Sogni .9: Perdono

Non so se fosse un’introduzione al sogno successivo, ma la prima cosa che ricordo è che mi trovavo su una strada di montagna, un sentiero perfettamente circolare che ne seguiva il fianco tipo arancia sbucciata artisticamente.
Lungo tutto il sentiero erano disposte, in fila indiana e ad intervalli regolari, delle biciclette da bambino, con le rotelle – e qualche volta il cestino.
Io me ne stavo appollaiata su una grande roccia, osservando il paesaggio e leggendo, in attesa dell’arrivo di qualcuno.

Mi hai fatto scendere / da una Mercedes
Dimmi i tuoi perché / Prenderò un treno per / che ne so
Stanotte mi perdonerò

Ti ho portato la bustina con i soldi delle vendite ed il biglietto.
Ma sono tornata indietro, perché mi sono resa conto che mancavano 10 € (una volta sveglia, mi chiederò più volte se l’abbia fatto per davvero).
Spio dall’angolo, tu sei lì, allora aspetto che rientri sedendomi su due giubbini venuti da chissà dove. Miei non sono.
Ma ormai mi hai notata. Scendi dal balcone, esci e a quel punto te li consegno direttamente, ma subito mi volto e vado.

Poi mi ritrovo di nuovo lì, siamo lì, in una specie di garage seminterrato.
Mi prendi per mano, ti seguo. Mi abbracci. Sei piena di tenerezza, una tenerezza che non combacia con l’aridità che ti pervade quando trasformi la realtà in nemica.
Mi dai dei libri, parecchi. Soldi, più di quanti te ne abbia consegnati io. E due tavole di cioccolato in astucci di carta blu.
Alla fine, anche il mio pino, risorto nonostante le mie velenose cure, con magnifiche foglie piatte e rosso cupo (foglie che ho visto durante la mia camminata), che non gli appartengono ma, qui, gli vanno a pennello.

Mi hai difesa da tante cose in questi anni.
Non mi hai difesa da te.
Io, però, mi sono perdonata.
Ho benedetto i miei errori e ho spiegato loro che non sono tali.

libri (maggio 2020) – pt. I

farfa su libro

Limonov – Emmanuel Carrére [kindle]

Due cose:

Carrére scrive la sua non-fiction sulla sabbia.
Come qualcuno – non ricordo ora chi – ha ben precisato, sceglie il suo soggetto e poi, anziché distaccarsene pur restando appassionato e farne una descrizione se non obbiettiva, almeno “terza” con tutti i mezzi documentali e critici possibili, ne trae un discorso fantasioso, personale ma più apologetico che ragionato, romanzato.
Una non-fiction che dia l’impressione d’essere un romanzo, capite bene, svolge male tanto il proprio lavoro di osservazione analitica quanto quello che del romanzo è proprio, di coinvolgimento sintetico nella vicenda.
Non andando da nessuna parte.
Carrére è fumo senza arrosto.

Limonov (per quanto ci appare attraverso gli occhi di Carrére, che lascia spesso intendere d’aver attinto a fonti dirette ma non le sostanzia mai), è un presuntuosetto invidioso, una mezza tacca che aspira non a cose grandi, ma a cose brillanti, di quella brillantezza che ha la bigiotteria per le gazze.
Lo stesso che ha sempre relativizzato la crudeltà del sistema-gulag, perché – a detta dell’autore stesso – ha sempre avuto il culo al caldo grazie al padre cekista che pure disprezzava poiché mediocre funzionario, di ritorno in patria dai folleggiamenti americani ha fondato un partito il quale, di nuovo, non serve ad altro che ad appropriarsi dei luccichii di una “posizione scomoda” spacciandosi per ribelle e martire.
Limonov è uno sfigato.

Storie di fantasmi per il dopocena – Jerome K. Jerome [kindle]

Breve e lieve parodia della tradizione di raccontar storie di fantasmi la vigilia di Natale.
Una sciocchezzuola ironica che descrive i suoi bersagli con tratti demenziali.
Niente più che un divertissement.

Magia nera – Loredana Lipperini [kindle]

Molto intrigante. Una raccolta di racconti al femminile; magici sono le protagoniste, gli eventi che loro càpitano, le atmosfere. Nulla di “infiorettato” tuttavia, né dalla Lipperini / Manni ce l’attendevamo: riscatto, sopruso, vendetta, solidarietà, invidia; piuttosto.
Meno dark di quanto immaginassi, ma ugualmente impietoso.

Lettere dal carcere 1926-37 (La nuova diagonale) – Antonio Gramsci

[kindle]

Personaggino impegnativo, Gramsci. ‘Mazza che rompicoglioni: probabilmente la sua puntigliosità e la sua aria da maestrino mi hanno lievemente irritato perché sono anche mie. E’ pur vero che molta parte in questo atteggiamento – incredibilmente coerente fino alla fine – l’ha il carcere e, di più, in quanto va ad aggravare un’evidente e pesante incomunicabilità tra lui ed i parenti.
In una delle tante vie Gramsci d’Italia ci ho vissuto l’intera infanzia. Non potevo prolungare oltre la mia ignoranza. E manco a farlo apposta somiglia a mio cugino da giovane, ma questo è secondario… il “gobbetto” mi lascia, più che idee, un nucleo di abitudine carceraria deleteria – per quanto strenuamente combattuta – e il dolore di relazioni deformate. Non è poco.
E poi, nondimeno, una camionata di tenerezza. Sua l’espressione “ti abbraccio teneramente”, usata soprattutto con la cognata Tatiana; che ho tutta l’intenzione di adoperare e far mia.

Restando in tema, segnalo un bel documentario andato in onda mercoledì sera sul Nove: “Tutto il mondo fuori“, sul Due Palazzi. Lo potete trovare in streaming qui.
Nell’intervista si cita anche il film del 2012 dei fratelli Taviani, Cesare deve morire, che ho visto e vi consiglio.

La mia seconda vita tra zucchero e cannella – Verena Lugert [kindle]

Da giornalista in via esclusiva a reporter gastronomica – e, principalmente, cuoca professionista. L’occasione l’ha presa al volo, ma non è stato per caso: cucinare per lavoro era una sua fissazione da prima di fare domanda alla Cordon Bleu londinese, per poi cominciare come commis in uno dei ristoranti di Gordon Ramsay.
Il resoconto della vita di brigata è lucido eppure frizzante, sgrezzato quanto basta per divertire ed appassionare anche un lettore che quel genere di vessazioni e devastazioni esistenziali le deplora profondamente.
L’editrice Astoria pubblica svariate “storie di vita”, per chi ama il genere (come me).

Scontro di civiltà per un ascensore in piazza Vittorio – Amara Lakhous

[kindle]

E’ un racconto divenuto famoso attraverso un premio, riuscito sì, ma trovo non meritasse tanta fama. Comoda, ma di buon effetto, la scelta di suddividere i retroscena attorno all’ascensore del titolo – e al cadavere che un giorno vi viene rinvenuto – illuminando di volta in volta un diverso personaggio-inquilino del palazzo, distribuendo equamente capitoletti e punti di vista narrativi.

I libri non commentati:
Gramsci – Angelo d’Orsi [in corso]
Creepypasta – AA.VV.; True Halloween – AA.VV.

40enalfabeto / 9

C di Carcere

Non si parla solo della lotta al virus come di una guerra, vien fatto anche il paragone tra isolamento in casa e vita in carcere.
Non mi soffermo stavolta sulla (s)correttezza dei parallelismi, sorrido invece perché ormai di letteratura carceraria ho una sia pur minima conoscenza, ed ho appunto appena letto che Gramsci, a Milano, lesse in un mese (marzo ’27 mi pare)… 82 libri. Oh, di quelli leggeri, escludendo i manuali o testi di studio, s’intende. E si lamenta pure (giustamente) che in carcere non è mica così facile leggere e studiare, per ragioni tecniche e psicologiche. Embé. Uno se l’imparava pure a memoria!
Mo’ ditemi ancora che leggo tanto, soprattutto in quarantena, con i miei 54 libri in quattro mesi. Lo so, sono peggiorata dallo scorso anno: ho già fatto fuori la quota per la media di un libro a settimana, e se nel 2019 la media è stata di due alla settimana, continuando così terminerò il 2020 avendone letti tre alla settimana.

Ad ogni modo, per tornare al carcere – quello vero: se morite dalla voglia di leggere un’autobiografia da avanzo di galera che non sia un mero resoconto ripetitivo, né una sbobba astratta condizionata dalle ristrettezze ad evadere mentalmente, consiglio con calore L’università di Rebibbia di Goliarda Sapienza.
E’ roba buona.

I di Idraulico

E’ stata un’emozione grandissima.
L’idraulico! A casa, anzi in casa mia!
Di questi tempi, una visita è un evento eccezionale, e per di più il tecnico è caruccio, oltre che conversevole. Lasciamo perdere che baita mia era un cesso, e che ho pure fatto una gaffe (mi diceva che anche se la casa è grande, mi tornerà buona se mi sposo. Ed io ho capito se lo sposavo, cioè nel caso avessi sposato lui. Ahem. Com’era quella cosa dei lapsus freudiani?).
L’ho amato ancora di più quando mi ha dichiarato che la fattura era di euro 60, anziché 90 come mi aspettavo. Forse non era anno di cambio filtro.

M di Montagnier

L’hanno schernito tutti perché, nonostante l’antico Nobel, pare si sia rincoglionito negli anni finendo a supportare ogni genere di teoria para-scientifica.
Adesso però, guarda guarda, si comincia a sentir parlare di studi sul virus occultati e censurati. Di caratteristiche non attribuibili esclusivamente a mutazioni naturali. Ecc.
Forse, chissà, qualcuno scoprirà che un allarme non è una pubblicazione peer-to-peer (meccanismo che per altro ha i suoi bei difetti grandi come Zeppelin), e che anche un orologio rotto segna l’ora giusta una volta al giorno – anzi, due, se è analogico.

N di Naso

Non ne posso più.
Non della quarantena, di quelli che vanno in tv (e che vedo per strada, ma quelli in tv, specie se hanno ruoli pubblici, li detesto proprio) con la mascherina chirurgica tirata sulla bocca ed il naso al vento.
Bravi, avete capito tutto.
Continuate così.

libri (aprile 2020) – pt. II

books-arranged-on-table-in-shape-of-heart

L’amore possibile. Conversazioni con Juan Arias – Josè Saramago [kindle]

Seconda tappa di avvicinamento all’autore.
Stavolta un che di interessante c’è, un po’ più consistente, seppur non ancora in grado di catturarmi in modo spassionato. Ho trovato altrettanto, se non più interessante la breve intervista a Pilar, la moglie.

Viaggio in Portogallo – Josè Saramago [kindle]

Un passo ancora avanti.
Saramago qui non è didascalico come lo sono molti racconti di viaggio, eppure non è nemmeno particolarmente originale e stimolante. Non lo affermo come fosse un difetto, in qualche modo mi sembra di cogliere un carattere ipnotico in questo lungo scritto, di per sé sufficiente; come un monotono ma rincuorante catalogo di cose viste che concilia il sonno.
Mi è piaciuta la scelta di utilizzare sempre il tempo presente e la terza persona per indicare sé stesso, chiamandosi “il viaggiatore”. Un approccio che in nove casi su dieci penalizza gli autori facendoli apparire ancor più tronfi di quanto siano in realtà, qui funziona e rivela una modestia che, paradossalmente, neppure Saramago stesso si riconosce.
Pur essendo un’ignorante cronica in materia di storia e di arte, apprezzo e condivido l’indignazione rispetto all’incuria per edifici, monumenti, ambienti naturali.

Tutti i nomi – Josè Saramago [kindle]

Prima di tutto va detto che ho apprezzato quell’uso di periodi prolungati (anche per intere pagine) che pare sia tipico suo, con le sole virgole a cadenzare le pause del discorso e distinguere le frasi degli interlocutori nei discorsi diretti, loro pure inseriti nel “fiume” di parole.
Dopodiché c’è il lavoro di cesello sull’impiegato della Conservatoria, quella figurina umile ma persistente che conosciamo attraverso i pensieri e e l’analisi degli atti. Ecco, a me piacciono le “figurine umane”, le biografie di uomini non illustri (cit.) in qualsivoglia forma.
C’è un parallelo tra le ramificazioni della storia e quelle della Conservatoria Generale e del Cimitero Generale.
Splendida conclusione.

Uscirne vivi – Alice Munro [kindle]

E’ la seconda raccolta di racconti dell’autrice che leggo.
Più secchi e drammatici di quelli del precedente Una cosa che volevo dirti da un po’.
L’idea di famiglia è osservata da diverse angolature – la sorellanza, la speranza delusa di un matrimonio, il tradimento… -, tutte recanti un sottile e tenace disagio che il lettore si ritrova appicciato addosso, pur non essendo protagonista ma spettatore.

Ho sposato una vegana: Una storia vera, purtroppo – Fausto Brizzi [kindle]

Libretto agile e veloce, ma come scrive Healthylicious la questione veganesimo è più un pretesto per parlare di sé – e dell’amore per l’ormai ex moglie Claudia Zanella – che altro. E’ quest’ultima infatti ad averlo spinto (fondamentalmente, obbligato, pena essere allontanato da lei) a sottostare ai numerosi e spesso incredibili dettami del verbo verde.
In tutta onestà, pur ridendo delle situazioni limite riportate come anedottica – vai a sapere quanto per le situazioni stesse e quanto per come vengono raccontate -, due sono stati i miei pensieri predominanti:
1) cretino, ma forse dovrei dire bovino, lui; che dà per assolutamente normale stravolgere il proprio stile alimentare (e di vita) per amore: venirsi incontro è essenziale, cambiare è possibile, mettersi la catena al collo ed abbaiare quando te lo impongono no. Per di più, con tutto che l’amore è cieco, Brizzi descrive la (ex) moglie come una Venere la cui bellezza è sufficiente per far perdere la testa a un uomo, anche il più dipendente dalla carne animale. Embé, io tutta ‘sta bellezza in lei non la vedo. Brutta non è, e lungi da me mettermi a far pagelle come Giovanni Ciacci – io non discuto mai  della bellezza o meno di altre donne -, resta il fatto che se camminassi per strada non la degnerei di uno sguardo. Se sfilasse in passerella, mi chiederei se non c’è stato un errore…;
2) prepotente e con un unico interesse nella vita, o forse solo persa nelle nuvole, lei; che non contempla nemmeno la possibilità che il marito non sia affatto entusiasta del regime e che vi sfugga appena possibile, per poi trovarsi costretto a mentire e venire immancabilmente sgamato e rimproverato.
Da come viene descritta, ho la sensazione che sia soprattutto prepotente, e questo mi dispiace perché ho al contempo la netta sensazione che Brizzi filtri un po’ troppo la realtà attraverso i propri schemi mentali. Sarà che di cosa avrebbe comportato vivere insieme, in apparenza, i due non hanno nemmeno parlato…
… ora però non voglio farla troppo lunga. La lettura è piacevole, solo, se cercate materiale di confronto sulla vita di coppia di chi ha convinzioni così diverse orientatevi altrove.

Spettri – Mary Roach [kindle]

Una rassegna di tentativi, più e meno moderni, più e meno sensati di scoprire la vera natura dell’anima e, possibilmente, di dimostrarla. Premesso che questa piccola ricerca non è stata pubblicata ieri ma da ormai qualche anno, e che per lo più i soggetti strambi affiancati dalla Roach sembrano far confusione tra anima psiche (come fossimo rimasti a Cartesio, o agli albori della coscienza), l’ho trovata curiosa e divertente.
Tra metempsicosi, tentativi di misurare i canonici 21 grammi, voci fantasma elettroniche e più tradizionali ectoplasmi; il materiale è tanto e succoso, anche se mi aspettavo un resoconto più dettagliato e scientifico, e meno in stile reportage. Il capitolo migliore, per esempio, è purtroppo brevissimo (ci penserò io ad indagare oltre!): parlo di quello dedicato alla “gabbia degli spettri”, esperimento del quale per altro non avevo mai sentito parlare e che, per esperienza e passione neurobiologica, mi fa battere il cuore.

I libri non commentati:
L’anno mille993 – Josè Saramago [kindle]
Il secolo infelice – Imre Kertész [kindle] – interrotto

Meme .3: Venticinque domande libresche

Taggata da Sam Simon, a lì arrivata grazie ai servigi di Nick Shadow (me pare de sta’ in un fumetto…), procedo alla compilazione di un gustoso meme libresco – che, ahiahi, ancora non ha avuto spazio in un anno di blog, pur essendo la letteratura una delle mie faccenduole preferite.

Regolette

Come sempre, seguo quelle che voglio.
Niente immagine: capisco che renda il meme riconoscibile, ma nun gliela fo, e se volete la trovate comunque in giro. Non nomino nessuno, chiunque lo desideri può rilanciare. Anyway, è partito tutto da qui.

biblioteca-jacek
Opera di Yacek Yerka

Domandine

1. Come scegli i libri da leggere?

In troppi modi diversi!
Innanzitutto, come Nick spulcio sempre le bibliografie, le quali portano ad altri libri quindi ad altre bibliografie, in un diagramma ad albero che si ramifica e si espande potenzialmente all’infinito.
Molti stimoli mi vengono dai bookblogger (ho cartelle intere piene di recensioni salvate…) e dalle rubriche dedicate su quotidiani e riviste; a volte da conversazioni con gli amici.
Poi occhieggio i libri che le persone vicino a me leggono (soprattutto nelle sale d’attesa).
quando un autore per me nuovo mi convince, cerco di leggere altre cose sue se non tutte.

2. Dove compri i libri: in libreria o on-line?

Soprattutto in libreria, ma da un paio d’anni approfitto anche di un servizio online che contrasta Amazon e mette in contatto rivenditori (librerie indipendenti) e clienti attraverso le cartolibrerie, le quali fanno da intermediario e sono un luogo di consegna di prossimità. Sto parlando di GoodBook, che sconta l’ordine agli intermediari che se ne servono garantendo loro un piccolo profitto e, periodicamente, anche ai clienti.

3. Aspetti di finire la lettura di un libro prima di acquistarne un altro oppure hai una scorta?

Di rado li compro, quindi mi riferisco ai prestiti bibliotecari: dato che la mia biblioteca consente fino a 10 prestiti in contemporanea (in tempi normali…), più la prenotazione di altri 8, diciamo che ho sempre almeno 10 prestiti in corso. Dunque, sì, non mi è mai capitato di aver per le mani solo un libro alla volta e di attendere d’averlo finito prima di procurarmene un altro… le mie liste di lettura sono famigerate 😉

4. Di solito quando leggi?

Mi càpita in orari diversi, ma nell’ultimo anno ho scavato una nicchia costante per la lettura alla sera tardi / prima parte della notte, non appena metto a dormire la casa e me ne vado a letto. Che ci vada presto o dopo la mezzanotte, da un’ora a tre-quattro ore le dedico quasi sempre ai libri del momento.

5. Ti fai influenzare dal numero delle pagine quando compri un libro?

Solo in senso positivo: stimo moltissimo il dono della sintesi ma, purché sia un buon libro, anche un bel mattone che mi tenga impegnata mesi mi attrae.

6. Genere preferito?

Tra i preferiti ci sono senz’altro il giallo (in tutte le sue forme) e l’horror, ma non sono gli unici a spiccare nel panorama dei generi letterari.
Amo molto anche le biografie, la saggistica ed i reportage, in quest’ordine.

7. Hai un autore preferito?

Probabilmente finirò per pentirmi d’aver lasciato fuori diversi nomi, ma senza dubbio tra i miei autori del cuore ci sono (in ordine sparso): Georges Simenon, Stephen King, Giovanni Guareschi, Oliver Sacks, Julian Barnes, Herman Koch, Goliarda Sapienza, Oriana Fallaci, David Foster Wallace, Micheal Chricton, Gerald Durrell, Svetlana Aleksievic, Joe Lansdale, Bill Bryson, …
Altri che mi piacciono parecchio, pur senza figurare nell’Olimpo, sono: Natsuo Kirino, Diego De Silva, John le Carrè, Michael Connelly, Costanza Miriano, Matteo Bussola, Shari Lapena, Emmanuelle Carrére, William Peter Blatty, …
Per quanto riguarda la poesia: Patrizia Cavalli, Patrizia Valduga, …

8. quando è iniziata la tua passione per la lettura?

quando sono iniziata io.

9. Presti libri?

Anche no, grazie.
Mi è capitato, qualche volta, ma sempre con timore e tremore, a persone fidate, e nell’ansia del ritorno del pargolo.

10. Leggi un libro alla volta oppure riesci a leggerne diversi insieme?

Fino a poco tempo fa ero solita leggere un solo libro, o al massimo due purché fossero molto diversi e non mi si confondessero nella testa.
Ma ormai mi ritrovo a leggerne svariati nello stesso tempo: in genere uno di narrativa e un altro, o più d’uno, di saggistica e simili – o poesia, anche, insomma non storie. Di recente sto sperimentando anche la lettura di più libri di narrativa (non troppi comunque) in contemporanea, ma ancora in quantità limitata e facendo attenzione a scegliere due cose che non si accavallino tra loro; spesso associo ad un romanzo dei racconti di tono completamente differente.

11. I tuoi amici/familiari leggono?

Mio padre leggava parecchio, o almeno l’ha fatto fino ad una certa età, poi ha ripiegato un po’ sui suoi autori preferiti e non gli andava più di spaziare. Lo posso capire.
Mia madre ha letto un po’, in modo regolare ma modesto, nei primi anni con mio padre, ma poi ha abbandonato la lettura.
Fra gli altri parenti, si segnala un cugino lodigiano, con orientamento verso i thriller da classifica e le materie scientifiche (periodicamente ricompare sul tavolino del soggiorno il tomone di Roger Penrose, La strada che porta alla realtà, che a mia volta pilucco quando sono in visita).
Tutti gli altri: non pervenuti…

12. quanto ci metti mediamente a leggere un libro?

Pòta. Dipende. Ovviamente dipende dalla lunghezza del libro, dal mio umore, dal periodo in cui lo leggo – se più o meno impegnato – e dal mio livello di lucidità mentale vs. rincoglionimento.
Comunque, per tentare una media molto approssimativa, direi 400-500 pagine a settimana.

13. quando vedi una persona che legge, ad esempio sui mezzi pubblici, ti metti immediatamente a sbirciare il titolo del suo libro?

Ovvio che sì.
Se non riesco a captarlo, magari glielo chiedo pure direttamente.
Per chi fosse interessato, esiste un blog i cui autori fotografano di soppiatto i libri che la gente si porta dietro in treno: Pendolante.

14. Se tutti i libri del mondo dovessero essere distrutti e potessi salvare uno soltanto quale sarebbe?

Non ne salverei nessuno. Anche un singolo libro mi farebbe rimpiangere troppo gli altri.
O tutto, o niente.

15. Perché ti piace leggere?

Ma che domanda è?
(Voglio dire: leggere ti dà tanto ed ha tante motivazioni, sì, ma la primaria è sempre una: leggo perché mi piace leggere. Mi piace leggere perché è così, punto).

16. Leggi libri in prestito (dagli amici o dalla biblioteca) o solo libri che possiedi?

Leggo qualsiasi cosa stampata, dai miei libri a quelli gettati via dagli altri.
Nel mezzo ci sta la mia fonte di eterna felicità, la biblioteca, dalla quale provengono i tre quarti o anche più delle mie letture.
Ho attraversato una lunga fase durante la quale aspiravo a comprare, prima o poi, ogni libro preso in prestito che mi fosse piaciuto abbastanza (ed erano un sacco), ma poi sono guarita.

17. qual è il libro che non sei mai riuscito a finire?

Così su due piedi (e per la verità anche scorrendo le liste degli ultimi anni) non me ne viene nessuno. Però ho spesso preso in mano Il signore degli anelli, rinunciando sempre anche soltanto a cominciarlo, finché la rinuncia non è diventata definitiva: semplicemente, non fa per me.

18. Hai mai comprato un libro solo perché aveva un bella copertina, e cosa ti attrae in una copertina di un libro?

Non solo, ma è più forte di me: se di un libro che voglio acquistare – e magari pure raro, o comunque quasi esaurito – non mi piace la copertina, la grafica, l’estetica in genere, io a prenderlo non ci riesco.
E’ sempre una sofferenza, ma è così.
Alle volte trovo degli espedienti per ovviare – anni fa coprii le copertine di alcuni libri con le bombolette spray -, ma per lo più vado alla ricerca dell’edizione perfetta dovesse portarmi via anni di vita…
… i fattori dirimenti sono troppi, ma in generale mi piacciono: le copertine semplici; titoli ed immagini geometrici e non imprecisi, o mano libera e simili; il bianco e nero.
Detesto le foto degli autori a tutta quarta, i font minuscoli o viceversa enormi, alcuni loghi editoriali (per es. quello della Adelphi, che pure per il resto apprezzo!).

19. C’è una casa editrice che ami particolarmente e perché?

Più d’una.
La Einaudi per lo stile grafico e per la compattezza e solidità delle copertine.
La Neri Pozza, per lo stile e le copertine. Per semplicità e ricchezza.
La Adelphi, logo a parte.
L’Iperborea, il tascabile per eccellenza.
Per la saggistica, la Raffaello Cortina.
Per i libri fotografici, la Contrasto.
Fra le nuove scoperte, la Ediciclo – più minimal di così si muore – poi Astoria, BlackCoffee e CasaSirio.

20. Porti i libri dappertutto (ad esempio in spiaggia o sui mezzi pubblici) o li tieni al sicuro dentro casa?

Con molta cautela se mi appartengono (se sono della biblioteca non è che li maltratti, ma non ho la paranoia di rovinarli), senza non posso stare.

21. qual è il libro che ti hanno regalato e che hai gradito maggiormente?

Visti & Scritti di Ferdinando Scianna.

22. Come scegli un libro da regalare?

Di solito regalo libri che hanno colpito me, ma so che possono trasmettere un messaggio ad un gran numero di persone. Il più regalato in assoluto è stato il diario di Etty Hillesum.

23. La tua libreria è ordinata secondo un criterio, o tieni i libri in ordine sparso?

Attualmente, nessun criterio se non quello generale per “categoria” e, occasionalmente, per “autore” (ma solo quando ho diversi titoli dello stesso).
Ad oggi, i miei scaffali (o le intere librerie) sono divisi in: enciclopedie, libri rossi Bompiani, Simenon, Guareschi, Fallaci, fotografia, fede, memorabilia dell’infanzia, Stephen King, Calvin & Hobbes, minimalismo, narrativa varia.

24. quando leggi un libro che ha delle note, le leggi o le salti?

Le leggo quasi sempre, soprattutto all’inizio, poi valuto se sono importanti tanto quanto il testo (come quelle di dfw), se sono almeno utili o se mi distraggono e basta.

25. Leggi eventuali introduzioni, prefazioni o postfazioni del libro o le salti?

Leggo tutto, a meno che non si riveli precocemente palloso ed inutile, compresi: risvolti e quarta di copertina, indice, bibliografia, frontespizio, ringraziamenti, note editoriali e di traduzione, glossari, ecc.
Tutta questa roba per altro fa da stanzino d’ingresso, mi mette in connessione col libro lentamente così che l’avvio della lettura non sia drastico.

libri (aprile 2020) – pt. I

elia_colombo_2
Opera di Elia Colombo

Abisso – Dean Koontz [kindle]

Un thriller che innesca il proprio meccanismo in modo assai graduale (il che mi aggrada), partendo dalla descrizione della vita di Tina Evans, produttrice di spettacoli per casinò a Las Vegas – che non sfigurerebbe in un romanzo drammatico, o rosa -, passando per il soprannaturale, ed atterrando in un blando spionaggio con tanto di… arma biologica virale creata in laboratorio sulla base del ceppo cinese Wuhan-400.
Sì, avete letto bene, nell’ormai lontano 1981 Koontz scrisse un storia che, da qualche parte – non rivelo il punto tangente tra virus e vicenda – incrocia la strada che noi stiamo percorrendo oggi… in un certo senso… ed in modo più collettivo che personale. Il libro per altro è stato edito in italiano soltanto ora, come riporta Lucius nei suoi Archivi di Uruk. Poco maliziosi, eh?
Nel complesso, mi ha regalato alcune ore di ottimo intrattenimento: leggero, non poi così impegnato come il tema lascerebbe credere, una piacevole lettura da spiaggia. In parte lo rende così soft il fatto che il mondo, purtroppo o per fortuna, è andato avanti… e le slavate preoccupazioni etiche avanzate nel finale non fanno neppure il solletico.
Bando ai facili complottismi, sappiate che in origine il ceppo virale si chiamava Gorki-400 e proveniva dall’Unione Sovietica, ma è stato poi modificato per gli assetti geopolitici in… mutazione 😉
Se come me e Lucius siete dei grammar-nazi, fate un respiro profondo prima dell’immersione: nella versione Kindle l’editor ha fatto un lavoro sufficiente, ma il traduttore ha lasciato (o inserito di proposito?) una marea di congiuntivi doppi ed insensati; errore comunissimo oggi come oggi ma insopportabile.

abisso-the-eyes-of-darkness-dean-koontz

In cerca di guai – Mark Twain [kindle]

Una sorta di lungo e ricco diario, romanzato e innervato di solida ironia, delle avventure del giovane autore (prima ancora di diventar cronista) nel West, e precisamente soprattutto in Nevada (questo mese ho fatto l’abbonamento…).
Tra burocrati in erba, mormoni feroci, cercatori d’oro e soprattutto argento, letali laghi salati e pazzeschi viaggi in diligenza (che occupano molte, divertenti pagine), c’è di che stare allegri e compiacersi, nel frattempo, di non trovarsi lì dove Twain sta cercando la ricchezza – o, in alternativa, un lavoro che non lo scocci troppo presto.

Il saccheggio (e altri racconti) – Nadine Gordimer [kindle]

Un’autrice che ho estratto dal cappello un po’ così, a sentimento, e che mi sta dando la soddisfazione di una lettura inattesa e dura, forte.
Il tema più frequentato è senz’altro quello dell’apartheid sudafricano con tutto ciò che da esso consegue, visto tanto con occhi neri che bianchi, di burocrate o di cooperatrice internazionale con le sottigliezze che “cooperare” richiede, di adulta innamorata o bambino non ancora intaccato dalle differenze.
Particolare e molto bello il mosaico di vite costruito per l’ultimo, lungo racconto, intitolato Karma e che del concetto induista si serve per connettere esperienze e persone in apparenza distanti ed aliene le une alle altre.

Gli immortali – Alberto Giuliani [kindle]

Scaricato grazie alle iniziative di solidarietà digitale.
Una non-fiction sospesa tra il reportage ed il viaggio di scoperta di sé, suddivisa in capitoli tematici, che esplora in modo non pedante le magnifiche sorti e progressive della nostra umanità prossima al collasso, ambientale e morale, muovendosi agilmente tra clonazione, colonie su Marte, bunker per patiti della sopravvivenza estrema e crioconservazione, e ancora il monitoraggio climatico con il suo tentativo di sopravanzare i mutamenti in atto conservando e trasmutando la vegetazione e l’alimentazione ora disponibile.
Tutto nasce da una profezia sul proprio futuro (e la propria morte) che l’autore raccolse controvoglia decenni prima, durante un viaggio in India per lavoro (tra le altre cose, è un fotografo).
Ne trovate un estratto sulla pagina del Saggiatore.

giuliani-alberto-immortali

Il quaderno; Ultimo quaderno – José Saramago [kindle]

Ho caricato sul Kindle una bella bordata di libri del portoghese che non mi ha mai attirato, ma che molti amano, decisa a verificare di prima mano e più approfonditamente se davvero, e fino a che punto, sia una persona da evitare.
Ho però cominciato mordicchiando questa raccolta di post dal blog che tenne negli ultimi anni (ormai ne son passati parecchi, si fa per esempio riferimento a Berlusconi ed al bunga bunga…), per poi stringere il cerchio.
Prima impressione: gli scritti di per sé, con qualche eccezione qua e là, non mi han lasciato nulla. Emerge a macchia di leopardo anche il suo noto anticlericalismo, e se tanto mi dà tanto il fumo puzzolente non nasconde alcun arrosto. Vedremo, comunque, quanto inciderà sul corpus letterario e se sarà tale da impedirmene la prosecuzione, oppure se qualcosa di buono ed inaspettato emergerà da premesse tanto poco promettenti.

Fuga da Bisanzio; Il canto del pendolo – Josif Brodskij [kindle]

Dulcis in fundo, ecco un autore che stacca tutti quanti di due spanne e che dopo aver piantato il primo paletto nel mio cuore ora ne sta conficcando altri.
Non un romanzo né una biografia, Fuga da Bisanzio, ma un paesaggio dell’anima: Brodskij, con la sua prosa fluente e discreta – ma pronta ad erompere quando si abbassa la guardia, come la Neva -, osserva la propria vita come in cartolina e ne trae un amalgama storico, letterario, estetico e politico uniforme.
E preciso subito che, se la sua critica al totalitarismo rosso (una delle più composte e meno reattivamente radicalizzate) mi trova concorde, si tratta di un bonus che non pesa sulla bilancia del mio apprezzamento: sia perché tale critica si estende in ampiezza su certi tratti della mentalità russa tout-court, sia perché al di là dei contenuti, pochi o molti, che posso trovare interessanti condivisibili o poetici, quest’uomo ha una mente della quale sento di potermi fidare. E con la quale mi sento a mio agio.
Ne Il canto del pendolo la sua abilità a spaziare senza disperdere la compattezza del proprio pensiero, applicati in particolare alla letteratura e alla poesia, confeziona invece una serie di ritratti e di commenti a Montale, Dostojevskij, alla Achmatova, e poi ragiona di versetti evangelici e canoni estetici – cose che, se non le stessi leggendo come lui le ha scritte, scanserei prevedendo un sicuro fastidio.

Brodskij Isof und Maria - 2004 - Baryshnikov Dance Foundation
Brodskij Iosif und Maria – 2004 – Baryshnikov Dance Foundation