Liebster Award 2020 a Le Cose Minime

Come ormai ben sapete, ho una passione per meme ed affini; anche se raramente seguo proprio tutte tutte le regole indicate da chi mi nomina per le mie varie idiosincrasie.
Perciò, per esempio, non riporterò il logo dell’iniziativa, perché non mi piace.
Lo potete comunque vedere nel post dedicato di Matavitatau, da cui sono stata nominata (tempo fa, ma un’altra cosa nota su di me è che sono pigra 😉 )
Per chi invece fosse ligio al dovere le regole sono queste:

  • ringraziare il blogger che ti ha nominato, fornendo anche il link al suo blog;
  • rispondere alle 11 domande ricevute
  • nominare altri 5-11 blogger
  • porre 11 domande ai blogger nominati
  • avvisare i blogger che sono stati nominati

÷

  • Prodotti artistici o prodotti industriali? Arte di consumo o Arte pura? Dicotomie impossibili: ti senti di prendere parte in questa diatriba o prendi quello che passa…?

Io prendo tutto, purché appunto mi piaccia e sia di qualità.
L’arte pura esiste, naturalmente, ma non è necessariamente anche migliore in quanto non compromessa.
E del resto arte e consumo non sono di per sé autoescludenti.

  • Ti senti più un tipo nordico o mediterraneo?

Un tempo avrei detto nordico: riservato, ben organizzato, rigoroso e con uno spiccato senso del dovere. Ma, a parte essere questa un’idealizzazione, la realtà è che la rigidità e l’intransigenza che fanno da contraltare ai pregi elencati non mi appartengono. E grazie a Dio.
Dunque, mediterranea. Come una salsa di pomodoro e basilico.

  • Preferisci le cose che si sentono o le cose che si vedono?

Sentire è un verbo fraintendibile, ma se è riferito al senso dell’udito, allora preferisco vedere. Se, però, include anche il tatto, le cose si complicano: il tatto è il mio secondo senso preferito (dopo il gusto).

  • Ti inondi nei social? Ti mantieni distante? Li rifiuti?

Ti immergi, immagino volessi dire.
Non li rifiuto in quanto tali, ma generalmente me ne tengo distante: è raro che un social mi dia qualcosa di significativo, un valore aggiunto apprezzabile alla navigazione nel web ed alla vita tutta.
Attualmente, non sono iscritta a nessun social (salvo LinkedIn, che ho voluto sperimentare per dare un po’ di vivacità alla farsa della ricerca di lavoro, ma ho scoperto essere altrettanto inutile e mal congegnato di tutti gli altri strumenti).

  • Hai un criterio di organizzazione del blog?

A parte le categorie (che dopo tanti anni, tanti blog e tanto penare sono riuscita – più o meno – a ridurre e razionalizzare), e le etichette, strumento più ricco e libero, direi di no.
Tutt’al più alcuni post sono raccolti in “serie tematiche” (risparmio, letture e film a tema marino, childfree, omosessualità, la mia malattia), che li rende più distinguibili, oppure hanno un titolo ed un contenuto ricorrente (la lista di libri e film del mese, il “Te Deum” ossia la lista delle cose per le quali sono grata dell’ultimo periodo…).

  • Programmi molto i tuoi post o “pubblichi” a istinto quando capita?

Mi càpita anche di scrivere un post su due piedi, se non “di getto”, e di pubblicarlo subito; ma è molto più frequente per me preparare testi con calma, spesso in svariate tappe, e pianificarli.

  • Come ti approcci alle tematiche femministe?

A livello generico, se per femminismo s’intende “tutela e valorizzazione della donna” allora mi riguarda e lo condivido, pur con tutte le sfumature e variabili da considerare. Se invece s’intende qualcosa come “emancipazione a oltranza e libertà assoluta”, anche di prevaricare gli uomini per vendetta (che essa abbia una base oggettiva o meno), dissento e contrasto.
Detto ciò, in tempi molto recenti alcuni temi specifici hanno preso ad appassionarmi: la spinta sociale alla maternità come dovere, la disparità di trattamento lavorativo tra maschi e femmine, il concetto di differenza di genere e la sua determinazione psichica piuttosto che ambientale, la medicina di genere, la misandria…

  • Rapporto con la TV: la guardi? e se sì cosa guardi?

Sì. Non poca.
Guardo un po’ di tutto, che non è una risposta paracula 😉
Serie tv, soprattutto targate Rai;
attualità politica, soprattutto su La7;
diversi reality fra quelli più divertenti e leggeri oppure di “esperimento sociale” (per esempio, in queste settimane, Matrimonio a prima vista);
programmi musicali, teatrali, di approfondimento cinematografico (soprattutto su Rai5);
documentari per lo più sulla natura (idem c.s.);
contest culinari – praticamente, ormai, un genere a sé stante – di tutti i tipi;
un pizzico di satira…

  • A livello musicale sei da oggetto (compri CD, vinili ecc.) o vivi bene anche i file?

Per natura sarei più da oggetto (cd), ma da tempo comprare cd, oltre che costoso, è diventato molto più impegnativo, quasi una missione cui tener dietro è difficile, perciò di fatto la proporzione cd:mp3 è nettamente sbilanciata in favore di questi ultimi.
Sono una collezionista disordinata, quindi ho solo alcune migliaia di file e ben poche discografie complete (e già datate), ma quando una musica ha per me un particolare valore mi resta il desiderio, di solito soltanto il desiderio, di disporne su supporto fisico.

  • Ti consideri un eterno bambino o preferisci essere adulto?

La domanda può trarre in inganno, perché “eterno bambino” è di solito un’accezione positiva per chi resta in contatto, equilibrato, con la propria parte spontanea e limpida.
E questo non è affatto in contraddizione con l’essere adulti.
Se, comunque, più semplicemente mi si chiede se preferisco l’età infantile o l’età adulta, non ho dubbi: adulta. Essere bambini è pesante e vincolante.

  • Sei ordinato o disordinato? Riesci a spiegare la tua posizione in proposito?

Ordinata, ordinatissima!
Di base è un’inclinazione psicologica, non la si sceglie, ma volendo posso certamente aggiungere che questa mia inclinazione la assecondo volentieri – non a caso sono ossessivo-compulsiva, oltre che minimalista.
Perché?
Perché l’ordine porta chiarezza, efficienza, serenità, facilità. E, di conseguenza, leggerezza.

÷

Nomino, senza alcun obbligo, questi loschi figuri:
  1. Piccolo Essere
  2. Coule la vie
  3. Pina Bertoli
  4. Lucius Etruscus
  5. Lucy the Wombat
  6. Ale Marcotti
  7. Lapinsù

questions

E le domande sono:
  • Cosa ti preoccupa di più in tutta la vicenda della pandemia da Covid-19?
    (Se qualcosa che ti preoccupa c’è).
  • In quale animale ti identifichi, e perché?
  • Credi che l’amicizia tra uomo e donna sia possibile, oppure che un rapporto simile non possa mai essere totalmente disinteressato?
  • quale periodo storico ti intriga di più, e perché?
  • Sei soddisfatto/a di vivere nella tua città, o potendo cambieresti?
  • Come ti è nata l’idea del blog che stai attualmente scrivendo?
  • Cosa pensi di questi meme: ti divertono o ti scocciano?

Playlist .5: Ready to go

Oggi ho scritto un pezzettino della mia storia.
Perché è la mia, e non lascio che siano altri, su basi discutibili, a farla per me.

Poi sono uscita a camminare, ho inaugurato la stagione.
Digiunare mi sta asciugando e rinvigorendo: sono andata alla grande.

Al ritorno, ho controllato i liquidi dell’auto (tutti da rabboccare tranne l’olio),
poi l’ho portata a nanna in garage e le ho dato, come sempre, un bacino sul clacson.

Vi lascio l’intera colonna sonora di una giornata perfetta.

  • Ready to go – Republica

  • Higher ground – Red Hot Chili Peppers

  • Call me – Blondie

  • Libre – Alvaro Soler feat. Emma

  • Physical – Dua Lipa

  • Ragazzo di strada – I Corvi

  • Clandestino – I Ratti della Sabina

  • Viceversa – Francesco Gabbani

  • Jet lag – Joss Stone

  • Da abbinare con un mondo grigio – Dutch Nazari

  • Two princes – Spin Doctors

  • Alè alè – Giorgio Canali

  • Buongiorno Italia – Jesto

  • Homecoming – Kanye West feat. Chris Martin

  • Stelle marine – Le luci della centrale elettrica

  • Dov’è – Le Vibrazioni

  • Rapide – Mahmood

  • Rise – Katy Perry

  • Eden – Rancore feat. Dardust

  • Things I’ve seen – Spooks

  • Mori Araj Sun – Atif Aslam, Faiz Ahmed Faiz

  • Siente – The Cat Empire

Sono un mito .5: Come bambini

Vi lascio un ultimo post, più leggero e allegro, sulla malattia
prima di mettere la serie in pausa natalizia-capodannesca.

Mito

«In verità vi dico:
se non vi convertirete e non diventerete come i bambini,
non entrerete nel regno dei cieli. […]
Mt 18,3 [Fonte]

Ne parlerò diffusamente, o almeno questa è la mia intenzione, ma oggi riassumo: mia madre, negli anni, sempre a causa della MELAS era diventata completamente sorda. E le possibilità di comunicare con lei erano molto ridotte, dato che non avrebbe potuto, neanche volendo, imparare la LIS (non ne era in grado), che ci hanno proposto l’impianto cocleare troppo tardi (…) e che i semplici apparecchi acustici da un pezzo non bastavano più.
Abbiamo naturalmente sviluppato qualche piccola strategia per parlare tra noi, anche un po’ oltre il minimo necessario; ma di fatto è sempre stato difficile.
Ciò che voglio consigliare oggi, a familiari / amici / compagni di sordi ma, in verità, a chiunque, è però piuttosto di non parlare affatto.

  • Abbracciate. Accarezzate. Baciate. Strofinatevi naso contro naso.
    Dedicatevi col massimo impegno a coccole, grattini e massaggi. Il tatto! Il tattooo!!!
  • Fate gesti comuni, che si possano intendere, e provatene altri non codificati, ma che vi stanno comunque simpatici. Adottate quelli che funzionano meglio.
  • Conoscente il codice Morse? Usate il Morse con le dita. O con una torcia. O su carta.
    Lui / lei è bravo/a a distinguere le lettere tracciate con le dita sulla schiena? Scrivete dei messaggi sulla schiena.
  • Lui / lei non può sentire la musica. Tamburellate a ritmo su qualche punto del corpo dove non faccia male – non sarà come sentirla, ma è divertente, e quanto ad altezza e timbro volendo potete compensare in altri modi.
    Create vibrazioni. Raccontate la musica con dei paragoni allosensoriali.
  • Ballate.
  • Avete mai mangiato con le mani? Provateci.
    E scambiatevi anche il cibo, in questo modo.
  • Poi giocate.
    Io ho conservato uno di quei nastrini rossi con attaccato un campanellino, quelli che si trovano legati al collo degli animaletti di cioccolato della Lindt. Ogni tanto lo passavo a mia mamma e lei sapeva che doveva sventolarmelo davanti… mentre io cercavo di acchiapparlo imitando un gatto. Io mi ci divertivo perché sono un po’ bambina dentro, ma sono riuscita a far tornare a galla anche la bambina che era in lei e finiva per ridere di gusto, fino alle lacrime.

Così, per esempio.

trasferimento (3)

Playlist .3: Ludi circenses

Siòre e siòri, oggi in mensa distribuiamo pane per i derelitti, gli afflitti, i sognatori e gli aspiranti domatori di belve (a due gambe), per i buffoni e gli sfigati von di ganze velt.
Si serva chi vuole di atmosfere ludiche, malinconiche e selvagge; in un saliscendi di umoralità. 
Ogni accostamento inconsueto è da imputarsi interamente alla sottoscritta – ma guai a sviarlo: la trama del senso potrebbe imbizzarrirsi e calpestare l’incauto ascoltatore…
… Celia chiede, la Provvidenza esegue: a proposito di circo, andateci solo se non ci sono animali. Bastano le bestie a due zampe – e senza ali – a dare i numeri.
Oppure fatevi un giro a nutrire i cacatua ❤

  • Dead Man (Movie Theme) – Neil Young
  • Tela di ragno – Gianmaria Testa
  • My name is Carnival – Jackson C. Frank
  • La leggenda del collezionista – Angelo Branduardi
  • Acqua dalla luna – Claudio Baglioni (testo)
  • Circus – MezzoSangue
  • In a valley of violence (Opening Titles) – Jeff Grace
  • Sangue – MezzoSangue
  • La testimonianza dello psicoterapeuta – Resho prod. Hakeem
  • Rock & Roll (Parte II) – Gary Glitter
  • Circobirò – I Ratti della Sabina
  • Il funambolo – I Ratti della Sabina
  • Radici – I Ratti della Sabina
  • L’apprendista stregone – Angelo Branduardi 
  • Opinioni di un clown – Andrea Mirò
  • Child in Time – Deep Purple
  • Temptation Rag – Claude Bolling
  • Deboli di cuore – Andrea Mirò

 

Eurovision 2019

Alla fine ho capito: eureka, m’illumino d’immenso!
Dopo aver citato, con altre, la canzone di Mahmood (non occorre che vi ricordi il titolo, vero ragazzi?) fra quelle che mi son piaciute di Sanremo 2019 – ed aver cancellato il post in un eccesso di zelo perché l’avevo tirato via di fretta: sì, sono una perfezionista – mi sono ritrovata a chiedermi cosa non mi quadrasse, in quella canzone.
L’avevo considerata la migliore ma, poco dopo, riascoltando Daniele Silvestri in radio ho pensato che quanto a ritmo Argento vivo vincesse inesorabilmente. Eppure, a mente fredda, continuavo a preferire Soldi.
Ora, per l’appunto, ho capito: non è il ritmo della canzone in sé che mi lascia incerta, ma la velocità. Ossia: il ritmo è perfetto (come il resto, del resto), ma spesso mi lascia la sensazione di ascoltare una registrazione rallentata, come accadeva (begli anni, quelli) quando s’ascoltavano le musicassette dal walkman e si stava esaurendo la batteria.
Ecco, quella roba lì. Strana e molto lisergica.
Mi sto chiedendo se casomai la versione radiofonica e quella live abbiano una qualche, sottile differenza di bpm: se qualcuno sa qualcosa, parli! *colpo di martelletto*

Ad ogni modo, mi auguro che il ragazzo sappia quello che fa (più come sul palco di The Voice che su certi palchi di città),  e il 18 maggio strappi una posizione decente in classifica per l’Italia.
Noi intanto, sullo scuolabus, ci facciamo la nostra dose quotidiana ogni giorno alle 16.00.

Playlist .1: Pioggia sull’asfalto

Una playlist primaverile, ritmata ma dolce-nostalgica:
insomma la pioggia sull’asfalto tradotta in musica.

1.. Avril Lavigne – Head above water
2.. Ludwig van Beethoven – Sinfonia n° 7, movimento 2, Allegretto

3.. Frankie Hi-Nrg – Pedala
4.. Mudimbi – Il mago
5.. Neffa – Sigarette
6.. Negrita – Il gioco
7.. Francesco de Gregori – Cose

8.. Johnny Cash – Solitary man
9.. The Klezmatics – Der Yokh
10.. Diplo & Labirinth feat. Sia – Thunderclouds
11.. Mahmood – Asia Occidente