Film .28: Battle in Seattle, Stuart Townsend

Il film, “ispirato ad una storia vera” – cioè le proteste organizzate dagli antagonisti a Seattle per bloccare il meeting della famigerata World Trade Organization nel ’99 – “con personaggi inventati”, racconta appunto degli scontri nati dalla degenerazione (inevitabile?) della manifestazione, in origine non violenta, attuata dai numerosi e diversi gruppi interessati (dai no global agli ambientalisti, passando per i lavoratori in difficoltà).
La confezione è subito riconoscibile: dal documentario riassuntivo di apertura (slegato da ciò che segue), alla presentazione poliziesca canonica dei “soggetti” da tenere d’occhio e delle loro motivazioni, molto didascaliche, la retorica abbonda. Non è tuttavia una retorica compiaciuta, o almeno tale non mi è parsa, nonostante la gran dose di idealismo, spruzzi di romance e svariati dialoghi da aforisma. Per esempio:
“Tu puoi fare la differenza”.
“Sì, ma come?”.
“Di sicuro non scappando”.
(Un attivista ad una sua storica compagna).
Oppure:
“Io e te dovremmo lottare insieme, non l’uno contro l’altro”.
(Lo stesso attivista, in cella, parlando con un poliziotto).
Potrei anche citare la micro-parabola dell’inviata televisiva che, pur mantenendo la propria indole bellicosa, passa da un fronte ad un altro arrivando a disertare la diretta con Clinton per unirsi ai manifestanti con un cerotto a sigillarle la bocca, estremamente simbolico e forse allora nuovo, ma oggi del tutto inefficace sul piano comunicativo.
I momenti che vanno oltre la descrizione pura e permettono di farsi delle vere domande, di innescare un minimo di riflessione, sono pochini. Tra questi un’affermazione per me molto significativa, forse mai inattuale, dell’attivista più agguerrita:
“Le proteste mi eccitano e mi deprimono allo stesso tempo. Non saprei definirmi”.
Si lascia intendere che, al di là delle differenze di vedute, la gran massa degli antagonisti sia tutto sommato compatta, e che il piano dell’azione non violenta venga inclinato da una minoranza di black bloc: idea ancora oggi diffusa e insistita, ma un tantinello ingenua, no?
Le scene degli scontri, non eccezionali in genere, hanno anch’esse momenti chiave forti: i lacrimogeni, il colpo di manganello del tutto gratuito (e fatale) sferrato da uno dei poliziotti ad Ella (Charlize Theron), per altro sposata e in attesa di un figlio dal compagno Dale (Woody Harrelson), anch’egli poliziotto – un tema che poteva essere una bomba, ma è stato sviluppato a metà.
Tra la rabbia di Abasi, rappresentante dello Zimbabwe alla conferenza, che in modo di nuovo retorico mostra come i paesi in via di sviluppo non siano affatto democraticamente e paritariamente accolti nel grembo della WTO, il rappresentante dolente di Medici Senza Frontiere, e dall’altra parte gli attivisti appesi alla gru, freschi e reattivi, ripresi in modo più accattivante, stravincono questi ultimi.
E su questi ultimi, infine, stravince a mani basse la rincorsa senza logica né ragione, tutta istinto, di Dale – arrivato al culmine del nonsenso – su Jay; seppur anche questa giusto abbozzata.

I due trailer, originale ed italiano, sono identici, salvo ovviamente per il parlato e per gli slogan, che tre volte su quattro hanno più ritmo in inglese.
Menzione di merito per i sottotitoli per non udenti, sovraimpressi su fascia scura e perciò più leggibili.

Se vi piacciono i film-reportage, specialmente su temi economico-sociali, questo può andar bene per riempire una serata vuota. Non imperdibile, ma neppure terribile, ed il cast è gonfio di star.
Nella media, ma lo ringrazio per avermi rinfocolato l’entusiasmo di quando studiavo Geografia Economica alle superiori, materia fra le più belle, utile senza essere utilitaristica e prettamente tecnica, e purtroppo semi-sconosciuta.

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Film .21: Suicide Squad, David Ayer

Bene bene bene. Come pianificato, me lo sono rivisto – e sì, avevo gli stuzzichini cariogeni! Non che fossero necessari: all’alba dell’ora e trenta di timing, quando ancora doveva farsi viva l’Incantatrice aka il Mostro di Fine Livello (vabbeh, ciao), i nostri “eroi” si sono infognati in quella che sino ad allora era rimasta soltanto una velata minaccia: una spaventosa lagna collettiva.
Eh già. Con la nobile eccezione di Harley quinn (scusate, ho un piccolo problema con le q maiuscole, non le sopporto), che in ogni caso ha dato del suo quando ha creduto morto Joker, c’è stata prima la scena del bar – Oh me sciagurato con questo terribile potere ho sterminato la mia famiglia; Oh me tapino non vedo mai mia figlia e siccome son assassino mi sa che ce l’ha con me; Oh povero me sto con una donna schiava di un’antica dea cattiva e non riesco mai a farmela in pace e sono pure sfigato e vigliacco; eccetera.
Poi, lacrimata all together perché loro sarebbero i cattivi, e tutti li trattano male, e stanno andando a morire per gente che non se lo merita – e chi accidenti ve lo fa fare?
Poi di nuovo lacrime perché il nostro caro amico (EH?!) s’è sacrificato.
Poi crisi di coscienza di Deadshot perché, oh, sto mirando al SuperCattivo del film ma chissà che a mia figlia non dispiaccia lo stesso, e ora che faccio, sparo o non sparo?
MADDAI SU!
Ammazza tutti, e se proprio senti rimorso, accoppati pure tu che famo prima. Lagna!!!

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“Hey, ce la facciamo una bella lagna insieme, bimba?” ————————————————– “Volevi dire lasagna, vero?”.

 

Joker ed Harley quinn (per le q maiuscole, maledette, vedi sopra).
Lui è certo meno orrendo di quanto mi aspettassi da una seconda visione casalinga, fresca reduce di Nolan e di Ledger. Non orrendo, ma neppure una bomba, eh.
Un perché tuttavia ce l’ha, e per quel poco che son riuscita ad inquadrarlo consiste in questo: che a differenza dell’anarchico pienamente consapevole e lucido, in grado di scegliere di cedere alla propria follia (ottimo termine che s’adatta a molte cose) di Ledger; il Joker di Leto è persona assai più semplice e al contempo più spaventosa. Intelligente forse, ma più banale di quanto voglia apparire – e soprattutto psicopatico.
Ma psicopatico davvero – una specie di grumo di puro Es che non ha mai avuto davvero il controllo su di sé. Anzi, è così estremo da essere inevitabilmente fuori di sé, da qualche parte ma fuori. Chissà, forse quest’idea è solo mia, frutto dei miei personali leit-motiv preferiti. Il controllo! Mah!
Come che sia, il suo essere granitico, uguale a se stesso ogni volta che rispunta fuori, è uno dei particolari che mi son garbati di più. Non lo si può definire affidabile, ma a modo suo è una certezza su cui contare.
L’altro è quella splendida simmetria / sinfonia di coltelli stesi a terra attorno a lui – nemmeno fossi passata io a spicciargli casa -, che mi pareva quasi di sentire i loro sibili, altro che risata malsana e caricaturale; e quel frame in cui viene inquadrata la tromba delle scale (di nuovo la simmetria) mentre Harley guarda giù.
Detto questo, più che Joker in sé o Harley in sé con tutto il suo repertorio di stralunatezza, lascia il suo segno – non profondo ma sanguinante, come un taglio sotto l’unghia – la loro coppia.
Su quella sì che vorrei un filmone, ma solo se potete darmi di più. Molto molto di più.

Una nota conclusiva su voci e sottotitoli.
Non esprimo giudizi sul doppiaggio (anche perché ho ancora in testa l’orrenda e sconclusionata parlata di Barbara Gordon aka La Figlia Del Commissario Gordon aka Geppi Cucciari in Lego Batman, ahimè. Rosario Dawson mica infilava pause espressive a cazzo, come un video che si inceppa sul buffering, perché lei invece sì?!).
Ho comunque provato ad ascoltare l’originale di Joker ed Harley, appunto, e devo dire che oh, ho preferito i doppiatori italiani per entrambi.
E quanto ai sottotitoli – per non udenti, precisiamolo…! – mi chiedo e mi chiederò fino alla morte perché mai a chi li produce faccia così schifo scrivere titolo e artista delle canzoni, che non son manco poche, che accompagnano parecchie scene in modo per niente discreto: mica voglio il testo, solo titolo e cantante. Male che vada, una decina di parole.
Ma no, per carità: non c’è spazio, e poi che gli frega ai sordi di sapere cosa va on air? Mica le sentono le canzoni, no? Che gliene importa?
Ecco, sentite ammè: se vi becco e vi riconosco, passerete un brutto quarto d’ora.
Io, a proposito, non ho le paranoie di Deadshot. Nessun dubbio, vi apro subito come una scatoletta di tonno (supercit. da supervillain).

Film .11: District 9, Blomkamp

District 9 – Neill Blomkamp

Alla fine ho aperto il vaso di Pandora, mi sono inoltrata nell’ignoto, eccetera eccetera.
Non fa mica così schifo come sostiene l’eretico Lapinsù!
Certo, ha millemila difetti, per esempio: non sa decidersi, fino alla fine, tra il tono da commedia squinternata e l’apologia morale della solidarietà col diverso (in questo caso, l’alieno). I due aspetti si saldano malamente, ed il risultato non si avvicina né a Men in Black  né a L’ospite inatteso. Di fantascienza non parliamo neppure, è evidente che al genere appartiene solo nominalmente e ne trae elementi puramente scenografici o, all’opposto, del tutto metaforici.
Anche il discorso sulla solidarietà e l’empatia con quelli che, con intenti denigratori ed irridenti, vengono apostrofati “gamberoni” o “crostacei” è patente ed ovvio, ma privo di un vero sviluppo: Wickus passa dall’essere il perfetto imbecille razzista ad entrare nell’ottica aliena in modo persino troppo istintivo, come se fosse il DNA a fargliela ottenere e non invece, come lui sostiene, l’aver preso coscienza che gli umani li stanno utilizzando come cavie da esperimento – cosa, per altro, che suggerisce un paio di critiche acide piuttosto che comprensione ed immedesimazione: punto primo, è fin troppo facile capire l’ingiustizia riservata all’altro quando i tuoi simili la rivoltano contro di te. Punto secondo, se sei una persona decente non ti fanno schifo solo le uccisioni (comprese quelle di feti in crescita…) e gli esperimenti in vivo, ma anche la pretesa di superiorità, le cattiverie gratuite, i soprusi dei burocrati, infine alla radice di tutto il disprezzo stesso.

Eppure, assurdamente – o forse proprio per questo: perché è assurdo – non mi ha fatto cadere le braccia. In parte ero troppo impegnata a smontarmi dalle risate per via dell’aliena con reggiseno rosa, in parte perché come la più banale ed influenzabile delle spettatrici stavo facendo rewind-pausa-avantilento in tutte le scene in cui compare il frugoletto alieno con gli occhi grandigrandi e cucciolosi (ebbene sì) ❤
Chiaramente questo significa che lo si può vedere in una serata leggera, disimpegnata. Non aspettatevi rivelazioni sui rapporti umani (e nemmeno interspecie!) o di coltivare pensieri profondi ed originali. E, però, per un’oretta e mezza di svago non è peggio District 9 delle solite commediole romantiche o su qualche gruppo di adolescenti cerebrolesi.
Una notarella: io uso guardare ogni film che posso con i sottotitoli (in italiano). Se non li avessi avuti a disposizione, in questo caso, delle poche frasi dette dagli alieni non avrei còlto una mazzafionda. Ho provato apposta anche a levarli, per vedere se magari li avessero messi comunque almeno in quelle scene, ma no: e ciò mi fa presumere che non vi fossero nemmeno al cinema. Se non fossi così sfondata dal sonno, azzannerei.

CineMeme / 2

Secondo meme a tema cinema, incontrato girovagando tra i blog assieme al primo.
Chiunque lo desideri, se ne può appropriare 😀

1. Il personaggio cinematografico che vorrei essere?
Lo straniero senza nome dei film western.

2. Genere che amo e genere che odio? 
Il mio genere di elezione è senza dubbio l’horror, ma per non essere monotematica aggiungerei che amo molto anche le commedie francesi ciniche – per designare le quali mi manca il termine esatto – tipo quasi amiciCena tra amici (Le prènom).

3. Film in lingua originale o doppiati? 
E’ molto raro che mi veda un film in lingua originale, non certo per presa di posizione contro il doppiaggio (anzi!), ma per banali difficoltà mie e per scarsa abitudine.
Mi capita però a volte di mettere, sul parlato italiano, dei sottotitoli in inglese o tedesco. Più spesso comunque, anzi sempre quando disponibili, attivo quelli in italiano: mi ci sono abituata con mia madre che è sorda e da un po’ fanno comodo pure a me 😛

4. L’ultimo film che ho comprato? 
Onestamente non lo ricordo proprio, dev’essere stato più di due secoli fa.
Ma così, proprio a naso, penso possa essere stato Criminali da strapazzo di Woody Allen.
Carino, ma nulla di più, l’acquisto era evitabile (ma navigavo ancora in alto mare in fatto di… organizzazione dei miei possessi).

5. Sono mai andato al cinema da solo? 
Come no. E’ più la norma che l’eccezione, per me, dall’adolescenza in avanti almeno.
Un po’ perché tra i miei conoscenti ce ne sono che vanno al cinema, ma non così spesso, un po’ perché da qualche anno approfitto del pomeriggio per evitare la calca e dei mercoledì a 3 euro, iniziativa ahimè morta troppo giovane.

6. Cosa ne penso dei Blu-Ray? 
Che rappresentano una tecnologia valida ed una goduria per gli occhi – ma per il resto, come dicevo a Fabio, non hanno nulla di diverso da un dvd. La qualità è molto più alta e lo si vede – se l’ho notato io che sono orba per tre quarti…! – ma la fruizione è identica.

7. Che rapporto ho con il 3d? 
Siamo rette parallele.
Esisteranno certamente film ai quali può dare un valore aggiunto, ma di per sé è qualcosa che mi confonde occhi e mente, e basta. ‘Na sofferenza.

8. Cosa rende un film uno dei miei preferiti?
Il tema originale, il punto di vista alternativo, la vicenda singolare… meno banale è, più mi attira, posto che non esser banali non significa graziaddio automaticamente essere astrusi e complicati.
Se, poi, da un film (come da un libro o da un’idea) posso trarre materiale per riflessioni e discussioni infinite, magari che occupano interi anni, magari notturne, con altri individui cerebrali come me; è il massimo.

9. Preferisci vedere i film da solo o in compagnia? 
Molto dipende dal genere, dal tema e soprattutto da quanto prevedo che un film mi emozionerà. Se qualcosa mi tocca tendo a non espormi troppo…

10. Ultimo film che ho visto?
Al momento in cui scrivo, Piano 17 dei Manetti.

11. Un film che mi ha fatto riflettere? 
Uhm, quante ore ho per rispondere?
Vediamo: Indivisibili, di Edoardo de Angelis, e Il fondamentalista riluttante, della Nair.

12. Un film che mi ha fatto ridere?
Negli ultimi anni, un filmone da ribaltarsi sulla poltroncina è stato senz’altro The nice guys. Sempre al cinema, molto più easy, mi ricordo con piacere anche di Una spia e mezzo.

13. Un film che mi ha fatto piangere?
Il primo che mi viene in mente è The wrestler di Aronofsky, con un grande Mickey Rourke (per una volta, sfatto ma solo per finta). Capolavoro.

14. Un film orribile?
Uno tra i peggiori trovo sia The master di Paul Thomas Anderson.
Sarà che se te lo presentano come un film su Scientology, e in effetti di Scientology senti la puzza ma nulla più – ed attendi invano per due ore o quel che è che la storia prenda consistenza e significato – alla fine ti scazzi.
Sarà che dopo aver letto il bel libro di Lawrence Wright, La prigione della fede, vedere degli psicopatici in azione non ti basta – vorresti magari approcciarli con un punto di vista che non sia il loro.
Un film più disturbato che disturbante…

15. Un film che non ho visto perché mi sono addormentato?
Ecchiseloricorda? Dormivo, del resto.

16. Un film che non ho visto perché stavo facendo le “cosacce”? 
Nessuno. Prendo troppo sul serio i film che vedo, e prendo troppo sul serio le cosacce, per distrarmi durante una delle due… attività 😛

17. Il film più lungo che ho visto?
Tralasciando i tre di Lotr, di cui non ricordo nemmeno la durata (ma non scherzava), direi C’era una volta in America.

18. Il film che mi ha deluso?
Uno su tutti:  Il nome del figlio, di (mi pare) Francesca Archibugi.
Remake mal scritto e mal fatto del meraviglioso Cena tra amici (Le prènom), avrebbe avuto tutte le carte per trasporre la commedia dal contesto francese a quello italiano, ma toppa clamorosamente e si fa financo odiare. Almeno da me.
L’avevo per altro rifilato pure a mia mamma, convinta che potesse apprezzare di più un prodotto nostrano e dal ritmo meno serrato, meno teatrale, e per questa ragione mi sono ampiamente morsa le mani… arrr.
Patetico, molle, annoiato e privo di qualsiasi verve. Puah!
Non mi resta che sperare in Lui è tornato, ma ho tanta tanta paura di beccarmi n’artra cagata pazzesca.

19. Un film che so a memoria? 
The believer, di Henry Bean. Ha vinto qualche premio, meritatissimo, ma tanto per non smentirci qui in Italia l’abbiamo sonoramente ignorato. Non che i premi siano importanti e sempre indice di qualità: il punto è che si tratta di uno dei miei film preferiti in assoluto, per una combinazione di fattori imprevedibile, ed anche uno dei più sottovalutati.
Anche in questo caso un film abbastanza di nicchia costituisce per me un lasciapassare: è con questa pellicola che ho memorizzato il nome di Ryan Gosling e ne sono diventata un’ammiratrice, quando era ancora lontano dal divenire il superfico hollywoodiano che tutti oggi conoscono. Non per darmi arie da talent scout, eh: ma almeno non mi si può tacciare d’essermi presa una scuffia per il bellone di turno.
Vedetelo soprattutto se sapete sopportare un po’ di violenza, se vi interessa l’argomento (neo)nazismo, e a maggior ragione se vi piacciono da morire gli ebrei: queste due macro-categorie sono infatti rappresentate perfettamente, senza per altro togliere con ciò nulla alle caratterizzazioni dei singoli personaggi e cadere nella macchietta, e sono categorie di cui vengono mostrati non solo il volto esteriore, ma anche l’anima. Risposte definitive  ed incontestabili che si oppongono a domande – domande e basta: per un ebreo qualsiasi analisi e discussione sul mondo non è costituita dalla triade tesi-antitesi-sintesi, bensì dallo schema tesi-antitesi-antitesi-antitesi… e ad una domanda, l’unica possibile risposta è un’altra domanda.
Il finale stesso, idea semplicissima e superba, lo attesta.

20. Un film che ho visto al cinema perché mi ci hanno trascinato?
Anni orsono, American pie. In base ai miei gusti non l’avrei scelto, epperò tutto sommato due risate me le sono fatte comunque. E poi a me piaceva Jason Biggs, che somiglia molto ad un mio ex, col quale allora ero fissata.

21. Il film più bello tratto da un libro?
Mi è molto difficile stabilire un vincitore assoluto, tanto più che la mia memoria è un colabrodo. Comunque, uno che considero tra i migliori è La versione di Barney.

22. Il film più datato che ho visto? 
Tralasciando sia gli spezzoni dei Lumière che il Viaggio nella luna di Méliès, credo sia stato La grande illusione di Jean Renoir con Jean Gabin (del 1937) – e con lo stesso Gabin, due anni dopo, Alba tragica per la regia di Marcel Carné.
Mi ero incuriosita dell’attore per aver letto Io, Jean Gabin di Goliarda Sapienza, che ho amato e che – evento piuttosto raro – avevo persino regalato ad un amico.
[In realtà, ho fatto una verifica veloce sui record degli ultimi anni e nel 2016 avevo segnato Aurora di Murnau, che è del 1927. Senza dimenticare, dello stesso anno, Metropolis di Lang, visto con un’amica con accompagnamento di orchestra dal vivo].

23. Migliore colonna sonora? 
Preferisco non attribuire alcun alloro, ma tra le tante mi piacciono molto quelle di Morricone (e vabbeh), quelle di Shigeru Umebayashi per Wong Kar-Wai, e per esempio In time di Zimmer da Inception di Nolan – tutte cose dal sound molto pulito, insomma.

24. Migliore saga cinematografica?
Posto che me ne mancano moltissime (ed alcune, per es. Hunger games, me le farò mancare sempre), direi sicuramente la serie di Don Camillo (con Cervi e Fernandel: schifezze successive escluse).
Le saghe che mi mancano ma mi fanno brilluccicare gli occhi al solo pensiero sono invece quella del Batman di Nolan, e (se mai la produrranno!) la Trilogia di Bartimeus di Stroud – i libri sono magnifici, trarne dei film una scommessa.

25. Migliore remake? 
The ring: ho preferito di gran lunga la versione americana, soprattutto del primo (che poteva anche rimanere unico, in effetti) film, a quella originale giapponese.

CineMeme / 1

I meme! Dev’essere un secolo che non ne compilo. Come tutte le liste, le classifiche, i test, i questionari (di Proust e non), eccetera; adoro i meme.
Negli ultimi giorni sono incappata in ben due meme a tema cinema, che credo siano datati (ma ugualmente eterni). E mi ci sono divertita. Ovviamente potete sempre riprendere le domande e unirvi al divertissement, ma non tedierò nessuno nominandolo 🙂 Enjoy!

Il film che porterai sempre nel cuore:
Vabbeh, fatemene elencare due dài.
Toy story (il primo, senza nulla togliere al secondo e terzo) perché è stato il primo film visto al cinema insieme a mio padre. Di Frizzi non parliamo nemmeno, che mi viene da piangere.
E poi Titanic (nessuno spari su Titanic!). Filmone pazzesco che ha marchiato la mia adolescenza. L’orgoglio di amare Di Caprio da molto prima che annegasse nell’oceano. Svenimenti in sala, odore di pop-corn, seconde visioni, terze visioni, quarte visioni…
… no vabbeh aspetta. Picchiatemi pure, ma devo assolutamente aggiungere: Romeo + Juliet di Luhrmann, Il signore degli anelli versione cartoon di Ralph Bakshi, e infine Nel fantastico mondo di Oz (Ritorno ad Oz), che potrei addirittura indicare come uno degli iniziatori, per me, al piacere / dolore dello spaventoso e del perverso.

Il film che ami, ma che conosci solo tu, forse:
Dubito decisamente esista un film che io conosco e che possa mettere in difficoltà i cinefili veterani, ad ogni modo ce n’è uno che quantomeno non figura tra i più citati o discussi – a quanto ne so – e che amo profondamente: L’ombra del vampiro, di tale E. Elias Mehrige, con Dafoe e Malkovich.
Riassumere la trama è facile: mette in scena una leggenda circolante sulla produzione del Nosferatu di Murnau, secondo la quale, in vece dell’attore che realmente impersonava il vampiro (Max Schreck), il regista pare avesse scelto di “scritturare” un vero succhiasangue recandosi appositamente nell’Est per selezionarlo.
L’argomento può interessare oppure no, ma a mio personalissimo e umile parere, chi ama il cinema non dovrebbe farselo mancare. Perché non è un film sui vampiri (!) intesi come mostri da film horror, ma sull’attitudine umana a nutrirsi di vita privandone gli altri. Non è nemmeno un film sulla leggenda vampiresca di cui dicevo, in sé e per sé: è un film sulla settima arte e sulla sua degenerazione. In una parola (composta): meta-cinema.

Il film che ami, ma che tutti odiano:
A questa non saprei proprio che rispondere… per non stare a pensarci su un anno intero, declino la voce in modo diverso, e vi svelo (ehehm) quale sia il film idiota, ma davvero davvero idiota, che tuttavia mi piace da impazzire. Della serie: quando il mostruoso ed il sublime, ai loro apici, si toccano…
… rullo di tamburi, squilli di tromba: Sharknado! Ebbene, sì. La cosa pazzesca, il disaster movie con uno Ian Ziering redivivo che fracassa squali volanti e salva il mondo, a me sembra semplicemente favoloso. Una pellicola storica, che su NientePopcorn ha collezionato voti all’altezza di un bel 3.3/10! Miiiitico.

Il film che ti ha allontanato da un intero filone:
Improbabile che un singolo film, per quanto terribile, mi impedisca di apprezzare il bello di un qualsivoglia genere o tematica. Piuttosto, possono essere alcuni registi, con il loro tratto caratteristico, a nausearmi oltre ogni umana ragionevolezza. Per esempio Terrence Malick: The tree of life ce l’ho ancora sullo stomaco, ne ho digerito solo un pezzetto ed il resto secondo me sta suppurando da qualche parte. Gli avevo dato pure una seconda possibilità con so più quale film – devo avere rimosso l’accaduto – ma niente: è stato come tirare una martellata su un ginocchio già scrauso.

Il film che ritieni sopravvalutato dalla massa:
Non so se sia un film di massa, ma casualmente tutte le recensioni che ho letto di 10 Cloverfield Lane erano addirittura entusiastiche. Ed è stato come se la gente attorno a me avesse cominciato a raccontarsi quant’è dannatamente buona la merda in scatola (e nemmeno quella firmata, d’artista!). Una ciofeca incredibile.

Il film che ritieni un vergognoso adattamento cinematografico di un’opera letteraria:
Non ho dubbi: Alice in Wonderland firmato da Burton m’ha fatto stracciare le vesti e strapparmi i capelli. Tristezza infinita (e noia mortale).

Il film che vedi come un adattamento cinematografico riuscito:
Spider, girato da Cronenberg e tratto dal romanzo (che a sua volta avevo letto) di Patrick McGrath. Diffidavo, come sempre diffido delle trasposizioni, ma Ralph Fiennies qui è superlativo. Che vuol dire penosissimo, dato si parla di follia, ma comunque… a maggior ragione.

Il film che risveglia le tue paure ancestrali:
Un solo titolo temo sia insufficiente, ma per rendere l’idea: qualcuno volò sul nido del cuculoIl lato positivoRisvegliDonnie DarkoThe aviator, A beautiful mind … capito, no? Ho il sospetto che La pazza gioia sia un ottimo film, ma ad averne la verifica diretta nun gliela fo proprio.

Il film che hai visto per primo al cinema in lingua originale:
Al cinema, sicuramente La morte corre sul fiume di Charles Laughton. Visto in compagnia, in un una (non multi) sala cittadina che ancora resiste e lavora bene, mi ha semplicemente stregato. Naturalmente era sottotitolato, ma non ho avuto difficoltà a seguire testo e parlato contemporaneamente.

Il film che hai in lista da secoli ma che non riesci a trovare:
Almeno due, entrambi horror: Pecore assassine, il cui argomento si intuisce, e Dead snow, con protagonisti dei nazisti zombie ❤