Omo .7: I love you, Phillip Morris; Ficarra & Requa

Un rom-com-drama, un’altalena fra generi e sentimenti ben congegnata, “solare, leggero” solo finché non ti tira cannonate dritte allo stomaco in ripetuti plot-twist.
Interessanti le interviste, soprattutto quella alla coppia di registi che già apprezzavo, ed ora ancor di più (osservate come interagiscono, è stuzzicante). Parliamo per altro dell’opera prima – vi metto il titolo originale, cosa che di norma non faccio, perché la traduzione italiana lascia a desiderare: ne prevede due differenti che rimandano sì ai due aspetti fulcro del film, ma facilmente potrebbero generare confusione (Colpo di fulmine, Il mago della truffa).

Il suddetto “mago della truffa” è Steve Russell (Carrey), che a seguito di un incidente d’auto sceglie di buttare a mare il suo lungo impegno per costruirsi l’immagine di figlio perfetto, serio lavoratore, ammogliato con figlia e pilastro della sua chiesa (questione interessante, ma qui marginale e solo funzionale alla trama) per dedicarsi alle sue vere passioni: uomini e bella vita. Se la prima gli viene naturale, la seconda richiede qualche accorgimento in più, e l’accorgimento si chiama appunto truffa.
Steve va avanti finché non perde il proprio compagno e non viene arrestato… la prima volta. In carcere conosce Phillip (McGregor) (pensavo fosse un gioco di parole degli sceneggiatori, invece no: vorrei tanto conoscere i suoi genitori…), tipo tranquillo, piuttosto timido, dentro per un reato minore. In una successione in crescendo di inganni, dentro e fuori dalle celle, Steve metterà la sua propensione incoercibile alla menzogna al servizio di Phillip. Per non spoilerare, mi limito a dire che non sempre riuscirà a “proteggerlo” com’è nelle sue intenzioni, ma riuscirà sicuramente a dimostrargli che lo ama. Anzi, non riesco proprio a immaginare modo più orrendo ma granitico e definitivo per dimostrarlo alla propria anima gemella…! O_o 😅


Perfetto per:
i romantici che non vogliono ammettere di essere tali.
Avranno una scusa per commuoversi
e al tempo stesso potranno fare sfoggio di cinismo.
//
Chi gradisce un Prova a prendermi più pazzerello.


i-love-you-phillip-morris-carrey-mcgregor

As usual, non ricordo come ci sono arrivata… è stato molto di recente, comunque. Una delle consuete associazioni di idee – incastri di letture bloggose mi ci ha portato, e volevo provare una cosa diversa: una commedia (ma è molto di più), una storia vera (ne esiste anche il libro, non scritto dai protagonisti), un Jim Carrey (che manda avanti il carrozzone – letteralmente -, con Ewan McGregor a sostenerlo in tutti i sensi possibili).
Jim Carrey oltretutto ho deciso di recuperarlo, almeno in buona parte, prima che muoia, perché postumo son capaci tutti a schiodare le chiappe dalle abitudini sull’onda dell’emotività e dell’attualità. L’ho deciso perché dai tempi di The Mask purtroppo l’ho sempre detestato – anzi no: ho detestato i suoi personaggi, lui mi starebbe pure simpatico -, e questo imprinting finisce per inchiostrare anche ciò che vale.

Mi ha dato da pensare una dichiarazione di McGregor nell’intervista: dice che è stato difficile trovare produttori che si fidassero ad investire denaro nel progetto. Al che gli viene chiesto (sa tanto di domanda “su richiesta”, ma di chi?), se ciò sia dipeso dall’argomento “amore omosessuale”, e lui ci tiene a precisare che nooo, l’argomento non c’entra (e in effetti: perché dovrebbe? Ma forse sono io che non colgo), c’entrava invece la crisi finanziaria nata l’anno precedente.
Boh: strano scambio. Il film è ambientato negli anni ’90, ma è stato poi presentato al Sundance nel 2009, mi riesce difficile trovare una reale difficoltà tanto sul tema quanto sui fondi – avrei capito meglio se si fosse detto: “il materiale tra cui scegliere è sempre moltissimo, dovendo andare a botta sicura i più han preferito altro”. Non che ci debba essere chissà quale intrigo dietro, ma la netta sensazione è che, se qualche reale difficoltà c’è stata, possa rappresentare una storia curiosa. Solo un topo d’archivio come Lucius saprebbe dissotterrarla (occhiolino occhiolino) 😉
Ad ogni modo, a garantire la produzione del film è poi stato Luc Besson.


Nelle puntate precedenti:
> Omo .1: Brokeback Mountain, Ang Lee
> Omo .2: Il compleanno, Marco Filiberti
> Omo 3.: Commentino su Guadagnino
> Omo .4: Nicolosi e vs. Nicolosi
> Omo .5: L’identità ferita, Andrew Comiskey
> Omo .6: Boy erased, Garrard Conley

Omo .1: Brokeback Mountain, Ang Lee

Doverosa premessa

Inizio la nuova serie tematica su omosessualità (e dintorni), così come avevo annunciato parlando delle mie “voglie” autunnali.
Non c’è una motivazione o uno scopo particolare, semplicemente questi argomenti mi interessano – e mi riguardano – più di altri.
Ma siccome son questioni “calde”, molto complesse e persino problematiche – cosa che non posso certo dire del minimalismo, o del mare d’inverno, o delle supertutine al cinema – è cosa buona e giusta essere chiari anzi cristallini.

E’ inevitabile che ognuno abbia la propria, personalissima e sempre legittima reazione a ciò che legge. E’ altrettanto inevitabile che emergano opinioni differenti e contrastanti, rispetto a quanto scriverò e anche tra voi lettori.
Io giuro solennemente (ragni serpenti scorpioni e zanzare, se dico il falso ch’io possa crepare) che farò del mio meglio per tenere questo spazio in ordine (avere dei lettori meravigliosi come voi aiuta), e perché non venga sparso sangue.
Voglio che chiunque si senta libero di scrivere quello che pensa, e spero che tutti sappiano distinguere una posizione sgradita da una offensiva (anche di questo si parlerà senz’altro…).
Detto questo, non sono un giudice di pace ed ho anch’io delle convinzioni, prendo posizione, faccio delle scelte. Anche nette. So che molte di queste sono fortemente invise. Penso di essere corretta, e di non fare del male a nessuno, ma so che pur con tutta l’attenzione e le buone intenzioni del mondo si può ferire lo stesso: se accade, parlatemene – metto la mail nella barra laterale. Per favore. Possiamo metterci un bel vaffanculo sopra e passare oltre.
Non è un obbligo uniformarsi e nemmeno, se è per questo, affrontare un discorso a tutti i costi: io le cose che mi infastidiscono, spesso, le scanso (scansare 8 volte su 10 is mei che sopportare e combattere: l’eroe civile lo faccia qualcun altro). Ma alle persone ci tengo, le persone sono preziose.
Mi riterrò soddisfatta se potrò s-contentare tutti contemporaneamente (in questo sono molto brava!) senza tuttavia perdere nessuno per strada.

Ricordavo che m’era piaciuto, ma non come finisse (tranquilli, niente spoiler) e quanto spaccacuore fosse – se siete facili alle lacrime evitate per lo meno di vedervelo da soli. Io dovrei ascoltare di più il mio radar “rileva patimenti”, e invece eccomi qua 😞
Ricordo anche di averlo visto, già in dvd, a casa con i miei – c’era ancora mio padre, ma… uhm, credo sia stato tra il 2008 ed il 2011. Chissà se, oltre a dirci d’averlo apprezzato, ci siamo anche detti di più. Troppe cose finisco per obliare…

… però non dimentico, papà, il discorso che facemmo davanti al lago d’Iseo un certo giorno: e pure tu devi averci pensato. Avrei dovuto approfondire, ma in prima battuta non avevo ipotizzato che il ragazzo di cui mi raccontasti, e per il quale ti sentivi in colpa, potesse considerarti più che un conoscente.
Fra le altre cose, quanta nostaglia abbiamo condiviso: anche per persone mai vissute da entrambi, che avrebbero potuto al contempo farci da cassa di risonanza e ampliare la nostra possibilità di dare amore. 
In Brokeback c’è un Ledger dolente, paesaggi dolorosamente perfetti, e accidenti, c’è addirittura lui che intaglia un cavallo nel legno. Certo, che l’avevi apprezzato.

Ang Lee ha girato cose piuttosto diverse fra loro. Non mi stupisce perciò che compaiano un paio di metafore in un film che, fortunatamente, per il resto di simbolico non ha nulla.
Una è quel cappello tenuto da Ennis a mo’ di “copri-gioie”, che abbassa mentre entra per la seconda volta nella tenda con Jack. Così come comincia ad abbassare le proprie difese – anche se per tutta la prima parte la reazione violenta a ciò che spaventa e preoccupa tornerà a fare capolino, insieme alla negazione:
“Ciò che è successo nasce e finisce qui. Io non sono così”.
“Nemmeno io”.
L’altra è quella pecora trovata sbranata da Ennis dopo aver disertato la sorveglianza notturna per la prima volta. La violazione porta con sé, di default, una punizione; questo è il pensiero del guardiano che gli impedirà di fare l’ultimo passo, e questa è (stata) del resto la realtà. Che si tratti di perdere la rispettabilità sociale, l’affetto della famiglia di origine, o la vita.

A pensarci una storia così ha del miracolo, ma lo scrivo senza alcuna ironia, perché non ha un sapore falso (e non lo ha perché, semplicemente, accade).
Davvero: quante probabilità esistono di incontrarsi e innamorarsi abbastanza da non lasciarsi più andare per la vita?
E quante di riconoscersi – “quelli come me e come te” – dal solo sguardo, in un contesto privo delle decine di segnavia com’è il nostro oggi? E’ un aspetto molto ben mostrato, secondo me, questo del doversi muovere a tentoni, dover improvvisare, incrociando le dita e sperando che le cose non si mettano male perché hai scoperto il fianco con la persona sbagliata.

In definitiva, stiamo parlando di un filmone – non per il soggetto o per il romanticismo, ma perché lavora sottotraccia, nasconde il dramma dietro all’assenza di disastri plateali, e riesce ad essere insieme intenso ma discreto, come la punteggiatura musicale.
Un film da proteggere, anche, dalla superficialità imperante – ringrazio Heath per questo e che lo sappia, mi si stringono le viscere per la commozione.
Eppure…
Non sapevo che, quando la Rai lo mandò in onda la prima volta (il fim è uscito in sala nel 2005), fu in seconda serata e per di più… censurato (in tutto: primo bacio, prima volta, persino il favoloso e appassionato bacio sotto casa dopo gli anni di silenzio, che ha vinto un premio e ci sogniamo ancora tutti con le stelline negli occhi). Lo spiega, meglio di altri, Giovanni di Rosa nel suo recente post. In questo momento io detto e il mio segretario digita, perché a me son cascate le braccia con un tonfo sordo.
Che dire se non:

freud

Carnet (Agosto 2019)

Da questo mese, adotto un sistema di valutazione più semplice e flessibile.
A breve pubblicherò anche un post dedicato interamente ai miei progetti di lettura & co. nel medio termine (autunno / inverno, sino a febbraio compreso); e farò il punto della situazione del blog – che nei mesi freddi assumerà un ritmo ed un passo differenti.
Come sempre, qualsiasi osservazione, richiesta, confronto (specie se avete letto, visto o ascoltato anche voi qualcosa da questo elenco! I’d love it ❤ ) sono graditi.

Libri

87. Il rap spiegato ai bianchi – David Foster Wallace, Mark Costello [5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
88. La lunga strada della vendetta – Joe R. Lansdale [3.5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ]
89. Il mastino dei Baskerville – Arthur Conan Doyle [4.5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ]
90. Corruzione – Don Winslow [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
91. Dexter il Vendicatore (Darkly dreaming Dexter) – Jeff Lindsay [3.5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ]
Alla prima pubblicazione in Italia fu tradotto con La mano sinistra di Dio (se cliccate sul titolo aprirete una pagina con il testo integrale). Originale, ironico, parte bene ma si perde un po’ in un finale sopra le righe. Dovendo scegliere, meglio optare per vedere la serie che ne è stata tratta.

Film

105. Batman v Superman – Zack Snyder [4/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
106. La cosa – John Carpenter [4.5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ]
107. Victor VictoriaBlake Edwards [5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ]
108. Magic Mike – Steven Soderbergh [3/5 ⭐ ⭐ ⭐]
109. quiz show – Robert Redford [4/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
110. Interno berlinese – Liliana Cavani [4/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
111. Dieci minuti a mezzanotte – J. Lee Thompson [3/5 ⭐ ⭐ ⭐]
112. L’altro uomo (Delitto per delitto) – Alfred Hitchcock [4/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
113. Il delitto perfetto – Alfred Hitchcock [5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
114. Man of steel, L’uomo d’acciaio – Zack Snyder [3.5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ]
115. Loving – Jeff Nichols [5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
116. Il braccio violento della legge – William Friedkin [4/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
117. Lettera da una sconosciuta – Max Ophüls [4.5/5 ⭐ ⭐ ⭐⭐ ]
118. Möbius – Eric Rochant [4.5/5 ⭐⭐⭐⭐ ]
Altro spionaggio francese – violento e delicato insieme. Comincia ad intossicarmi…
119. The strangers – Bryan Bertino [3.5/5 ⭐⭐⭐  ]
120. Le pagine della nostra vita – Nick Cassavetes [2.5/5 ⭐⭐  ]
Filmetto di non ignobile fattura, ma subito dimenticabile. Un Gosling ai minimi, molto basico (sguardo da martire fisso) ed una McAdams godibile (in tutti i sensi).
Tratto da un romanzo di Nicholas Sparks, del quale ho letto un unico libro
(I passi dell’amore) trovandolo molto più piacevole e mai inutilmente zuccheroso di come me l’ero dipinto: in questo caso, il film riesce fallisce là dove il racconto scritto evitava i toni da Harmony, pur profondendo amore e tenerezza a iosa. Baruch HaShem, la curiosità da guilty pleasure non mi ha obnubilato la mente così tanto da farmi dimenticare di tenere una siringona di insulina rapida a portata di mano, insulina che mi sono prontamente e ripetutamente iniettata.
121. Ghosthunters, Gli acchiappafantasmi – Tobi Baumann [3/5 ⭐⭐⭐]
Scolastico, ma caruccio. Lo slime verde Ghosty è simpatico ^__^ E il bambino che diventa suo amico lo interpreta lo stesso che ha la parte di Gerry Durrell (vedi sotto).
122. Fear X – Nicholas Winding Refn [3.5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ]
Tra thriller ansiogeno e tentazione estetizzante, c’è del buon materiale ma, per come l’ho ricevuto io, ancora un tantino acerbo e da organizzare meglio.
123. Daredevil – Mark Steven Johnson [2.5/5 ⭐⭐ ]
124. Confessions – Tetsuya Nakashima [5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
Magistrale. Uno dei migliori di quest’anno – e pure i trailer degli altri film della Far East mi ispirano non poco – che non esito già ora a definire un capolavoro.
Come asserito da Schilling nell’intervista presente negli extra, Nakashima ha costruito per il suo film una “pelle” visivamente impattante, di stampo pubblicitario (la sua professione), che come le mute dei serpenti riveste di tasselli iridescenti una storia nera, infetta e marcescente di vendetta; nella quale agiscono personaggi spiazzati e spiazzanti. Una lama affilata che squarcia lo schermo.
Secondo me, a naso, potrebbe amarlo Lucius.

125. Cose nostre: Malavita – Luc Besson [3.5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ]
Godibile, la mano di Besson è evidente – una commedia in bilico a volte un po’ forzato tra i generi che rivisita molti luoghi comuni rinfrescandoli e vivacizzandoli. E’ tratto da un romanzo di Tonino Benacquista, nel quale immagino che il cane Malavita (così si chiama) abbia un ruolo meno di comparsa.
126. Shame – Steve Mcqueen [5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
127. Dio esiste e vive a Bruxelles – Jaco Van Dormael [5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]

Serie Tv

∞ Dexter (prima stagione) [5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
∞ American Crime Story: The Assassination of Gianni Versace [4.5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐  ]
Purtroppo, com’è stato per la prima “stagione” monotematica dedicata al caso O.J. Simpson, ho iniziato a seguirla dopo aver perso le puntate iniziali (4, praticamente la metà).
Mi ha comunque appassionato e per di più, attraverso Andrew Cunanan, mi ha mostrato cosa ho rischiato accompagnandomi per tanto tempo a un individuo che ha con lui molte similitudini… nauseante ma salutare.
∞ 
La mia famiglia e altri animali (I Durrell) [5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
Idem come sopra: controllo sempre cosa fanno la sera, ma non il pomeriggio – e da quando non acquisto più il giornale dei programmi qualcosa mi perdo… dunque ho saltato la prima stagione, ma sto seguendo assiduamente e religiosamente la seconda. E me la godo ancor di più avendo letto i libri.

Musica

∞ Dexter Original Soundtrack [5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
> De La Soul
Dal libro di DFW e Costello ho copiato decine di nomi di artisti o crew hip-hop: tutti a me noti, pochissimi ascoltati. Ripartendo back to basics, sto avendo la conferma di quanto le origini del genere mi siano più congeniali dell’attualità.
I De La Soul di quelle origini sono emblematici. Hanno un mood rilassato, non rincorrono i bpm; inoltre generano un flow incredibile – mindfulness ed endorfine.
> Kose
Ho incrociato questo rapper, italiano, sfogliando il blog – mienmaiuaif – di una coppia cattolica. Cattolico (convertito) è anche Kose, del quale trovate qualcosa qui.
Inaspettatamente – perché da noi manca una tradizione consolidata, e perché il rap è materiale più difficile da trattare, per esempio, del metal – l’ho trovato interessante. La ritmica è buona, le basi la seguono; i testi non tutti allo stesso livello ma, comunque, nemmeno altalenanti.
E naturalmente erano proprio i testi a preoccuparmi maggiormente: tra le canzoncine da oratorio dei Gen Rossi o Verdi che siano e la roba che spacca, ma resta eremiticamente isolata sulle alture, si apre un abisso ampio e semi-vuoto di musica umanamente sostenibile… dove vado ora ad inserire anche lui.
> Kraftwerk Pop Art [4/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]

CineMeme / 1

I meme! Dev’essere un secolo che non ne compilo. Come tutte le liste, le classifiche, i test, i questionari (di Proust e non), eccetera; adoro i meme.
Negli ultimi giorni sono incappata in ben due meme a tema cinema, che credo siano datati (ma ugualmente eterni). E mi ci sono divertita. Ovviamente potete sempre riprendere le domande e unirvi al divertissement, ma non tedierò nessuno nominandolo 🙂 Enjoy!

Il film che porterai sempre nel cuore:
Vabbeh, fatemene elencare due dài.
Toy story (il primo, senza nulla togliere al secondo e terzo) perché è stato il primo film visto al cinema insieme a mio padre. Di Frizzi non parliamo nemmeno, che mi viene da piangere.
E poi Titanic (nessuno spari su Titanic!). Filmone pazzesco che ha marchiato la mia adolescenza. L’orgoglio di amare Di Caprio da molto prima che annegasse nell’oceano. Svenimenti in sala, odore di pop-corn, seconde visioni, terze visioni, quarte visioni…
… no vabbeh aspetta. Picchiatemi pure, ma devo assolutamente aggiungere: Romeo + Juliet di Luhrmann, Il signore degli anelli versione cartoon di Ralph Bakshi, e infine Nel fantastico mondo di Oz (Ritorno ad Oz), che potrei addirittura indicare come uno degli iniziatori, per me, al piacere / dolore dello spaventoso e del perverso.

Il film che ami, ma che conosci solo tu, forse:
Dubito decisamente esista un film che io conosco e che possa mettere in difficoltà i cinefili veterani, ad ogni modo ce n’è uno che quantomeno non figura tra i più citati o discussi – a quanto ne so – e che amo profondamente: L’ombra del vampiro, di tale E. Elias Mehrige, con Dafoe e Malkovich.
Riassumere la trama è facile: mette in scena una leggenda circolante sulla produzione del Nosferatu di Murnau, secondo la quale, in vece dell’attore che realmente impersonava il vampiro (Max Schreck), il regista pare avesse scelto di “scritturare” un vero succhiasangue recandosi appositamente nell’Est per selezionarlo.
L’argomento può interessare oppure no, ma a mio personalissimo e umile parere, chi ama il cinema non dovrebbe farselo mancare. Perché non è un film sui vampiri (!) intesi come mostri da film horror, ma sull’attitudine umana a nutrirsi di vita privandone gli altri. Non è nemmeno un film sulla leggenda vampiresca di cui dicevo, in sé e per sé: è un film sulla settima arte e sulla sua degenerazione. In una parola (composta): meta-cinema.

Il film che ami, ma che tutti odiano:
A questa non saprei proprio che rispondere… per non stare a pensarci su un anno intero, declino la voce in modo diverso, e vi svelo (ehehm) quale sia il film idiota, ma davvero davvero idiota, che tuttavia mi piace da impazzire. Della serie: quando il mostruoso ed il sublime, ai loro apici, si toccano…
… rullo di tamburi, squilli di tromba: Sharknado! Ebbene, sì. La cosa pazzesca, il disaster movie con uno Ian Ziering redivivo che fracassa squali volanti e salva il mondo, a me sembra semplicemente favoloso. Una pellicola storica, che su NientePopcorn ha collezionato voti all’altezza di un bel 3.3/10! Miiiitico.

Il film che ti ha allontanato da un intero filone:
Improbabile che un singolo film, per quanto terribile, mi impedisca di apprezzare il bello di un qualsivoglia genere o tematica. Piuttosto, possono essere alcuni registi, con il loro tratto caratteristico, a nausearmi oltre ogni umana ragionevolezza. Per esempio Terrence Malick: The tree of life ce l’ho ancora sullo stomaco, ne ho digerito solo un pezzetto ed il resto secondo me sta suppurando da qualche parte. Gli avevo dato pure una seconda possibilità con so più quale film – devo avere rimosso l’accaduto – ma niente: è stato come tirare una martellata su un ginocchio già scrauso.

Il film che ritieni sopravvalutato dalla massa:
Non so se sia un film di massa, ma casualmente tutte le recensioni che ho letto di 10 Cloverfield Lane erano addirittura entusiastiche. Ed è stato come se la gente attorno a me avesse cominciato a raccontarsi quant’è dannatamente buona la merda in scatola (e nemmeno quella firmata, d’artista!). Una ciofeca incredibile.

Il film che ritieni un vergognoso adattamento cinematografico di un’opera letteraria:
Non ho dubbi: Alice in Wonderland firmato da Burton m’ha fatto stracciare le vesti e strapparmi i capelli. Tristezza infinita (e noia mortale).

Il film che vedi come un adattamento cinematografico riuscito:
Spider, girato da Cronenberg e tratto dal romanzo (che a sua volta avevo letto) di Patrick McGrath. Diffidavo, come sempre diffido delle trasposizioni, ma Ralph Fiennies qui è superlativo. Che vuol dire penosissimo, dato si parla di follia, ma comunque… a maggior ragione.

Il film che risveglia le tue paure ancestrali:
Un solo titolo temo sia insufficiente, ma per rendere l’idea: qualcuno volò sul nido del cuculoIl lato positivoRisvegliDonnie DarkoThe aviator, A beautiful mind … capito, no? Ho il sospetto che La pazza gioia sia un ottimo film, ma ad averne la verifica diretta nun gliela fo proprio.

Il film che hai visto per primo al cinema in lingua originale:
Al cinema, sicuramente La morte corre sul fiume di Charles Laughton. Visto in compagnia, in un una (non multi) sala cittadina che ancora resiste e lavora bene, mi ha semplicemente stregato. Naturalmente era sottotitolato, ma non ho avuto difficoltà a seguire testo e parlato contemporaneamente.

Il film che hai in lista da secoli ma che non riesci a trovare:
Almeno due, entrambi horror: Pecore assassine, il cui argomento si intuisce, e Dead snow, con protagonisti dei nazisti zombie ❤