Povere piccole cose

Basta una semplice tosse, per quanto severa, a togliere ad un essere umano il controllo del proprio corpo; povere piccole cose quali siamo.
Il senso della nostra mortalità dipende da moltissimi fattori, che in ciascuno si combinano diversamente. Chi ha una buona dimistichezza con la malattia riproduce, tuttavia, più fedelmente la prospettiva di Dio nei nostri confronti: così anche a lui, o lei, mille anni appaiono brevi come un solo giorno oppure un’ora.
Anche da questo nasce la premura – non fretta, ma premura: come quella della Vergine che sente l’intima necessità di accorrere dalla cugina Elisabetta per sostenerla -, la premura di far presto e preparare ogni cosa (i propri possessi, le proprie volontà, i propri lasciti intellettuali se ve ne sono), preparare se stessi, per andare.
Trovo questa una disposizione buona.
La tentazione da evitare invece – sia essa l’unica o la maggiore – è quella di chiedere che venga posta prontamente fine ai nostri giorni. Una supplica simile non è sbagliata o peccaminosa in sé, se avanzata con umiltà, ma l’abitudine e il peggioramento di una situazione di vita negativa possono facilmente trasformarla in un ricatto privo di speranza… meglio usare moderazione fin da subito.

Ordine come pace

Lo spirito di Dio aleggiava sulle acque (Genesi 1,2)

Lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque e metteva ordine nel caos (…)
Lo Spirito Santo è intervenuto anche per me e mi ha spinto a Gesù. E Gesù ha cominciato a far ordine nella mia vita. Ho iniziato a pregare (…)
Maria S.S.ma mi è stata vicina accompagnandomi e sostenendomi attraverso il rosario che prima avevo addirittura dimenticato…

Così un commento al versetto in apertura, sul calendario di Vita Trentina che gentilmente Sandro mi spedisce ogni anno (thanks, Cammy); nel giorno dedicato alla Beata Vergine Maria Immacolata di Lourdes.
L’ordine impresso da Cristo sulla nostra vita non è di tipo meccanico, organizzativo: una panacea asettica per le nostre ansie. E’, naturalmente, un ordine di senso: quando un uomo trova il proprio centro ed un senso (che è ben più di uno “scopo”) per la propria esistenza, viene a conoscere una pace che non ha nulla in comune con le istanze pacifiste del mondo.
Se quest’ultima coincide con l’assenza di conflitto dal principio – possibile solo al costo dell’annullamento non solo delle differenze specifiche, ma della differenza come valore e persino concetto -, la pace di Cristo è sintesi e ricomposizione coerente delle differenze. Coerente ed autentica: aderente cioè alla realtà naturale, personale e sociale; mai astratta. Né mai veicolo di compromessi mortificanti: là dove il sentire “moralmente corretto” del mondo previene la manifestazione libera della personalità, la morale cattolica chiede al singolo di provarla con il fuoco, dal quale non può che uscire ridimensionata sì, ma al contempo cocente ed acuminata.
E Maria: chi, meglio di Maria, ha disatteso le speranze di quieta serenità del proprio mondo (famiglia, contesto sociale, desideri intimi di realizzazione ben insediati su certi binari) per perseguire una méta provocatoria, davvero chiara nella sua legittimità e validità a lei sola? Eppure, non a caso, è detta “Regina della Pace”.