Povere piccole cose

Basta una semplice tosse, per quanto severa, a togliere ad un essere umano il controllo del proprio corpo; povere piccole cose quali siamo.
Il senso della nostra mortalità dipende da moltissimi fattori, che in ciascuno si combinano diversamente. Chi ha una buona dimistichezza con la malattia riproduce, tuttavia, più fedelmente la prospettiva di Dio nei nostri confronti: così anche a lui, o lei, mille anni appaiono brevi come un solo giorno oppure un’ora.
Anche da questo nasce la premura – non fretta, ma premura: come quella della Vergine che sente l’intima necessità di accorrere dalla cugina Elisabetta per sostenerla -, la premura di far presto e preparare ogni cosa (i propri possessi, le proprie volontà, i propri lasciti intellettuali se ve ne sono), preparare se stessi, per andare.
Trovo questa una disposizione buona.
La tentazione da evitare invece – sia essa l’unica o la maggiore – è quella di chiedere che venga posta prontamente fine ai nostri giorni. Una supplica simile non è sbagliata o peccaminosa in sé, se avanzata con umiltà, ma l’abitudine e il peggioramento di una situazione di vita negativa possono facilmente trasformarla in un ricatto privo di speranza… meglio usare moderazione fin da subito.

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Carnet (Aprile 2019)

Libri letti:

!35. Manifesto dei conservatori – Roger Scruton
Di formazione Scruton è filosofo, ed è in questa ottica che presenta gli argomenti a favore del conservatorismo, previa definizione dello stesso. Il perno attorno al quale si sostengono tutti gli altri, comunque, mi pare sia individuabile nel concetto di fedeltà ai valori locali.
E’ stato un piacere, dopo tanta politica da salotto se non da bar, leggere un testo ideologico nel miglior senso del termine, un “manifesto” ideale e non meramente programmatico.
36. 333 euro in più al mese – Andrea Benedet
!37. 1001 consigli per risparmiare – Antonio Scuglia, Pino Staffa
Preciso ed esauriente, non promette miracoli ma veicola buonsenso. Casomai vi facesse comodo, tra i mille(euno) titoli disponibili.
Addio, Columbus – Philip Roth [interrotto]
38. Quaderno d’esercizi per liberarsi delle cose inutili – Alice Le Guiffant, Laurence Paré
39. Sappiamo cosa vuoi: Chi, come e perché ci manipola la mente – Martin Howard
!40. L’uomo dei dadi – Luke Rheinhart [interrotto e finito a pezzi]
41. Notti magiche: atlante sentimentale degli anni Novanta
– Errico Buonanno, Luca Mastrantonio
Caruccio, ben pensati i testi; ma nulla di strepitoso. Nostalgia canaglia, comunque.
42. Neuroshopping. Come e perché acquistiamo – Gianpiero Lugli
!43. Neuroeconomia. Come il cervello fa i nostri interessi – Sacha Gironde
Elegante, rigoroso e accessibile al largo pubblico. 
Non condivido le – rare, rispettose – conclusioni sulla questione etica sollevata dall’esercizio della disciplina in questione; tuttavia esse non vanno a scalfire la qualità del lavoro.
44. Psicologia del consumatore – Nicolas Guéguen
Metodologicamente corretto, ma privo di un minimo d’approfondimento delle criticità degli studi scientifici del settore. Utile e chiaro, tuttavia, per avere una buona panoramica del campo d’indagine.
45. E le stelle stanno a guardare – Archibald Joseph Cronin [in corso]
46. Il corpo segreto – Vittorino Andreoli [interrotto e finito a pezzi]
Du’ cojoni. Un sacco pieno di nulla, ancorché scritto in un bel carattere. Ci son rimasta un tantino male, perché Andreoli l’avevo inquadrato come autore molto interessante, denso e approfondito, mentre qui naaaah. Uno dei pochi libri che ho comprato, da anni a questa parte, per lo meno ultra-scontato (in un outlet librario: che cosa triste).
47. La libertà di andare dove voglio – Rheinhold Messner [in corso]
!48. Dentro e fuori Casapound – Emanuele Toscano, Daniele di Nunzio
!49. Il tennis come esperienza religiosa – David Foster Wallace
!50. Tennis, tv, trigonometria e tornado – David Foster Wallace
51. Lettere sul dolore – Emmanuel Mounier
A tratti, solo a tratti, significative; anche se prive di un apporto originale alla questione del dolore. Un’edizione (Rizzoli 1995, a cura di Rondoni) che m’è parsa disarticolata, monca. 
!52. Le cose – Georges Perec
La ricerca infruttuosa del benessere di due anime incoscienti di sè. 
Moderno ancora oggi nello stile con cui tratteggia la coppia protagonista ed il suo ambiente, interiore ed esteriore; utile per farsi domande nuove su un tema molto noto e talvolta abusato (l’abbondanza consumistica).

Film visti:

!49. Puerto Escondido – Gabriele Salvatores
Pensavo peggio (forse perché io e Salvatores non abbiamo proprio un feeling stratosferico). Invece è meglio.
!50. Il grande silenzio – Philip Gröning [documentario]
!51. Ammore e malavita – Manetti bros.
Un po’ lenta la partenza, e pazienza per la forma-musical (a volte anche riuscita, ma per lo più fuori posto). Detto questo, un film godibile, con un Giampaolo Morelli al suo meglio (chi lo conosce come Coliandro sappia che sa recitare anche la parte del reietto dal cuore di ghiaccio).
52. Non pensarci – Gianni Zanasi
!53. La cura dal benessere – Gore Verbinski
Spettacolare mix tra horror tradizionale, horror futuristico e favola morale – più un pretesto narrativo che una vera morale, effettivamente, ma nell’insieme ci sta.
!54. The nightcrawler (Lo sciacallo) – Dan Gilroy
Visivamente e concettualmente strepitoso.
Ho evitato a suo tempo di vedermelo insieme a mia madre – mai scelta fu più saggia -, ma ora che me lo sono concesso devo dire che è un pugno nello stomaco davvero squisito.
Umanamente orripilante e privo tuttavia di autocompiacimento: una risposta definitiva all’annosa diatriba sulla liceità di rappresentare personaggi e storie criminali, amorali e più o meno violente sullo schermo.

Melanzane

Sono in genere le piccole, testarde cose d’ogni giorno, più delle grandi crisi, a pressarci, stancarci, sconfiggerci.
Oggi riflettevo sulla consueta pesantezza che occuparmi della salute di mia madre, ad ogni nuova complicazione delle sue condizioni, porta con sé: e mi è nata dentro una metafora, uno dei miei bizzarri paragoni.

Essere un caregiver, ho pensato, è come avere davanti sulla tavola un grosso piatto pieno di cibo: per un quarto di melanzane (con la buccia, poco cotte, amare) e per tre quarti di patatine fritte (dorate, fragranti).
Le istruzioni sono semplici: manda giù le poche melanzane amare, dopodiché sei libero di mangiare le patatine, che son molte di più e delle quali puoi chiedere una doppia porzione. Ma solo dopo le melanzane…
… il principio è giusto, lo riconosciamo: prima il dovere, poi il piacere. Ci sta. Cosa accade però, se le melanzane sono così indigeste da farti passar la fame, e qualsiasi voglia, prima di averle terminate – per poche che siano? Che fine fa la necessità di un nutrimento se non sano, per lo meno equilibrato?

Ecco, è tutto qua.
Una metafora forse sciocca e di sicuro un po’ sghemba – spero mi verrà perdonata: con le melanzane sullo stomaco si ragiona meno lucidamente.