Di legno e cemento

Da tempo non ci passo, ma negli scorsi anni avevo l’abitudine, quando uscivo a camminare, di far visita ad un vecchio cascinale abbandonato: scolorito da pioggia e vento, accerchiato dall’erba alta, le assi delle persiane sfasciate che guardano i passanti come da un occhio pesto.
Poco fuori dal centro abitato, in piena zona industriale – dalla quale l’edificio prende il nome, o forse è chi lo ha abitato ad avere imposto il proprio a tutto il circondario – sorge imponente ma dimesso come un discendente di stirpe nobile conscio che c’è stata una rivoluzione, e gli uomini adesso venerano altre cose. Ma:

La casa è sempre autobiografia, segno del tempo anche quando è luogo disertato, lasciato. Dà voce a un mondo anche quando diventa muto, quando è stato un fugace fondale provvisorio.
E’ sinonimo di patria perché le case sono spugne che assorbono i gesti di chi le abita. Ogni casa produce memoria, qualcosa di immateriale eppure concreto, esperito. E’ luogo iniziatico, è sintesi come nient’altro. Dove vivi ogni giorno, quello è ciò di cui vivi.
Paolo Pagani, I luoghi del pensiero – [fonte]

dalla serie Abandoned – foto di Eleonora Costi

Rassegna stampa / 4

Sinteticamente:

  1. Doppiaggi, traduzioni e tradimenti.
    Se siete fra coloro che han deprecato il recente ridoppiaggio di Neon Genesis Evangelion – ma anche no -, o se andate pazzi per la lingua giapponese, o se con De Saussure ci prendete il thé delle cinque; ecco un articolo su tutte queste cose: Lingue del fare e lingue del divenire.
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  2. Cattolicesimo allo sbando.
    “[…] se non badiamo a restare cattolici, finiamo o nazisti o anglicani“.
    Così Lugaresi.
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  3. Auto-editoria fallata.
    Esiste, in letteratura, il rischio della creazione di una comunità informe e debole dal punto di vista dell’autocritica, non tanto appiattita dal punto di vista del gusto quanto impossibilitata a educare gli stessi partecipanti alle proprie capacità e ai primi limiti da superare.
    Così Francesco Forlani, in “Una questione di qualità: Appunti sul self-publishing e la pseudo-editoria”, su Nazione Indiana. Anche se quella tradizionale non manca, a modo suo, di vendere fumo; lo spiega bene Elena Grammann.
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  4. Città come luna-park.
    “Roma come Venezia. Bologna come Firenze.
    Città trasformate in Luna Park. La nostra identità, i nostri luoghi, ridotti a parodia di se stessi, dove tutto appare e niente è veramente. […]”.
    Salvate Roma, salvate le nostre città, non riducetele a uno sfondo di cartone.
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  5. Tutta Adelphi in infografica.
    Andrea Zanni ha dato corpo alla sua passione per le edizioni Adelphi attraverso un gruppo di statistiche ed infografiche che io ho trovato gradevolissime. Anche se non avete il pallino dei numeri o della traduzione digitale di schemi in immagini, se siete bibliofili le adorerete.
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  6. Dal set al timone.
    Pare che a fare la spola tra città e oceano, tra set e timone sia stato più di un attore hollywoodiano. Uno di questi è Humphrey Bogart, che converrà ormai nominare nume tutelare di questo blog; se vi interessa scoprire altri nomi di altro talento, potete scartabellare nell’archivio di Luisa Fezzardini.
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  7. Fulmini e piscine.
    Perché la fotografia è uno sport estremo!
    Per la cattura di un fulmine, trovate un video (700 scatti al secondo), per acrobazie acquatiche barocche e tanto sano analogico, ne trovate un altro.
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  8. Coppedè al cinema.
    La scrittrice Ilaria Gaspari, per Il Libraio, racconta delle sue camminate attraverso Roma ed in particolare in questo famoso e suggestivo quartiere, che ha fatto da sfondo (o da protagonista) a molti film.
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  9. Opera (d’Arte).
    Ramon Gener è un buon divulgatore in materia d’arte e in particolare in musica.
    Con i suoi programmi per la televisione spagnola, acquistati e trasmessi da Rai5, offre una panoramica su periodi storici, stili, personalità ed emozioni, inserisce curiosità e giochi creativi nei quali coinvolgere gli spettatori a casa attraverso delle comparse reclutate tra la folla (per la strada o in ambienti diversi ovunque si giri il programma).
    Su RaiPlay sono disponibili tutte le puntate sinora trasmesse di This is Art, mentre quelle di This is Opera (di cui trovate l’elenco qui) sono state tolte, immagino per i soliti pasticci coi diritti d’autore. Potete comunque farvene un’idea con degli spezzoni su Youtube, o se siete temerari acquistandoli sul sito ufficiale.

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Curiosando qua e là tra i blog consigliati ed i post correlati da WordPress a quello che sto leggendo in un dato momento, mi sono imbattuta in questa storia molto… contemporanea 🙂
Un fotografo ha ritratto il suo cane (Max) in una serie pose iconiche di una delle popstar più note, di successo e più antipatiche ai miei nervi (Madonna). Il risultato è pregevole, e divertente – buttateci l’occhio.

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Foto di Vincent Flouret

Non mi è riuscito tuttavia di evitare un piccolo pensiero, ossia: nonostante la qualità dell’intento e appunto del risultato, non si è travalicato un tantino il limite tra gioco innocuo e manipolazione di un essere vivente – per quanto non vittima di una più diffusa e chiara violenza fisica – ad uso oggetto?
Ho provato vero fastidio, va detto,  per una sola foto (quella che replica la copertina di Harper’s Bazaar, con Max a… zampe larghe, ehm, ed un corpetto dorato con tanto di finto seno a cono). Forse, senza quella e magari senza l’altra in cui il soggetto-cane diventa un salame tenuto fermo in stazione eretta da due comparse di lato e da un abito fasciante rosa, forse non ci avrei nemmeno pensato su.
Però, invece.
Ciò che mi disturba non è, comunque, la sensualità più o meno accentuata degli scatti scelti, ma l’evenienza di una palese costrizione, di una forzatura delle attitudini e del comportamento naturali di Max. Un conto è (in)trattenere il proprio “peloso” per qualche minuto, sfruttando certe sue pose o certe situazioni che già di per sé si prestano al gioco. Un altro è imbrigliarlo, magari per un lungo tempo, in una vera e propria rappresentazione che gli risulta estranea e, in quanto incomprensibile impedimento ai suoi istinti, frustrante.

 

Carnet (Febbraio 2019)

In ritardo vado a pubblicare le listine mensili che ho saltato.
I punti esclamativi stanno ad indicare i migliori libri e film: quelli che consiglierei e anche quelli – più rari – che, pur non essendo eccellenti, hanno avuto importanza per me.

Libri letti:
15. Lo sguardo e il gusto – Patrizia Traverso
!16. Ti mangio con gli occhi – Ferdinando Scianna
Viaggio dalla Sicilia e ritorno dopo aver toccato alcune tappe intorno al mondo. La cucina, i prodotti, il rapporto con il cibo visti, fotografati e commentati: peccato per le molte foto in formato ridotto, poco godibili.
!17. Il dilemma dell’onnivoro – Michael Pollan
Geniale, equilibrato e intrigante. Analisi della fattoria industriale, della poli- ed erbicoltura e della… caccia e raccolta comparate, apprezzate o dissacrate. Educativo, ma si legge come un romanzo d’avventura.
!18. La dignità ai tempi di internet – Jaron Lanier
!19. Proust e il calamaro – Maryanne Wolf
Confesso che non ho capito il nesso con Proust. Anche se da qualche parte se n’è parlato.
Il saggio, comunque, è lodevole.

20. Guida alle case più stregate del mondo – Francesco Dimitri
21. Case stregate – Alison Rattle, Allison Vale
Sì, lo so. Pensate che mi sia bevuta il cervello. E’ che, passione atavica per il paranormale a parte, tra le tante opzioni per la mia abitazione futura ci sta anche questa: vabbeh che non siamo in Corea, però magari pure qui una casetta infestata / dell’impiccato / maledetta a prezzo scontato si troverà…!
!22. Tienilo acceso – Vera Gheno, Bruno Mastroianni
23. La psicologia di internet – Patricia Wallace
24. La gioia del riordino in cucina – Roberta Schira
25. Vivi semplice vivi meglio – Philippe Lahille
Il sale della vita – Pietro Leemann [sfogliato velocemente]
Manfrina vegana di scarsissima qualità.
!26. Il filtro (The filter bubble) – Eli Pariser

Film visti:
22. Il quarto tipo – Olatunde Osunsanmi
!23. Crossing over – Wayne Kramer
24. The informant! – Steven Soderbergh
25. Il mistero del falco – John Huston
26. L’ultimo esorcismo – Daniel Stamm
27. Nessuno si salva da solo – Sergio Castellitto
!28. L’imperatore del Nord – Robert Aldrich
29. In memoria di me – Saverio Costanzo
Mi è difficile formulare un giudizio su questo film. Non posso dire di aver còlto con sicurezza tutto ciò che voleva dire, o almeno trasmettere: ad ogni modo, l’ho trovato interessante ma soffocato e soffocante. Un po’ troppo. Certo, l’atmosfera è voluta, ma alla fine, dove vuole andare a parare Costanzo? Boh.
!30. American hustle – David O. Russell
!31. Fratellanza (Brotherhood) – Nicolo Donato
A volersi informare, mi sa che di nazistoidi gay è pieno il mondo. La storia però non è troppo calcata, e suggerisce qualche domanda ovvia ma pesante, cui solitamente sfuggiamo. Inoltre gli attori fanno bene il loro dovere (del resto, hanno solo obbedito agli ordini…).
!32. Tomboy – Céline Sciamma
Nel gioco del tiro alla fune, in questo film (bello, mai noioso, nonostante la difficoltà della tematica), non vincono né i fan del gender né i loro oppositori. Può anche darsi che la regista sia schierata, e forse basterebbe una ricerchina per appurarlo: ma perché rovinarsi un prodotto riuscito?
33. 40 Carati (Man on a ledge) – Asger Leth

Carnet (Gennaio 2019)

Per la serie faccio cose, vedo gente – ma anche: leggo libri, vedo film – ecco il primo elenco mensile di questo nuovo anno.
Lascio, davanti al numeretto, un punto esclamativo ad indicare i titoli migliori (per i motivi più disparati: oggettiva genialità, gusto personale, considerazioni inattuali o soltanto particolari), ed un cuoricino a seguire.
In blu invece, a beneficio di Wwayne, i titoli relativi all’era digitale, con tutti i suoi annessi e connessi.

[libri]
1. Il presidente è scomparso – James Patterson & Bill Clinton
2. Dieci ragioni per chiudere subito tutti i tuoi account social – Jaron Lanier
> plus: La dignità ai tempi di internet, dello stesso autore (anticipo una lettura in corso)
Un autore spesso criptico, o anche soltanto dal lessico involuto, che tuttavia sa il fatto suo sia perché ha le idee chiare e valide, sia perché fa parte dello stesso mondo che discute.
!3. Il sesso inutile – Oriana Fallaci ♡
4. Il digitale quotidiano – Salvatore Patriarca
Concetti e linguaggio di matrice chiaramente filosofica. 

!5. L’oro di Napoli – Giuseppe Marotta ♡
6. Storia di un’anima – Teresa di Lisieux
!7. Internet ci rende stupidi? – Nicholas Carr ♡
Se l’argomento “digitale” vi interessa, consiglierei di partire da qui: ci trovate chiarezza, una profondità non pretenziosa, e tanti tanti… input differenti.
!8. Il gusto del cinema – Ferruccio e Federica Cumer ♡
Una chicca, purtroppo edita a livello regionale e dunque non facilmente reperibile.
9. Il gusto del cinema, Edizione speciale 10 anni – Laura Delli Colli
!10. I nuovi poteri forti, Come Google Apple Facebook e Amazon pensano per noi
– Franklin Foer ♡
Il titolo fa temere il peggio, ma poi il fratellino di Jonathan Safran fa il miracolo e risulta credibile, oltre che scorrevole.
!11. Preferisco leggere – Patrizia Traverso ♡
Operazione di sintesi organica – non di mero montaggio – di fotografia e testo: non certo una scelta nuova, ma perfettamente riuscita, poiché personale e portatrice di senso.
12. Las Vegans, Le mie ricette vegane sane, gustose e rock – Paola Maugeri
Alcune ricette o meglio idee le ho raccolte. Buone intenzioni e buona volontà di un personaggio anche simpatico, nulla di che, comunque.
!13. Ero gay – Luca di Tolve ♡
Una bella sorpresa. Non che mi aspettassi un libro brutto, ma neppure speravo in uno stile meno che rozzo e in contenuti “digeribili” da un pubblico esteso. Invece ho trovato entrambi. Ciò valga come premessa. Per quanto concerne il merito del racconto, mi limito, qui, a dire che la cifra dello stesso è una rincuorante concretezza; e che leggere Luca è stato come incontrare un amico che mi conosce bene.
!14. MacLuhan non abita più qui? – Alberto Contri ♡
Altro saggio di analisi dell’epoca digitale, con però una particolare attenzione al versante pubblicitario (da un autore che la pubblicità l’ha prodotta ai vertici), ed alla sua (mancata, per lo meno in Italia) proficua e funzionale innovazione. Unica pecca: è un filino egoriferito…

[film]
1. Bird – Clint Eastwood
2. Giù al nord – Dany Boon
3. Heidi – Alain Gsponer
4. Killer Joe – William Friedkin
Cattivo, grottesco e divertente.
!5. Il cliente – Asghar Farhadi ♡
Farhadi è diventato uno dei miei favoriti. Spietato nel descrivere un’umanità che pure lo muove palesemente a compassione.
6. Be cool – F. Gary Gray
7. Ghostbusters – Ivan Reitman
8. Ghostbusters II – Ivan Reitman
!9. L’uomo dal braccio d’oro – Otto Preminger ♡
!10. La messa è finita – Nanni Moretti ♡
Intelligente con levità, come una torta ai tre cioccolati, ma con la panna vegetale.
! 11. I nostri ragazzi – Ivano De Matteo ♡
12. Conseguenze pericolose – Tony Spiridakis
13. Ore 11:14 – Greg Marcks
14. La famiglia Belier – Eric Lartigau
!15. Black book – Paul Verhoeven ♡
Unione perfetta tra fierezza, sofferenza e caustica critica sociale.
16. Another happy day – Sam Levinson
Non privo di una sua coerenza; ma lamentoso, lamentoso, lamentoso!
17. Tutta la vita davanti – Paolo Virzì
18. Martyrs – Pascal Laugier
Caruccio, in un paio di occasioni stupefacente (vedi scuoiatura), ma dov’è il dolore? Dov’è?!
19. Zero Dark Thirty – Kathryn Bigelow
Forse sono io a non averne colto il messaggio, ma più di un semplice e godibile film d’azione, con una appena accennata sfumatura etica, non mi riesce di considerarlo.
20. Red – Robert Schwentke
!21. Il grande sonno – Howard Hawks ♡
Bogey e Laurie vincono a mani basse.