E-book, fumetti, riviste gratuiti per la 40ena

Fonte:
Vademecum del perfetto scroccone digitale – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la quarantena — libreria minima

DISCLAIMER: Tutte le iniziative raccolte di seguito sono gratuite o quasi pur essendo il frutto del lavoro di numerose persone: scrittori, redattori, editori, illustratori, fumettisti, sceneggiatori, giornalisti e via dicendo. Vi invitiamo, di conseguenza, a sostenere come potete tutte queste realtà (specie quelle piccoline) acquistando un libro, un eBook o un abbonamento, per superare tutti insieme questo momento critico.

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Cosa c’è di meglio che spaparanzarsi sul divano con la propria coperta preferita e leggere un bel libro? Poche cose, molto poche. La pizza, forse, ma quella è l’eccezione.
Certo, quando si è obbligati a rimanere in casa l’effetto non è proprio lo stesso, e si rischia di trasformare un’attività meravigliosa e tanto agognata in una routine insopportabilmente tediosa. Per fortuna arrivano in nostro soccorso diverse case editrici e piattaforme, che in questi giorni si sono adoperate per risollevare il nostro spirito con contenuti gratuiti e interessanti iniziative. Di seguito, quindi, un elenco quasi completo che manterremo aggiornato nelle settimane a venire: per non perdervi niente, seguiteci su Facebook e Instagram, dove vi manterremo al corrente delle novità del giorno.

Libri

Dal sito di Adelphi è possibile scaricare gratuitamente il libro In cerca di guai di Mark Twain, una divertente testimonianza delle mirabolanti peripezie a cui l’autore andò incontro durante una lunga e travagliata permanenza nel Far West americano. L’eBook è disponibile in formato epub e mobi (preferite quest’ultimo se possedete un Kindle), e con le sue 500 e più pagine vi terrà sicuramente compagnia per un bel po’ di tempo. Un altro eBook gratuito è Doppio sogno di Arthur Schnitzler, testo teatrale al quale Kubrik si è ispirato per la sua ultima pellicola, Eyes Wide Shut.
Inoltre, iscrivendovi alla newsletter, potrete scegliere di scaricare un libro a scelta tra Moby Dick di Herman Melville e Suite francese di Irène Némirovsky.


Anche Il Saggiatore ha scelto di aderire alla campagna di solidarietà digitale regalando un eBook ai propri lettori. Il primo è Città Sola di Olivia Laing, ma ogni due giorni, sempre sulla stessa pagina, ne verranno proposti altri. Un’occasione davvero imperdibile per recuperare i titoli di uno degli editori più importanti del panorama italiano.


Per i bambini veri o i diversamente bambini, Gallucci regala un eBook a scelta tra una selezione di otto titoli del loro catalogo: stimolanti romanzi e sempreverdi raccolte di racconti di alcuni grandissimi autori della letteratura per l’infanzia, come Carlo Collodi e Roberto Piumini. Trovate tutto qui.


Bertoni Editore propone invece un qualsiasi libro in formato digitale dal loro catalogo (consultabile qui). I titoli sono moltissimi e spaziano dalla narrativa alla saggistica, dalla poesia alla letteratura per l’infanzia. Per ottenere l’eBook è necessario inviare una mail all’indirizzo j.bertoni@outlook.it specificando nome, cognome e il libro sul quale è ricaduta la vostra scelta. basta visitare il loro sito: ogni giorno verrà stilata una selezione di una decina di eBook tra i quali scegliere.


Fino al 3 aprile, Bookabook mette a disposizione un eBook gratuito a scelta tra otto titoli. Per scaricare il proprio preferito è sufficiente visitare questa pagina e, dopo aver cliccato sul titolo prescelto, utilizzare il codice sconto leggereacasa.

Copertine di sei libri dei libri regalati da Bookabook

Su Bookrepublic, per l’iniziativa #ioleggoacasa, ventidue editori propongono un eBook da scaricare gratuitamente tramite il sito usando il codice promozionale “ioleggoacasa”.


Le edizioni E/O mettono in sconto, fino al 22 marzo, diversi dei titoli del loro catalogo in formato digitale: trovate l’elenco completo a questa pagina. In regalo, invece, Il colonnello Chabert di Honoré de BalzacL’uomo che corruppe Hadleyburg di Mark Twain e Vita su un pianeta nervoso di Matt Haig.


Le edizioni Ensemble propongono un qualsiasi libro del loro catalogo da scaricare gratuitamente in formato digitale (pdf o epub). Date un’occhiata al loro catalogo e, dopo aver scelto, mandate una mail all’indirizzo edizioniensemble@gmail.com specificando nell’oggetto il vostro nome e cognome più il titolo che desiderate.


Cliquot edizioni regala in formato digitale il libro L’uomo che diventò donna di Sherwood Anderson, una raccolta di dieci racconti ambientati negli Stati Uniti, e Il cavaliere con gli stivali azzurri di Rosalía de Castro, uno dei romanzi più interessanti della scrittrice sebbene rimasto fino a ora inedito in Italia. Non perdeteveli!


CasaSirio editore, una piccola casa editrice indipendente di Roma, offre a costo zero l’abbonamento a CasaSirio Addicted, sezione speciale del sito nella quale è possibile scaricare diversi eBook e libri in formato pdf, ma anche accedere a numerose videolezioni, slide, interviste e approfondimenti sul mondo del libro e dell’editoria. Si tratta di un’iniziativa molto particolare: se non volete perdervela, basta lasciare un commento sotto questo post sulla loro pagina Facebook. E se siete curiosi di sapere cosa vi aspetta esattamente, qui trovate un elenco dei contenuti compresi nell’abbonamento.


Un eBook in regalo anche da parte di Bibliotheka Edizioni: scegliete il vostro preferito dal loro vastissimo catalogo e inviare il titolo scelto all’indirizzo mail vendite@bibliotheka.it. Poesia, narrativa, saggistica, guide e manuali tra i più disparati: c’è davvero di tutto!


La piccola casa editrice San Marco dei Giustiniani regala ogni venerdì un libro in formato digitale del loro vasto catalogo, oppure un numero della rivista Trasparenze, o ancora un numero della collana Quaderni della fondazione. Cliccate qui per scaricare il titolo della settimana!


Scaricabile in pdf anche un titolo a scelta tra quelli proposti dalle edizioni Dedalo.
Vi basta visitare la pagina dedicata sul loro sito, che trovate qui.


Edicola edizioni propone il romanzo Tony Nessuno di Andrés Montero, vincitore del Premio Iberoamericano de Novela Elena Poniatowska nel 2017, un titolo avvicente che porterà il lettore a districarsi tra i misteri che aleggiano sul Grande Circo Garmendia, tra bizzarri personaggi, antichi libri dalla provenienza incerta e un bambino senza nome. Potete scaricarlo qui in formato epub o mobi.


Sette gli eBook gratuiti offerti da L’Orma editore, scaricabili qui in formato ePub o mobi. I primi due titoli, L’uomo della sabbia e La principessa Brambilla di E.T.A. Hoffmann, sono disponibili dal 14 marzo, mentre gli altri verranno resi disponibili nei giorni seguenti. Una selezione interessante e generosa, assolutamente da non perdere.


Sono circa una decina i titoli, in formato digitale, che Racconti edizioni mette a disposizione a un prezzo irrisorio (da 0,49 centesimi a 1,99 euro: parliamone). Potentissimo Fantasie di stupro di Margaret Atwood, mentre Non chiamarmi con il mio nome di James Purdy è una bella scoperta; assolutamente da recuperare Oggetti solidi di Virginia Woolf, raccolta di racconti e altri scritti dell’autrice che è praticamente introvabile altrove, anche perché la versione cartacea è esaurita. Per vedere tutti gli altri, cliccate qui.


Sullo store di Kobo è possibile scaricare gratuitamente una selezione di eBook di narrativa contemporanea, classica, per bambini e graphic novel. Tra le case editrici coinvolte troviamo Edizioni E/OLa Nave di TeseoFazi Editore66th and 2ndCarbonio editoreFeltrinelliDeAgostiniCompagnia Editoriale AlibertiAdelphi.


Un eBook gratuito al giorno fino al 3 aprile: è questa l’offerta di edizioni Las Vegas. Si inzia con Festival Maracanã di Vito Ferro, tra i fondatori della casa editrice Autori Riuniti. Per scoprire quali saranno i titoli successivi, potete seguire i profili di Facebook e Instagram.


L’agenzia di storytelling Book on a tree organizza “BOTteghe Aperte“, una sorta di maratona di scrittori le cui storie verranno pubblicate attraverso la piattaforma Wattpad. Il primo a farsi sotto è Davide Morosinotto, autore di La più grande.


Per chi ha già un abbonamento Amazon Prime è possibile aderire a Kindle Unlimited con un periodo gratuito di prova della durata di due mesi al posto di uno (attenzione però: l’offerta così com’è può essere sottoscritta solo fino al 31 marzo). Il catalogo dei titoli disponibili è praticamente sterminato, unendo uno stuolo di classici alle nuove uscite. Gli eBook sono tutti scaricabili senza alcun costo e trasferibili su diversi dispositivi grazie all’applicazione relativa, anch’essa gratis. Unica pecca sono i soliti problemi di compatibilità con gli eReader non prodotti da Amazon.


Fumetti

Su Issuu, Rizzoli Lizard mette a disposizione Dieci sbagli, un breve libricino illustrato di Franco MatticchioLa quinta stagione di “Vita con Lloyd è invece scaricabile gratuitamente, ma con la possibilità di effettuare una donazione destinata all’Ospedale Papa Giovanni XIII di Bergamo, città particolarmente colpita dall’epidemia di Covid-19.


Rimanendo in tema di fumetti, anche ReNoir propone due titoli alla settimana, ogni lunedì e giovedì, da consultare liberamente su Issuu.


Edizioni BD e Dentiblù si fanno promotrici della campagna #FumettiAtHome: più di venti titoli in formato digitale disponibili al prezzo di 1 euro. Nota importante: il ricavato andrà interamente a finanziare l’Ospedale Luigi Sacco di Milano, da settimane impegnato nell’emergenza Covid-19.


NOVITÀ – La casa editrice Kleiner Flug mette a disposizione due fumetti da leggere gratuitamente: Dante Alighieri. “Amor mi mosse” di Alessio D’UvaFilippo Rossi e Astrid Lucchesi, e Francesco Petrarca di Filippo Rossi e Claudia “Nuke” Razzoli.


Mammaiuto, collettivo di fumettisti, da sempre permette di visualizzare gratuitamente numerosi webcomic, che si possono acquistare nella copia fisica all’interno del loro shop. Ci sono molte perle da scoprire: tra quelli che ho letto vi consiglio Ross di Claudia “Nuke” RazzoliPregnancy Comic Journal di Sara Menetti Cavalier Inservente di Francesco Guarnaccia.


E se ancora non ne avete abbastanza di fumetti, perché non fate un salto da quelli di Amianto Comics? Vi aspettano molti numeri dell’omonima pubblicazione, consultabili direttamente dal sito, ma anche acquistabili se desiderate sostenere il progetto. In ognuno potrete trovare storie autoconclusive o a episodi realizzate dai differenti artisti che collaborano alla rivista.


Sempre nell’ambito delle autoproduzioni, il Collettivo Canederli, un gruppo di giovani illustratori e fumettisti, rende gratuitamente consultabili tre dei loro albi illustratiInaba di Asia MarianelliLe arti del mago di Amos di Toma e La grande ombra di Eleonora Simeoni. Li potete trovare qui, e se volete rimanere aggiornati sui lavori più recenti del collettivo trovate tutto sui loro canali social: Facebook e Instagram.


Su Fumettologica potete invece recuperare numerosi fumetti, autoconclusivi o a puntate, inediti e non, realizzati da numerosi autori differenti. Da Manuele Fior a Ratigher, da Conxita Herrero a Shin’ici Abe, potete spaziare agilmente tra le più originali voci del panorama del fumetto contemporaneo comodamente adagiati sulle vostre poltrone.


Coconino ha dato il via all’iniziativa “Una quarantena di fumetti“: da oggi fino al termine dell’emergenza renderà disponibile gratuitamente un fumetti al giorno tra quelli presenti in catalogo. Per rimanere aggiornati, tenete d’occhio l’hashtag #unaquarantenadifumetti su FacebookInstagram e Twitter).
Il fumetto di oggi è Luna del mattino di Francesco Cattani, reperibile qui.
Disponibile anche una selezione di storie realizzate per il progetto Fumetti nei musei: ne trovate sei diverse ogni domenica, presentate poi singolarmente, sempre su Issuu, nel corso della settimana successiva.


Anche NPE si impegna a regalare un fumetto a settimana, da scaricare in formato pdf, a partire da venerdì 13 marzo. Il primo è The Black Cat di Nino Cammarata, fumetto chiaramente ispirato all’omonimo racconto di Edgar Allan Poe (anche questo si può leggere gratis, o a fronte di una piccolissima donazione, qui). Iscrivendovi alla newsletter potete ricevere il fumetto automaticamente nella vostra casella di posta elettronica; in caso contrario, tenete d’occhio il sito della casa editrice e i suoi canali social (FacebookInstagramTwitter).


Anche Bao si aggiunge alla lista, offrendo gratuitamente i sei volumi della prima stagione del fumetto John Doe di Lorenzo Bartoli e Roberto Recchioni: potete scaricarli dallo store online che preferite (Kindle store, Apple Books, Google PlayKobo store). Fino alla fine del mese di marzo, potete inoltre acquistare la versione digitale di 21 fumetti scelti a solo 1,99 euro: tra questi, Alice: di sogno in sogno di Giulio MacaioneSempre pronti di Vera Brosgol (ne abbiamo parlato qua!), Papaya Salad di Elisa Macellari e Le ragazze nello studio di Munari di Alessandro Baronciani. Per vedere tutti gli altri, cliccate qui.


Un altro autore che sceglie di regalarci una delle sue storie è Giulio Macaione, fumettista con all’attivo numerose pubblicazioni a livello nazionale e internazionale. Per Comma22 ha pubblicato Ofelia, nato come webcomic, mentre per Bao sono usciti BasilicòStella di mare e, più recentemente, Alice: di sogno in sognoUna mattina qualunque fa parte delle sue opere autoprodotte: lo potete leggere gratuitamente e per intero qui.

Copertina di "La fine dell'estate" di Giulio Macaione

Riviste

Mondadori offre la possibilità di scaricare un eBook dal proprio catalogo, nonché la sottoscrizione di un abbonamento gratuito trimestrale di una rivista in formato digitale, a scelta tra CasaFacileChiDonna ModernaFocusFocus JuniorFocus StoriaGialloZafferanoGraziaIconIcon Design e Tv Sorrisi e Canzoni. Le modalità con le quali ottenerli sono per il momento ancora da definire, ma provvederemo ad aggiornare l’articolo appena disponibili.


Sempre per quanto riguarda le riviste, è possibile scaricare il numero di gennaio-marzo 2020 di Hystrio, trimestrale di teatro e spettacolo, e il numero di marzo di Leggere:tutti, mensile di lettura e letteratura che potete ottenere semplicemente inviando una mail a info@leggeretutti.it.


Le edizioni Condé Nast propongono gratuitamente, a partire dal 13 marzo, un abbonamento di tre mesi alla versione digitale di una rivista tra Vanity FairVogueWiredLa Cucina ItalianaADGQ e Traveller. Per ottenerlo è sufficiente scaricare il numero scelto tramite Google Play o App Store, cliccare sul link “Free pass” e, dopo aver creato il proprio account, inserire uno di questi codici:

  • Vanity Fair > VF4YOU
  • Vogue > VOGUE4YOU
  • Wired > WIRED4YOU
  • La Cucina Italiana > LCI4YOU
  • AD > AD4YOU
  • GQ > GQ4YU
  • Traveller > TRAVELLER4YOU

Se nessuna di queste riviste vi interessa, potete sottoscrivere un abbonamento gratuito di due settimane a Readly, che mette a disposizione più di 4.000 differenti pubblicazioni italiane e internazionali da sfogliare comodamente dal proprio computer, tablet o smartphone.


Podcast e audiolibri

La casa editrice Black Coffee promette di farci compagnia con il podcast Black Coffee Sounds Good, che aumenta la sua programmazione da un episodio al mese a uno a settimana! La voce di Marta Ciccolari Micaldi (anche conosciuta come La McMusa) vi accompagnerà in un lungo viaggio attraverso la letteratura statunitense contemporanea. Per rimanere aggiornati, seguite l’hashtag #viaggiamodacasa su FacebookInstagram e Twitter.


Se avete voglia di buttarvi sugli audiolibri, qui trovate l’elenco completo di tutte le puntate del programma Ad alta voce di Rai Radio 3: classici e meno classici della letteratura di (quasi) tutte le epoche che spaziano dalla forma del romanzo a quella del racconto, dal giallo al gotico, dal mattone russo alla prosa più agile. Tra i capolavori da segnalare troviamo Il nome della rosa di Umberto Eco letto da Moni Ovadia e I dolori del giovane Werther di Goethe a cui presta la voce Toni Servillo.


Infine, Storytel Audible offrono da sempre un periodo di prova gratuito della durata rispettivamente di 14 e 30 giorni. Anche in questo caso i titoli disponibili sono moltissimi e in grado di incontrare i gusti più disparati.
Audible, inoltre, offre una selezione di alcuni audiolibri da ascoltare gratuitamente anche se non si è abbonati: li trovate qui.


Per tutte le ulteriori iniziative,
si faccia riferimento al sito ufficiale Solidarietà digitale.

 

libri (marzo 2020) – pt. I

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La peste – Albert Camus

La drammatica sera in cui non avevo ancora ripristinato il Kindle, che faceva le bizze, ed avevo esaurito i prestiti della biblioteca, mi sono ritrovata a vagare nel panico tra gli scaffali di casa; in preda all’astinenza. Poi mi è venuto in mente che avevo preso in mano più volte questo libro, senza mai decidermi, libro che proprio ora viene citato da diversi blogger che vengono in soccorso dei quarantenati per coronavirus.
Così c’ho provato. Non avessi tentennato tanto!
Immaginavo un libro magari valido, sì, ma pesantino e un po’ farraginoso, invece è scorrevole, piacevole, profondo ma con naturalezza. Una fiction dalla verosimiglianza a maglie larghe. Io ci trovo persino una vena non dico ironica, ma di osservazione distaccata e scafata, e se non indulgente almeno affettuosa, rispetto alla natura umana descritta nelle sue reazioni alla diffusione del contagio, alle misure di contenimento ed isolamento, allo stravolgimento in un verso o nell’altro della propria esistenza.
Vi ricorda qualcosa?
Insomma, ne sono entusiasta.

Massa e potere – Elias Canetti [*kindle]

Per il mio giretto nel Novecento, avevo in programma anche questo titolo di Canetti, del quale ho letto soltanto La lingua salvata. Grazie a Lucius, me lo sto leggendo sul Kindle, che ho rispolverato, e cara grazia che non ne avverto il peso e la… massa, appunto: ha tutta l’aria d’essere lungherrimo. Non un mattone, questo no: anzi, ha uno stile inaspettato, che mi fa pensare alla narrazione di fiabe e miti anziché alla saggistica; però è abbastanza impegnativo, perché esplora concetti importanti senza darne definizioni, ma passando direttamente alla descrizione.
Lo proseguo alternandolo alle altre letture, ma non so ancora se lo leggerò per intero.

Preghiera per Chernobyl – Svetlana Aleksievic [*kindle]

Così come per Tempo di seconda mano (meraviglioso) e tutti i suoi libri di ricostruzione storica “dal basso”, anche questo è costituito dai racconti e da interviste ai protagonisti degli eventi, i protagonisti privi di cariche istituzionali e di potere: abitanti sfollati, mogli dei tecnici e dei pompieri morti in seguito all’esplosione del reattore 4, militari, malati cui è stato tolto tutto, anche il conforto della propria terra.
E questo è il dato di fatto. Il dato personale, invece, è che tanto per cominciare durante la lettura della prima testimonianza, quella di Ludmjla, moglie del pompiere Vasilj, ho pianto come una fontana e pensato che volevo interrompere, e basta. Mi ha fatto un male cane, cazzo. Per cui non l’ho più aperto per diversi giorni, finché non m’è sembrato di aver assorbito il colpo. Poco alla volta e con prudenza, ho proceduto; è molto bello e molto forte, non c’è pagina priva di spine.

Tutte le poesie – Wisława Szymborska [*kindle]

In poesia sono un disastro, come quei bambini dallo stomaco delicato che all’asilo possono mangiare solo riso in bianco e verdurine bollite, altrimenti si ritrovano in subbuglio dopo ogni pasto.
Credo di poter dire sinceramente di amare la poesia (e questo non ha niente a che vedere col fatto che ne scrivo anche), ma molto di rado incontro qualcosa che mi soddisfa appieno, che non mi pone problemi di resistenza – annoiandomi, sconfortandomi, oppure mostrandosi illeggibile senza parafrasi a fianco.
Ci vuole anche un po’ di questo, lo so, ma non fa per me. La vita è breve e la poesia dovrebbe rischiararla, non incasinarla, e farlo attraverso una moderata e fruttuosa fatica spirituale, non attraverso un gravoso sforzo intellettuale.

Tutto ciò per dire che la Szymborska, che finora avevo solo piluccato, mi aveva pur suggerito subito che poteva essermi amica; e infatti ho scoperto che lo è davvero.

La mente prigioniera – Czesław Miłosz [*kindle]

Subito dopo la Szymborska ho aggiunto al lettore un altro autore polacco da tempo nel mio mirino, con un saggio però (ancora in lettura) e non con le sue poesie. Casualmente, il tema s’incrocia benissimo con la Aleksievic: nel testo infatti, secondo le parole di Wikipedia, Miłosz

“affronta il complesso rapporto tra letteratura e società nell’ambito delle democrazie popolari satelliti del mondo sovietico. Demistificando esplicitamente ogni idealizzazione del socialismo reale, evoca e analizza tanto l’adesione quanto la dissociazione degli intellettuali al sistema (il Murti-Bing) consolidatosi in Polonia nel dopoguerra”.

Ciononostante si differenzia da altri dissidenti del periodo per la sua ammissione che, anche sotto la dittatura, un’espressione artistica – ancorché non del tutto libera – si rende possibile; e che anzi la norma fu costituita da intellettuali abituati a ben gestire e giostrarsi con le limitazioni imposte dal Partito, capaci di altrettanta furbizia e sottigliezza, allenati al compromesso.

Brevi interviste a uomini schifosi – David Foster Wallace

Le interviste (fittizie) rappresentano in realtà soltanto una piccola parte di questa raccolta di racconti, particolari come lo sono tutti i frammenti narrativi dell’autore, e come viene ripetuto più volte nelle introduzioni, d’avanguardia. Non adatti insomma a chi stia cercando storie “pulite”, dalla forma convenzionale, subito inquadrabili e dal forte potere di immedesimazione.
Spesso, invece, l’effetto è quello di rifiutare ed allontanare una equivalenza anche solo ipotetica fra lettore e personaggio. L’ironia di dfw qui, piuttosto che amichevolmente dissacrante, è acida, corrosiva.
Tema portante, il sesso.

Devil, Diavolo Custode – Kevin Smith, Joe quesada
Devil, Father – Joe quesada

E alla buon’ora ho recuperato anche qualcosa di Daredevil. E’ ancora presto per decidere cosa ne pensi, ma di certo mi piace più di molti altri Tizi in Tutina (o in pigiama, come direbbe Karen Page).
I cenni al cattolicesimo mi son parsi discreti e sensati, non troppo calcati ed anche ironici: dato il rapporto controverso con le proprie origini, il fatto che Murdock casualmente capti suoni che indicano un reato in corso proprio mentre sta per confessarsi non passa inosservato 😄
Detto questo: la storia del primo, Diavolo Custode, mi sembra più densa e romanzesca, ma quella di Father è decisamente più ritmata, incisiva e cinematografica. E i disegni le vanno dietro: puliti, ampi e più impattanti. Per un certo verso preferisco le sottigliezze della prima, ma nel complesso, considerato anche il tema (ben trattato) della relazione col padre, delle proprie radici e della redenzione; volendo consigliare una lettura sporadica andrei sulla seconda.

I fantasmi di Rowan Oak – William Faulkner [*kindle]

Per essere esatti, le storie di fantasmi riportate in questa raccolta sono state scritte da una delle sue nipoti, ma pur sempre sul calco di quelle narrate da “Pappy” durante la notte di Halloween o nel corso delle lunghe serate estive, al gruppo di bambini che si trovava, in anni lontani, appunto a Rowan Oak – la dimora di famiglia nel Sud.
E’ proprio nel Sud ed in particolare a R.O. stessa che è ambientata la prima storia, quella di Judith, una ragazza figlia d’un soldato confederato che si innamora di uno yankee durante la guerra civile. Si sta tra folklore sudista e creepy britannico, come nella seconda breve storia ambientata in una stazione inglese.
Purtroppo questo è tutto: due storie carine, più una terza – presentata in due versioni, la seconda scombinata – passabile; l’ultima, che non è di fantasmi ma una bislacca fantasia ideata per il compleanno di una ragazzina, anche no grazie. La noia, proprio.
Ho amato invece l’introduzione della curatrice, la nipote dello scrittore Dean Faulkner Wells, nella quale rievoca brevemente ma efficacemente l’atmosfera magica della vita di campagna, qualcosa che ho ereditato da nonni e genitori e in piccola parte sperimentato, qualcosa di impagabile. Ma nessun aggettivo, in ogni caso, è adatto a descriverla.
Per questo sprazzo di gioia dico grazie a Lucius, che me l’ha, ehm, segnalato.

❃❃❃

I libri non commentati:
Sette maghi – Halldór Laxness [interrotto]
Fedeli a oltranza, Un viaggio tra i popoli convertiti all’Islam [interrotto]

libri (febbraio 2020)

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Vertigine della lista – Umberto Eco

Non solo le numerose liste (letterarie o figurative) citate e riportate ed analizzate, ma anche questo stesso libro-contenitore dà realmente le vertigini: al di là delle vaste cognizioni dell’autore, che in origine ha pensato al tema organizzando una serie di eventi per un museo londinese, la ricchezza dell’universo di liste ed elenchi di varia natura, conclusi o aperti tendenti all’infinito, sommuove le viscere.
Che sia l’eterna umana curiosità, o l’insopprimibile desiderio di abbracciare il mondo nella sua interezza; fatto sta che avere per le mani tutto questo ben di Dio di estratti – da Shakespeare ad Ariosto, da Huysmans a Calvino, da Mann ai Carmina Burana; solo per citare quelli che mi son piaciuti di più – mi ha mandato in solluchero.
E’ stata un’esperienza più sensoriale che intellettuale, quasi, non solo con riferimento alla confezione del prodotto che pure merita un elogio, ma proprio per la fantasmagoria immaginativa che scatena (un po’ come le caramelle frizzanti al limone sulla lingua).

No kid – Corinne Maier

Le considerazioni della Maier – le sue 40 ragioni per non avere figli – sono senza dubbio estremamente sbilanciate verso un’ottica sulla vita cinica ed intransigente. All’inizio, infatti, avevo immaginato di attribuirle due stelle. Poi, però, sono diventate addirittura quattro, e per una ragione precisa: condivisibili o meno, non le espone con quello che oggi chiameremmo cattivismo, e nel farlo riesce ad esprimere in modo mirabile una causticità molto concreta e diretta; che personalmente mi ha strappato svariati sogghigni di approvazione.
(Ad es.: sullo stato francese democratico-totalitario ed il suo paternalismo laico.
Sull’abdicazione all’autorità e l’imposizione dell’aconflittualità.
Sul terrorismo delle istituzioni educative e del principio di altruismo.
Tutti questi paroloni altisonanti sono esclusivamente colpa mia).
Le anime belle dovrebbero dunque astenersene. Ma per tutte le altre, via libera: questa donna sa coniugare concisione e chiarezza di idee in una serie di martellate che assesta a destra e a manca, senza nessunissimo riguardo ma con classe. Chapeu.
Il fatto che abbia citato Nanni Moretti (una scena di Caro Diario) per esemplificare la disgrazia della genitorialità, e paragonato Vissani al McDonald’s, è puro valore aggiunto.
Ora dell’ultima pagina, l’ho inserita tra le letture migliori di questo nuovo anno, nello “scaffale” apposito sul sito bibliotecario. Tanta roba. Da leggere e rileggere.

Cinzia – Leo Ortolani

Cinzia Otherside, la transessuale che è “una macchia sul vestito pulito della realtà”, è una delle creature più riuscite del padre di Rat-Man, saga sui cui albi ha fatto il suo debutto in anni ormai lontani.
Doveva essere una comparsa occasionale, come racconta Licia Troisi nella sua introduzione, ma si sa: le macchie di leopardo non si lavano facilmente, e anzi tendono a diffondersi. Così, Cinzia è ancora con noi e lotta.
Lotta contro assurdità di ogni… genere: dalla stronzaggine di chi deve “esaminarla” per consentire la modifica dei documenti d’identità, alla pericolosità della setta di lesbiche vegan che infesta l’associazione lgbtiq-sw (sw sta per “amanti di Star Wars”, una minoranza appena integrata nel gruppo per il cui riconoscimento si sta lavorando…).
Lotta, e non potrebbe farlo con più candore e maggior stile: è una che nella possibilità di una vita normale, non punteggiata di sguardi critici o spaventati, ci crede; ma che al tempo stesso è pronta anche a render pan per focaccia alla stupidità (memorabili le risposte che dà al bambinetto mentre fa animazione ad una festicciola, istigato dal padre a far presente che Cinzia non è una donna, ma un uomo. Se volete scoprirle, però, dovete leggere! 😉 )
Impossibile recensire una storia così. Si può solo indossare il vestito più bello che avete nel guardaroba e uscire per farci amicizia ❤

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Non me lo chiedete più – Michela Andreozzi

Sottotitolo: La libertà di non volere figli e non sentirsi in colpa. Il che dice tutto, ma paradossalmente per noi italiani suona più seriosetto di quanto non sia in realtà, come un entusiastico e grintoso manuale di self-help che finisce per prosciugarti le energie pagina per pagina, anziché restituirtele. Invece la Andreozzi, che non recita soltanto in commedie ma di certo in quelle eccelle, è riuscita a toccare diversi punti nevralgici con ironia e levità.
Non mancando, comunque, di dire – anzi scrivere, che obbiettivamente è meno arduo – fatterelli fondamentali:
1. non abbiamo bisogno di partorire per essere donne;
2. non abbiamo bisogno di figli per amare;
3. dobbiamo imparare a non giustificarci per le nostre scelte [come i gatti, N.d.Celia];
4. non è necessario compensare l’assenza di figli facendo qualcosa di speciale.
Ogni vita è speciale.
Saggia la conversazione immaginata su un autobus, tra una madre-con-passeggino ed una childfree; spassoso (ancorché truce) il resoconto del tipico pranzo domenicale in famiglia. L’aneddottica, rielaborata per trarne casi emblematici, spacca.
Valido per fare una bella conversazione con se stesse, ma anche per per difendersi dagli attacchi dei petulanti con originalità e spirito positivo.

Balletti verdi – Stefano Bolognini

Una buona ricostruzione storica di uno scandalo che, dal bresciano, si estese un po’ a tutta Italia nei favolosi (?) anni Sessanta. Ne ho parlato qui.

Lamentation – Joe Clifford

Un titolo che farebbe presagire disgrazia e trishtessa. E invece.
Non che manchino le vicende da emarginati: il protagonista, Jay Porter, ha un lavoro buono ma a rischio, un fratello drogato – Chris, il quale ha pensato bene di mettersi nuovamente nei casini – ed un figlio che sta per traslocare lontano da Ashton, la (poco) ridente cittadina in cui vive, al seguito della sua ex ed il nuovo compagno.
Sarà Chris, implicato in un commercio poco chiaro, e scomparso dopo che il suo socio è stato ritrovato morto, a dare il la all’intreccio giallo: che però non è il motivo per cui amerete questo romanzo.
L’atmosfera, subito ben delineata, è decisamente grigia. Grigio il clima invernale, grigia la distesa di nulla spazzata dal vento, grigie le prospettive dei residenti. Eppure, io ho avuto la bella sensazione di stare osservando, al riparo della finestra, una tempesta all’esterno. Non solo: l’abilità di Clifford nel descrivere le persone, ed il vivere semplice “di una volta” in provincia (è molto retorico e da vecchi, lo so, ma passatemela: sono una ragazza degli anni ’80, una nostalgica), mi ha fatto godere fin dalla prima pagina di una scrittura avvolgente, ma senza vezzi.
Chiamatelo pure page-turner (voltapagina), ossia uno di quei libri che ti accalappiano e non ti mollano finché non crolli dal sonno, altrimenti li leggeresti senza interruzioni: per me lo è stato. Ed è il primo della serie (di tre) che vede Jay protagonista.

Ulteriore dettaglio che ho apprezzato: la “confezione” del libro, dal formato piccolo e maneggevole ma al contempo bello solido e corposo. Sto operando una piccola selezione di case editrici che pubblicano standard simili, da esplorare come fossi al banco gastronomia / pasticceria della Conad ❤
In questo caso, si tratta di CasaSirio, collana “Riottosi”.

Perché non abbiamo avuto figli: donne “speciali” si raccontano
– Paola Leonardi, Ferdinanda Vigliani

Premesso che il (sotto)titolo è tremendo perché accomuna le non madri ai disabili in un moto di pietà pelosa, e l’autrice P.L. che l’ha scelto ne è pure consapevole avendo aggiunto le virgolette; il contenuto del libro è molto superiore alla sua apparenza.
E’ composto di interviste a donne note nel mondo dello spettacolo o della ricerca psicologica / sociologica, del giornalismo, ecc., tutte con una partecipazione al movimento femminista che spesso risale agli anni Settanta. Molto mi interessavano quella a Piera degli Esposti (che però non mi ha detto granché, ed è piuttosto breve), e quella a Rossana Rossanda (che però non c’è stata: viene infatti riportata una sua lettera nella quale declina la proposta.
Ciononostante, ho scoperto altri nomi dell’epoca ed una bella ricchezza di temi, di declinazioni del non-esser-madre, di posizioni intellettuali e politiche; inoltre le pagine del libro sono pervase non dico da modestia, ma dalla semplicità di persone che hanno deposto le armi retoriche, e sanno porsi domande. Non è poco!
Ho copiato alcuni estratti, che se mi riesce utilizzerò per discutere ancora l’argomento.

Il cuore nero della città: Viaggio nel neofascismo bresciano
– Federico Gervasoni

Francamente trascurabile. Era un nuovo acquisto appena arrivato in biblioteca (datato 2019), così ne ho approfittato: poco male, perché si legge in meno di due ore; ma salvo un paio di nomi che non conoscevo non ho trovato un resoconto di peso. Non dico che tutte le pubblicazioni di questo tipo debbano essere all’altezza del reportage di Rosati su CasaPound, per esempio, ma che senso ha – se non fare presenza e raccattare qualche soldo in più – trasferire poche informazioni già presenti negli articoli dell’autore (firma de La Stampa) in un libriccino? Per fare un libro non basta amalgamare gli ingredienti e renderli organici, occorre approfondirli.

Atlante dei luoghi inaspettati – Travis Elborough, Martin Brown

Scoperte inattese, città misteriose e leggendarie, mete improbabili: questo il sottotitolo dell’atlante compilato da Elborough ed illustrato con le mappe di Brown (ma anche corredato di foto in bianco e nero), un elenco non esaustivo ma curioso e ben raccontato di luoghi particolari, alcuni noti altri meno.
Tra i miei preferiti figurano: la Città degli Scacchi, sorta (e morta) nella Russia calmucca (nella sezione Origini inconsuete); Just Room Enough Island, una micro-isola privata sul fiume San Lorenzo (nella sezione Destinazioni eccentriche); Slope Point in Nuova Zelanda con i suoi alberi inclinati e modellati dal vento e la spiaggia di vetro di Fort Bragg, ma anche il Lago Verde in Stiria (nella sezione Posti incredibili)… e poi quasi l’intera sezione Siti sotterranei: soprattutto la Grotta di Conchiglie nell’inglese Margate, di natura mai del tutto chiarita, e l’agglomerato di caverne sotterranee abitate – con tanto di negozi – di Coober Pedy, nell’Australia meridionale.
Nel catalogo non troverete solo natura, ma soprattutto aneddoti storici e culturali (sintentici e dal tono leggero), e non soltanto meraviglie da ammirare ma anche situazioni che possono lasciare sospesi tra il ribrezzo e la stima per l’inventiva umana: la cairota Città della Spazzatura contende il titolo all’idea di utilizzare il petrolio come prodotto per l’igiene personale…
… segnalo infine un capitoletto dedicato al villaggio di Matmata, in Tunisia, dove l’hotel locale è stato parte del set di Star Wars, trasformato nella casa di Luke Skywalker.

Non costa niente – Saulne (Sylvain Limousi)

Secondo la quarta di copertina la storia di Pierre, ragazzo francese che alloggia diversi mesi in Cina, parla della “ricerca di una personale decrescita”. Vivere a Shanghai con 60 centesimi al giorno è infatti la sfida che impone a se stesso quando, nella prolungata attesa di un’eredità che tarda ad essere incassata, si trova a corto di denaro e di fronte ad un bivio: tornare in patria prima di terminarlo del tutto e programmare un rientro una volta sistemati i conti con la burocrazia, oppure restare – e campare facendo economia.
Laddove “fare economia” significa fare proprio i conti della serva, confrontando il prezzo (molto minore rispetto a quello rincarato europeo) dei prodotti acquistati al supermercato sotto casa con lo scialo per ristoranti, locali e altre incessanti amenità offerte dalla città ai turisti e agli stranieri residenti, i quali ne fanno un consumo abbondante.
In realtà, più che un percorso premeditato di decrescita, la vicenda racconta l’imprevista, imprevedibile e rigenerante intuizione di quel mondo oltre la cortina fumogena del centro città sfavillante, dove ci sono la normalità e spesso la povertà. Povertà che non è necessariamente sinonimo di vita più semplice e vera, a volte è sinonimo di sconforto, noia e vuoto: e tuttavia permette di sperimentare su di sé uno stile di esistenza non inquadrato, fuori dal vincolo asfissiante del privilegio degli occidentali impiantatisi in Asia conservando intatto il proprio senso di superiorità ed il proprio inscalfibile disprezzo.

Non amo questo stile di disegno (si tratta di una graphic novel), che non dipende dal fatto che l’autore è un autodidatta e rappresenta invece una scelta precisa, ma questo è un gusto mio.
Ho apprezzato invece che le tavole a colori iniziali vengano via via sostituite da un mix col bianco e nero, fino a lasciare dotati di una tinta accesa soltanto i cibi –  quando Pierre arriva a provare i morsi fisici e mentali della fame -, tornando alla regolarità cromatica solo nell’ultimo istante chiarificatore.

 

Lieto evento – Eliette Abécassis

Titolo cinico per Barbara, parigina che l’evento della maternità lo vive, e lo racconta, in modo nient’affatto lieto.
Lo stile dell’autrice, a me nuova ma gradita, è senza fronzoli: anche perché i fronzoli stanno tutti nell’idea romantica che la protagonista s’è fatta della propria relazione con Nicolas, goduta con passione e spensieratezza finché lui non le ha chiesto un figlio… e lei ingenuamente, con leggerezza, ha detto sì – pur non avendo alcun motivo per farlo, come appunto spiega -; naufragata poi rapidamente di fronte ad un uomo che si dimostra più figlio che padre, più ancora che sotto i colpi del rimpianto e dell’angoscia per una scelta rivelatasi distruttiva per tutto ciò che aveva amato.
“Violento, sincero, impudico” è questo romanzo per il risvolto, “feroce e spassosa” l’idea della maternità che esso veicola per il Nouvel Observateur. Lo confermo: per una volta le recensioni non mentono. Sebbene in seguito la condizione di madre diventi per Barbara – anche – un’ossessione avidamente appresa, un portato animale cui si adegua respingendo lontano illusioni e libertà perdute, non c’è in questo passaggio alcuna forzatura. La scrittura è corposa e fluente, felice.

Scopro che la Abécassis ha sceneggiato Kadosh di Gitai, film che a suo tempo ho apprezzato, e che varrà la pena rivedere.

Nel territorio del diavolo – Flannery O’ Connor

Se le lettere ed ancor di più il diario di preghiera di questa nota, citata ed ammirata autrice cattolica li ho sentiti indigesti (tanto che le lettere le ho appena piluccate), al contrario questo titolo, una raccolta di interventi ed articoli sulla scrittura, ha lo stesso effetto di un potente raggio di sole che fende una spessa nuvolaglia.
Ha un pensiero limpido come, suppongo, devono essere anche i suoi racconti e romanzi, ed uno stile asciutto ma non secco che a quel pensiero si addice. Acuta ma non sofisticata, divertita e mai dozzinale; una persona così può restituirti di botto il senso della letteratura e del perché credi di amarla, dopo mesi di encefalogramma piatto.

Considera l’aragosta – David Foster Wallace

Manco a farlo aposta, nel terzo saggio di questa raccolta viene citata anche la suddetta O’ Connor: L’umorismo di Kafka […] è in definitiva un umorismo religioso, ma religioso alla maniera di Kierkegaard e Rilke e dei Salmi, una spiritualità lacerante di fronte alla quale persino la grazia sanguinaria della sig.a O’ Connor appare un po’ scontata, le anime in gioco precotte. Certo preso così quet’inciso può sembrare critico nei confronti dell’autrice, ma no, è invece un complimento il cui scopo è di biomagnificare le caratteristiche della scrittura di Kafka.
Se fossi Foster Wallace, su questo libro scriverei un articolo dedicato, ed il paragrafo precedente sarebbe contenuto in un’apposita nota a pie’ di pagina, anzi sarebbe diviso in due: nota con la citazione, sottonota con la mia considerazione sulla citazione. Purtroppo o per fortuna non sono lui, e dunque mi limito ad una recensione elementare.
Come sempre nella sua produzione saggistica le note, appunto, sono non solo parte integrante e non marginale del testo, ma vere e proprie esperienze a sé, un po’ allucinogene per l’effetto scatole cinesi ma tanto più interessanti per questo, come se avessimo prenotato un weekend in una spa e da lì scoprissimo che i massaggi si fanno in una stanza subacquea che permette di vedere delfini e squali nuotarci attorno.
Poi c’è l’altro grande caposaldo: la varietà dei temi trattati, mai scontati, che si tratti di interventi in pubblico, articoli o reportage più lunghi. Come quello sugli Oscar del porno che apre la raccolta, impietoso e dall’umorismo leggero (perché tanto ci pensano già i protagonisti a sbugiardarsi, o forse dovrei dire sputtanarsi).
Tra i più piacevoli (intriganti) c’è il resoconto dell’ultima settimana di campagna elettorale (al seguito) di McCain nel 2000. Micidiale.

Il traghettatore – William Peter Blatty

Dalla penna dell’autore de L’esorcista (che non consiglierò mai abbastanza) sono uscite storie molto diverse, fra le quali questa ghost story. Le storie di fantasmi sono tra le mie letture preferite, dunque non potevo farmela mancare; anche se ho letto diverse recensioni non del tutto soddisfatte. Forse dipende dal tono generale, leggero e scanzonato, più che immediatamente misterioso ed inquietante; ma ciò che rimane è l’occhio brillante dell’autore sulle situazioni descritte, siano tragiche o divertenti.
Nel primo capitolo conosciamo Joan Freeboard, agente immobiliare in carriera, incrocio tra un treno in corsa ed uno scaricatore di porto: colei che radunerà ad Elsewhere, una villa disabitata su un’isoletta del fiume Hudson, l’amico scrittore Terence Dare, la sensitiva Anna Trawley, il professor Gabriel Case noto per i suoi studi sul paranormale, e naturalmente se stessa. Inutile specificare che Elsewhere ha una fama sinistra, è considerata infestata da spiriti maligni… come potete intuire, la speranza di Joan è di far pubblicare un articolo “scettico” su una rivista che contribuisca alla vendita della proprietà.
Ma dopo aver convinto un riluttante Terence (nel secondo, spassoso capitolo) ed aver raggiunto la dimora e fatto le dovute presentazioni (nel terzo capitolo, già un po’ più debole) le cose andranno semplicemente per il verso sbagliato…
… credo che le critiche a questo romanzo siano state un po’ ingenerose: non è un capolavoro, la vicenda avrebbe meritato più tensione e compattezza, e la soluzione dell’enigma si intuisce presto; eppure ciò che questo enigma ha da dire supera il piacere dell’elemento misterioso. E’ il modo in cui noi, come esseri umani, reagiamo ad esso che interessa a Blatty. Che ha costruito un mistery soft, ma pienamente commovente.

“Il mondo non è mai stato pensato per essere la nostra casa”, aggiunse Case.
“Il mondo è un posto per una notte. Solo un passaggio”.

“Un neutrino non ha massa né carica elettrica. Può attraversare tutto il pianeta in un batter d’occhio. E’ un fantasma. Eppure è reale, sappiamo che è lì, che esiste. I fantasmi sono dappertutto, secondo me. […]”


I libri non commentati:
Diario di preghiera – Flannery O’ Connor
Atlante delle isole del Mediterraneo – Simone Perotti

L’Eldorado sul mio tavolo 🌟

Ne ho fantasticato a lungo, specialmente leggendo su altri blog i resoconti di chi già lo sperimenta – per esempio qui. Ma, sinora, non ho mai avuto l’occasione di parteciparvi.
Parlo del “gruppo di lettura” (bibliotecario): ce n’è uno nuovo nuovo in partenza proprio nel mio paesello, che mi auguro possa rivelarsi ben assortito e interessante.
Tempo al tempo, si (è) comincia(to) questo febbraio con un titolo di cui non mi potrebbe fregar di meno – la strabollita Amica geniale della Ferrante -, ma il gruppo è aperto e non è imperativo aver letto ogni singolo libro proposto, né esprimersi al riguardo: vediamo come procede e che ne vien fuori.
[La prima serata, ieri, è andata bene. Mi pare un po’ di materiale umano vivo ci sia].

Intanto, mi sollazzo con due meravigliosi prestiti, luccicantissimi, dei quali sono già innamorata (i segnalibri sono stati da me accuratamente abbinati) ❤

2020-02-03 00.08.54

Welcome home (Sanitarium)

Per Slavoj Žižek – che riprende le parole della rivista Time Out – Joker è un “horror sociale”, qualcosa d’inimmaginabile fino a poco tempo fa. Siamo al secondo paragrafo, esattamente a metà della prima colonna d’un articolo lungo 5 pagine e mezza – e mi sto mettendo ad urlare.
Un mugolìo strozzato si fa strada al paragrafo successivo, in cui il filosofo / studioso della psicanalisi (così lo definisce Internazionale) sloveno afferma che Arthur-Joker rimane un estraneo fino alla fine.
La cosa si fa interessante: quanto sangue dagli occhi riuscirà costui a farmi scorrere? Sino a dove l’orrore di un ammasso di fesserie può spingersi? Parafrasando la Vodafone, ecco: l’orrore è tutto intorno a me.

Ho saputo da subito, e vi ho contribuito io stessa, che questo film avrebbe scatenato interpretazioni e sovrainterpretazioni. E non lamento certo che ne siano piovute: specialmente da parte di chi fa dell’analisi un mestiere.
Ma J, qui, parimenti che nel fumetto Arkham Asylum: Una folle dimora in un folle mondo, non è più protagonista di quanto lo sia Batman, che pure si trova a suo modo al centro della vicenda – eh sì, Lucius. J non ha altra funzione se non quella di anfitrione: lui ci convoca ad Arkham (o a dare un’occhiata dietro il sipario del Murray Franklin Show), ci apre la porta all’arrivo e la riapre al momento di “liberarci” nuovamente nel consesso umano. Punto. Nel mezzo ci sta un gioco: nelle viscere di Arkham, scarsamente illuminate, Batman si ritrova dentro un terrificante utero costretto a giocare a nascondino più con se stesso che con i suoi avversari. E nelle viscere di un cinema siamo pur sempre anche noi dentro un utero più o meno confortante o confrontante – come che Fleck si collochi nei nostri schemi interpretativi, appunto, è prima di tutto un gioco che giochiamo insieme, regista attori e spettatori.
Ma che can can!
Cos’è il cinema se non un passion play, inteso tanto come gioco quanto come recita?

The passion play… as it is played today.

Così recita una delle pagine introduttive al fumetto.
today è l’avverbio giusto, stante che se pur son cambiati (alcun)i metodi e strutture, la natura della relazione con la malattia (mentale, ma anche sociale) non lo è.

“Io non voglio stare tra i matti!”, esclamò Alice.
“Oh, non puoi farci niente”, disse il Gatto
– “qui siamo tutti matti. Io sono matto. Tu sei matta”.

“Come fai a sapere che sono matta?”, disse Alice.
“Devi esserlo”, disse il Gatto. “Altrimenti non saresti qui”.

Lo riconoscete? E’ il principio paradosso del Comma 22 di Heller: «Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo.»
E per converso, chi è sano può chiedere che il proprio fascicolo in carico ai Servizi Territoriali di Psichiatria venga chiuso (che è più di archiviato), ma chi è in carico ai Servizi di Psichiatria è per definizione pazzo, senza possibilità di ritorno.

E’ per me che ho paura. Ho paura che il Joker possa avere ragione. A volte metto in dubbio la razionalità delle mie azioni – [ma chi lo fa, non è la più sana delle persone?] – e ho paura che quando varcherò le porte di quel manicomio… quando sarò dentro quel manicomio, e il portone si chiuderà alle mie spalle… sarà come essere di nuovo a casa.
– Batman

Arkham-Jolly-Glass

Tempo fa un’amica, conosciuta in un gruppo di auto-mutuo aiuto per depressi, a seguito di una crisi maniacale (era bipolare) è stata ricoverata in Psichiatria. Non voglio nemmeno cercare di recuperare i dettagli del ricordo del giorno in cui andammo, io ed L., a visitarla – e ci ritrovammo a doverla difendere dai medici. Non rammento (questo non lo rammento davvero) a che proposito, ma stava spiegando un suo pensiero, che aveva anche una certa valenza nella terapia, e non veniva nemmeno ascoltata. Non dico creduta, ma nemmeno ascoltata: poiché la sua patologia la induceva in certi frangenti ad esagerare e inventare le situazioni, non una sua parola era degna di fiducia.
Senza alcuna remora né tatto siamo state messe a parte dell’inesistente valore che i professionisti attribuivano all’esperienza della paziente, come fossimo loro complici, amiche o meno: del resto, noi e loro eravamo pur sempre  fuori di lì, libere di andarcene.

L’incipit:
Dal diario di Amadeus Arkham –  Negli anni seguenti alla morte di mio padre, la casa divenne tutto il mio mondo. Durante la lunga malattia di mia madre, spesso mi sembrava così vasta, così REALE, che in suo confronto mi sentivo poco più di uno SPETTRO che infestava i corridoi.
Anche se mia madre non ha mai avuto alcuna patologia psichiatrica, nondimeno la malattia mi ha vincolata a lei in modo tale da annullare ogni altra istanza, ogni frammento di realtà che mi potesse star aspettando fuori dalla gabbia.
La malattia è stata la protagonista della mia vita così come Casa Arkham, in seguito divenuta Asylum, è la vera protagonista di quella che per sentirvi meno a disagio potete anche chiamare graphic novel.
E quale più forte consonanza potrei trovare tra l’obliterazione identitaria operata, ieri e oggi, sui pazienti psichiatrici – a dispetto delle cazzate spacciate nei libri di testo – e l’annullamento di sé che il non poter comunicare, il disperarsi a tentare di comunicare senza esito ad una sorda priva di altri mezzi oltre alla parola ormai inutile?
Persino il delirio privato – che tutt’al più diveniva delirio a due come in un pax au deux, mai un dialogo vero – del mio affezionato Uomo dei Numeri funzionava meglio. L’Uomo dei Numeri, il cui nome m’è andato significativamente perso, l’avevo conosciuto nella struttura più decente, almeno dal punto di vista estetico e pratico, in cui mia zia ha soggiornato (per la cronaca: a San Bassano, provincia di Lodi).
Lui lanciava per aria un numero, io replicavo con un altro numero. A sensazione, a piacere, senza un termine temporale definito. Appena a uno dei due veniva voglia, ci si spostava su altri elenchi tematici, che avremmo potuto rimpallarci per ore: su tutti, nomi di musicisti (prevalentemente di classica) e campi di sterminio nazisti.

Batsy- Arkham

Nello stesso modo in cui, nei suoi dipinti minimalisti come quadrato nero, Malevič riduce la pittura alla sua opposizione minima tra disegno e sfondo, Joker riduce la protesta alla sua forma minima autodistruttiva e senza contenuto.
Ma suvvia, Gesù Cristo. Protesta, autodistruzione? Ma questo non è J, questo è Batman, e ce lo dimostra con le sue associazioni di parole su stimolo della dottoressa Adams:

Madre? : Perla
Manico? : Revolver
Pistola? : Padre
Padre? : Morte

Pistola = Padre. Žižek! Meno dottori, più fumetti! E poi comprati un paio di pesci pagliaccio, e mettiti un po’ a giocare con i vetri, e le carte, e come McKean con le perle le foglie i meccanismi degli orologi i pizzi e le pelli. Intrattieniti!

To think of all the years he’d wasted trying to entertain others,
when he could merely have sat back and entertained himself 
with the absurd delusion of civilization that called itself society.

Come suggerisce il Cappellaio, caro Slavoj, forse è [nel]la tua testa. Arkham [Joker] è uno specchio. E noi [le tue congetture] siamo te. Hai trovato il tuo specchio, e l’hai scambiato per una lente d’ingrandimento. Non ti sembra un po’ da pazzi?

Film .26: Daredevil, M. S. Johnson

Parlando o leggendo del Batman di Affleck è inevitabile che, prima o poi, ci si im-Bat-ta (ah, ah, ah) nel suo rovescio, ossia il flop (di critica) del 2003 nel quale impersonò il “Diavolo Custode” della Marvel (che no, non è il suo gemello in rosso…). Tante se ne sono dette in proposito che non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione di verificare con i miei occhi (e solo quelli, ‘ché non ho nessun radar, io) quale orribile crimine cinematografico fosse stato commesso.

Che dire? Senza scomodarci a convocare l’Inquisizione Spagnola, che è davvero eccessivo, in effetti è una roba bruttina. Sarebbe un buon caso di studio, e di appunti da stendere non ne mancano davvero, se riuscissi a centrare i tasti tra una matta risata e l’altra; ma ora come ora me ne manca la voglia – non mi dispiacerebbe comunque affatto se, dopo la cancellazione della serie Netflix (chissà se mai la vedrò) qualcuno avesse il cuore e le palle di metterci mano e rifare lo stesso film, ma con intelligenza.

trasferimento

Due note in breve:

⇒ se leggete in giro che la computer grafica è stata utilizzata in modo tremendo, ebbene, è veroDal sorcio più inverosimile che mai abbia attraversato furtivo le strade di Roma di New York ad una facciata di chiesa finta come il naso di Michael Jackson (perché girare un metro di pellicola per riprendere un edificio reale costa una sbrega, signora mia), se lo schermo non si è messo a piangere è solo perché è fatto di plastica. Come un po’ tutto nel film;

⇒ potremmo parlare di un uomo allenato (e pure cieco) che di notte fa le capriole su e giù per i tetti, ma che sembra essere sul punto di morire per una ferita… alla spalla (avrete letto anche questo). Ferita che neanche sanguina. E che tuttavia, dopo essersi trascinato a destra e a manca ululando dal dolore e strisciando come se gli avessero colpito le gambe anzichéno, tutt’a un tratto riprende a capriolare giulivo come la nazionale ucraina di ginnastica artistica perché il plot lo richiede. Ma anche no: non parliamone, sbeffeggiamolo e passiamo oltre;

trasferimento (3)

la recitazione. Sì, va bene, piatta è piatta, ma ho visto di molto peggio. Il problema casomai, secondo me, è che è piatto (e troppo condensato, rapido e carico di roba) anche tutto il resto.
Per questo ho scritto che lo vorrei vedere rifatto dalla A alla Z, senza modificarne i contenuti: perché è scritto male, ma dentro c’è comunque tutto!, dalle origini di Devil ai nemici, dall’attività diurna (avvocato) al romanticismo (e se siete donzelle sappiate che nei fumetti le sue donne fanno tutte una brutta fine, mentre l’unica che compare qui sembra morta e invece no), dai momenti comedy e quelli di lotta – arti marziali – passando per…

⇒ … la disabilità. Bingo! Con tutta la limitatezza del caso, laddove nei fumetti ha invece modo e desiderio di prendere il suo spazio, finalmente c’è.
Stiamo parlando di un supereroe, quindi figuriamoci se non riesce a far tutto e meglio di un normodotato, o quasi (leggi: nun ce vede, però cc’ha er “senso radar” che je scansiona in 3d tutto quer che cc’ha attorno. Anvedi!). Occhèi, vero, e rispondo: se volete scassare la minchia con il realismo o il lirismo e l’alta filosofia leggetevi Cecità di Saramago, vedetevi Figli di un dio minore, e simultaneamente andatevene affanculo – anche questo è un superpotere.
Io son contenta che ‘sto Matt Murdock faccia fare figure di merda ai normodotati che rischiano di farsi stirare dalle auto perché ci vedono, ma tengono il muso incollato al cellulare quando attraversano la strada. Perché quello che vale per lui non vale per me, e nemmeno arriverò mai a recitare in una serie televisiva nel ruolo di una sorda, essendo sorda anche nella realtà; ma che me ne fo di un supereroe se non può essere migliore di me, più abile di me? Cosa dovrebbe rappresentarmi un supereroe disabile che non si dimostri al tempo stesso insuperabile?
Si badi che odio apertamente e profondamente la retorica che ci vuole tutti uguali e, peggio, tutti capaci di superare i nostri limiti purché aderiamo al credo della Volontà. Chi lo professa mi fa schifo, anche se mi dichiaro disposta a comprendere e concedere un’attenuante (mai però un’assoluzione) a chi faccia simili discorsi in buona fede.
Un fattore spesso citato e a sproposito, ma di fatto trascuratissimo, è l’handicap. Daredevil è disabile, ma quasi privo di handicap. Ciò che vorremmo essere tutti noi ai quali qualche pezzo manca o non funziona. Mica normali, basterebbe non handicappati. In qualche misura è questo che sono i vari Zanardi e Versace di turno, solo che non lo sanno: disabili con handicap tendente allo zero. Solo che non ho sentito una sola volta Murdock proferire puttanate come i sempreverdi Tu non sei la tua malattia o Non esistono disabilità, solo abilità diverse.
(So che alcuni dei miei lettori più cari su quest’ultimo punto dissentono: abbiate pazienza, io vi amo incondizionatamente nonostante crediate alla favola della diversabilità. Pace, amore & morte alle barriere architettoniche, amici 👊)

trasferimento (4)

Detto questo, “tutto molto interessante” (cit.), ma io me ne frego de la qualunque e tiro dritta come un treno, perché mi sono innamorata – mi succede spesso – e scollarmi da questo ennesimo Uomo Tormentato In Tutina (per gli amici UTT) sarà molto, molto dura. Il 2019 è proprio l’anno dei supereroi. Pòta gnari!!

Suicide appetizer

In attesa di rivedermelo a casa, in blu-ray, con degli opportuni stuzzichini cariogeni a portata di zampa, ho voluto andare a ripescare un vecchio post – da un mio blog ora chiuso, e a proposito: me ne sono passati sotto le dita più di 10, non 7 – su Suicide squad, che nell’anno di uscita (2016) vidi al cinema con gran gusto.
Nell’immediato post-Nolan m’è venuto in mente, e ho (ri)scoperto di aver già avuto a che fare con un Joker “moderno” sullo schermo, quello di Jared Leto, che a rivederlo adesso nelle foto messe insieme da DuckDuck mi parla soltanto di un adolescente leccato che per il sabato sera s’è ispirato a Marylin Manson – del resto, ho visto e frequentato di peggio (Satana, per esempio. Ma ero più matta io di lui, ed ecco perché ‘sto film m’era  così piaciuto).

joker-leto

Essere dimenticate. O, comunque, scolorire: dev’essere necessariamente questo il destino anche delle migliori cose dentro il fragile contenitore che è la nostra memoria?
O forse è solo che dopo tre anni il Joker di Leto, che tanto m’aveva appassionato, è pronto perché io lo ridimensioni?
Nel frattempo, constato con meraviglia che il fumetto a lui intitolato di Azzarello e Bermejo, da me letto subito dopo, è scomparso dal catalogo. Rubato, distrutto o chissà, magari imboscato nello scaffale sbagliato, a caso, da una mano guantata di bianco.

Disadattati, ma non troppo.

Premettendo che non sono una seguace della DC Comics, né tantomeno di conseguenza ne conosco gli universi, io Suicide Squad l’ho visto, capito e adorato.
E’ una premessa che può andare a merito come pure a demerito del film, ma lo considero più un merito: uno dei miei timori era di non comprendere un accidenti di quel che sarebbe accaduto sullo schermo.
Invece la trama essenziale ha lavorato per me – perché c’è una trama, diamine: non ne occorre troppa, epperò c’è e ha senso.
L’introduzione un po’ lunga ai personaggi, al loro background e alle motivazioni per cui sono tutti al gabbio avrà probabilmente annoiato i conoscitori, ma a me è servita parecchio: entrare subito nel vivo mi avrebbe spiazzato (e poi con una certa sorpresa e con piacere ho rivisto Viola Davis nel ruolo di Amanda Waller, dopo averla conosciuta in tv come Annelise Keating ne Le regole del delitto perfetto).

Credo sia stato il primo film che ho visto in Dolby Atmos: dirompente, direi.
Non potevo chiedere di meglio per la potenza sonora dell’Incantatrice… e anche qui, mi pare che una certa semplicità abbia pagato: niente invenzioni ultracomplicate che devono sudar sangue per soddisfare palati sempre più esigenti, niente effettoni osceni, solo della buona, vecchia forza bruta, sia essa fisica o magica.

Harley quinn, Harley quinn. Buon Dio, che gnocca.
[Fine della parentesi culturale].
Capisco tutta l’eccitazione che le è montata attorno.
Ma vorrei dire che, per quanto abbia del suo, il vero spettacolo nasce quando la si vede in coppia con Joker: mettici l’amore, mettici la pazzia, comunque sono una bomba.
Fossi Jared Leto, non mi angustierei tanto per non aver ottenuto una presenza più massiccia nel montato finale: il botto l’ha fatto, e soprattutto l’ha fatto a modo suo. Che voleva, andarsene in giro con una squadra con cui non c’azzecca nulla e con cui sarebbe stato in pieno contrasto?
Sei il cattivo duro e puro tra cattivi redenti.
Hai una donna (viva, non uccisa dal tuo stesso potere o impegnata a toglierti i figli), ed è svalvolata al punto giusto per te.
Quando i ragazzini torneranno a casa, sarai tu a venirgli in mente, non un Diablo o una Katana (e comunque, alla fine, la luce per una notte secondo me non la spegneranno).
Parevi morto, e invece torni e prometti scintille in un secondo capitolo.
Macchemminchia vuoi di più?

Ecco, più o meno è quel che ho cogitato ieri sera in sala.
Grazie a wwayne per avermici spinto.

Grazie a te per la citazione! Comunque hai ragione: il Joker avrà pure poco minutaggio, ma rimane impresso più di tanti altri personaggi ultrapiatti come Capitan Boomerang. Anche Killer Croc chi se lo sarebbe filato, se non avesse avuto quell’aspetto mostruoso?
Certo, qualcuno potrà dire che rimane più impresso perché il Joker da Heath Ledger in poi è diventato un elemento della cultura pop, mentre quasi tutti gli altri personaggi erano degli zeri prima e rimangono degli zeri dopo; tuttavia, a mio giudizio la performance di Jared Leto è stata così incisiva che avrebbe fatto quell’effetto anche se il Joker non fosse stato già prima un personaggio super conosciuto.