari (dallo sceriffo tendenzialmente ostile, ma anche qui “con giudizio”, al suo vice che si presenta come lo scemo del villaggio ma poi smentisce, con le parole e con gli atteggiamenti, di esserlo) sono marginali ma ben costruiti e contribuiscono in modo a mio avviso decisivo alla riuscita complessiva.
Dialoghi e fotografia sono curati come si deve, c’√® attenzione al dettaglio, e mi vien da dire che, se non fosse per l’evidente elemento di genere, siamo davanti ad un film adatto ad un qualsiasi generico pubblico amante della suspence.
Si coglie che chi l’ha messo insieme si √® divertito ed appassionato: dalle battute salaci alla citazione kinghiana nulla manca.
Solo le musiche sono forse meno “esatte” e pi√Ļ standard: intendiamoci, intervengono nei momenti giusti non solo per inquietare ma anche per sottolineare, fanno un buon lavoro, ma niente di memorabile.

Uno dei migliori film dell’anno, insomma, che unisce efficacemente:

  • un demone antico,
  • riflessioni intratestuali sulla civilt√† dello sguardo (con il gioco di schermi, il concetto di “immagine come varco tra mondi” o i rimandi ad altri titoli pi√Ļ noti) e sull’interdipendenza tra scrittura e vita,

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  • ma pure il senso dei legami e della trasmissione di un “bagaglio” (anche maledetto) da uomo a uomo e da famiglia a famiglia, le debolezze e forze della famiglia stessa,
  • per chiudere – nota personalissima – con un accenno, neutro ma presente, alle abitudini americane in fatto di iniziativa e di rischio: solo in una pellicola statunitense si pu√≤ osservare qualcuno accendere un mutuo sulla casa prima ancora di aver estinto un altro mutuo sulla casa, avendo in mano giusto una speranza di guadagno e nient’altro – e, per di pi√Ļ, trovare tutto questo normale.

Carnet (Ottobre 2019)

Libri

99. La vera storia del pirata Long john Silver – Bj√∂rn Larsson¬†[5/5 ‚≠ź ‚≠ź ‚≠ź ‚≠ź ‚≠ź]
100. L’ultima avventura del pirata Long John Silver – Bj√∂rn Larsson¬†[2.5/5 ‚≠ź ‚≠ź ]
E’ la “coda” del romanzo precedente, una storiella di poche pagine in tono con il resto, ma del tutto superflua e priva di tensione – inoltre la traduzione ha apportato delle modifiche incomprensibili, che l’annacquano ancora di pi√Ļ. L’unico dettaglio significativo lo si poteva inserire, a mio avviso, ne “La vera storia”.
101. Possiamo salvare il mondo, prima di cena
РJonathan Safran Foer 
[4/5‚≠ź‚≠ź‚≠ź‚≠ź]
>> Storie in un guscio – Flora Giordano [interrotto]
Le vite degli altri in un palazzo residenziale, non lontano dalla costa, a Napoli. L’autrice si √® da tempo trasferita a Brescia ed ha pubblicato questo libro con l’editore Marco Serra Tarantola. Stile semplice ma curato, vicende e prospettiva dal sapore un po’ datato.
102. Moby Dick – Hermann Melville¬†[4/5 ‚≠ź‚≠ź‚≠ź‚≠ź]
103. Il fascismo eterno – Umberto Eco¬†[3.5/5 ‚≠ź‚≠ź‚≠ź ]
104. CasaPound Italia, Fascisti del terzo millennio – Elia Rosati¬†[5/5 ‚≠ź‚≠ź‚≠ź‚≠ź‚≠ź]
105. Ufficio di scollocamento – Simone Perotti, Paolo Ermani [3.5/5 ‚≠ź‚≠ź‚≠ź ]
106. Lavorare gratis, lavorare tutti – Domenico De Masi
[4.5/5 ‚≠ź‚≠ź‚≠ź‚≠ź]
>> Una cosa divertente che non far√≤ mai pi√Ļ – David Foster Wallace
(audiolibro letto da Giuseppe Battiston)
[3.5/5‚≠ź‚≠ź‚≠ź]¬†
Ascoltato durante i pasti, interrompibile di frequente senza penalizzarne la comprensione – avevo voglia di un audiolibro ma non ancora di un romanzo, cos√¨ ho provato a ri”leggere” il mio ultimo DFW. Battiston se la cava, ha le intonazioni giuste e fa le pause giuste, eppure personalmente non mi ha convinto. Non so se √® il suo stile, la sua voce oppure il testo in s√©, che non √® forse il pi√Ļ adatto a farsi tradurre in audio.
>> Acque del nord – Ian McGuire

Film

148. Unfriended – Levan Gabriadze¬†[2.5/5 ‚≠ź‚≠ź]
Forse per dei ragazzi non √® un problema seguire un intero film attraverso non uno, ma una decina e rotti monitor che si accavallano e “fanno cose” contemporaneamente: dicono sia la loro, anzi la nostra, quotidianit√† ormai. A me per√≤ ha dato il mal di testa, al di l√† della storia che sotto il profilo horror non ha davvero niente da dire. Tutto sommato, meglio qualcosa altrettanto ovvio e pi√Ļ tradizionale, ma “umano”, come Friend request (di cui ho detto qualcosa il mese scorso).
Nota positiva: il tema del bullismo è trattato, seppure di striscio come pretesto, in modo crudo e senza sconti o indorature.

149. Insidious 2: Oltre i confini del male – James Wan¬†[2/5 ‚≠ź‚≠ź]
150. Spy – Paul Feig¬†[4/5 ‚≠ź‚≠ź‚≠ź‚≠ź]
151. Nella Valle di Elah – Paul Haggis¬†[5/5 ‚≠ź‚≠ź‚≠ź‚≠ź‚≠ź]
152. Southbound¬†[2.5/5 ‚≠ź‚≠ź]
– Radio Silence, Roxanne Benjamin, David Bruckner, Patrick Horvath
153. Monolith – Ivan Silvestrini [3.5/5 ‚≠ź‚≠ź‚≠ź]
Guardabile, niente di pi√Ļ. Poteva avere molto da dire – tra senso di inadeguatezza materno, crisi di coppia, tecnologie futuristiche che ti fottono il cervello, il ruolo del caso, i bilanci di vita… – ma si ferma troppi passi indietro.
154. La casa dei fantasmi – William Castle¬†[2.5/5 ‚≠ź‚≠ź]
155. Deep rising, Presenze dal profondo – Stephen Sommers¬†[4/5 ‚≠ź‚≠ź‚≠ź‚≠ź]
Spettacolare. Una parodia del genere che non si fa mancare niente (pirati attaccano nave fantasma infestata da mostri marini preistorici ecc.), piena di sparatorie, torrenti d’acqua che allagano corridoi, esplosioni e amenit√† varie. L’unico guaio √® che, come spesso accade in Italia, quella che √® una commedia (e lo si coglie da subito guardandola) viene passata come un horror-thriller: vuoi per ignoranza perch√© chi sceglie tagline e simili manco se lo vede, vuoi perch√© fa pi√Ļ cassa; comunque voi non fatevi fuorviare e godetevi una serie Z da urlo ūüôā
156. Chi √® senza colpa – Micha√ęl R. Roskam¬†[5/5 ‚≠ź‚≠ź‚≠ź‚≠ź‚≠ź]
Rivisto, perch√© il mese scorso o quello prima, quando l’han passato su RaiTre, a met√† serata ero morta di sonno. E lo rivedrei subito domattina. E poi quella dopo ancora… a chi basta mai Tom Hardy? (Pure Noomi Rapace, occh√©i, ma mica cos√¨ tanto).
157. Halloween – John Carpenter¬†[4/5 ‚≠ź‚≠ź‚≠ź‚≠ź]
Porta benissimo i suoi anni. E ha da dire qualcosa, ancora.
158. La mummia – Alex Kurtzman¬†[2.5/5 ‚≠ź‚≠ź]
Pallosa la prima parte, si risveglia nella seconda Рma non basta. Tutto già visto.
159. Venerd√¨ 13 – Sean S. Cunningham¬†[1/5 ‚≠ź]
Ma che cazzèta (leggasi alla barese).
160. Bangla – Phaim Bhuiyan¬†[2/5 ‚≠ź ‚≠ź ‚≠ź]
Un’opera prima ben fatta. Niente di esaltante. Frase memorabile:
Sai perché mi piace la street art?
Perch√© si prende tutto in faccia, il vento, la pioggia… e poi invecchia, come noi“.
161. Joker – Todd Phillips [cinema!]
Pensierini sfusi: qui & qui & qui.
162. I ragazzi del Reich – Dennis Gansel¬†[4/5 ‚≠ź ‚≠ź ‚≠ź ‚≠ź]
163. Pronti a morire – Sam Raimi¬†[3.5/5 ‚≠ź ‚≠ź ‚≠ź]
Raimi √® uno sclerato, per questo ci piace. DiCaprio cos√¨ candido e giovane √® ‘na botta allo sterno – davvero adesso ho il doppio degli anni di quando ho visto questo film la prima volta? Argh.
164. The company men – John Wells [3/5 ‚≠ź ‚≠ź ‚≠ź]
165. Stoker – Park Chan-wook
[5/5 ‚≠ź ‚≠ź ‚≠ź‚≠ź ‚≠ź ]¬†
Una madre vedova, una figlia orfana, un misterioso zio – l’ambiguamente sexy Matthew Goode – che compare puntualissimo in occasione delle esequie del fratello. Potrebbe anche bastare, ma a questo aggiunge anche il piacere di vedere la Kidman detronizzata e la Wasikoska che si scrolla di dosso la pelle di quella orrenda ed antipaticissima Alice. E l’impianto tra il favolistico, privo di orpelli, ed il racconto di formazione si tiene in perfetto equilibrio. Una vera chicca.
166. Severance, Tagli al personale – Christopher Smith [2.5 ‚≠ź‚≠ź]
167. ABCs of death (1 & 2) – AA. VV. –¬†
Un sentito grazie ad Andreaklanza di Malastrana VHS che mi ha soccorso fornendomi queste due antologie di corti horror.

Serie Tv

‚ąě Dexter (terza stagione)¬†[4/5 ‚≠ź‚≠ź‚≠ź‚≠ź]
Una stagione in lieve calo, con l’ingresso (e la dipartita…) di Miguel, personaggio curioso e a suo modo stimolante, perch√© caotico, ma un po’ forzatino come in verit√† tutte le novit√† di questo giro.
Sempre valida, comunque, e ancora importante e impressionante la mimica facciale di Michael C. Hall – adoro.
Noto con malcelato piacere che egli √® maniaco delle liste (vedi quella con i pro e contro dell’avere un figlio, e quella della spesa in rigoroso ordine alfabetico!), e che per giunta¬†mangia i biscotti come me: in una scena prende un Oreo e invece di cacciarselo in bocca cos√¨ com’√®, divide le due cialde e lecca prima la crema. Ho gi√† scritto che lo adoro?

Musica

‚ąě Joker Original Soundtrack [4.5/5 ‚≠ź‚≠ź‚≠ź‚≠ź]
‚ąě MezzoSangue [4/5 ‚≠ź‚≠ź‚≠ź‚≠ź]
Sto ascoltando qualche pezzo scelto del tutto a sentimento su YouTube: è da approfondire, e lo merita; tanto il sound che le liriche sono curati e buoni. Mi piace la voce pastosa (ma intelligibile) e la scelta di limitarsi, spesso, ad uno strumento singolo Рper esempio la chitarra in Circus Рquale accompagnamento privo di sbalzi di tensione o di ritmo, un balsamo calmante. Limitatamente a quanto ho ascoltato sinora, ho trovato che abbia una tendenza malinconica spiccata. Per la scoperta, thanx 2 Joker.

Musica .2: Joker, Original Soundtrack

Una premessa: sto ascoltando ancora qualcosa delle canzoni utilizzate nel film, da Sinatra a Bennett e tutti l’artri, eppure mai quanto in questo caso le avverto distinte e indipendenti dalla colonna sonora vera e propria, quella ad opera di Hildur Gu√įnad√≥ttir (ecco fatto: copiato il nome una volta, a posto per sempre: d’ora in poi mi riferir√≤ a lei solo con Hildur, manco fossimo vecchie amiche ūüėĀ).
Ed √® questa che mi interessa di pi√Ļ.

Un auspicio:¬†anche se l’idea stessa di un seguito a¬†Joker mi fa tremare di spavento, mai dire mai. Di sicuro, per riuscire, ha bisogno – anche se l’ho adorato – che il Joker uccida Arthur in maniera definitiva e irreversibile. E’ l’unico, mi pare, che ancora sembrava rimanere in piedi nonostante tutto, al termine; e se davvero abbiamo avuto piet√† di quel tipo bislacco e dinoccolato – il quale, comunque, √® riuscito ad infilarsi intero nel proprio frigorifero: tanta stima! -, tocca fargli il favore di toglierlo di mezzo.
Anzi, due auspici:¬† la seconda cosa che mi auguro di cuore, ma tanto tanto tanto, √® che la colonna sonora sia affidata all’uomo giusto. Che pu√≤ essere solo Reznor. Ad Arthur Fleck si possono associare diversi stili e toni musicali, e sia, ma per quanto mi riguarda

Joker = NIN

Punto, a capo.

Andiamo con ordine.
01. Hoyt’s office.
Un crescendo come di falangi in marcia che si avvicinano – o anche, forse, come il momento iniziale di un colpo di gong: chi ha provato, una volta nella vita, a sottoporsi ad un “bagno di gong” capir√† cosa intendo. Non c’√® jet supersonico che ne batta la potenza.
Svirgolate di violoncello, appena accennate.
02. Defeated clown.
Il violoncello acquista qui un suo movimento, e una capacità di parola.
Percussioni fonde, gravi.
In exitus, suonano come ultimi battiti cardiaci di un morente.
03. Following Sophie.
Pi√Ļ che di un cuore pulsante, √® l’acustica di passi grevi e a tratti scoordinati.
Interviene la tensione, come di un cavo che regga un ponte fatto vibrare.
Le percussioni pestano, senza per questo fare rock: piuttosto come sberle.
E il violoncello tira fuori quelle che non posso definire altrimenti che rasoiate: due rasoiate, inquietanti se le si collega al seguito.
04. Penny in the hospital.
Acuti malinconici al violoncello.
05. Young Penny.
Note trascinate. E sempre pi√Ļ alte. Ma in alto fa un freddo cane, e si √® soli.
06. Meeting Bruce Wayne.
Torna un violoncello pi√Ļ (pre)potente e ineluttabile.
Percussioni dai toni alti – spaventate o irritate?
A met√† pezzo il violoncello prorompe – brividi -: descrive un’apocalisse, ma maestosa.
07. Hiding in the fridge.
Fischi prolungati, tocchi stonati e vibrazioni allucinate.
He’s going slightly mad.
Inoltre, qualcosa di grave e di basso va e viene in sottofondo: una lenta ma continua spinta in avanti verso uno scoppio.
Ovvio che l’impulso sia quello di nascondersi, di trovare un rifugio: per… raffreddare l’ansia che monta ūüėĄ¬†– povero Artie.
08. A bad comedian.
Breve interpolazione nostalgica, tra i ghiacci.
09. Arthur comes to Sophie.
Il sublime e l’orrendo a braccetto – non lo scrivo per farvi fare¬†Oooh!¬†e¬†Aaah!, ma davvero mi pare di sentirci come due filati diversi che vanno ad intrecciarsi, e generare queste sensazioni.
Notate l’irregolarit√† delle percussioni, identiche ad extrasistole.
10. Looking for answers.
Corde (ma anche cuore) grattato, raspato.
‚ÄúEra il male oscuro di cui le storie e le leggi e le universe discipline delle gran cattedre persistono a dover ignorare la causa, i modi: e lo si porta dentro di s√© per tutto il fulgorato scoscendere di una vita, pi√Ļ greve ogni giorno, immedicato‚ÄĚ.
— La cognizione del dolore, Carlo Emilio Gadda
11. Penny taken to the hospital.
Solo a me ricorda Umebayashi?
Musica infine concitata, pi√Ļ viva. Viva in funzione di lei!… che si mangia tutto il respiro, la carne e l’esistenza del figlio.
12. Subway.
Vibrazione come di metro in arrivo.
Sviolinata (svioloncellata) dissonante.
Battiti, palpiti, ansiti – attesa.
Mazzata di tamburo.
Passi che incespicano.
Ansia, corsa, tensione, premura – lo sentite il sonaglio come di un crotalo?
In corsa verso un burrone.
Poi la metro parte e se ne va.
13. Bathroom dance.
Violoncello triste.
Coro di voci femminili (non a caso), primo elemento umano.
Dalla rassegnazione alla grandiosità.
14. Learning how to act normal.
Percussioni lente, di nuovo fonde e cavernose, con eco.
Archi strindenti appena sotto.
15. Confession.
Interludio sospeso: confessare una realt√† o un’apparenza? Tirato, ma non ansiogeno.
16. Escape from the train.
C’√® una ripresa degli archi distonici, i piatti e il tamburello salgono in climax ripetuti, in un’altalena di reattivit√† – mi vedo davanti Arthur che incede con gli occhi fuori dalle orbite, deciso e fatale, infine in rincorsa – poi tutto si spegne come il ronz√¨o di un neon che sfarfalla.
17. Call me Joker.
Acqua da una grondaia che sgocciola irregolare. Forse sangue dal cuore lasso ed inciso.
Di nuovo il tamburello.
Seguono gli archi, desolati, dalla traiettoria di marosi che si sollevano a piangere in cielo e poi ricadono con un tonfo.
Stormire di foglie, vibrare del sonagli di serpenti, lacrime e non pi√Ļ urla.
Il destino che ti lascia come le spoglie di un albatro abbattuto sulla spiaggia.
Non è un urlo di guerra, è la storia di una perdita.

Conclusione: consigliatissima, cazzo.

Rassegna Stampa / 7

Spigolature dal web.

amica geniale ferrante

  • dalla letteratura al cinema: a questo giro vi lascio la recensione di¬†Grazie a Dio di Ozon a cura di Gerundio Presente. Tema scottante, sviluppo intelligente, a detta di Elisa superiore nell’esito al ben pi√Ļ chiacchierato ed osannato (√® il caso di dirlo) Il caso¬†Spotlight. Ed io, pur avendo visto solo il secondo e non ancora il primo, concordo: quel premio Oscar non m’aveva lasciato poi molto – per chi lo volesse recuperare, lo danno stasera su RaiMovie;
  • altro tema “scottante” che riguarda la fede, ahim√® fondamentale solo per noi anime perdute che coltiviamo l’insana passione per l’horror, √® questo: esistono differenze tra fantasmi¬†protestanti e spettri cattolici? Ebbene s√¨, esistono, e la brava Lucyette (date un’occhiata al suo blog, specie se siete storici o archivisti) ce lo spiega.
    Cos√¨ saremo tutti pi√Ļ attrezzati per Halloween! Ognissanti! O quel che vi pare!

halloween-ghosts-pumpkin-wallpaper-preview

  • Si parla di diritto di voto ampliato (alla platea dei 16enni), ma anche ristretto (negato agli ultra65enni), di pensioni, di suicidio assistito – aka eutanasia -, di capacit√† di intendere e di volere… siamo tutti bravi a fare gli spacconi ed i sapientoni. Poi, arriva la riforma che ci d√† ragione, e l√¨ ci caliamo le braghe…;
bansky
Opera di Bansky
  • dopo¬†Joker, figuriamoci se potevo esimermi, ho fatto qualche ricerchina. Mi interessava spostarmi dal versante psichiatrico a quello neurologico, perch√© va bene tutto – i deliri pittoreschi, le allucinazioni, le esplosioni di violenza – ma, con buona pace del mio amore per il film questo √® sganciato e non ha punto di contatto con il disturbo che d√† a Fleck la sua risata caratteristica (frammista a pianto), ossia la sindrome pseudobulbare (sentite come suona bene!: mentre la pronuncio mi sbocciano bulbi di tulipani multicolore nel cranio!).
    Andava bene anche meno, ma perch√© no, se avessi scovato un autore che me la raccontasse nello stile di Sacks, con quello che ormai io chiamo “neu(ro)manzo”… tanto meglio.
    Di fatto però non ho ancora sgamato nulla di buono. Solo schede cliniche ed elenchi asettici. Ho, comunque, scoperto due cosette che non sapevo:
    a) la pseudobulbare prevede, all’occasione, anche una “voce da paperino”. Non ne ho mai sentita una dal vivo, ma quel che di filiforme e strano nella voce di Arthur potrebbe far capo a questo… non ci giurerei, eh. Ma se fosse, che colpo da maestro per il doppiaggio italiano!
    b) la sindrome può emergere come simpatico corollario a diverse altre malattie neuromuscolari. Per esempio con la sclerosi multipla (Ale, e che tu lo sapevi?!).
    E’ sempre bene avere qualche elemento in pi√Ļ.

Novecento .4: I ragazzi del Reich, Dennis Gansel

Il vostro corpo non vi appartiene pi√Ļ. Il vostro corpo appartiene al popolo tedesco!
Gansel passa senza problemi da un film moderno e ritmato quale¬†L’Onda a questo ritratto di maniera, dai tempi rilassati, d’un gruppo di giovani reclutati nella NaPoLa – ossia l’accademia militare – di Allenstein; soffermandosi in particolare sulle esperienze ed il rapporto di due di loro, Friedrich (di estrazione popolare, nutrito da un entusiasmo ingenuo per essere stato scelto) ed Albrecht (figlio “d’arte” ma troppo coscienzioso, e debole per essere pienamente accolto in quel mondo).
Il corpo dei cadetti √® effettivamente centrale nel dipanarsi della storia, dalla boxe praticata da Friedrich, ambiente nel quale si fa notare, all’esplosione sanguinosa d’un ragazzo intervenuto a riparare l’errore di un compagno; passando fra questi estremi per l’umiliazione inflitta a Siegfried per aver bagnato il materasso e la visita medica con tanto di annotazione di colore d’occhi e di capelli sulla base di minuziose tabelle-campione. Ma anche per quel fiocco di neve che va a sciogliersi sul bordo dell’iride di uno dei russi incontrati dalla colonna nei boschi.

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A proposito di questo, non manca nella pellicola una leggera dose di elementi poetici abbastanza scontati, come questo appena descritto, e di scelte stilistiche (quali il ralenty e l’ellissi durante i momenti drammatici) tradizionali. I quali, tuttavia, mi confermano che quell’unico altro film di Gansel da me visto non √® stato un exploit isolato, e che il regista possiede se non addirittura talento, sicuramente mestiere.

Tornando per√≤ al tema della corporeit√†, m’√® sorto spontaneo un parallelo: tra la scena in cui, invitato a casa di Albrecht durante un fine settimana, Friedrich si ritrova costretto a simulare, pi√Ļ che disputare, un breve incontro di boxe contro l’amico – che non √® minimamente in grado di contrastarlo – e quella, in¬†Fratellanza di Nicolo Donato (danese di origini italiane), nella quale i due protagonisti affiliati ad un’organizzazione neonazista intrecciano una relazione omoerotica e, scoperti, vengono spinti l’uno a massacrare l’altro per non subir di peggio. [Nell’immagine qui sotto la recensione del Morandini].
E’ un parallelo nato unicamente da una connessione di idee, comunque, dato che nemmeno in una scena successiva, nella quale i due cadetti si ritrovano a lottare l’uno contro l’altro e poi a stringersi in un moto di disperazione sul pavimento, si percepisce l’intenzione – per lo meno un’intenzione precisa e decisa – di suggerire un legame di questo tipo. E’ una lettura del tutto possibile, direi, ma non prestabilita.

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Ho apprezzato che Gansel abbia mostrato la quotidianità, per quanto inquadrata, di quei ragazzi (e come dice il testo in explicit, ve ne sono stati almeno 15.000 in tutte le NaPoLa sotto la guerra, metà dei quali caduti al fronte dove li avevano mandati allo sbaraglio), mostrato le loro aspirazioni, motivazioni e reazioni.
Del loro indottrinamento, che pure abbondava, sappiamo molto e molto abbiamo parlato. Mentre la semplicit√† con la quale un ragazzo poteva vivere ed interpretare il proprio tempo, privo del senno di poi – ma anche di quell’inconsapevolezza totale che noi contemporanei tendiamo ad attribuire, e dunque ben ricettivo nei confronti delle meschinit√†, delle raccomandazioni, della mediocrit√† di uomini altrimenti passati per “superiori”¬† che lo addestravano – non ci curiamo.
Sino ad una conclusione che è impossibile ritenere lieta, ma che nella sua nuda durezza porta pacificazione.