Decluttering 2.: Vestiti invernali

La Kondo, oltre a “prescrivere” di suddividere il riordino per precise categorie, stabilisce anche quale debba essere la giusta sequenza nella quale affrontarle. Ed i vestiti hanno la precedenza.

Io ho deciso di partire da quelli invernali, per paradossale che possa sembrare, per una serie di ragioni: intanto, perché avevo già selezionato diverse cose sul finire dello scorso inverno, e quello che non ho piazzato al negozio dell’usato mi è rimasto sul groppone. Proseguire ciò che avevo già iniziato mi avrebbe confuso meno.
In questo modo, alle porte del nuovo A/I avrò pronto, suddiviso per destinazione, tutto il materiale da sgomberare.
E, soprattutto, così facendo mi libero per primi dei pesi più grossi, letteralmente, dato che i vestiti invernali spesso sono elefantiaci.

Sto accumulando sul letto della – chiamiamola così – camera degli ospiti, e appendendo alle maniglie dell’armadio, cappotti (4), completi di lana (2), giubbini giacche e bomber (3), e gonne (9).
Tutto accuratamente riposto da mia madre, ma stipato in alto, sull’asta orizzontale della parte superiore dell’armadio guardaroba. Immaginate il sollievo, specie per me che son bassa 1.49, di arrivare non solo a ridurre determinati capi, ma a svuotare quelle zone raggiungibili solo con la scala o l’asta per appendiabiti, e comunque scomodamente.
E’ una cosa che ho già fatto quasi per intero in cucina, zona che verrebbe dopo ma alla quale ho comunque messo mano qualche settimana fa, almeno per sbrinare e spegnere in modo definitivo uno dei due freezer (più uno piccolo sopra il frigorifero) di casa. (Anche qui: meno consumi, meno “sparpagliamenti” del cibo in troppi punti, meno dimenticanze e confusione. E poi ormai sono da sola, non ha senso avere tutti quegli elettrodomestici attivi!).

Ci sono, fra le cose già raccolte nei borsoni, una caterva di collant (parliamo di roba da 70 denari o giù di lì, persino – ancora! – quelli miei di bambina, e badate che in negozio gli estivi sono andati via come il pane), maglie intime, guanti e altri accessori.
E tra i “cimeli ritrovati“, è saltato fuori da una tasca di giubbino l’ennesimo paio di pacchetti di sigarette nascosti da mia mamma, che ancora una volta la tabaccaia ha gentilmente accettato di convertirmi in denaro contante / ricarica del cellulare.

Ho deciso poi di tenermi ancora qualche “extra“, non tanto perché potrebbe servire (frase proibita) ma perché anche se un tantino ingombranti e/o strani sono oggetti che mi fan bene al cuore.
Per esempio, l’enorme (eppure adatto alla mia taglia) montgomery scamosciato fatto con non so che pelle, che solo al vederlo mi scatena l’amore familiare.
Oppure una camicia orrenda, ma di lana, che conto di mettere in casa. Se poi dovessi trovarla meno easy di quel che mi aspetto la eliminerò, ma mi dà l’idea d’essere il capo perfetto per raggomitolarmi sul divano e mettere radici.

Carnet (Luglio 2019)

Una notarella prima di andare ad elencare.
Non è la prima volta che qualcuno lo nota e ne rimane stupito (o persino perplesso), perciò lo preciso: sì, i numeretti a fianco dei titoli sono il totale in ordine progressivo di quest’anno.
No, leggere (o vedere film) non è una gara.
Lo so, macino tanta roba; ma per strano che possa sembrare, e con le fisiologiche oscillazioni, questo è il mio ritmo normale – per intenderci, non è che leggo le pagine a raffica senza capirci niente, pur di collezionare un libro in più da vantare (anche perché di alcuni c’è poco di cui vantarsi, ma questa è un’altra storia).
A me piace tenere traccia di ciò che leggo e vedo, semplicemente, e ritornarci su 🙂
Ricostruire, ricordare, connettere e tirare somme, o tornare su qualcosa che chiede ulteriore spazio. Il fatto che abbia la memoria corta è solo una ragione di più per farlo, ehm 🤣

[libri letti]:
77. L’arte di buttare – Nagisa Tatsumi
Altro titolo della serie Vallardi dedicata al minimalismo, già letto a suo tempo ma che sto riprendendo in mano e sottolineando per prepararmi a ribaltare casa.
Va detto che la Tatsumi, a differenza della Kondo (a proposito, beccatevi questo bell’articolo su Rivista Studio), ha un atteggiamento di fondo un pochetto da stronza, alle volte persino offensivo. Intendo recuperare l’utile e poi disfarmene.
Detto ciò, ribadisco la mia grave dipendenza dall’odore di stampa delle edizioni cartonate.

❤ 78. Lettera a un giovane cattolico – Heinrich Böll
Un autore controverso, secondo alcuni eretico rispetto al cattolicesimo professato; in ogni caso una voce limpida – che, qui, dimostra come una scelta morale chiara sia possibile anche quando si è profondamente coinvolti e contemporanei ad essa, come fu il caso dei credenti in relazione al nazismo.
79. Il mestiere di vivere – Cesare Pavese
Mi aspettavo tutt’altro tono e stile, e pure più “ciccia”: mea culpa, ho creduto troppo all’immagine che m’ero fatta di Pavese.
Né per la poetica né per la vita intima ha molto da offrire: qualcosa, forse, di consolante a chi abbia abbandonato le spoglie autocommiserative di cui lui, invece, è stato lungamente geloso.
Poco virile, vorrei dire, e non certo poiché impotente.

❤ 80. Sunset Limited – Cormac McCarthy
Prendo a prestito la quarta di copertina, che racconta tutto e meglio:

La cucina di una casa popolare, un tavolo, due uomini seduti intorno. Uno dei due è bianco, l’altro è nero. Sul tavolo c’è una Bibbia. I due uomini parlano.
Non si conoscevano prima di questa mattina, quando il nero ha strappato il bianco alle rotaie del Sunset Limited sotto cui stava per lanciarsi. Ma quello era solo l’inizio. Ora i due devono andare oltre. E così parlano.
Dai due lati del tavolo, da prospettive, lingue e colori antitetici, fra picchi di comicità e abissi di disperazione senza contatto possibile oltre all’ingegno folgorante della penna che li ha partoriti.
Un romanzo in forma drammatica che raggiunge il nucleo pulsante dell’indagine esistenziale di McCarthy. Non ci sono approdi, prese di posizione, risposte. C’è solo una domanda: che cosa ti divide dal tuo Sunset Limited?

❤ 81. Una cosa divertente che non farò mai più – David Foster Wallace
🌟 82. Pet Sematary – Stephen King
83. Il magico potere del riordino – Marie Kondo
🌟 84. L’uomo che cammina – Jiro Taniguchi
🌟 85. Una paga da fame, Come (non) si arriva a fine mese nel paese più ricco del mondo – Barbara Ehrenreich
❤ 86. Donna delle pulizie – Stephanie Land

[film visti]:
🌟 79. Silence – Martin Scorsese
80. Arrival – Denis Villenueve
🌟 81. 120 battiti al minuto – Robin Campillo
82. A tempo pieno – Laurent Cantet
83. Pay the ghost – Uli Edel
Superfluo, fiacco, sciocco. Per giunta con una recitazione deprimente di quasi ogni attore del cast, ed una fotografia oscena. Senza infamia né lode, come riassunto qui.
Peccato, perché l’idea di base nella sua semplicità avrebbe potuto essere un buono spunto da sviluppare.
84. Nella valle della violenza – Ti West
Niente stellina perché non è di livello eccezionale, è però molto divertente e ben costruito sfruttando pochi personaggi ed elementi.
L’originalità non sta nella trama, che si regge soltanto sull’utilizzo di abbondanti topòi western, ma nella lettura ironica – mai comica – ed affezionata che ne fa.
Pathos discreto e collaudato, buono per attraversare un pomeriggio afoso e polveroso.
🌟 85. Personal shopper – Olivier Assayas
Molto più thriller che horror, un film in cui i medium sembrano pullulare molto più degli spettri stessi, ma senza per ciò rompere le scatole, assorti come sono dalla propria – inaspettata, scabrosa, preoccupante, desolata – interiorità.
86. Moonlight – Barry Jenkins
❤ 87. Risorse umane – Laurent Cantet
❤ 88,89,90. The dark knight trilogy (Christopher Nolan):
Batman begins, Il cavaliere oscuro, Il cavaliere oscuro: Il ritorno
Le mie impressioni immediate le trovate nei post linkati. Ma per un’opinione più ponderata  e meno “Evviva! Fico! Pipistreeelliii!” dovranno trascorrere almeno cinque anni. Nel frattempo, potete sollazzarvi con le recensioni de La bara volante, solide e spassose 🙂 Fiondatevici, soprattutto se per voi il capitolo due: Il cavaliere oscuro è il più bel film della storia del cinemadella trilogiadi quel pomeriggio in cui l’avete visto 😁 
91. The circle – James Ponsoldt
❤ 92. Batman, Il ritorno – Tim Burton
Meraviglia. Il bello di non “intendersene” è che puoi esaltare il bello ed ignorare il difetto, sempre che davvero questo film ne abbia. Per me, no.
Non sono una grande fan di Burton, ma mi sorge il dubbio che ciò dipenda molto dalle sue pellicole “recenti”. Perché questo secondo capitolo (recupererò il primo, promesso) mi ha catturato subito e sempre; e mi ha ricordato nel giro di un minuto secco (più quelli dei titoli di testa, certo, con la discesa nelle fogne del pargolo pinnuto) come mi sentivo ognuna delle ventordicimila volte in cui, da nanerottola – non che ora sia cresciuta tanto – mi sono vista 
Beetlejuice. Ovverosia: divinamente.
❤ 93. Nave fantasma – Steve Beck
94. The descent – Neil Marshall
Alcune vecchie amiche si ritrovano per la periodica escursione (stavolta, in un complesso di grotte sotterranee). Dentro le cavità terrestri scopriranno di non essere sole, ecc. ecc.
Noioso e parecchio patetico.
L’unico sollievo arriva quando il maledetto gruppo delle gitanti perennemente urlanti comincia a perdere pezzi di carne a suon di morsi.
🌟 95. La meccanica delle ombre – Thomas Kruithof
Francois Cluzet è sempre al suo meglio. Spionaggio classico, fotografia fredda.
🌟 96. La legge del mercato – Stéphane Brizé
97. Open water – Chris Kentis
❤ 98. I racconti della luna pallida di agosto – Kenji Mizoguchi
Meraviglia. Bianco e nero, Giappone, l’apologia del buonsenso e della rinuncia alle ambizioni. Insolitamente, la pagina relativa su Wikipedia riassume storia del film e trama (di per sé non intricata) in modo chiaro, e fornisce pochi ma buoni link.
99. Dracula Untold – Gary Shore
Idea buona, realizzazione frettolosa.
Alcuni momenti spettacolari, meno però di quanti erano attesi, e soprattutto ottenuti con una smaccata computer grafica che toglie loro molto impatto.
Il pathos è un orpello didascalico che poi dovrà arrangiarsi lo spettatore a suscitare: e va bene che non è un film intimista, ma aspira pur sempre ad essere una pietra angolare della storia di Dracula – mica pizza e fichi.
🌟 100. Lego Batman – Chris McKay
Al cinema mi aveva fatto ribaltare – aveva fatto ribaltare l’intera sala, per la precisione.
Rivisto a casa, mi ha fatto ribaltare uguale, solo sul divano anziché sulla poltroncina 😁
101. Suicide Squad – David Ayer
102. Friend request – Simon Verhoeven
Temevo fosse mediocre, invece è un filmetto discreto. Chiaro, nulla di stupefacente. Di originale c’è ben poco – persino la scelta del mezzo computer / Facebook come veicolo di morte, mescolato a ingredienti nient’affatto moderni come la stregoneria e lo scrying, è già vista. Verso The ring ha molti debiti, o forse piuttosto sono omaggi voluti…
Tuttavia non è da buttare: mantiene un buon ritmo fino alla fine, non impone scene superflue e utilizza, per un certo tempo, la grafica non per creare effetti speciali ma in modo complementare alle normali riprese (i disegni animati pubblicati sul proprio profilo da Ma Rina si espandono a tutto schermo, dando però l’idea che sia Laura – e noi – a caderci dentro).
Mi chiedo se sia stato mandato in onda in prima serata perché ha un target giovane (anche se resta vietato ai minori di 14 anni… mah!), mentre quel mostro sacro di 
Babadook è stato programmato in seconda. Rai4 dovrebbe pur avere un margine di manovra più ampio… ma forse sto delirando, parlo pur sempre della Rai.
103. Le belve – Oliver Stone
❤ 104. The final girls – Todd Strauss Schulson
Mi soffermo come al solito a spiare cosa danno in seconda serata, e su Rai4 – che ultimamente si dà all’horror – sgamo questo che pare un filmetto da nulla. Tempo dieci minuti, e ho deciso che valeva la pena aspettare un attimo. Tempo venti minuti, e ho deciso di vederlo tutto. Tempo mezz’ora, e i miei due neuroni facevano le capriole dentro il cranio urlando WOW!
Ho visto per la prima volta Taissa Farmiga, sorella di Vera, e rivisto diversi volti già noti.
Ho visto un ibrido tra slasher, commedia e fantastico con virate decise sul sentimentale; e non ci crederete, ma stava in piedi.
Ho visto un flashback dentro ad un film dentro al film, e gente che passava dall’uno all’altro – e una di queste ad un certo punto 
capiva di non essere  reale, ho visto loop temporali ripetuti, ho visto cinema che parla di se stesso e si prende per i fondelli scena per scena, e nonostante questo anzi proprio per questo, perché è fatto bene, in quelle stesse scene sa di epico.
Per un miracolo del cielo, 
esiste una copia nel mio circuito bibliotecario – doh!

Max Cartwright è una ragazza che frequenta l’ultimo anno della scuola superiore. Con gli amici si reca ad una proiezione pubblica di Camp Bloodbath, un film horror che ha visto protagonista la madre Amanda, ora deceduta.
Durante la proiezione rimangono vittime di uno strano incidente che li catapulta all’interno del film, Max ritrova quindi la madre e insieme ai suoi amici, affrontando i pericoli previsti dalla trama del film, tra cui un serial killer che brandisce un machete, dovrà trovare un modo per ritornare sana e salva nel mondo reale.

Carnet (Giugno 2019)

Siccome il sistema usato sin qui per indicare i libri ed i film migliori del mese non mi convince più tanto, provo stavolta a differenziare:
con la stelletta 🌟 ho contrassegnato quelli (a mio parere, s’intende) di particolare qualità e di un certo livello, che ho apprezzato per i più svariati motivi;
col cuore ❤ ho contrassegnato invece quelli che mi hanno personalmente conquistato o che, comunque, mi han lasciato qualcosa a livello intimo. Insomma, quelli che mi fanno battere il cuore, per l’appunto – in 99 casi su 100 vantano anche evidenti pregi, certo,  ma occasionalmente possono pure non vantarne nessuno: ai propri “figli” si vuole bene anche quando son brutti come la fame.

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[libri letti]
60. In fondo al laboratorio a sinistra, Curiosità e bizzarrie della scienza
– Edouard Launet

61. Parli sempre di soldi!Hans Magnus Enzensberger
🌟 62. L’avversario – Emmanuel Carrère
* La vita istruzioni per l’uso – Georges Perec [interrotto]
Dopo Le cose, che mi aveva convinta, questo secondo approccio con l’autore è risultato indigesto. Non voglio dire deludente: sarei ingiusta, dal momento che ho sopportato solo poche pagine prima di chiudere. Ma lo stile descrittivo – letteralmente – di Perec, se ha una sua ragion d’essere e snellisce un romanzo già snello, richiede invece uno sforzo epico quando trasuda da centinaia di pagine, fatte per altro di storie fittamente dettagliate e tra loro intersecate.
Non ho più tempo da “perdere” dietro a testi meno che importanti e al contempo accessibili, sicuramente non ho più nemmeno l’età delle sperimentazioni “a perdere”. Peccato, però, che l’idea che me n’ero fatta si discosti così tanto dalla realtà: inseguo questo libro in effetti dal 2016, anno in cui lo stava leggendo la figlia di un buon amico al mare, dove li avevo raggiunti. Non mi riesce di capire, e forse distinguere non è neppure la miglior cosa, se sia il racconto delle vicende degli inquilini di un palazzo, o le vicende stesse, a pesarmi.
Lo spiega certamente meglio Ferdinando Amigoni, nelle note ad un altro suo libro (elencato sotto): […] come Percival Bartlebooth, il protagonista de La vita istruzioni per l’uso, scoprirà a sue spese, l’illimitata manipolazione di tessere di puzzle (o di parole, per l’oulipiano Perec) comporta il rischio di perdersi in labirinti tanto vasti e tortuosi quanto futili, e a lungo andare addirittura mortali.
63. La scala di ferro – Georges Simenon
64. I miei flop preferiti, E altre idee a disposizione delle generazioni future
– Hans Magnus Enzensberger
Anche Enzensberger è un autore che ci tenevo ad esplorare, ispirata da non ricordo quale considerazione su di lui e, in seguito, dalle quarte di copertina riportate sul sito interbibliotecario. Se il primo colpo è stato piacevole, ma non felice, questo secondo ne ricalca le orme: qualche spunto interessante, sì (in questo caso soprattutto nella seconda parte: quella dedicata a ipotetici progetti di scrittura, regia, teatro…, il che mi rammenta un bel taccuino, una raccolta di spunti narrativi per futuri racconti di Hawthorne che un tempo avevo), c’è qualche spunto interessante, dicevo, ma nulla più.
Un terzo libro è in arrivo, ma sarà l’ultimo tentativo di trovare una consonanza con del materiale così tiepido, timido.

65. 96 lezioni di felicità – Marie Kondo
D’accordo, il titolo è mieloso. La Kondo stessa, seppure marziale nel suo condurre gli allievi lungo il percorso di quel che lei chiama riordino, è apparentemente una cosetta dolcissima. Eppure, al netto di tutte le (tante) critiche ricevute – vuoi perché la sua gratitudine verso gli oggetti trascende in un panteismo che non ci è familiare, vuoi perché insiste sul verbo buttare (meno della Tatsumi, ma pur sempre troppo per la nostra sensibilità), e via dicendo – trovo che l’apprezzamento ricevuto around the world non si riduca alla sola moda, al fenomeno di costume ed all’esagerazione dei nostri entusiasmi post-moderni.
Non tutto ciò che è minimalismo è cosa buona, per quanto io senta che la mia parte nel gioco è di difenderlo da fraintendimenti e banalizzazioni – potendo, idealmente, di depotenziarlo come prodotto di massa sino a farlo ri-scomparire in una nicchia per coloro, pochi o tanti, che l’hanno seriamente adottato.
Resta comunque un must; un volumetto in equilibrio tra racconto appassionante (com’è più nello stile del primo libro, L’arte del riordino), e manuale d’uso pratico, guida ai perplessi desiderosi di svuotare, liberare, cambiare. E respirare.
66. La settimana bianca – Emmanuel Carrère
67. Si salvi chi vuole – Costanza Miriano
A proposito di monastero wi-fi, di monaci metropolitani e di salvezza che non conosce procedure d’infrazione. Lo stile della (fu?) giornalista lo si riconosce immediatamente, ed è come al solito frizzante, leggero ma molto chiaro e puntuale.
Personalmente poi càpita a fagiolo in un periodo in cui sto pensando a come poter concretizzare una vita ispirata al monachesimo, idea che inseguo da tempo; e dunque è un supporto in più.

❤ 68. Senza amare andare sul mare – Christian Pastore
660 pagine di puro godimento. Narrativa che conquista, ma senza pretese auliche. Un autore italiano, per altro, anche se il nome mi suggeriva un italo-americano – e questo lo si avverte nei dettagli, soprattutto lessicali -, ma di respiro internazionale (per altro al suo primo romanzo). Un autore nascosto, anche, di cui le poche righe sul risvolto non svelano nulla se non che già scriveva per la carta stampata. Un autore che si cala in tutti i suoi personaggi e si cela dietro decine di maschere diverse – e credibili: ogni volta in prima persona.
Un portfolio di personaggi in crociera – che però, sulla nave, ci sono arrivati non di propria volontà e senza serbare ricordo alcuno dell’avvenimento. Un diario da compilare ogni sera, ed un album contenente una sola fotografia, a vario titolo scomoda, per ciascuno dei malcapitati, più prigionieri che turisti su un mare e sotto un cielo immutabili e privi di guizzi di vita.
Un singolo capitolo per ciascun personaggio (in tutto 40), storie che si intersecano ma, per lo più, all’insaputa di chi ne è protagonista. Un mistero, quello della nave, di chi la governa e li ha voluti lì, tutti insieme; che sovrasta pagina per pagina quelli individuali (a volte piccoli, mai miserabili) che tormentano i convenuti.
Penserete ad un mattone ansiogeno, forse, invece no: è divertente. Molto. E scanzonato, per quanto possa esserlo un purgatorio privo di orizzonte temporale
Edit 1.07.19: l’ho appena notato: Pastore ha tradotto anche Storie della tua vita, di Ted Chiang. Da uno dei racconti di questa raccolta è stato tratto Arrival, che ho appena visto. Ne scriverò, se il cuore mi regge.
69. La bottega oscura – Georges Perec
Una raccolta di sogni (due parole qui) corredata da bellissime note esplicative “che identificano persone, avvenimenti e cose della vita diurna”, ma anche che danno una lettura psicanalitica di tratti caratteristici dello scrittore – di Ferdinando Amigoni.
🌟 70. Costruire, Le storie nascoste dietro le architetture – Roma Agrawal
Il racconto sintetico, interessante e condotto da un’ingegnera strutturale, di come siano nate le odierne architetture civili – con esempi che si rifanno alle sue proprie opere e svariati aneddoti, purtroppo per forza di cose spesso tragici: come quello delle Twin Towers che specifica un problema banale ma dalle conseguenze gravi, e che ignoravo.
I contenuti sono seri, ma l’esposizione morbida: ho immaginato più volte, anziché di stare leggendo un testo, di trovarmi in una saletta da thé con il liquido ambrato che più amo e delle meringhe davanti, conversando con l’autrice; in compagnia.
Peccato però per i numerosi, e grossolani, errori trovati qua e là: fin dalle prime pagine mi son chiesta se i correttori di bozze della Bollati Boringhieri siano usualmente ubriachi, o se magari li abbiano licenziati; perché certi paragrafi sembrano essere appena stati battuti al pc e non dico non essere stati rivisti, ma nemmeno riletti.
71. Il silenzio – Erling Kagge
72. Camminare – Erling Kagge
73. Per non morire di televisione – Hans Magnus Enzensberger

Attualissimo. Finalmente dei testi suoi (si tratta di una raccolta di articoli) che non mi lasciano insoddisfatta. Interessante anche la piccola polemica, nella quale entra verso le ultime pagine, con McLuhan.
74. Mi ricordo – Georges Perec
🌟 75. Tumulto – Hans Magnus Enzensberger
Un altro centro, questa volta con materiale autobiografico: se vi interessano la Russia, il Novecento, e ficcare il naso negli apparati delle dittature (ma anche nella vita spicciola di chi vi è sottoposto); è un libro che fa per voi. E’ il resoconto dei viaggi nell’Unione Sovietica, ma anche, e in porzione maggiore, del suo coinvolgimento nel ’68 – attraverso un’auto-intervista assai accattivante.
A proposito di Est, ne approfitto per consigliare 
Nostalgistan, un libro di Tino Mantarro (intervistato qui dalla blogger Claudia), conquistato dall’estetica dello sfascio.
76. Orizzonti selvaggi – Carlo Calenda

pops

[film visti]
* La felicità è un sistema complesso – Gianni Zanasi [bloccato a metà]
Ebbasta. Avevo visto un suo film, poco convincente, ci ho riprovato e – almeno finché il disco non s’è impallato – l’ho trovato nuovamente strano, irrisolto, lento. Grazie lo stesso signor Zanasi, noi però abbiamo chiuso.
59. Haunting (Presenze) – Jan de Bont
60. Piano 17 – Manetti Bros. [vedi anche da qui in giù]
61. I segreti di Osage County – John Wells
Incasellato nel genere commedia, è in realtà un drammone da far tremare i polsi, e permette alla Streep ed alla Roberts (quanto mi piace la Roberts in ruoli drammatici da stronza) di rifulgere: per una volta si può dire che il film sia costruito attorno a, e funzionale agli, attori – non dimentichiamo che nasce come rappresentazione teatrale -, anziché essere gli attori a sostenere con la loro più o meno spiccata bravura le sorti di una trama. No happy ending, let’s party!
🌟 62. Il ministro, L’esercizio dello stato – Pierre Schoeller
Cinico, ma qui il cinismo assume il sentore polveroso della burocrazia e del potere stantìo.
Una condanna della politica, con i suoi inganni e le sue strategie, vuota di cuore, che grazie al cielo s’allontana dalla verve sfavillante di certe pellicole nostrane dell’ultimo decennio e lascia che la forma resti torbida quanto il contenuto. O per lo meno, senza paillettes.
Dal Morandini:
“Lo Stato divora coloro che lo servono” è la tesi centrale del 2° LM di Schoeller che l’ha anche scritto. 3 premi César 2012 per sceneggiatura, attore non protagonista e suono (Olivier Hespel) e Fipresci della Critica Internazionale a Cannes. La tesi è annunciata nella sequenza onirica e metaforica iniziale: una bella donna nuda entra nelle fauci di un coccodrillo immobile. Il potere dello Stato divora, logora, fa soffrire chi ce l’ha, come il ministro dei Trasporti e il suo capo di gabinetto.
Bertrand Saint-Jean è un personaggio complesso la cui umanità si mescola al cinismo: il suo dolore commosso per i 13 bambini precipitati in un burrone non gli impedisce di mettersi una cravatta più consona alla situazione o, ubriaco, di litigare con la vedova di Kuypers, disoccupato assunto come autista. Con poche eccezioni, il cast degli attori, sconosciuti in Italia, è diretto in modo impeccabile.

63. Smetto quando voglio, Masterclass – Sydney Sibilia
🌟 64. Lo straniero – Orson Welles
65. Paranormal activity – Tod Williams
La scelta di mettere al centro un’intera famiglia anziché una coppia mi era parsa promettere bene, e per un po’ ha funzionato, ma più trascorrevano i minuti più l’intreccio si rivelava frammentario. “No buono” (cit.).
66. Le mele di Adamo – Anders Thomas Jensen [qui il film su RaiPlay]
Memorabile, tra i miei preferiti in assoluto. Commedia nera e grottesco, cinismo e vitalità si tengono per mano senza fare una piega. E se Mikkelsen è un mostro, l’interprete di Adam non lo trovo da meno. La violenza non viene edulcorata, ma neppure un lieto fine classico ed un’esaltazione ottimista e positiva della fede sono contemplati: ogni cosa è un pugno nello stomaco, persino i momenti più confortanti. La verità vi renderà liberi – ma non è mai stato detto che tale processo sarebbe stato incruento.
67. Viaggio in Italia (Una favola vera) – Paolo Genovese, Luca Miniero
68. La bella gente – Ivano de Matteo
Un autore che amo sempre di più (sono pronta a perdonargli I nostri figli, remake fastidiosamente di maniera, per avermi offerto questo). Se pensate che la protagonista sia la giovane prostituta Nadja, ripensateci: lo sguardo vi cadrà ineluttabilmente su chi le sta intorno, “la bella gente“, mentre lei assumerà il ruolo di perno della storia, di oggetto idolatrico-sacrificale e, soltanto in ultimo, di persona.
69. Smetto quando voglio, Ad honorem – Sydney Sibilia
Boom! Mi mancherai, Banda.
70. Mr. Brooks – Bruce A. Evans
Okay, il protagonista (assoluto) è un serial killer. Rappresentato però, bene o male, senza il canonico stampino: impossibile far indossare a Costner una maschera seriamente brutale, si opta dunque per un’alternanza tra abito elegante e tenuta chiccosa da “lavoro”, rigorosamente in nero.
Insolito, dal punto di vista (e dalle preoccupazioni) abbastanza originali; non fa certo gridare al capolavoro ma merita almeno un “bravo per averci provato”. Se proprio di mente criminale dobbiamo ogni giorno sciropparci una dose, che sia almeno parlata, interrogata, e persino esteriorizzata nella persona fantasmatica di William Hurt.
71. Chef, La ricetta perfetta – Jon Favreau
72. La Casa – Fede Alvarez
Posto che non sono competente a giudicare in modo corretto la relazione tra questo remake-reboot-quellochepreferite e l’antico (…) classico di Raimi, il quale l’ha per altro sostenuto, né sono in grado di sconfessare quella che, per una che ama le parole (anche quando seducono per veicolare stronzate), rimane una recensione apprezzabile; posto questo ecco: io penso che ‘sto film sia ‘na Clamorosa Cazzata.
A prescindere, dal regista di Man in the dark mi aspettavo ben di più, possibilmente ancora di più: quello non doveva essere che l’inizio. 1 su 5 è troppo cattivo come voto?
73. Powder, Un incontro straordinario con un altro essere – Victor Salva
Un figlio nato mentre la madre moriva colpita da un fulmine, portatore di imprecisate anormalità e deformità, che ritroviamo anni dopo, segregato (o forse no? Non è chiaro) nella cantina dei nonni: e lì scopriamo che, semplicemente, è un albino. Cosa che di per sé sembra suscitare uno sgomento sproporzionato. Finché non scopriamo che, per farla breve e soprattutto chiara, Jeremy ha assorbito delle potenzialità fisiche dall’energia elettrica che ha attraversato il corpo della madre al momento del trapasso.
Non è malvagio da vedere, poveri noi, c’è di ben peggio. Tuttavia sposo in pieno quanto dice la scheda di MyMovies, che è la mia principale fonte di approvvigionamento per farmi un’idea veloce:
Sostenuto dall’intenzione di denunciare gli effetti dell’ignoranza e dalla intolleranza nella vita quotidiana, il film si risolve una parabola buonista a sfondo fantascientifico cadendo, talora, nella trappola di un pesante sentimentalismo”.
🌟 74. Lo stato contro Fritz Bauer – Lars Kraume
🌟 75. L’onda – Dennis Gansel
Vidi questo film la prima volta in università, durante una lezione di Sociologia (che Dio ci aiuti: dell’intero corso, probabilmente la cosa più utile). Basato su una storia vera, sulla quale però ancora non sono riuscita a reperire altro materiale; è perfettibile ma efficace nel trasmettere la plausibilità di un evento che raramente convince fino in fondo, ossia che oggi in Europa una nuova dittatura possa emergere.
76. The believer – Henry Bean
Come dalla storia di un tizio sballato come Burros possa aver preso forma, alla fine, una raffinatezza simile è mistero della fede: il legame ispirativo si limita, esilissimo, all’ossimoro chiave di ebreo-nazista ed al suo portato di ambivalenza, ma viene sviluppato da Bean (regista, sceneggiatore e cammeo nei panni di Ilio Manzetti) in maniera insuperabile – e lo intendo letteralmente.
In Gosling, a Canadian actor who started at twelve as a TV Mouseketeer alongside Britney Spears (…), Bean has found the perfect actor. Gosling gives a great, dare-anything performance that will be talked of for ages.
(Peter Travers su Rolling Stone, 19 Maggio 2001)
77. District 9 – Neill Blomkamp
🌟 78Dark night – Tim Sutton

Carnet (Febbraio 2019)

In ritardo vado a pubblicare le listine mensili che ho saltato.
I punti esclamativi stanno ad indicare i migliori libri e film: quelli che consiglierei e anche quelli – più rari – che, pur non essendo eccellenti, hanno avuto importanza per me.

Libri letti:
15. Lo sguardo e il gusto – Patrizia Traverso
!16. Ti mangio con gli occhi – Ferdinando Scianna
Viaggio dalla Sicilia e ritorno dopo aver toccato alcune tappe intorno al mondo. La cucina, i prodotti, il rapporto con il cibo visti, fotografati e commentati: peccato per le molte foto in formato ridotto, poco godibili.
!17. Il dilemma dell’onnivoro – Michael Pollan
Geniale, equilibrato e intrigante. Analisi della fattoria industriale, della poli- ed erbicoltura e della… caccia e raccolta comparate, apprezzate o dissacrate. Educativo, ma si legge come un romanzo d’avventura.
!18. La dignità ai tempi di internet – Jaron Lanier
!19. Proust e il calamaro – Maryanne Wolf
Confesso che non ho capito il nesso con Proust. Anche se da qualche parte se n’è parlato.
Il saggio, comunque, è lodevole.

20. Guida alle case più stregate del mondo – Francesco Dimitri
21. Case stregate – Alison Rattle, Allison Vale
Sì, lo so. Pensate che mi sia bevuta il cervello. E’ che, passione atavica per il paranormale a parte, tra le tante opzioni per la mia abitazione futura ci sta anche questa: vabbeh che non siamo in Corea, però magari pure qui una casetta infestata / dell’impiccato / maledetta a prezzo scontato si troverà…!
!22. Tienilo acceso – Vera Gheno, Bruno Mastroianni
23. La psicologia di internet – Patricia Wallace
24. La gioia del riordino in cucina – Roberta Schira
25. Vivi semplice vivi meglio – Philippe Lahille
Il sale della vita – Pietro Leemann [sfogliato velocemente]
Manfrina vegana di scarsissima qualità.
!26. Il filtro (The filter bubble) – Eli Pariser

Film visti:
22. Il quarto tipo – Olatunde Osunsanmi
!23. Crossing over – Wayne Kramer
24. The informant! – Steven Soderbergh
25. Il mistero del falco – John Huston
26. L’ultimo esorcismo – Daniel Stamm
27. Nessuno si salva da solo – Sergio Castellitto
!28. L’imperatore del Nord – Robert Aldrich
29. In memoria di me – Saverio Costanzo
Mi è difficile formulare un giudizio su questo film. Non posso dire di aver còlto con sicurezza tutto ciò che voleva dire, o almeno trasmettere: ad ogni modo, l’ho trovato interessante ma soffocato e soffocante. Un po’ troppo. Certo, l’atmosfera è voluta, ma alla fine, dove vuole andare a parare Costanzo? Boh.
!30. American hustle – David O. Russell
!31. Fratellanza (Brotherhood) – Nicolo Donato
A volersi informare, mi sa che di nazistoidi gay è pieno il mondo. La storia però non è troppo calcata, e suggerisce qualche domanda ovvia ma pesante, cui solitamente sfuggiamo. Inoltre gli attori fanno bene il loro dovere (del resto, hanno solo obbedito agli ordini…).
!32. Tomboy – Céline Sciamma
Nel gioco del tiro alla fune, in questo film (bello, mai noioso, nonostante la difficoltà della tematica), non vincono né i fan del gender né i loro oppositori. Può anche darsi che la regista sia schierata, e forse basterebbe una ricerchina per appurarlo: ma perché rovinarsi un prodotto riuscito?
33. 40 Carati (Man on a ledge) – Asger Leth

Libri .4: La gioia del riordino in cucina, Roberta Schira

Purtroppo non posso dare più di tre stelle a questo libro: se la prima parte, infatti, ne vale cinque (nel suo trattare con semplicità ma accuratezza temi anche complessi come gli aspetti antropologici e psicoanalitici del cibo e della cucina, intesa sia come atto che come stanza), la seconda parte invece mi ha deluso: l’ho trovata dispersiva e a tratti ammiccante ad uno spiritualismo mediocre. Come se la parte introduttiva e quella più pratica fossero state scritte da due persone differenti!