Carnet (Maggio 2019)

Un mese un tantino fiacco, questo. Diciamo che l’ho trascorso in dormiveglia costante.
Ma ha portato anche alcuni frutti buoni.

[libri letti]
:
>> E le stelle stanno a guardare – Archibald Joseph Cronin
Romanzone scritto a ridosso della prima guerra mondiale, come se ne scrivevano una volta: con personaggi ben delineati, i cattivi da una parte ed i buoni (naturalmente sempre sconfitti) dall’altra, vicende di proporzioni quantomeno robuste, limpidezza della trama.
Iniziato per noia, continuato per dovere, proseguito sino alla fine per passione.
>> La libertà di andare dove voglio – Rheinhold Messner
!53. Tengo tutto – Randy O. Frost, Gail Steketee
Un ottimo testo scientifico divulgativo, ricco di storie cliniche raccontate con il piglio del narratore, che fanno da rampa di lancio per la presentazione dello stato dell’arte (al 2012) della ricerca sulla disposofobia. 
Nel frattempo, i cosiddetti reality show della tv tematica hanno pescato a piene mani (verrebbe da dire saccheggiato) anche questa condizione e le sue profonde problematiche riducendola ad uno spettacolino “accumulatori versus ossessivi della pulizia”, nascondendo ulteriormente la natura del disturbo sotto alla facile etichetta di disordine cronico. 
Mi auguro sia un passo doloroso ma obbligato verso una maggiore conoscenza diffusa, e corretta, del problema. (Sull’uso improprio di simili vicende come materiale televisivo, spesso e volentieri dice la sua anche Lucyette. Per esempio, nei commenti a questo post).
!54. L’ingorgo: sopravvivere al troppo – Giorgio Triani
!55. Passeggiate nei prati dell’eternità – Valeria Paniccia
56. L’arte di collezionare le mosche – Fredrik Sjöberg
!57. L’opzione Benedetto – Rod Dreher
Da leggere così come si beve un bicchier d’acqua. Molto semplice da digerire e “utilizzare” in modo pratico, ma non per questo superficiale; la sua “strategia per i cristiani in un mondo post-cristiano”. La semplicità lascia intravedere, discreta, parecchia cognizione di causa.
Per quel che mi riguarda, l’ho amato innanzitutto e soprattutto per il suo prendere come riferimento la vita monastica, che a vari livelli mi attira.
♡ !58. Le cose che bruciano – Michele Serra
Dovrei farlo anch’io, un bel falò. Altro che riciclare, altro che buttare, bruciare ci vuole!
Non è un libro sul minimalismo né sul consumismo, nonostante la citazione scelta per la quarta di copertina. E’ un romanzo, breve, ma soprattutto leggero leggerissimo; e buono, dolce come lo zabaione e rinfrescante come acqua di fonte.
Divertente, certo, ma se non è la risata facile che cercate quanto piuttosto qualcosa che, anche solo per alcune ore, vi levi lo zaino pieno di sassi dalla schiena – e vi ricordi questa straordinaria sensazione di purezza negli anni a venire – è il libro per voi.
Consigliatissimo anche per la prosa felice.
59. La stanza 13 – Robert Swindells
Un piccolo reperto dal passato: uno dei classiconi horror della mia infanzia, preso in prestito Dio solo sa quante volte durante le mattine in biblioteca con la classe. M’è venuto lo sghiribizzo e me lo sono riletto: è sorprendente notare quanto certe sensazioni mi siano rimaste appiccicate a pelle e neuroni, seppure della storia ricordassi poco o nulla (per esempio, che ha per sfondo una gita scolastica sul mare. O che “la cosa dietro la porta” è nientemeno che Dracula: ho sempre preferito i fantasmi ai vampiri).

[film visti]:
55. The vvitch – Robert Eggers
!56. Scappa (Get out) – Jordan Peele
!57. Tutte le donne della mia vita – Simona Izzo
58. Twin Peaks – David Lynch [serie tv]

Avevo noleggiato anche I tr3d1c1 spettri, che però non funzionava; e atteso I segreti di Osage County, che la Rai ha pensato bene (con qual motivo?) di sostituire e non più riprogrammare. Così va il mondo.

La ricerca della felicità

Ho in lettura, a fianco di Cronin, L’Opzione Benedetto di Rod Dreher, del quale sono venuta a conoscenza attraverso Claudio su La falsa morte – qui il suo commento.
Libro bellissimo sotto diversi aspetti, ma non è una recensione (per quanto breve come lo sono solitamente le mie) che voglio fare qui; solo annotare una “piccolezza”, un pensierino che più volte mi ha attraversato nell’ultimo anno.

E’ inscritto, direi, più che soltanto scritto, nella Dichiarazione d’Indipendenza americana il concetto di diritto alla ricerca della felicità; che scopro, per altro, essere mutuato da John Locke il quale aveva originariamente formulato la triade: diritto alla vita / alla libertà / alla proprietà.
Inevitabile per me ripensare, ogni volta che vi incappo, alla conversazione telefonica che ebbi circa un anno fa, appunto, con un ex amico. Conversazione torrenziale (quattro ore!), densa di interesse, eppure frustrante per l’impossibilità conclamata di venire a termini comuni su un argomento qualunque, quale che fosse.
E’ stato durante quelle ore che ho espresso per la prima volta la necessità di distinguere,  e distinguere molto bene, fra diritto alla ricerca della felicità e diritto alla felicità tout court. Semplicemente, è il primo che ci spetta mentre il secondo non ci è dato, perché neppure esiste. Se un diritto alla felicità – senza se e senza ma – esistesse, oltre a porre un grave problema di coesistenza tra felicità, aspettative e concezioni del mondo differenti (tante quante sono le persone viventi al mondo abbastanza adulte da modellarne alcune), esso si tradurrebbe ipso facto in un vincolo stringente dell’una persona contro l’altra, nell’obbligo civile (ma privo di una morale che lo sostenga e lo rende attuabile) di perseguire la propria felicità – o meglio: pretenderla – attraverso la limitazione di quella d’altri, ugualmente sulla carta detentori del medesimo diritto a non limitare sé stessi in nessun modo e misura.
In definitiva ed in un’unica parola, un ossimoro.
Impraticabile, insensato; eppure ad oggi guida esplicita di grandi masse di persone.
Così come dell’amico che, dopotutto, difendeva tale sacro, ma per nulla santo, diritto più per cieca passione politica che per convinzione.

Io il diritto alla felicità che mi viene offerto, per la sua vacuità e per altre ragioni, francamente e serenamente lo rifiuto.
Mi tengo piuttosto stretto il diritto cristiano a conformare la mia felicità a ciò che vale qualcosa, e mi viene indicato come giusto da chi ne abbia la competenza (competenza: valore oscurissimo nei giorni che viviamo).