In preghiera per il Paese

In questo momento di emergenza sanitaria, la Chiesa Italiana promuove un momento di preghiera per tutto il Paese, invitando ogni famiglia, ogni fedele, ogni comunità religiosa a recitare in casa il Rosario (Misteri della luce), simbolicamente uniti alla stessa ora:
alle 21 di giovedì 19 marzo, festa di San Giuseppe, Custode della Santa Famiglia.

In questo tempo di mestizia, di sofferenza e di incertezza,
desideriamo contemplare il Volto luminoso e trasfigurato di Cristo,
affinché disperda, insieme al peccato, le tenebre del contagio e della morte.

Al suo Volto e al suo Cuore ci conduce Maria, Madre di Dio, salute degli infermi,
alla quale ci rivolgiamo con la preghiera del Rosario,
sotto lo sguardo amorevole di San Giuseppe,
Custode della Santa Famiglia e delle nostre famiglie.

Ci lasciamo accompagnare anche dalla testimonianza di San Francesco di Assisi
e dalle orazioni di Santa Caterina da Siena, patroni d’Italia,
esempi di vita luminosa e nostri intercessori.

san-giuseppe

Alle finestre delle case si propone di esporre
un piccolo drappo bianco o una candela accesa.

Di mio, aggiungo che dopo il rosario potete mettere in padella
delle goduriose frittelle di ricotta: è pur sempre una festa.
Finché possiamo, non sprechiamo queste occasioni.

Anti-virus

A parte le regole igieniche di base e la mascherina – ma sarebbe forse ora di chiamarlo respiratore, altrimenti rischio di alimentare la follia comunicativa in merito -, e l’aver rimandato (spero non oltre la Pasqua) la visita ai miei parenti lodigiani, va detto che di provvedimenti particolari riguardo al virus non ne ho presi.
A parte l’anti-virus. Non quello del computer, ovviamente, anche perché da anni non lo installo, ma la corona(anti)virus. Ossia questa. Io mi sono messa in lista per stasera alle 20.00 (terzo giorno), ma so che ci sono anche iniziative locali di novene. Il bello che è non sono a numero chiuso, non tocca stare a distanza di un metro, e anche se preghiamo fisicamente isolati siamo in realtà tutti insieme, un corpo solo. Amen.

A proposito dei saccheggi al supermercato, invece – capitano anche fuori dalla zona rossa, infatti qui che siamo a Brescia e per giunta in provincia settimane fa hanno svuotato la Conad – godo di una certa abbondanza che mi evita il problema:
➤ grazie al pacco alimentare della Caritas, ho potuto crearmi una piccola dispensa con i generi di base non deperibili, quali ad esempio la pasta secca (soprattutto la pasta!): al momento ho via ben 14 confezioni di soli spaghetti…;
➤ mia madre, della generazione appena post-guerra, ha sempre fatto scorta di tutto. Infatti, a un anno dalla sua morte, ancora non ho terminato la carta igienica che c’era in casa – dispongo tutt’ora di ben 16 confezioni da 4 rotoli ciascuna. Per conservarla, la doccia è resa attualmente impraticabile.

Per ora, dalla vostra inviata, è davvero tutto.

Poca cosa

In questi giorni i telegiornali dicono (e si ripetono addosso) tante cose, alcune utilissime altre per niente. Lo sappiamo, ce lo stiamo dicendo anche noi a vicenda. Ciò che non viene mai abbastanza sottolineato, e non dico dai Tg ma – magari, per gradire – da Francesco che invece si diletta coi populismi, è che noi esseri umani siamo poca cosa.
Lo sanno bene Benedetta Bianchi Porro e Flannery O’ Connor, entrambe gravate da una seria malattia cronica e, ciononostante (o per meglio dire: attraverso di essa) capaci di illuminare la vita propria ed altrui. Ma senza arrivare a cotanta prova, possiamo intuirlo anche noi, sia che temiamo di più il coronavirus oppure il crollo dei mercati, sia che paventiamo il contagio della malattia o quello del razzismo – altro discorso collaterale, molto spinoso, più del virus stesso con tutte le sue protuberanze.

Il fatto è che abbiamo più o meno tutti dimenticato, come ha fulmineamente precisato la O’ Connor durante una lezione alla Georgetown, che

[…] il male non è semplicemente un problema da risolvere,
ma un mistero da sopportare.

Non è fatalismo, ma quieta consapevolezza. Tant’è vero che le Messe non sono state sospese – e del resto, si tratterebbe di puro buonsenso (prudenza: prima virtù cardinale), come racconta e spiega Lucyette. E come altresì specifica Sircliges nel suo commento: se la cosa è fatta come deve essere fatta, NON si smette di dire Messa, si smette di celebrarla in pubblico: i sacerdoti in canonica continuano a celebrare il Sacrificio e lo offrono per la Chiesa; la Messa è atto del popolo di Dio A PRESCINDERE dalla quantità di persone che vi assistono; una Messa col prete e 1 accolito è sempre Messa di tutta la Chiesa.

Detto questo, con buona pace degli scandalizzati di professione, certamente possiamo e anzi dobbiamo pregare. Per il contenimento del contagio, per chi già ha contratto il virus e soprattutto per coloro al momento in terapia intensiva o già deceduti; che i defunti penitenti non possono più chiedere aiuto per se stessi. Poi, per i governanti (sì, anche quelli dell’opposizione) perché pur in tutti i loro limiti siano ben guidati nelle scelte. Eccetera.
Per chi già recita abitualmente il rosario, sarà semplice dedicare una decina a ciascun gruppo di persone coinvolto nel problema.

“All’alba, a mezzogiorno, a sera, una campana del duomo dava il segno di recitar certe preci assegnate dall’arcivescovo: a quel tocco rispondevan le campane dell’altre chiese; e allora avreste veduto persone affacciarsi alle finestre, a pregare in comune; avreste sentito un bisbiglio di voci e di gemiti, che spirava una tristezza mista pure di qualche conforto” .
( I Promessi Sposi, capitolo 34)

Con Giotto e con Simoni

Non recito (apro parentesi per dire che non ne aprirò alcuna sul significato di questo termine) il Santo Rosario tutti i giorni. Lo faccio molto spesso, ma non tutti i giorni; quando si è cresciuti senza seguire che poche, scarne abitudini religiose e le si è presto abbandonate non è facile guadagnarsi una costanza.
Tuttavia, è una delle pratiche che amo di più, la considero massimamente importante, mi dà grande pace, e – nonostante si sia portati a pensare il contrario – non riesce mai ad annoiarmi.
Ma se per me è relativamente facile star dietro a questo, non significa che non sia di qualche utilità, alle volte, avere un supporto: per esempio, in luogo delle solite immagini  riferite ai misteri stampate su cartoncini minuscoli, esistono una marea di opere d’arte da contemplare.

So che a molti non piace, sia per ragioni artistiche che dottrinali (!), ma io adoro i mosaici di Marko Ivan Rupnik che si possono ammirare seguendo il Rosario in diretta da Lourdes (su TV2000 alle 18.00), e che adornano la Basilica.
Di recente, invece, sto utilizzando un volumetto dedicato al ciclo degli affreschi sulla vita di Cristo di Giotto, compratomi da un’amica ad una mostra. Non posso dire di averlo troppo amato in precedenza, ma sto imparando. Sicuramente, in questo modo lo approccio meno superficialmente, le impressioni salgono alla mente senza sforzo.
Oppure, se l’idea vi interessa e riuscite a reperirlo, vi consiglio caldamente il bel libro a cura di Elisabetta Sgarbi sulla Via Crucis di Cerveno (in Valcamonica) realizzata da Beniamino Simoni: è veramente uno spettacolo, uno dei pochi testi a cui tengo e che prima o poi mi regalerò.

Te Deum (Giugno 2019)

Al termine di questo mese voglio ringraziare il Signore per:

  • la certezza che “siamo nati e non moriremo mai più”. Una certezza pre-razionale, atavica, quella che avevo da bambina;
  • L. e D., che mi hanno scaldato il cuore nei momenti più pesanti ed incasinati;
  • S., che mi fa sentire pensata ogni giorno ma in modo leggero: condividendo soprattutto le cose minime, e Nonna, che non è la mia nonna, ma è diventata una nonna condivisa;
  • tutto il cibo preparato, conservato e lasciatomi in eredità da mia madre; e tutto quello ricevuto in carità; il centro di distribuzione d’acqua gratuita;
  • quel bel ragnetto baffuto che mi ha fatto compagnia gironzolando per casa;
  • le gazze in volo fuori dalle mie finestre – ma anche i piccioni che mi hanno divertito cercando di costruirsi il nido sopra i miei vasi di erba di Santa Teresina. Devo certo avergli creato delle serie frustrazioni levando ogni volta i rametti;
  • il nuovo bocciolo di rosa fiorito dalla piantina sul balcone:

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  • il campo arato di fresco dietro casa e l’odore di campagna alla sera;
  • il silenzio, la solitudine, la quiete; quel rombo basso e costante che la notte mi fa pensare che la terra, girando su se stessa, produca un suono;
  • il concerto per organo RV439 di Vivaldi (“La notte”);
  • Radio Maria e TV2000 (in particolare per la trasmissione del rosario da Lourdes);
  • l’odore della carta stampata, della terra bagnata e della benzina;
  • il sorriso della donna indiana? pakistana? incontrata al centro di distribuzione acqua comunale; un bacio (né casto né malizioso) stampato sul collo ad un uomo interessante;
  • l’allieva della scuola professionale parrucchieri che è andata in crisi durante l’esame finale, ma è riuscita comunque a terminarmi taglio e colore!;
  • l’origano, la cannella e il cacao amaro;
  • le mattinate sul balcone a leggere ed i pomeriggi sul balcone a prendere il sole: sembrava davvero d’essere al mare!;
  • tutti i rettili che mi rallegrano le uscite: le lucertole del cimitero, la tartaruga di terra (nel giardino di quella villetta a schiera davanti a cui passo sempre)…;
  • la tortora Rodolfa che ha fatto il nido sopra il braccio meccanico della mia tenda da sole, sul balcone. Le ho intimato di non scagazzarmi addosso, pena finire in forno con le patate, ma Tu sai che non lo farei mai, la amo troppo;
  • il pennuto Alfredo (un tacchino, forse?!) che abita il laghetto nel nuovo parco cittadino:

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  • le succose discussioni su cinema e dintorni di cui posso giovarmi in questo vasto lago che è WordPress (è bello essere tornata a casa);
  • il fatto di avere un tetto sopra la testa – che non è scontato;
  • la vecchina che ha fatto su e giù col carrello tra supermercato e casa per tutta l’ora e mezza che son rimasta ad aspettare quei caproni della cooperativa che m’han bidonato (si può dire caproni in un Te Deum?), e che impietosita mi ha persino regalato una moneta per il caffé. Beata donna, appena ho potuto altro che caffé, ho trangugiato 2 litri di roba tra succo d’arancia da frigo e affini… conservala idratata e in salute.

Ordine come pace

Lo spirito di Dio aleggiava sulle acque (Genesi 1,2)

Lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque e metteva ordine nel caos (…)
Lo Spirito Santo è intervenuto anche per me e mi ha spinto a Gesù. E Gesù ha cominciato a far ordine nella mia vita. Ho iniziato a pregare (…)
Maria S.S.ma mi è stata vicina accompagnandomi e sostenendomi attraverso il rosario che prima avevo addirittura dimenticato…

Così un commento al versetto in apertura, sul calendario di Vita Trentina che gentilmente Sandro mi spedisce ogni anno (thanks, Cammy); nel giorno dedicato alla Beata Vergine Maria Immacolata di Lourdes.
L’ordine impresso da Cristo sulla nostra vita non è di tipo meccanico, organizzativo: una panacea asettica per le nostre ansie. E’, naturalmente, un ordine di senso: quando un uomo trova il proprio centro ed un senso (che è ben più di uno “scopo”) per la propria esistenza, viene a conoscere una pace che non ha nulla in comune con le istanze pacifiste del mondo.
Se quest’ultima coincide con l’assenza di conflitto dal principio – possibile solo al costo dell’annullamento non solo delle differenze specifiche, ma della differenza come valore e persino concetto -, la pace di Cristo è sintesi e ricomposizione coerente delle differenze. Coerente ed autentica: aderente cioè alla realtà naturale, personale e sociale; mai astratta. Né mai veicolo di compromessi mortificanti: là dove il sentire “moralmente corretto” del mondo previene la manifestazione libera della personalità, la morale cattolica chiede al singolo di provarla con il fuoco, dal quale non può che uscire ridimensionata sì, ma al contempo cocente ed acuminata.
E Maria: chi, meglio di Maria, ha disatteso le speranze di quieta serenità del proprio mondo (famiglia, contesto sociale, desideri intimi di realizzazione ben insediati su certi binari) per perseguire una méta provocatoria, davvero chiara nella sua legittimità e validità a lei sola? Eppure, non a caso, è detta “Regina della Pace”.