Film .29: Sinister, Scott Derrickson

Ellison Oswalt sta sempre davanti ad uno schermo: a guardare filmini in super8, VHS, il pc, (abbastanza) moderne videocamere… ed è uno scrittore, non tanto in cerca di ispirazione quando alle prese con l’ennesimo libro-reportage sull’ennesimo crimine efferato, che gli sta offrendo persino più materiale di quanto sperasse… insomma, Ellison è un po’ come Lucius Etruscus, gli manca solo il cappello, ed infatti il buon Lucius ha avuto una parola per Ellison – ma io dico che ne merita parecchie di più.

E perché, se è uno scrittore, sta sempre davanti ad uno schermo anziché a carta e penna?
Perché qualcuno ha voluto fargli trovare, nella soffitta della nuova casa (che poi è quella nella quale è avvenuto, fresco fresco, il delitto su cui intende scrivere) uno scatolone pieno di super8, appunto, e su ognuno di essi è inciso il filmato di un ulteriore crimine, che solo più tardi si scoprirà legato agli altri.

Ma Ellison non vive solo con dieci gatti: ha famiglia, moglie e due figli in età da primarie, e nelle sue peregrinazioni investigativo-letterarie se li trascina dietro ogni volta, almeno da quando, dieci anni prima, ebbe un grande successo pubblicando Kentucky Blood. Successo che sta cercando di replicare, nell’ansioso desiderio di sistemarsi una volta per tutte, come diremmo noi. E’, secondo me, uno scrittore “con giudizio”: nel senso che ha avuto successo ma non sempre, è ammirato ma anche detestato per questo suo vizio di rimestare le acque torbide delle comunità in cui di volta in volta si inserisce, e lavora davvero – cioè, oltre a scrivere e vagare a mente libera guardando fuori dalla finestra, cosa che per altro lui non fa, soprattutto si documenta. Cerca di allacciare relazioni utili, non in senso commerciale ma per la storia. Si fa domande. Crea una struttura e uno schema dei fatti che è già tre quarti del testo.
Un urrah per Ellison!

La vicenda è sensata, particolare non insignificante per il genere (che è sì l’horror, ma con buone dosi di thriller ben amalgamate); considerando poi il rischio che presenta sempre un prodotto BlumHouse. Ma forse si è salvato perché è un primo capitolo: leggo che sono stati girati anche il 2 ed il 3, nemmeno lo immaginavo ma, a ripensarci, è del tutto naturale e prevedibile. Mi rifiuto, ovviamente, di vedermeli.
Tornando al punto: la vicenda è sensata, gli attori sono capaci (e non parlo solo di Hawke), la famiglia di Ellison, Dio sia lodato, è composta da persone normali, con attriti e paure perfettamente credibili ed integrati con un contesto chiaro. Compresi i pavor nocturnis del piccolo Trevor, impressionanti però mai forieri di quell’atmosfera rarefatta e gratuitamente vaga tipica di tanti horror.
Gli elementi soprannaturali sono ben presenti, discretamente spaventosi, ma non vanno a produrre jumpscares a muzzo. Faccio anzi fatica ad arrivare a contarne due, di jumpscares.

Altri fattori mi hanno indotto ad attribuire quasi il massimo dei voti (4.5/5) ad un film che sulla carta potrebbe sembrare identico a mille altri: intanto, la vicenda è filtrata attraverso un’ottica, quella del protagonista, caratterizzata da una razionalità sicura ma non insistita. Non si assiste a nessun duello fede (nel paranormale) vs. ragione; me ne congratulo e gioisco.
I personaggi secondari (dallo sceriffo tendenzialmente ostile, ma anche qui “con giudizio”, al suo vice che si presenta come lo scemo del villaggio ma poi smentisce, con le parole e con gli atteggiamenti, di esserlo) sono marginali ma ben costruiti e contribuiscono in modo a mio avviso decisivo alla riuscita complessiva.
Dialoghi e fotografia sono curati come si deve, c’è attenzione al dettaglio, e mi vien da dire che, se non fosse per l’evidente elemento di genere, siamo davanti ad un film adatto ad un qualsiasi generico pubblico amante della suspence.
Si coglie che chi l’ha messo insieme si è divertito ed appassionato: dalle battute salaci alla citazione kinghiana nulla manca.
Solo le musiche sono forse meno “esatte” e più standard: intendiamoci, intervengono nei momenti giusti non solo per inquietare ma anche per sottolineare, fanno un buon lavoro, ma niente di memorabile.

Uno dei migliori film dell’anno, insomma, che unisce efficacemente:

  • un demone antico,
  • riflessioni intratestuali sulla civiltà dello sguardo (con il gioco di schermi, il concetto di “immagine come varco tra mondi” o i rimandi ad altri titoli più noti) e sull’interdipendenza tra scrittura e vita,

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  • ma pure il senso dei legami e della trasmissione di un “bagaglio” (anche maledetto) da uomo a uomo e da famiglia a famiglia, le debolezze e forze della famiglia stessa,
  • per chiudere – nota personalissima – con un accenno, neutro ma presente, alle abitudini americane in fatto di iniziativa e di rischio: solo in una pellicola statunitense si può osservare qualcuno accendere un mutuo sulla casa prima ancora di aver estinto un altro mutuo sulla casa, avendo in mano giusto una speranza di guadagno e nient’altro – e, per di più, trovare tutto questo normale.

Carnet (Ottobre 2019)

Libri

99. La vera storia del pirata Long john Silver – Björn Larsson [5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
100. L’ultima avventura del pirata Long John Silver – Björn Larsson [2.5/5 ⭐ ⭐ ]
E’ la “coda” del romanzo precedente, una storiella di poche pagine in tono con il resto, ma del tutto superflua e priva di tensione – inoltre la traduzione ha apportato delle modifiche incomprensibili, che l’annacquano ancora di più. L’unico dettaglio significativo lo si poteva inserire, a mio avviso, ne “La vera storia”.
101. Possiamo salvare il mondo, prima di cena
– Jonathan Safran Foer 
[4/5⭐⭐⭐⭐]
>> Storie in un guscio – Flora Giordano [interrotto]
Le vite degli altri in un palazzo residenziale, non lontano dalla costa, a Napoli. L’autrice si è da tempo trasferita a Brescia ed ha pubblicato questo libro con l’editore Marco Serra Tarantola. Stile semplice ma curato, vicende e prospettiva dal sapore un po’ datato.
102. Moby Dick – Hermann Melville [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
103. Il fascismo eterno – Umberto Eco [3.5/5 ⭐⭐⭐ ]
104. CasaPound Italia, Fascisti del terzo millennio – Elia Rosati [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
105. Ufficio di scollocamento – Simone Perotti, Paolo Ermani [3.5/5 ⭐⭐⭐ ]
106. Lavorare gratis, lavorare tutti – Domenico De Masi
[4.5/5 ⭐⭐⭐⭐]
>> Una cosa divertente che non farò mai più – David Foster Wallace
(audiolibro letto da Giuseppe Battiston)
[3.5/5⭐⭐⭐
Ascoltato durante i pasti, interrompibile di frequente senza penalizzarne la comprensione – avevo voglia di un audiolibro ma non ancora di un romanzo, così ho provato a ri”leggere” il mio ultimo DFW. Battiston se la cava, ha le intonazioni giuste e fa le pause giuste, eppure personalmente non mi ha convinto. Non so se è il suo stile, la sua voce oppure il testo in sé, che non è forse il più adatto a farsi tradurre in audio.
>> Acque del nord – Ian McGuire

Film

148. Unfriended – Levan Gabriadze [2.5/5 ⭐⭐]
Forse per dei ragazzi non è un problema seguire un intero film attraverso non uno, ma una decina e rotti monitor che si accavallano e “fanno cose” contemporaneamente: dicono sia la loro, anzi la nostra, quotidianità ormai. A me però ha dato il mal di testa, al di là della storia che sotto il profilo horror non ha davvero niente da dire. Tutto sommato, meglio qualcosa altrettanto ovvio e più tradizionale, ma “umano”, come Friend request (di cui ho detto qualcosa il mese scorso).
Nota positiva: il tema del bullismo è trattato, seppure di striscio come pretesto, in modo crudo e senza sconti o indorature.

149. Insidious 2: Oltre i confini del male – James Wan [2/5 ⭐⭐]
150. Spy – Paul Feig [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
151. Nella Valle di Elah – Paul Haggis [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
152. Southbound [2.5/5 ⭐⭐]
– Radio Silence, Roxanne Benjamin, David Bruckner, Patrick Horvath
153. Monolith – Ivan Silvestrini [3.5/5 ⭐⭐⭐]
Guardabile, niente di più. Poteva avere molto da dire – tra senso di inadeguatezza materno, crisi di coppia, tecnologie futuristiche che ti fottono il cervello, il ruolo del caso, i bilanci di vita… – ma si ferma troppi passi indietro.
154. La casa dei fantasmi – William Castle [2.5/5 ⭐⭐]
155. Deep rising, Presenze dal profondo – Stephen Sommers [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
Spettacolare. Una parodia del genere che non si fa mancare niente (pirati attaccano nave fantasma infestata da mostri marini preistorici ecc.), piena di sparatorie, torrenti d’acqua che allagano corridoi, esplosioni e amenità varie. L’unico guaio è che, come spesso accade in Italia, quella che è una commedia (e lo si coglie da subito guardandola) viene passata come un horror-thriller: vuoi per ignoranza perché chi sceglie tagline e simili manco se lo vede, vuoi perché fa più cassa; comunque voi non fatevi fuorviare e godetevi una serie Z da urlo 🙂
156. Chi è senza colpa – Michaël R. Roskam [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
Rivisto, perché il mese scorso o quello prima, quando l’han passato su RaiTre, a metà serata ero morta di sonno. E lo rivedrei subito domattina. E poi quella dopo ancora… a chi basta mai Tom Hardy? (Pure Noomi Rapace, occhéi, ma mica così tanto).
157. Halloween – John Carpenter [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
Porta benissimo i suoi anni. E ha da dire qualcosa, ancora.
158. La mummia – Alex Kurtzman [2.5/5 ⭐⭐]
Pallosa la prima parte, si risveglia nella seconda – ma non basta. Tutto già visto.
159. Venerdì 13 – Sean S. Cunningham [1/5 ⭐]
Ma che cazzèta (leggasi alla barese).
160. Bangla – Phaim Bhuiyan [2/5 ⭐ ⭐ ⭐]
Un’opera prima ben fatta. Niente di esaltante. Frase memorabile:
Sai perché mi piace la street art?
Perché si prende tutto in faccia, il vento, la pioggia… e poi invecchia, come noi“.
161. Joker – Todd Phillips [cinema!]
Pensierini sfusi: qui & qui & qui.
162. I ragazzi del Reich – Dennis Gansel [4/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
163. Pronti a morire – Sam Raimi [3.5/5 ⭐ ⭐ ⭐]
Raimi è uno sclerato, per questo ci piace. DiCaprio così candido e giovane è ‘na botta allo sterno – davvero adesso ho il doppio degli anni di quando ho visto questo film la prima volta? Argh.
164. The company men – John Wells [3/5 ⭐ ⭐ ⭐]
165. Stoker – Park Chan-wook
[5/5 ⭐ ⭐ ⭐⭐ ⭐ ] 
Una madre vedova, una figlia orfana, un misterioso zio – l’ambiguamente sexy Matthew Goode – che compare puntualissimo in occasione delle esequie del fratello. Potrebbe anche bastare, ma a questo aggiunge anche il piacere di vedere la Kidman detronizzata e la Wasikoska che si scrolla di dosso la pelle di quella orrenda ed antipaticissima Alice. E l’impianto tra il favolistico, privo di orpelli, ed il racconto di formazione si tiene in perfetto equilibrio. Una vera chicca.
166. Severance, Tagli al personale – Christopher Smith [2.5 ⭐⭐]
167. ABCs of death (1 & 2) – AA. VV. – 
Un sentito grazie ad Andreaklanza di Malastrana VHS che mi ha soccorso fornendomi queste due antologie di corti horror.

Serie Tv

∞ Dexter (terza stagione) [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
Una stagione in lieve calo, con l’ingresso (e la dipartita…) di Miguel, personaggio curioso e a suo modo stimolante, perché caotico, ma un po’ forzatino come in verità tutte le novità di questo giro.
Sempre valida, comunque, e ancora importante e impressionante la mimica facciale di Michael C. Hall – adoro.
Noto con malcelato piacere che egli è maniaco delle liste (vedi quella con i pro e contro dell’avere un figlio, e quella della spesa in rigoroso ordine alfabetico!), e che per giunta mangia i biscotti come me: in una scena prende un Oreo e invece di cacciarselo in bocca così com’è, divide le due cialde e lecca prima la crema. Ho già scritto che lo adoro?

Musica

Joker Original Soundtrack [4.5/5 ⭐⭐⭐⭐]
∞ MezzoSangue [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
Sto ascoltando qualche pezzo scelto del tutto a sentimento su YouTube: è da approfondire, e lo merita; tanto il sound che le liriche sono curati e buoni. Mi piace la voce pastosa (ma intelligibile) e la scelta di limitarsi, spesso, ad uno strumento singolo – per esempio la chitarra in Circus – quale accompagnamento privo di sbalzi di tensione o di ritmo, un balsamo calmante. Limitatamente a quanto ho ascoltato sinora, ho trovato che abbia una tendenza malinconica spiccata. Per la scoperta, thanx 2 Joker.

Rassegna Stampa / 7

Spigolature dal web.

amica geniale ferrante

  • dalla letteratura al cinema: a questo giro vi lascio la recensione di Grazie a Dio di Ozon a cura di Gerundio Presente. Tema scottante, sviluppo intelligente, a detta di Elisa superiore nell’esito al ben più chiacchierato ed osannato (è il caso di dirlo) Il caso Spotlight. Ed io, pur avendo visto solo il secondo e non ancora il primo, concordo: quel premio Oscar non m’aveva lasciato poi molto – per chi lo volesse recuperare, lo danno stasera su RaiMovie;
  • altro tema “scottante” che riguarda la fede, ahimè fondamentale solo per noi anime perdute che coltiviamo l’insana passione per l’horror, è questo: esistono differenze tra fantasmi protestanti e spettri cattolici? Ebbene sì, esistono, e la brava Lucyette (date un’occhiata al suo blog, specie se siete storici o archivisti) ce lo spiega.
    Così saremo tutti più attrezzati per Halloween! Ognissanti! O quel che vi pare!

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  • Si parla di diritto di voto ampliato (alla platea dei 16enni), ma anche ristretto (negato agli ultra65enni), di pensioni, di suicidio assistito – aka eutanasia -, di capacità di intendere e di volere… siamo tutti bravi a fare gli spacconi ed i sapientoni. Poi, arriva la riforma che ci dà ragione, e lì ci caliamo le braghe…;
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Opera di Bansky
  • dopo Joker, figuriamoci se potevo esimermi, ho fatto qualche ricerchina. Mi interessava spostarmi dal versante psichiatrico a quello neurologico, perché va bene tutto – i deliri pittoreschi, le allucinazioni, le esplosioni di violenza – ma, con buona pace del mio amore per il film questo è sganciato e non ha punto di contatto con il disturbo che dà a Fleck la sua risata caratteristica (frammista a pianto), ossia la sindrome pseudobulbare (sentite come suona bene!: mentre la pronuncio mi sbocciano bulbi di tulipani multicolore nel cranio!).
    Andava bene anche meno, ma perché no, se avessi scovato un autore che me la raccontasse nello stile di Sacks, con quello che ormai io chiamo “neu(ro)manzo”… tanto meglio.
    Di fatto però non ho ancora sgamato nulla di buono. Solo schede cliniche ed elenchi asettici. Ho, comunque, scoperto due cosette che non sapevo:
    a) la pseudobulbare prevede, all’occasione, anche una “voce da paperino”. Non ne ho mai sentita una dal vivo, ma quel che di filiforme e strano nella voce di Arthur potrebbe far capo a questo… non ci giurerei, eh. Ma se fosse, che colpo da maestro per il doppiaggio italiano!
    b) la sindrome può emergere come simpatico corollario a diverse altre malattie neuromuscolari. Per esempio con la sclerosi multipla (Ale, e che tu lo sapevi?!).
    E’ sempre bene avere qualche elemento in più.

Joker, o della commedia (minima) della vita

Il presente è un post schizofrenico: compare, scompare, riappare, fa il cazzo che vuole; e soprattutto continua ad essere integrato con carinissime metastasi dalla sua autrice. Pare voglia continuare a morire e risorgere, ma solo fino a domani, giustamente, ‘ché domenica è il giorno migliore per tornare e restare. Per tutti, anche per gli anarchici e i pazzi.

Ne approfitto per invitare ancora una volta i miei lettori – in particolare quelli nuovi: benvenuti! – a scoprire il buon Kasa, e linko nuovamente il suo post dedicato al film di Todd Phillips sul quale attualmente ci si sbrana e si versano litri di blablabla. O meglio, vi linko una micro-discussione interna ai commenti, per ribadire che ho trovato il Joker messo in scena equilibrato (!), ossia non perbenisticamente moderato, ma comunque nemmeno spinto quanto mi aspettavo: temevo anzi fosse più angosciante e di patirne.
Noto che più d’una persona l’ha trovato in questo senso “calcato” – come si suol dire: “ci marcia”. Io dissento, perché mi pare che abbia toccato parecchi punti vitali della questione malessere sociale / disagio psichico senza, tuttavia, approfondirli granché (e questo per la verità è il vero difetto che ci ho visto: dice tanto, ma racconta poco, mostra ma non scava, stereotipando persino un paio di elementi). Tocca insomma punti vitali senza esagerarli (vabbeh, morti ammazzati a parte, chiaro, ma nemmeno troppo… si spulci la cronaca italiana per convincersene), primo su tutti il fatto che la follia è conseguenza più che causa.

Mo’ vi spiego

Ma siccome, si sa, la credibilità ed autorevolezza d’una affermazione dipende anche molto da quanto il suo autore è vicino, se non addentro, all’ambiente di cui parla, vi lascio questo breve aneddoto:
un pomeriggio sono andata al consueto controllo di routine [storia lunga] con la mia psichiatra di riferimento (per ora: i servizi territoriali cambiano più medici di quanti piatti circolino sul nastro trasportatore di un all you can eat finto-giapponese).
Mi siedo, e noto nell’angolo una mia vicina (ovviamente, niente dati personali). Dopo dieci minuti, la sua progenie (niente nomi, e neppure il sesso, a scanso di indentificazioni) esce dal corridoio, la raggiunge e se vanno.
Entro, parlo con la doc, quindici minuti – sappiate che lo standard previsto per un paziente, quale che sia e in qualunque condizione sia, è di venti minuti a visita… -, e me ne torno verso il salottino d’attesa. Dove becco un’altra mia vicina di casa, anche lei con annessa progenie. Ci guardiamo, nominiamo la (prima) vicina ora assente, produciamo suoni convulsi dalla bocca come iene ridens e ci diciamo: “Manca solo N.N. [un altro nostro vicino in carico ai servizi!], e possiamo fare la riunione di condominio”. Storia vera.
Una modesta proposta: quest’anno, ad Halloween, niente film horror. Andate in coppia in esplorazione nei caseggiati popolari del vostro quartiere. Il brivido è assicurato 😉

Comunque, dicevo: credevo che avrei sofferto per eccesso d’empatia, e invece me la sono cavata – e già che ci sono aggiungo: ¡que fico tornare al cinema!!
Inoltre, credevo che avrei provato rimorso, e invece no: pur consapevole che in un “mondo sano” un malato dovrebbe ricevere quanto basta non dico a guarire (a volte manco si può), non dico ad essere salvato (pensate al vostro culo che al nostro ci pensiamo noi), ma almeno a non perdere se stesso completamente; ecco pur consapevole di questo so che il mondo reale non è un mondo sano, e nonostante non raggiunga la piena assenza di speranza di quello descritto da Phillips, non universalmente almeno, confesso che la rivalsa che Arthur si prende sulla metro (perché quello, anche se pittato e sconvolto, è ancora Arthur) non mi ha provocato un senso di “non doveva andare così”. Doveva invece, perché il mondo può essere migliore, mai però buono: e in un mondo cattivo fare cose cattive è un comportamento adeguato, nella sua devianza.
Arthur è un senza origine: se è vero che il film mira a fornire un passato al Joker, e questo passato è appunto rappresentato da Arthur, ebbene i contorni dell’esistenza di quest’ultimo si disgregano passo passo nell’arco della pellicola. Madre biologica, padre biologico, padre putativo e persino quel fantoccio di personalità che è il lavoro di un uomo vanno sfaldandosi, scomparendo, svelandosi un inganno.
Arthur-senza-origine è una vittima fino alla fine, non perché lo pestano e lo fregano ecc., ma perché nessuno lo ascolta: divenire Joker (notate che lo diventa non mettendosi il trucco che già aveva, ma togliendosi la parrucca), cosa che per altro ha potuto scegliere solo in parte, non gli garantisce nessuna rivincita sui soprusi o sulle ferite subìte. Persino  in piedi sull’auto, in una scena che non specifico oltre per chi ancora non l’ha visto, è finalmente libero ma ancora solo, persino maggiormente incompreso. E, perdonate la sconcezza che sto per dire ma è una sconcezza vera, nessuno gli vuole bene così com’è.
Basterebbe quello, giuro.

Emozioni provate

  • Com-passione (quella reale, cioè non il dispiacere per qualcosa che si osserva a distanza ma il dolore condiviso con chi soffre).
    Per fortuna non sono l’unica a pensare che con questo Joker sia impossibile non empatizzare. Cominciavo a preoccuparmi leggendo soltanto pareri tesi a dimostrare che questo non è un film “pericoloso”, che non suscita pietà per il mostro e che come tale lo vediamo, senza stare dalla sua parte. Ma chi siete, membri ad honorem del MOIGE? Vi insegue la DIGOS? Avete paura di stare dalla sua parte?
    E’ fatto così, è pazzo e incolpevole, insomma se preferite un Joker-puro-male in stile Micheal Myers basta dirlo, ma dovete cercarlo altrove. Statece! E se invece v’affascina il vero caos, non l’anarchismo di Ledger ma la tela di ragno originaria nel fumetto, sbranate e poi digerite lentamente questo magnifico articolo di Leonardo.
  • Disgusto (per Wayne, sì, pure il piccolo Bruce che a qualcun altro è parso “il solo spiraglio di luce” del film, a me è parso invece uno stronzetto chiappestrette in miniatura; per Franklin; per Randall; per i bastardelli ruba-cartelli, ecc.).
  • Desiderio (buon Dio. Ora scommetto che vi metto paura sul serio, ma in prima battuta mica avevo capito che certi momenti insieme ad un altro personaggio erano frutto di delirio. L’ho inteso solo dopo, grazie ad un’assenza rivelatrice, ma per me ci stava che succedesse. E non dite di farmi vedere da uno bravo: semmai ne troverò uno bravo, lo rapisco e lo rivendo su eBay…).
    A tal proposito, sarà che Phoenix è Phoenix anche se conciato male e non proprio ‘no sgorbio, sarà che come dicevo a Kasa adoro gli uomini magri, anche molto magri, e di fibra nervosa, e un po’ stortignaccoli (il tipo alla Adrien Brody insomma: il mio sogno proibito), o sarà soprattutto che per me – chi lo nega lo mozzico – Arthur-senza-origine è un uomo buono (eh, oh, l’ho già detto che sono in cura?), ma ho maledettamente, fottutamente invidiato la sua vicina di pianerottolo. Perché non posso averlo per me, uno così? Perché, perché, perché? (Si valutano candidati. Astenersi scopiazzature coi capelli tinti di verde).

Vi lascio con un simpatico audio, che potete liberamente utilizzare come segreteria telefonica: Segreteria per malati di mente 😄😄😄

 

Carnet (Settembre 2019)

Malena Valcárcel original Art
Malena Valcárcel original Art

Libri

92. 1001 film da vedere prima di morire – a cura di Steve Jay Schneider
[4/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
93. Hap & Leonard: Sangue e limonata – Joe R. Lansdale [5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
Non è né un romanzo né una raccolta di racconti, è l’equivalente di una serata davanti al fuoco a raccontarsi storie dei tempi andati (lo fa soprattutto Hap, ma quasi in ogni capitolo sono presenti entrambi i nostri); come una collana di perle. Un’operazione nostalgica ma riuscita, ben distante dal trasformarsi in un’accozzaglia di episodi buttati insieme in un calderone: qui trovate i cosiddetti “missing moments” della lunga storia di questa coppia di amici, e nel passato più che nel presente il tema del razzismo pesa.
94. E’ tutto calcolato! – Lorenzo Baglioni [2.5/5 ⭐ ⭐ ]
95. Avventura nell’artico, Sei mesi a bordo della baleniera Hope
– Arthur Conan Doyle
[3.5/5 ⭐ ⭐  ]
96. L’isola del tesoro – Robert Louis Stevenson [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
97. La macchina imperfetta, Immagine e realtà dello Stato fascista – Guido Melis
[5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
98. 200 modi per risparmiare 2000 euro l’anno – Andrea Benedet [3.5/5 ⭐ ⭐ ]
Datato ma ben fatto, comunque utile per chi cominci da zero a rivedere la gestione del proprio reddito.
99. La vera storia del pirata Long john Silver – Björn Larsson
 [in lettura]
100. Potremmo salvare il mondo, prima di cena – Jonathan Safran Foer [in lettura]

Cinema film reel and out of focus movie clapper board
35 mm cinema film reel and out of focus movie clapper board in background on wooden floor in vintage black and white

Film

128. Caccia al ladro – Alfred Hitchcock [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
129. Bobby – Emilio Estevez [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
130. Crank – Mark Neveldine, Brian Taylor [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
131. Crank: High Voltage – Mark Neveldine, Brian Taylor [4.5 ⭐⭐⭐⭐]
Sarà che amo Jason Statham, ma ho trovato entrambi questi film assurdi spassosissimi. 
132. Identità – James Mangold [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
Datato, di maniera, ma ancora valido e sicuramente migliore di tante copie recenti.
133. Insidious 3, L’inizio – Leigh Whannell [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
134. La leggenda del cacciatore di vampiri (Abraham Lincoln: Vampire hunter)
– Tiumur Bekmambetov [3.5/5 ⭐⭐⭐]
135. 20 chili di guai… e una tonnellata di gioia – Norman Jewison [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
136. The ones below, I nuovi vicini – David Farr [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
>> Che Dio ci perdoni – Rodrigo Sorogoyen [interrotto]
137. X-Men: First Class – Matthew Vaughn [3/5 ⭐⭐⭐]
138. New moon – Chris Weitz [2/5 ⭐⭐]
Troppo stupido il film e troppo stupidi i protagonisti per rientrare a pieno titolo nella categoria “guilty pleasures”. E’ vero che le trasposizioni a volte modificano il contenuto dei libri, ma per arrivare a questo risultato si sarebbe dovuto togliere troppo: pensavo che avessero qualcosa da dire, almeno a dei ragazzi, ma qui c’è da piangere forte!
139. Schegge di paura (Primal fear) – Gregory Hoblit [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
140. Dal tramonto all’alba – Robert Rodriguez [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
141. Clown – Jon Watts [4.5/5 ⭐⭐⭐⭐]
Finalmente l’ho beccato! Di nuovo, è Rai4 a fare il miracolo. Mi congratulo. Non è il capolavoro che mi ero immaginata leggendo le recensioni in rete, ma al netto di un background estremamente semplificato, il clown – anzi, il cloyne – di Watts è una creatura fresca e spaventosa, tragica ma non pietosa.
Il film ha un che di incompiuto, ragion per cui ho frenato il voto, ma non concordo con chi sostiene che si arena nell’introduzione e non arriva al “dunque”. Meno sangue e più ossa, ragazzi: chi parla di slasher che non slasha forse avrebbe bisogno di una cura ricostituente di orrore vero DENTRO la porta di casa. Poi ne riparliamo.

142. Liberaci dal male – Scott Derrickson [3/5 ⭐⭐⭐]
A quanto pare Derrickson ha una certa fissa per le possessioni demoniache. In questo caso siamo ben distanti dalla bellezza de “L’esorcismo di Emily Rose”, le banalità si sprecano, ma almeno è una variante sul tema abbastanza insolita, protagonista un poliziotto. Tratta da un libro autobiografico, per altro: “Beware the night” di Ralph Sarchie.
143. Metti la nonna in freezer – Giancarlo Fontana, Giuseppe Stasi [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
Eh, mannaggia. Potevo pensarci prima, adesso avrei ancora la pensione di mia mamma… quasi quasi lancio un appello di raccolta fondi, per mantenermi… molto carino, comunque, Miriam Leone e Fabio de Luigi in buona forma e nessun bisogno di strafare.
144. Battle in Seattle – Stuart Townsend [3/5 ⭐⭐⭐]
145. Helter skelter – John Gray [3.5/5 ⭐⭐⭐]
>> Ci vediamo domani – Andrea Zaccariello [interrotto]
146. Half light – Craig Rosenberg [2.5/5 ⭐⭐]
La seconda parte, meglio costruita, non basta a riscattare un intero film fondato su elementi già stravisti e prevedibilissimi. Il tema del ghostwriting / writing ghost è affascinante (qui il post dedicato ad “Half light” su Non quel Marlowe), ma qui è giusto accennata, e l’intero carrozzone si dilunga ben oltre il tollerabile – sempre sia benedetto il tasto Pausa.
147. Le colline hanno gli occhi – Alexandre Aja [4/5 ⭐⭐⭐⭐]

Serie Tv

Dexter (seconda stagione) [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
Supernatural [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
Ci sono cascata per l’ennesima volta: ho visto alcune puntate per caso, di seguito ad uno speciale di presentazione, e mi son detta: diamo un’altra chance a ‘sta cosa che anni fa non m’era piaciuta per nulla. Et voilà, innamoramento ultra-rapido e successive notti di sabato e domenica regolarmente in bianco, o quasi, per poter seguire la Xa stagione dall’1.00 alle 5.00. Così va il mondo…!
Girlfriends’ guide to divorce [3/5 ⭐⭐⭐]
Caruccio, ho visto credo tutta la seconda stagione su La5. Per rilassarsi mentre si cena.
The Good Wife [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
Uno dei miei serial preferiti in assoluto di sempre. Nonostante sia la seconda replica, per me, è sempre un gran piacere abbuffarmene.

Neon

Musica

A love supreme – John Coltrane [4.5/5 ⭐⭐⭐⭐]

Film .27: Insidious 3, L’inizio

Voto: 4/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐

Che senso ha vedersi il terzo capitolo di una saga senza aver prima visto gli altri?, direte voi. Semplice: Rai4 (sempre sia benedetta) lo passava in seconda serata – prima, ovviamente, Montalbano -, e dato che si tratta di un prequel cioè di un antefatto, era l’occasione perfetta per decidere se valesse la pena dare un occhio ai film usciti prima nelle sale, ma successivi cronologicamente.
Leggo che James Wan, detto “il giocattolaio“, ha diretto appunto gli altri due, mentre quest’ultimo l’ha preso in mano un certo Leigh Whannell – che tutti voi conoscerete, ma io no. Prima regia, per altro, quindi maggior merito.
Non perché sia un film imperdibile, a meno che uno non sia un critico e nello specifico un critico di horror, ancorché magari puramente blogger non pagato da nessuno, ma insoddisfatto se non può esprimersi sull’universo ed ogni sua sfumatura.

E’ però interessante per alcuni motivi:
primo, nonostante vi compaia un demone chiamato l’uomo che non respira, la storia è di ampio respiro (ahem). Non dispersiva, ma nemmeno, grazie al cielo, tutta giocata in rincorsa. In parte, forse in massima parte, dipende dal fatto che parla non tanto del demone (forse perché chi ha seguito la saga in ordine di uscita ne sa di più?), quanto di questa ragazza, quinn – scusate, il solito problema con le q maiuscole. Del suo lutto (non è affatto un film deprimente, ma sì, se ne parla poco, bene ed apertamente. La depressione è per altro citata dal personaggio umanissimo e schiacciato dal giusto peso, mai melodrammatico, che un medium si porta addosso).

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Secondo, come appena detto: malattia, perdita, depressione, disperazione e suicidio; tutta roba toccata lateralmente per non spaventare il pubblico, mascherata da qualche jumpscare da maledizione lanciata ad alta voce, ma del tutto random e palesemente di copertura.

Ognuno dei personaggi è toccato dalla tragedia, dalla malattia o dal suicidio.
Il modo in cui affronta tali tragedie determina se diventerà vittima dell’oscurità.

Molto semplice, ma semplicemente reale.
Chi vorrà vederci solo dei demoni ne vedrà, è un prodotto più che vendibile.
Chi è stato toccato da una delle disgrazie di cui sopra, e se l’è macinata, costretto per altro a rimanere inchiodato e non poter far null’altro che macinarsela, come quinn che a seguito di un incidente provocato dal demone si divide tra letto e carrozzina (e sul gesso ha solo una firma, povera); chi deve capire capirà.
Metaforone? Non saprei, ma propendo per il no.
Se seguite il link e leggete l’articolo da cui ho preso la citazione (è in inglese), scoprirete che si potrebbe anche discutere della materia della colpa, della partecipazione al proprio stesso male (c’è differenza, etica e non sociale, tra chi muore di un cancro imprevedibile e chi ha partecipato attivamente al suo nascere – leggasi ad. es.: un fumatore? Che differente destino attende chi ha ceduto al dolore e alla paura, uccidendosi prima che lo facesse la malattia, e chi invece è rimasto al proprio posto?).

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Terzo, il film si prende in giro, e nella sua risata c’è una leggera nota acidula: impossibile non desiderare di prendere a pedate nel didietro quei mattacchioni di finti ghostbusters televisivi, che del tutto seriamente approcciano una situazione grave e dolorosa con la spensierata seriosità di chi ha un successo mediatico.
Eppure la medium quella vera, Elise, al termine se li rivolterà come un calzino e si farà prendere sottobraccio da entrambi. Stilosa.

quarto ed ultimo, un banale dettaglio che magari, dico davvero, racconta qualcosa solo a me. La scala che conduce al piano interrato in casa di Elise, con quei motivi geometrici molto anni ’70 – e le sfumature di rosso – mi hanno fatto venire in mente le sequenze finali delle prime due stagioni di Twin Peaks, la Loggia Nera insomma.
E poi, c’è simmetria, e come scrivevo per Suicide Squad la simmetria è oro per il mio senso estetico.

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Film .25: The strangers, Bryan Bertino

James e Kristen si fermano per la notte nella casa disabitata dei genitori di lui dopo essere stati a un matrimonio. Tra i due la tensione è palpabile: lui le ha proposto di sposarla e lei ha rinviato la decisione rifiutando l’anello che lui le offriva.
Sono circa le 4 del mattino quando una ragazza bussa alla porta chiedendo di una certa Tamara. È l’inizio di un incubo. Progressivamente la coppia si troverà assediata da tre sconosciuti mascherati che hanno un solo obiettivo: terrorizzarli e poi ucciderli.

Il tutto avviene quasi senza dialoghi né spiegazioni logiche. L’efficace riduzione al silenzio fu fatta durante le riprese e al montaggio. Si può dedurne che Bertino è bravo come regista più che come sceneggiatore. Stringato, coinvolgente, qua e là carente in logica narrativa.
[Morandini]

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Sarebbe persino un ottimo film se non contemplasse personaggi così disperatamente stupidi. Personaggi, ho detto? Oh, già, è “tratto da una storia vera”… per la quale tuttavia abbiamo come riferimento solo i nomi dei protagonisti presunti reali.
Di fatto la violenza perpetrata dalle tre persone mascherate che si presentano alla porta ripetutamente non ha senso o scopo, non si dichiara motivata, non si precisa nel corso della storia né al termine: e va bene così, deve essere così, è questa la vera ragione per cui ci possiamo sfondare di paura e soprattutto malessere.
Niente massacri prematuri, niente jumpscares gratuiti infilati tanto per “fare horror” (ma ce ne sono di buoni, tranquilli), al contrario, tensione ben tenuta e musiche validissime (le quali, tuttavia, a tratti svolgono il lavoro che dovrebbe invece essere in capo alla trama).
Del buon materiale, dunque, ma – con tutto che nel genere è frequente ed opportuno che le vittime predestinate si comportino come perfetti imbecilli, andando incontro al mostro assassino piuttosto e anzichenò -, non ho potuto sopportare se non con dosi elevate di Pepsi la sfacciata stupidità, dicevo, di due persone che nel tentativo di salvarsi la pelle adottano le tattiche più controproducenti ever. Tipo, per rendere l’idea, lasciare la porta di casa spalancata mentre stai riflettendo su come sfuggire a un gruppo di teppisti che cerca di penetrarvi; ecco.
Un film che mi ha al contempo terrorizzato e inorridito.

Precisate queste amene cose, non mi sento addirittura di s-consigliarlo: perché ha i suoi momenti dementi, eppure diverge quanto basta dalla norma canonica del solito movie brividofero e ha qualcosa da offrire.
Magari non mettetelo in cima alla vostra lista, ma considerato che si tratta di un’opera prima, pensate comunque a dargli uno sguardo.
Vi lascio con una mia personalissima considerazione sulle cose ivi narrate, che con l’orrore c’azzecca parecchio anche se il tema ne è apparentemente ben lontano:
Peggio di una donna che cerca di consolarti dopo aver rifiutato la tua proposta di matrimonio, c’è soltanto quella stessa donna che senza rendersene neppure conto cerca di farsi consolare del proprio imbarazzo.