Carnet (Agosto 2019)

Da questo mese, adotto un sistema di valutazione più semplice e flessibile.
A breve pubblicherò anche un post dedicato interamente ai miei progetti di lettura & co. nel medio termine (autunno / inverno, sino a febbraio compreso); e farò il punto della situazione del blog – che nei mesi freddi assumerà un ritmo ed un passo differenti.
Come sempre, qualsiasi osservazione, richiesta, confronto (specie se avete letto, visto o ascoltato anche voi qualcosa da questo elenco! I’d love it ❤ ) sono graditi.

Libri

87. Il rap spiegato ai bianchi – David Foster Wallace, Mark Costello [5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
88. La lunga strada della vendetta – Joe R. Lansdale [3.5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ]
89. Il mastino dei Baskerville – Arthur Conan Doyle [4.5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ]
90. Corruzione – Don Winslow [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
91. Dexter il Vendicatore (Darkly dreaming Dexter) – Jeff Lindsay [3.5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ]
Alla prima pubblicazione in Italia fu tradotto con La mano sinistra di Dio (se cliccate sul titolo aprirete una pagina con il testo integrale). Originale, ironico, parte bene ma si perde un po’ in un finale sopra le righe. Dovendo scegliere, meglio optare per vedere la serie che ne è stata tratta.

Film

105. Batman v Superman – Zack Snyder [4/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
106. La cosa – John Carpenter [4.5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ]
107. Victor VictoriaBlake Edwards [5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ]
108. Magic Mike – Steven Soderbergh [3/5 ⭐ ⭐ ⭐]
109. quiz show – Robert Redford [4/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
110. Interno berlinese – Liliana Cavani [4/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
111. Dieci minuti a mezzanotte – J. Lee Thompson [3/5 ⭐ ⭐ ⭐]
112. L’altro uomo (Delitto per delitto) – Alfred Hitchcock [4/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
113. Il delitto perfetto – Alfred Hitchcock [5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
114. Man of steel, L’uomo d’acciaio – Zack Snyder [3.5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ]
115. Loving – Jeff Nichols [5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
116. Il braccio violento della legge – William Friedkin [4/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
117. Lettera da una sconosciuta – Max Ophüls [4.5/5 ⭐ ⭐ ⭐⭐ ]
118. Möbius – Eric Rochant [4.5/5 ⭐⭐⭐⭐ ]
Altro spionaggio francese – violento e delicato insieme. Comincia ad intossicarmi…
119. The strangers – Bryan Bertino [3.5/5 ⭐⭐⭐  ]
120. Le pagine della nostra vita – Nick Cassavetes [2.5/5 ⭐⭐  ]
Filmetto di non ignobile fattura, ma subito dimenticabile. Un Gosling ai minimi, molto basico (sguardo da martire fisso) ed una McAdams godibile (in tutti i sensi).
Tratto da un romanzo di Nicholas Sparks, del quale ho letto un unico libro
(I passi dell’amore) trovandolo molto più piacevole e mai inutilmente zuccheroso di come me l’ero dipinto: in questo caso, il film riesce fallisce là dove il racconto scritto evitava i toni da Harmony, pur profondendo amore e tenerezza a iosa. Baruch HaShem, la curiosità da guilty pleasure non mi ha obnubilato la mente così tanto da farmi dimenticare di tenere una siringona di insulina rapida a portata di mano, insulina che mi sono prontamente e ripetutamente iniettata.
121. Ghosthunters, Gli acchiappafantasmi – Tobi Baumann [3/5 ⭐⭐⭐]
Scolastico, ma caruccio. Lo slime verde Ghosty è simpatico ^__^ E il bambino che diventa suo amico lo interpreta lo stesso che ha la parte di Gerry Durrell (vedi sotto).
122. Fear X – Nicholas Winding Refn [3.5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ]
Tra thriller ansiogeno e tentazione estetizzante, c’è del buon materiale ma, per come l’ho ricevuto io, ancora un tantino acerbo e da organizzare meglio.
123. Daredevil – Mark Steven Johnson [2.5/5 ⭐⭐ ]
124. Confessions – Tetsuya Nakashima [5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
Magistrale. Uno dei migliori di quest’anno – e pure i trailer degli altri film della Far East mi ispirano non poco – che non esito già ora a definire un capolavoro.
Come asserito da Schilling nell’intervista presente negli extra, Nakashima ha costruito per il suo film una “pelle” visivamente impattante, di stampo pubblicitario (la sua professione), che come le mute dei serpenti riveste di tasselli iridescenti una storia nera, infetta e marcescente di vendetta; nella quale agiscono personaggi spiazzati e spiazzanti. Una lama affilata che squarcia lo schermo.
Secondo me, a naso, potrebbe amarlo Lucius.

125. Cose nostre: Malavita – Luc Besson [3.5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ]
Godibile, la mano di Besson è evidente – una commedia in bilico a volte un po’ forzato tra i generi che rivisita molti luoghi comuni rinfrescandoli e vivacizzandoli. E’ tratto da un romanzo di Tonino Benacquista, nel quale immagino che il cane Malavita (così si chiama) abbia un ruolo meno di comparsa.
126. Shame – Steve Mcqueen [5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
127. Dio esiste e vive a Bruxelles – Jaco Van Dormael [5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]

Serie Tv

∞ Dexter (prima stagione) [5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
∞ American Crime Story: The Assassination of Gianni Versace [4.5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐  ]
Purtroppo, com’è stato per la prima “stagione” monotematica dedicata al caso O.J. Simpson, ho iniziato a seguirla dopo aver perso le puntate iniziali (4, praticamente la metà).
Mi ha comunque appassionato e per di più, attraverso Andrew Cunanan, mi ha mostrato cosa ho rischiato accompagnandomi per tanto tempo a un individuo che ha con lui molte similitudini… nauseante ma salutare.
∞ 
La mia famiglia e altri animali (I Durrell) [5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
Idem come sopra: controllo sempre cosa fanno la sera, ma non il pomeriggio – e da quando non acquisto più il giornale dei programmi qualcosa mi perdo… dunque ho saltato la prima stagione, ma sto seguendo assiduamente e religiosamente la seconda. E me la godo ancor di più avendo letto i libri.

Musica

∞ Dexter Original Soundtrack [5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
> De La Soul
Dal libro di DFW e Costello ho copiato decine di nomi di artisti o crew hip-hop: tutti a me noti, pochissimi ascoltati. Ripartendo back to basics, sto avendo la conferma di quanto le origini del genere mi siano più congeniali dell’attualità.
I De La Soul di quelle origini sono emblematici. Hanno un mood rilassato, non rincorrono i bpm; inoltre generano un flow incredibile – mindfulness ed endorfine.
> Kose
Ho incrociato questo rapper, italiano, sfogliando il blog – mienmaiuaif – di una coppia cattolica. Cattolico (convertito) è anche Kose, del quale trovate qualcosa qui.
Inaspettatamente – perché da noi manca una tradizione consolidata, e perché il rap è materiale più difficile da trattare, per esempio, del metal – l’ho trovato interessante. La ritmica è buona, le basi la seguono; i testi non tutti allo stesso livello ma, comunque, nemmeno altalenanti.
E naturalmente erano proprio i testi a preoccuparmi maggiormente: tra le canzoncine da oratorio dei Gen Rossi o Verdi che siano e la roba che spacca, ma resta eremiticamente isolata sulle alture, si apre un abisso ampio e semi-vuoto di musica umanamente sostenibile… dove vado ora ad inserire anche lui.
> Kraftwerk Pop Art [4/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]

Film .23: Loving, Jeff Nichols

Andato in onda iersera su Rai3, Loving di Jeff Nichols, il racconto di come la coppia interrazziale fosse fino in tempi recenti più che osteggiata, repulsa come una fioritura di muffa su un buon formaggio, è effettivamente il gioiellino di cui ha parlato Wwayne.
Credo che a proposito del razzismo e della segregazione razziale ci sia poco da spiegare o da far notare, o se mi sbaglio altri lo faranno al posto mio: da quel che ho visto, Loving  non vuole tessere un discorso su questo argomento, per quanto paradossale possa sembrarvi quest’affermazione, semplicemente perché è la storia di un amore e non la storia della Storia, che è più come un’ospite non invitata, una suocera di cui liberarsi – e Richard e Mildred Loving ci impiegheranno anni a farlo, laddove per altro tante altre coppie non saranno riuscite ad arrivarvi.
Lui e lei, sempre insieme, dentro e fuori dal carcere di una contea della Virginia per almeno tre volte per il fatto stesso d’essersi sposati (e non essersi “accontentati” di frequentarsi, restando così liberi di scaricarsi quando si fosse rivelato conveniente, secondo l’acuto consiglio di molti amici e funzionari…). Andata e ritorno verso e da Washington, tra nostalgia di famiglia, tristezza del vivere in una città grigia e vuota di campi di grano, paura d’essere incarcerati nuovamente e, soprattutto, separati.

Richard e Mildred, seppure con caratteri differenti, appaiono entrambi persone dimesse; mai “in disarmo” ma piene di quell’umiltà che non è accettazione passiva, è gioia di trovare nel mondo nulla di più e nulla di meno di quanto a loro occorra.
Sicuramente per le grandi battaglie sociali i personaggi più efficaci da presentare e portare come vessillo sono quelli che, come loro, mostrano senza dover dimostrare quanto è giusto ciò che tutti avversano. Ma è altrettanto chiaro che, a Richard e Mildred, non importa di essere erti a simbolo.
E non ne parlano affatto, così come parlano poco in generale. Fanno discorsi muti e di sguardo, come si fa in campagna, e noi davanti allo schermo anziché rimanerne perplessi li capiamo alla perfezione – io, almeno, nel loro campo ci vedevo il mio e nel loro silenzio riascoltavo quello attorno.
E’ appunto questo che ho amato di più.