La saga del Mascheraio .2: L’ebrea e la Madonna

Da appassionata di ebraismo, anni fa mi scelsi un alias breve e bellino che richiamasse alla mente quel mondo, sia nel concetto che nel suono.
E quando frequentavo Andrea ed il suo gruppo, spesso venivo chiamata proprio con quell’alias, facile e rappresentativo.
Per somiglianza, lui mi chiamava anche “ebreuccia” – che carino, no? Un bel vezzeggiativo… peccato che l’ebreuccia si sia sentita dire più volte quella che per lui era un’innocente battuta di spirito (o forse, in quanto battuta, intoccabile ed incontestabile come certa satira si ritiene):

Eh, un giorno li riapriremo i forni!

Non si discosta molto dall’auspicio di finire macerate in un termovalizzatore che rivolse ad un’altra categoria di persone, vi pare?

Durante le conversazioni sull’Obersalzberg si sarebbe palesata spesso la tendenza di Hitler a parlare con disprezzo delle persone assenti, o a scimmiottarne i gesti e le espressioni abituali. Si sarebbe divertito a fare osservazioni denigranti perfino sul conto di leali compagni di lotta dei vecchi tempi. […]
La ragione di quel disprezzo che Hitler manifestava per gli altri non gli sarebbe mai stata chiara, ha aggiunto Speer. Forse la sua era misantropia, o forse anche un complesso di superiorità. Non avrebbe mai ammesso che qualcuno fosse alla sua altezza. A favore di questa ipotesi c’era il fatto che i bersagli preferiti del suo sarcasmo erano proprio gli esponenti di maggior successo del partito.
Nel ripensarci, gli riusciva difficile perdonarsi d’aver riso anche lui, spesso, di quegli “stupidi scherzi”, specialmente quando Hitler, non senza “l’abilità d’un guitto”, imitava vecchi compagni di lotta. Mostrarsi divertito sarebbe stato comunque imposto dalla cortesia. A posteriori però, qualche volta, avrebbe pensato di essersi degradato nel partecipare alle risate generali nei momenti in cui Hitler imitava, per esempio, la servizievole solerzia di Heinrich Hoffmann o il tono professorale di Himmler quando discettava degli antichi popoli germanici.

Un cripto-nazista? No, non esattamente, anche se condivide con quell’ideologia l’arroganza dei presunti superuomini, che per altro ha sempre riversato in abbondanza anche nel gioco di ruolo, nonché l’avversione per il cristianesimo e la Chiesa Cattolica in particolare.
Anche in questo trasformismo a proposito della fede altrui non ha mai ravvisato la patente ambiguità di fondo: diceva di non essere cristiano, ma di essere mariano, di nutrire ammirazione per la figura di Maria – una volta, dopo una lite credo, ebbi l’idea (che per fortuna non misi in atto) di regalargli un mazzo di gigli.
Eppure, anni dopo (e non certo per qualche rivoluzione spirituale o intellettuale), proprio nel 2016, non si fece scrupoli nel ridere di gusto mentre un altro giocatore bestemmiava quella stessa Madonna che sosteneva di ammirare.
Senza nessun riguardo per me, ovviamente, anzi: immagino ci abbia goduto tanto più perché, poche ore prima mentre stavamo cenando per conto nostro, avevo osato chiedergli, con cortesia, di evitare le bestemmie (quelle più… tradizionali).
Risultato: una pioggia di

porca m°°°°°a

Ripetuta. Insistita. Divertita.
Dopo essersi incazzato perché gli avevo chiesto di non bestemmiare – per piacere!… povera idiota -, perché da credente la cosa mi faceva male (non: mi dava fastidio, ma: mi faceva male, come se qualcuno avesse insultato i miei genitori, proprio così gli dissi); non pago mi aveva scaricato addosso tutto il suo disprezzo per chi osa avanzare pretese sul suo diritto di offendere, e denigrare, chiunque, rinfocolando un turpiloquio peggiore del precedente.

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Non ricordo se fu quella sera che mi resi conto che non c’era nulla da fare: quel posto, quel gruppo e soprattutto il leader di quel gruppo non erano per me; e per quanto mi fossi fatta affascinare, per quanto da persona ingenua e di buon cuore avessi sempre conservato la convinzione che, in fondo, ci fosse in lui del bene, non era cambiato niente.
Se avevo creduto di vedere, dopo anni di lontananza, un miglioramento nel suo carattere e nel suo stato psichico, mi ero sbagliata proprio come tutte le precedenti volte.

Speer dichiara: quella che lui definisce la “magia” di Hitler avrebbe avuto in misura decisiva a che fare con i suoi aspetti amabili, con lo charme e la disinibita cordialità di cui diede prova quantomeno negli anni Trenta […] “In quel modo, specialmente dopo che c’erano stati occasionali contrasti d’opinione, riconquistava sempre tutti”.
Sotto quest’aspetto predominerebbe oggi, a sentire Speer, un’immagine del tutto distorta di Hitler. Deriverebbe prevalentemente dagli ultimi anni di guerra e lo prospetterebbe come un mostro diabolico. “L’hanno diffusa, per mascherare la propria debolezza, proprio quegli individui che davanti a lui, per dirla tutta, se la facevano sotto”.
In realtà Hitler sarebbe stato una mescolanza di energia e di fascino letteralmente immenso. Ovviamente avrebbe avvertito anche lui, Speer, l’enorme forza di volontà che era tipica di Hitler, e vi si sarebbe fin troppo spesso arreso. Però per la maggior parte del tempo sarebbero rimasti per lui in primo piano “i tratti avvincenti e persino seducenti” di cui il dittatore disponeva, quella patina per così dire viennese sotto la quale nascondeva il suo disprezzo per il prossimo. In quel modo, e più che con ogni altra qualità, lo avrebbe “sopraffatto”.
A volte, quando legge le memorie di militari e di altri personaggi di primo piano, si domanda se sia stato lui l’unico ad essere stato “sedotto” da Hitler in quella maniera.

Mi viene da sorridere amaramente, leggendo della falsa, ipocrita amabilità viennese di cui parla Speer.
Per curiosa ed ironica coincidenza, il “personaggio eterno”, la maschera principale e mai abbandonata da Andrea nel gioco di ruolo (e al di fuori di esso, tanto da averne incorniciato per metterlo in salotto l’avatar) è un potente vampiro le cui attività si sono concentrate, per secoli, a Vienna.
Un Tremere, cioè uno “stregone”, ma anche un “usurpatore”, come vengono chiamati.
Un vampiro atipico, non appartenente agli ancestrali clan dei figli di Caino ma creato ex-novo in un’epoca relativamente moderna, da umani esoteristi che bevvero il sangue di uno degli antichi per farsi vampiri a loro volta, potenziare le proprie capacità, sconfiggere la morte.
Adoratori idolatri dell’intelletto, il cui motto è Arbitrium vincit omnia: volontà di potenza.
Essere Tremere è l’apoteosi del dominio: sul mondo, sul proprio destino, sugli uomini.
Della maschera affabile e profonda di Andrea, e non dell’uomo, sono stata “innamorata”, da questa enorme abilità affabulatoria e dissimulatoria sono stata (av)vinta, non diversamente da un comune tedesco nei confronti del fascino orripilante ma magnetico di Hitler. Come amanti delusi, così ero io e così erano altri ben più in vista:

[…] quando lasciò Eva Braun, ha detto ancora Speer, gli sarebbe venuto da pensare a quante cose loro due avessero avuto in comune, e come la loro amicizia, negli anni precedenti, si fosse basata appunto su questo: “Lei e io eravamo stati per così dire avvinti dal potere ipnotico di Hitler. Ne soffrivamo entrambi, a momenti lo odiavamo anche, ma allo stesso modo non eravamo riusciti ad affrancarci da lui”.

 

film / serie tv (gennaio 2020)

[∞ Serie Tv]

What we do in the shadows

Controllo i programmi della (seconda) serata, vedo che comincia una nuova serie a soggetto vampiresco che non sembra nemmeno essere troppo leccata e pretenziosa (forse quest’idea me la dà il fatto che è incentrata su un nucleo “familiare” e non sui destini dell’universo mondo), così decido di assaggiarla.
Non ho particolari aspettative, solo una moderata curiosità, ma ne vengo conquistata subito: scopro che è una commedia, una commedia divertente, che prende in giro la seriosità con cui noi umani fissati coi non-morti ci accostiamo al tema; e per giunta è composta da episodi molto brevi – li trovate qui su RaiPlay, e vi consiglio di precipitarvi prima che li levino. Ma li stanno trasmettendo anche su Fox.
Per dire, nella prima puntata un paio di giocatori di ruolo dal vivo vengono invitati a casa dei vampiri dal loro famiglio, allo scopo di essere succhiati a loro insaputa (un po’ come con JustEat, ma col fattorino privato).
Nella seconda, il gruppo si presenta al consiglio comunale di Staten Island per ben due volte per promuovere la mozione “arrendetevi al nostro potere e consegnatevi al dominio vampirico”.
A mezzanotte passata ero piegata sul divano a grugnire come un maiale, che è ciò che mi succede quando rido forte forte.

(Ancora) Supernatural XIII

Ollà, e finalmente Lucifero s’è tolto dai coglioni! Peccato che adesso c’è in giro l’arcangelo Michele in versione cattiva, ma “vestito” col corpo di Dean, che vuole distruggere everything (lo sapevamo fin dai titoli che andava a finire così: perché il mondo può anche essere annichilito, e senza che Chuck-Dio muova un fottuto dito, ma se Sammy è in pericolo stai sicuro che Dean abbandona tutti al loro misero destino e corre a salvarlo, anche se non serve perché lui sta lì a giocare alla morra cinese con Jack, figlio di Lucifero, per stabilire chi ha più diritto di sacrificarsi per l’altro).
Se non ci avete capito nulla, tranquilli, è perfettamente (super)naturale.
Però, vi state perdendo qualcosa di hey-hey!

Sto anche dando un’occhiata, ma già annoiata, a Babylon Berlin, e rivedendo su La7 ogni giorno Perception –  di sole tre stagioni, ma che mi piaceva.


[∞ Film]

Ore 15:17 Attacco al treno – Clint Eastwood

Bello. La scelta di far recitare i tre ragazzi stessi, protagonisti dello sventato attacco terroristico sulla linea Amsterdam > Parigi del 2015, ha pagato. Ne esce un ritratto pulito, elogiativo ma non appesantito da retorica – avrei giusto evitato di concludere la storia con premiazioni e discorsi, magari aggiungendo una scena o due al termine, e di aggiungere il filmato della parata nella città d’origine. Non hanno nulla che non vada in sé, ma finiscono per ingessare l’insieme.
L’intervento sul treno è marginale, in termini di minutaggio, rispetto alla narrazione della vita e dell’amicizia fra Alek, Spencer ed Anthony, ma questo non guasta poiché il focus è palesemente proprio sul rapporto creatosi fra i tre, senza il quale l’intenzione di fare qualcosa e l’esito dell’azione stessa non sarebbe, secondo me, mai stato lo stesso.

Land of mine – Martin Zandvliet

E’ la storia di un gruppo di soldati-ragazzini tedeschi, che al termine della seconda guerra mondiale, trovandosi in Danimarca, vengono costretti dall’esercito locale a sminare chilometri di spiagge sulle quali i loro compatrioti hanno disseminato – appunto – gli ordigni esplosivi.
Da non perdere (io l’ho visto su Rai4, quindi forse su RaiPlay è disponibile). La durezza di un paese incancrenito contro la Germania, che non fa distinguo nel suo odio, e la tenerezza, la preoccupazione verso quelli che in fin dei conti sono propri simili, esseri umani, per di più meri strumenti sacrificabili di guerra, si dividono lo schermo e le scene con fluidità e chiarezza perfette. Non c’è analisi psicologica spinta, ma piuttosto l’esposizione nuda dell’animo.

Batman – Tim Burton

Finalmente ho il quadro completo dei Joker cinematografici “moderni”. Semplicemente, Nicholson è un grande. Detta questa ovvia cosa, tuttavia, scopro di ammirarlo per l’eleganza ma di preferire, nel complesso, il clown di Ledger.
A proposito del film, ho visto questo primo capitolo burtoniano solo successivamente al secondo, ma non ha rappresentato un problema: anche in questo caso, me lo sono goduto ma sorprendentemente ho trovato ancora più ben fatto proprio quello con Pinguino e Catwoman.

L’uomo di neve – Tomas Alfredson

Ho còlto l’occasione del passaggio su Rete4 e me lo sono visto, finalmente: il libro l’ho letto ormai anni fa e nemmeno ricordavo del tutto la trama, ma l’accoppiata Nesbo / Fassbender era imperdibile. E devo dire che mi ha convinta, ce l’ho visto proprio bene nel ruolo – anche se io, per qualche meccanismo strano, tendo a identificare abbastanza spesso i protagonisti di certi libri gialli con la fisionomia dei loro creatori: per me, Harry Bosch ha la faccia di Michael Connelly (ed ecco perché non sono mai riuscita a fare pace con quel pur bell’uomo che lo interpreta nella serie tv omonima), mentre Harry Hole ha la faccia di Nesbo, appunto, il quale per altro gli ha attribuito alcuni suoi tratti, in primis l’amore per il punk-rock. La Gainsbourg, invece, non mi torna per niente nel ruolo di Rakel, che per me è la sintesi dell’eleganza appena appena algida (quanto basta per evitare approcci inopinati) ma luminosa. La Rakel del film è sempre “troppo”: troppo piccolo-borghese, troppo banale anche nelle espressioni di forza.
Tutto questo pistolotto è realmente comprensibile solo a chi conosca, per aver letto più di un singolo libro fosse pure quello da cui Alfredson ha tratto il film, quell’ubriacone di Harry Hole. Ma, in fondo, non è un male: perché di fatto anche il film può essere agevolmente seguito solo da chi conosca i romanzi a lui dedicati: trame, personaggi, abitudini e riferimenti… va preso così (astenersi principianti), ma così com’è, appunto, funziona bene. Temevo un pasticcio caricaturale, invece è un buon prodotto, che ricrea le atmosfere originarie.

(I love you Phillip Morris) – John Ficarra & Glenn Requa

Ne ho scritto in questo post. Merita.

Una doppia verità – Courtney Hunt

Un filmetto nella media, con alla base un’idea buona ma non eccellente né nuovissima.
Da un prodotto che mi era stato magnificato tanto, mi aspettavo decisamente di più.
Buona soprattutto la prova della Zellwegger.

Reinas, Il matrimonio che mancava – Manuel Gomez Pereira

Ho realizzato solo guardando la custodia e l’immagine di copertina che il titolo si legge “reìnas”, ossia “regine”. Dettagli, epifanie.
La cerimonia per i primi matrimoni gay in Spagna ed i relativi festeggiamenti sono il filo conduttore della pellicola, che li prende un po’ come pretesto per raccontare, molto ispanicamente, delle vie traverse (che a volte vanno di traverso, ma poi esplodono sempre in caramelle e cioccolatini come una pignatta) dell’amore.
Stravolgimenti e sconvolgimenti familiari, e tanto più godibili proprio per questo, sono al servizio di una buona, ironicamente raffinata sceneggiatura.
I miei preferiti? Nuria e Jacinto! La scheda di MyMovies.

You’re next – Adam Wingard

Sono d’accordo con la recensione su MyMovies, ma in realtà per quanto mi riguarda ‘sto film è ancora peggio di così: è proprio una stronzata. Un “home invasion” infantile e vuoto come un palloncino sgonfio.
L’idea della riunione di famiglia che comincia bene e poi scoperchia dissidi e conflitti, che si riversano dalla conversazione all’azione violenta, non è nuova ma è sempre ben accetta: è uno degli schemi narrativi che preferisco. Ma per funzionare deve avere della ciccia addosso, non risolvere tutto in cinque minuti attraverso litigi senza senso né reali motivazioni, per poi giocare oziosamente con lo svelamento del colpevole che ha pianificato la strage.
La conclusione, infine, è tanto obbligata quanto inutile.
Evitare, evitare, evitare. A meno che non abbiate bisogno di un sottofondo televisivo di urletti mentre lavate i piatti.

Danko – Walter Hill

Filmone della mia infanzia ❤
Con questo entra anche nel mio blogghettino quel Walter Hill che gentaccia come Lucius e Cassidy conoscono assai bene.
Non c’è molto da dire, se non: (ri)vedetevelo. Ambientato durante la guerra fredda, secondo me non risente per nulla degli anni che porta; Schwarzy (il negro nero) e Belushi compiono il loro (s)porco lavoro senza strafare, e la sceneggiatura, zeppa di godibile ironia, spacca.

Caffè – Cristiano Bortone

Tipico cinema da “incrocio di destini”, con famiglie, coppie e individui più o meno allo sbando (lavorativo ed esistenziale) che determinano e subiscono a vicenda un intervento dannoso: chi viene derubato, chi perde il lavoro, chi un lavoro di livello ce l’ha ed è combattuto tra compierlo onestamente mettendo a rischio tutto oppure mettere piuttosto a rischio gli altri, e chi è… beh, semplicemente un cazzone, ma comunque con le sue grane anche lui: padre stronzo, (ex) fidanzata incarognita che gli smolla il bambino, incapacità di darsi un obiettivo.
Sviluppi di trama piuttosto prevedibili, ma che non vanno a banalizzare l’insieme.
La storia si divide tra Italia, Belgio e Cina.
Da segnalare tra gli interpreti Dario Aita, Miriam Dalmazio e soprattutto Hichem Yacoubi nel ruolo di Hamed.
A proposito di caffé, mi corre l’obbligo di consigliarlo a giomag, che di Kopi Luwak se n’intende (ma anche di birra). 😉 Io resto fedele al mio orzo in tazza piccola…
E’ un onesto, buon film, la cui esistenza ignoravo finché non ho trovato il dvd in regalo alla mia associazione di “volontariato coatto”. Se al mondo ci fosse giustizia, rappresenterebbe un esempio della media dei prodotti cinematografici italiani; ma così non è, e ci arrangiamo a commedie insulse e fatue pellicole d’autore, con un cinepattone nel mezzo (scusate la causticità, sono appena rientrata e il freddo mi incattivisce).
La scheda di MyMovies.

Custodes Bestiae – Lorenzo Bianchini

Cinema indipendente italiano. E horror. Basterebbe questo per volergli gettare uno sguardo. Ma, per essere esatti, non sarei nemmeno arrivata a conoscerlo se non bazzicassi con devozione quell’antro oscuro e meraviglioso che è il blog di Lucia: nella fattispecie, Custodes Bestiae compare nella sua decina degli horror più significativi del 2004.
Ha la grana grossa tipica dei budget bassi, ma è proprio grazie ad essa che emerge meglio il valore della regia (e della sceneggiatura, sempre di Bianchini). Se pure la resa visiva e – soprattutto – audio è frenata da limiti oggettivi, è evidente quanto ogni elemento sia curato: e già questo cancella il rischio della mediocrità.
La storia si dipana abbastanza lenta (chi mi conosce sa che questo per me è un pregio) e per suggestioni, spaventosa sicuramente a livello razionale ma, per quanto mi riguarda, non troppo a livello intimo. Al di là del ritmo che può scoraggiare chi ami o sia abituato alla rapidità dell’action o anche di molto horror contemporaneo, merita la visione per due motivi:
– senza apparire meschino, trasmette un forte senso di familiarità, rappresentando non una realtà emblematica ma la nostra realtà, così come potremmo coglierla aprendo la porta di casa (oppure rintanandoci in camera o nel nostro studio);
– in particolare, raffigura scorci di realtà non filtrata del Friuli: quello di Bianchini è un cinema regionale, non quello dai tratti asfittici ma un condensato di identità locale, della quale il dialetto (sottotitolato) non è che l’aspetto più prevedibile, eppure non il più immediato.
Dopo i krampus della Val di Fassa de In fondo al bosco di Lodovichi, ho assaggiato una diversa ed altrettanto inquietante “diavoleria” locale, tra Comeglians, Osoppo, Aquileia… per un approfondimento, visitate la pagina dedicata su quinlan. Sullo stesso sito trovate anche un’intervista al regista.

Across the river (Oltre il guado) – Lorenzo Bianchini

Dieci anni dopo, Bianchini ha avuto a disposizione più mezzi, ed il risultato si vede: la fotografia è buona, ed il suono è curato ed armonizzato (cioè: non ti tocca alzare ed abbassare il volume ad ogni scena).
C’è chi pensa che la trama sia addirittura assente: in apparenza è così (non facciamo altro che seguire le non eclatanti mosse di un etologo che studia sul campo i movimenti degli animali di un bosco), ma esser più precisi, io trovo che sia non del tutto assente, ma piuttosto minima e centellinata. Ben centellinata.
Non bastasse, abbiamo sulla scena un unico personaggio – al quale giusto due o tre volte, per pochi minuti, si alternano una coppia di anziani del luogo – e prevalgono nettamente i toni grigio-blu rispetto al colore pieno, la pioggia ed il buio notturno rispetto alla luce.
Pochissime le battute pronunciate. Il silenzio (della parola) è quasi totale, ma per tutta la durata della “pellicola” regna quel silenzio da luogo naturale profondo, e da luogo abbandonato, carico di micro-suoni (e di presagi).
Un aspetto che può non essere gradito a tutti, e non da tutti sopportabile; eppure, nonostante la “lentezza” dello sviluppo, la tensione è palpabilissima.
Insomma: un ottimo lavoro, da cinque stelle.


I film non commentati:
Maciste nella valle dei Re – Carlo Campogalliani
Assassinio sul palcoscenico – George Pollock
Assassinio al galoppatoio – George Pollock
L’amore è eterno finché dura – Carlo Verdone
Chi m’ha visto – Alessandro Pondi
My son, my son, what have ye done – Werner Herzog
Il caso Freddie Heineken – Tomas Alfredson
Smokin’ Aces – Joe Carnahan

Carnet (Settembre 2019)

Malena Valcárcel original Art
Malena Valcárcel original Art

Libri

92. 1001 film da vedere prima di morire – a cura di Steve Jay Schneider
[4/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
93. Hap & Leonard: Sangue e limonata – Joe R. Lansdale [5/5 ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐]
Non è né un romanzo né una raccolta di racconti, è l’equivalente di una serata davanti al fuoco a raccontarsi storie dei tempi andati (lo fa soprattutto Hap, ma quasi in ogni capitolo sono presenti entrambi i nostri); come una collana di perle. Un’operazione nostalgica ma riuscita, ben distante dal trasformarsi in un’accozzaglia di episodi buttati insieme in un calderone: qui trovate i cosiddetti “missing moments” della lunga storia di questa coppia di amici, e nel passato più che nel presente il tema del razzismo pesa.
94. E’ tutto calcolato! – Lorenzo Baglioni [2.5/5 ⭐ ⭐ ]
95. Avventura nell’artico, Sei mesi a bordo della baleniera Hope
– Arthur Conan Doyle
[3.5/5 ⭐ ⭐  ]
96. L’isola del tesoro – Robert Louis Stevenson [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
97. La macchina imperfetta, Immagine e realtà dello Stato fascista – Guido Melis
[5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
98. 200 modi per risparmiare 2000 euro l’anno – Andrea Benedet [3.5/5 ⭐ ⭐ ]
Datato ma ben fatto, comunque utile per chi cominci da zero a rivedere la gestione del proprio reddito.
99. La vera storia del pirata Long john Silver – Björn Larsson
 [in lettura]
100. Potremmo salvare il mondo, prima di cena – Jonathan Safran Foer [in lettura]

Cinema film reel and out of focus movie clapper board
35 mm cinema film reel and out of focus movie clapper board in background on wooden floor in vintage black and white

Film

128. Caccia al ladro – Alfred Hitchcock [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
129. Bobby – Emilio Estevez [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
130. Crank – Mark Neveldine, Brian Taylor [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
131. Crank: High Voltage – Mark Neveldine, Brian Taylor [4.5 ⭐⭐⭐⭐]
Sarà che amo Jason Statham, ma ho trovato entrambi questi film assurdi spassosissimi. 
132. Identità – James Mangold [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
Datato, di maniera, ma ancora valido e sicuramente migliore di tante copie recenti.
133. Insidious 3, L’inizio – Leigh Whannell [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
134. La leggenda del cacciatore di vampiri (Abraham Lincoln: Vampire hunter)
– Tiumur Bekmambetov [3.5/5 ⭐⭐⭐]
135. 20 chili di guai… e una tonnellata di gioia – Norman Jewison [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
136. The ones below, I nuovi vicini – David Farr [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
>> Che Dio ci perdoni – Rodrigo Sorogoyen [interrotto]
137. X-Men: First Class – Matthew Vaughn [3/5 ⭐⭐⭐]
138. New moon – Chris Weitz [2/5 ⭐⭐]
Troppo stupido il film e troppo stupidi i protagonisti per rientrare a pieno titolo nella categoria “guilty pleasures”. E’ vero che le trasposizioni a volte modificano il contenuto dei libri, ma per arrivare a questo risultato si sarebbe dovuto togliere troppo: pensavo che avessero qualcosa da dire, almeno a dei ragazzi, ma qui c’è da piangere forte!
139. Schegge di paura (Primal fear) – Gregory Hoblit [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
140. Dal tramonto all’alba – Robert Rodriguez [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
141. Clown – Jon Watts [4.5/5 ⭐⭐⭐⭐]
Finalmente l’ho beccato! Di nuovo, è Rai4 a fare il miracolo. Mi congratulo. Non è il capolavoro che mi ero immaginata leggendo le recensioni in rete, ma al netto di un background estremamente semplificato, il clown – anzi, il cloyne – di Watts è una creatura fresca e spaventosa, tragica ma non pietosa.
Il film ha un che di incompiuto, ragion per cui ho frenato il voto, ma non concordo con chi sostiene che si arena nell’introduzione e non arriva al “dunque”. Meno sangue e più ossa, ragazzi: chi parla di slasher che non slasha forse avrebbe bisogno di una cura ricostituente di orrore vero DENTRO la porta di casa. Poi ne riparliamo.

142. Liberaci dal male – Scott Derrickson [3/5 ⭐⭐⭐]
A quanto pare Derrickson ha una certa fissa per le possessioni demoniache. In questo caso siamo ben distanti dalla bellezza de “L’esorcismo di Emily Rose”, le banalità si sprecano, ma almeno è una variante sul tema abbastanza insolita, protagonista un poliziotto. Tratta da un libro autobiografico, per altro: “Beware the night” di Ralph Sarchie.
143. Metti la nonna in freezer – Giancarlo Fontana, Giuseppe Stasi [4/5 ⭐⭐⭐⭐]
Eh, mannaggia. Potevo pensarci prima, adesso avrei ancora la pensione di mia mamma… quasi quasi lancio un appello di raccolta fondi, per mantenermi… molto carino, comunque, Miriam Leone e Fabio de Luigi in buona forma e nessun bisogno di strafare.
144. Battle in Seattle – Stuart Townsend [3/5 ⭐⭐⭐]
145. Helter skelter – John Gray [3.5/5 ⭐⭐⭐]
>> Ci vediamo domani – Andrea Zaccariello [interrotto]
146. Half light – Craig Rosenberg [2.5/5 ⭐⭐]
La seconda parte, meglio costruita, non basta a riscattare un intero film fondato su elementi già stravisti e prevedibilissimi. Il tema del ghostwriting / writing ghost è affascinante (qui il post dedicato ad “Half light” su Non quel Marlowe), ma qui è giusto accennata, e l’intero carrozzone si dilunga ben oltre il tollerabile – sempre sia benedetto il tasto Pausa.
147. Le colline hanno gli occhi – Alexandre Aja [4/5 ⭐⭐⭐⭐]

Serie Tv

Dexter (seconda stagione) [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
Supernatural [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
Ci sono cascata per l’ennesima volta: ho visto alcune puntate per caso, di seguito ad uno speciale di presentazione, e mi son detta: diamo un’altra chance a ‘sta cosa che anni fa non m’era piaciuta per nulla. Et voilà, innamoramento ultra-rapido e successive notti di sabato e domenica regolarmente in bianco, o quasi, per poter seguire la Xa stagione dall’1.00 alle 5.00. Così va il mondo…!
Girlfriends’ guide to divorce [3/5 ⭐⭐⭐]
Caruccio, ho visto credo tutta la seconda stagione su La5. Per rilassarsi mentre si cena.
The Good Wife [5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐]
Uno dei miei serial preferiti in assoluto di sempre. Nonostante sia la seconda replica, per me, è sempre un gran piacere abbuffarmene.

Neon

Musica

A love supreme – John Coltrane [4.5/5 ⭐⭐⭐⭐]

Rassegna stampa / 2

In questa seconda rassegna mi butto sul culturale 🙂
I piatti del menu sono:

  1. Nientemeno che Dante.
    Leonardo Lugaresi, con questo primo post, ha infatti iniziato una sua personale (ma liberamente condivisa) esplorazione dell’Inferno; con intenti d’animo semplice: un fitness per l’anima privo di velleità sospette;
  2. Libri di-sul cinema.
    I redattori de Lo specchio scuro hanno raccolto in un unico post quelli che ciascuno di loro considera i migliori titoli pubblicati sul tema, in senso ampio e meno ampio.
    Ci trovate, sì, anche quel prezzemolino che è Il cinema secondo Hitchcock – ossia l’intervista tra lui e Truffaut; ed i soliti noti Deleuze e Barthes (mai letti, confesso che mi stanno antipatici a pelle).
    Ma ci trovate anche stuzzichini come Lo schermo empatico. Cinema e neuroscienze, oppure L’alieno e il pipistrello. La crisi della forma nel cinema contemporaneo.
    A proposito di pipistrelli, permettetemi qui di ricordare un libro edito dalla Gargoyle che consiglierei di vivo cuore a chiunque sia affascinato dalla figura del vampiro – e specialmente nel cinema: The dark screen, di Franco Pezzini e Angelica Tintori. E’ un gran bel lavoro;
  3. Di cosa sia il flow nell’hip-hop parla invece Cesare Alemanni su Il Tascabile, rivista online della Treccani, in un estratto da un suo libro edito da Minimum Fax.

Per oggi è tutto. Passo.

CineMeme / 1

I meme! Dev’essere un secolo che non ne compilo. Come tutte le liste, le classifiche, i test, i questionari (di Proust e non), eccetera; adoro i meme.
Negli ultimi giorni sono incappata in ben due meme a tema cinema, che credo siano datati (ma ugualmente eterni). E mi ci sono divertita. Ovviamente potete sempre riprendere le domande e unirvi al divertissement, ma non tedierò nessuno nominandolo 🙂 Enjoy!

Il film che porterai sempre nel cuore:
Vabbeh, fatemene elencare due dài.
Toy story (il primo, senza nulla togliere al secondo e terzo) perché è stato il primo film visto al cinema insieme a mio padre. Di Frizzi non parliamo nemmeno, che mi viene da piangere.
E poi Titanic (nessuno spari su Titanic!). Filmone pazzesco che ha marchiato la mia adolescenza. L’orgoglio di amare Di Caprio da molto prima che annegasse nell’oceano. Svenimenti in sala, odore di pop-corn, seconde visioni, terze visioni, quarte visioni…
… no vabbeh aspetta. Picchiatemi pure, ma devo assolutamente aggiungere: Romeo + Juliet di Luhrmann, Il signore degli anelli versione cartoon di Ralph Bakshi, e infine Nel fantastico mondo di Oz (Ritorno ad Oz), che potrei addirittura indicare come uno degli iniziatori, per me, al piacere / dolore dello spaventoso e del perverso.

Il film che ami, ma che conosci solo tu, forse:
Dubito decisamente esista un film che io conosco e che possa mettere in difficoltà i cinefili veterani, ad ogni modo ce n’è uno che quantomeno non figura tra i più citati o discussi – a quanto ne so – e che amo profondamente: L’ombra del vampiro, di tale E. Elias Mehrige, con Dafoe e Malkovich.
Riassumere la trama è facile: mette in scena una leggenda circolante sulla produzione del Nosferatu di Murnau, secondo la quale, in vece dell’attore che realmente impersonava il vampiro (Max Schreck), il regista pare avesse scelto di “scritturare” un vero succhiasangue recandosi appositamente nell’Est per selezionarlo.
L’argomento può interessare oppure no, ma a mio personalissimo e umile parere, chi ama il cinema non dovrebbe farselo mancare. Perché non è un film sui vampiri (!) intesi come mostri da film horror, ma sull’attitudine umana a nutrirsi di vita privandone gli altri. Non è nemmeno un film sulla leggenda vampiresca di cui dicevo, in sé e per sé: è un film sulla settima arte e sulla sua degenerazione. In una parola (composta): meta-cinema.

Il film che ami, ma che tutti odiano:
A questa non saprei proprio che rispondere… per non stare a pensarci su un anno intero, declino la voce in modo diverso, e vi svelo (ehehm) quale sia il film idiota, ma davvero davvero idiota, che tuttavia mi piace da impazzire. Della serie: quando il mostruoso ed il sublime, ai loro apici, si toccano…
… rullo di tamburi, squilli di tromba: Sharknado! Ebbene, sì. La cosa pazzesca, il disaster movie con uno Ian Ziering redivivo che fracassa squali volanti e salva il mondo, a me sembra semplicemente favoloso. Una pellicola storica, che su NientePopcorn ha collezionato voti all’altezza di un bel 3.3/10! Miiiitico.

Il film che ti ha allontanato da un intero filone:
Improbabile che un singolo film, per quanto terribile, mi impedisca di apprezzare il bello di un qualsivoglia genere o tematica. Piuttosto, possono essere alcuni registi, con il loro tratto caratteristico, a nausearmi oltre ogni umana ragionevolezza. Per esempio Terrence Malick: The tree of life ce l’ho ancora sullo stomaco, ne ho digerito solo un pezzetto ed il resto secondo me sta suppurando da qualche parte. Gli avevo dato pure una seconda possibilità con so più quale film – devo avere rimosso l’accaduto – ma niente: è stato come tirare una martellata su un ginocchio già scrauso.

Il film che ritieni sopravvalutato dalla massa:
Non so se sia un film di massa, ma casualmente tutte le recensioni che ho letto di 10 Cloverfield Lane erano addirittura entusiastiche. Ed è stato come se la gente attorno a me avesse cominciato a raccontarsi quant’è dannatamente buona la merda in scatola (e nemmeno quella firmata, d’artista!). Una ciofeca incredibile.

Il film che ritieni un vergognoso adattamento cinematografico di un’opera letteraria:
Non ho dubbi: Alice in Wonderland firmato da Burton m’ha fatto stracciare le vesti e strapparmi i capelli. Tristezza infinita (e noia mortale).

Il film che vedi come un adattamento cinematografico riuscito:
Spider, girato da Cronenberg e tratto dal romanzo (che a sua volta avevo letto) di Patrick McGrath. Diffidavo, come sempre diffido delle trasposizioni, ma Ralph Fiennies qui è superlativo. Che vuol dire penosissimo, dato si parla di follia, ma comunque… a maggior ragione.

Il film che risveglia le tue paure ancestrali:
Un solo titolo temo sia insufficiente, ma per rendere l’idea: qualcuno volò sul nido del cuculoIl lato positivoRisvegliDonnie DarkoThe aviator, A beautiful mind … capito, no? Ho il sospetto che La pazza gioia sia un ottimo film, ma ad averne la verifica diretta nun gliela fo proprio.

Il film che hai visto per primo al cinema in lingua originale:
Al cinema, sicuramente La morte corre sul fiume di Charles Laughton. Visto in compagnia, in un una (non multi) sala cittadina che ancora resiste e lavora bene, mi ha semplicemente stregato. Naturalmente era sottotitolato, ma non ho avuto difficoltà a seguire testo e parlato contemporaneamente.

Il film che hai in lista da secoli ma che non riesci a trovare:
Almeno due, entrambi horror: Pecore assassine, il cui argomento si intuisce, e Dead snow, con protagonisti dei nazisti zombie ❤