Identità [author: Berlicche]

Racconto orribile, e dunque bellissimo.
Senza retorica o esagerazioni, mi chiedo abbastanza spesso come sceglierò (finché mi sarà concesso di scegliere) di vivere il futuro, o almeno la parte che ne vedrò. E già ora molto sta fermentando.
Senza dubbio mi orienterei su una vita alla Kurtz, ma per quanto tempo sarei in grado di sfuggire alla rete (termine non casuale) del progresso? A volte prego: Sia fatta la Tua volontà, ma – se è nei piani – lasciami andare e raggiungerTi prima che loro arrivino.

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Un poliziotto diede di gomito all’altro. “Guarda quello”. Un uomo stava disteso sul sedile del suo furgone. Un pezzo da museo, quel furgone. “Santo cielo, guarda quel ferrovecchio. Scommetto che non è neanche elettrico.” “Elettrico? Quando è stato fabbricato non esistevano neanche, le auto elettriche”. Aggrottò la fronte. “Non rilevo il vit.” “E questo è […]

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Letture / 4

La gioia del riordino in cucina – Roberta Schira

Purtroppo non posso dare più di tre stelle a questo libro: se la prima parte, infatti, ne vale cinque (nel suo trattare con semplicità ma accuratezza temi anche complessi come gli aspetti antropologici e psicoanalitici del cibo e della cucina, intesa sia come atto che come stanza), la seconda parte invece mi ha deluso: l’ho trovata dispersiva e a tratti ammiccante ad uno spiritualismo mediocre. Come se la parte introduttiva e quella più pratica fossero state scritte da due persone differenti!

Letture / 3

Tienilo acceso – di Vera Gheno e Bruno Mastroianni

Equilibrato, sintetico ma ricco, pulito e scorrevole: non solo una raccolta di regolette o suggerimenti per la gestione della vita online, ma una proposta di convivenza e buon vicinato digitale a tutto tondo; alla portata, però, di ogni lettore quale che sia il suo livello culturale – ed a questo gli autori tengono molto, ad appianare cioè, pur senza negare a ciascun attore le proprie competenze e qualità, i rapporti tra “pubblico” e “parlante / autorità” in un contesto che per sua natura diluisce le gerarchie di potere.
Le difficoltà (più che i difetti intrinseci) del digitale, dell’online, e dei social in particolare sono descritti con misura, e gli aspetti positivi messi in ottima luce, ma sempre con misura, senza esaltazioni. Tratto essenziale dello stile di scrittura è infatti una gradazione pressoché perfetta di precisa conoscenza tecnica, espressa con un calore emotivo ed una partecipazione personale tali da avvicinare ulteriormente gli autori ai lettori.
Interessanti gli esempi, numerosi e spesso in forma di screenshot da discussioni realmente avvenute in rete. Al termine di ogni capitolo c’è un breve riassunto per punti di quanto detto, ma il testo rimane fluido e affatto schematico.

Democrazya

Nessun refuso, e nessuna pretesa di imitare la grafia della lingua russa; solo un gioco di parole molto semplice. Demo-crazy(a), ossia: democrazia impazzita.
Il precedente post sulle canzoni e canzonette sanremesi l’ho cestinato perché non mi soddisfaceva sotto troppo aspetti – e qualcuno di voi, che mi conosce da tempo, sa bene quanto io sia pesantemente perfezionista.
Forse anche per questo, tuttavia, mi sta tanto a cuore la questione della forma della democrazia: pur con qualche spinta, in genere istintuale e poco organizzata, filo-aristocratica, io sono senza dubbio favorevole alla democrazia rappresentativa che ancora ci struttura e ferocemente contro la democrazia diretta (tanto cara, per lo più nominalmente, al M5S).

Ciò vale per le faccende popolari, nel miglior senso del termine, come Sanremo e la consueta polemica in merito ai meccanismi di voto: scrivevo infatti rispondendo al commento di Lucia, giustamente critico verso la composizione dell’oggi così chiamata “giuria d’onore”:

la mia idea è che la giuria non solo non deve scomparire, ma al contrario andrebbe rafforzata e dovrebbe sempre mantenere la preminenza sul voto del pubblico.
Siamo in una democrazia rappresentativa, e persino le giurie di spettacolo ne rispecchiano i meccanismi: […] una giuria costituita da “la qualunque” purché sian famosi, discredita per forza di cose il principio stesso di giuria selezionata.

Ma vale anche per faccende più rilevanti per la nostra vita quotidiana, a cominciare dalla gestione di uno dei due partiti ora al potere come si trattasse, piuttosto, di un’azienda privata, “orizzontale” all’esterno e verticistica all’interno, fondata sulla moderna aria fritta dell’applicazione di un esperimento sociale di massa anziché sul buon vecchio profitto (! – Preoccupatevi pure, un’anticapitalista che fa un paragone, pur scherzoso, simile ha del prezioso disgusto da spandere in giro).
Eh già, non sono soltanto le multinazionali hi-tech a far casino con le coscienze delle persone.

Ma, quale che sia la vostra posizione in merito; voglio suggerire che i tifosi delle chiare gerarchie, dei titoli accademici (purché non siano vuoti e regalati a chiunque per poter riempire posti di lavoro vacanti), del “governo dei migliori” e di ogni suo affine, più spesso che arroccarsi a difendere un ingiusto privilegio stanno sottoponendo il popolo su cui si ergono alla medesima, impietosa richiesta di eccellenza (o, almeno, qualità) alla quale sottopongono per primi se stessi.
E’ pur sempre un dato da non disconoscere nel giudicarli.

Ordine come pace

Lo spirito di Dio aleggiava sulle acque (Genesi 1,2)

Lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque e metteva ordine nel caos (…)
Lo Spirito Santo è intervenuto anche per me e mi ha spinto a Gesù. E Gesù ha cominciato a far ordine nella mia vita. Ho iniziato a pregare (…)
Maria S.S.ma mi è stata vicina accompagnandomi e sostenendomi attraverso il rosario che prima avevo addirittura dimenticato…

Così un commento al versetto in apertura, sul calendario di Vita Trentina che gentilmente Sandro mi spedisce ogni anno (thanks, Cammy); nel giorno dedicato alla Beata Vergine Maria Immacolata di Lourdes.
L’ordine impresso da Cristo sulla nostra vita non è di tipo meccanico, organizzativo: una panacea asettica per le nostre ansie. E’, naturalmente, un ordine di senso: quando un uomo trova il proprio centro ed un senso (che è ben più di uno “scopo”) per la propria esistenza, viene a conoscere una pace che non ha nulla in comune con le istanze pacifiste del mondo.
Se quest’ultima coincide con l’assenza di conflitto dal principio – possibile solo al costo dell’annullamento non solo delle differenze specifiche, ma della differenza come valore e persino concetto -, la pace di Cristo è sintesi e ricomposizione coerente delle differenze. Coerente ed autentica: aderente cioè alla realtà naturale, personale e sociale; mai astratta. Né mai veicolo di compromessi mortificanti: là dove il sentire “moralmente corretto” del mondo previene la manifestazione libera della personalità, la morale cattolica chiede al singolo di provarla con il fuoco, dal quale non può che uscire ridimensionata sì, ma al contempo cocente ed acuminata.
E Maria: chi, meglio di Maria, ha disatteso le speranze di quieta serenità del proprio mondo (famiglia, contesto sociale, desideri intimi di realizzazione ben insediati su certi binari) per perseguire una méta provocatoria, davvero chiara nella sua legittimità e validità a lei sola? Eppure, non a caso, è detta “Regina della Pace”.

Sogni / 1

Una lunga sosta all’interno di un bar, in attesa che ci venisse servita una tazza di thé – alla fine, mai bevuta. Piccola polemica alla cassa.
La figlia di una vicina (famiglia particolarmente turbolenta) che davanti all’uscio di casa mia m’accusa di essere diventata musulmana. La fierezza d’essere riuscita ad impormi su di lei, negando sia l’accusa sia che la cosa, fosse pure stata vera, potesse riguardarla.
Una lunga fissurazione nel mezzo della plafoniera che sovrasta la camera da letto, aperta quel tanto che basta per lasciar colare di fuori una densa e nerissima materia, una lucida tenebra liquida. E fra le mani la metà di una pesca che sto giusto mangiando: ad ogni boccone spunta sulla superficie liscia che contorna il nocciolo un pistillo rosso scuro. Di boccone in boccone, nasce una foresta di pistilli in progressione esponenziale, finché non sopraggiunge il disgusto.
E mi sveglio.

Pellicole / 6

L’ultimo esorcismo – Daniel Stamm

Non ho potuto assegnare le cinque stelle sull’Opac, come avevo sperato di fare, perché a coronamento di un film valido arriva un finale a mio avviso banale e senza nerbo.
La scelta di farne un mockumentary, seppur decisamente logora, qui funziona alla perfezione perché l’aspettativa viene ribaltata: anziché promettere un orrore – visto in forma esplicita o solo intuìto – il protagonista (un bravo Eli Roth, se non sbaglio autore di quella cosa tremendissima che è Hostel), e con lui il regista intendono dimostrare che l’orrore di cui sono a conoscenza tale non è, ma soltanto un male di tutt’altro tipo da smascherare.
Breve, incisivo e dal bel ritmo, persino divertente; vale la pena per agli appassionati del genere vederlo, anche per riflettere sui molti topòi richiamati con serietà, ma non severità.

L’imperatore del Nord – Robert Aldrich

Alla ricerca di quacosa di appetibile per ovviare alle serate-Sanremo, in mezzo alla tanta fuffa degli scaffali della mia biblioteca locale ho pescato questo gioiello.
E’ necessario scoprirlo, o rispolverarlo, per un motivo ben preciso – al di là dell’interesse per tutte le saghe degli sfruttati del mondo, da Furore a Gli equilibristi -: propone come protagonista, ed esalta un tipo di uomo, che sa essere re del proprio mondo a prescindere dalle circostanze. E che non accetta compromessi che ne ledano la dignità: non a caso, rifiutando Cigaret come compagno dopo avergli aperto la prospettiva di divenire suo erede gli dichiara: “Tu non hai classe!”. Che vuol dire: non hai stile, ma, soprattutto, vuol dire anche: non appartieni. Né alla classe operaia, né alla massa di disoccupati, né ad un gruppo umano da tutelare e da cui essere tutelato.
Cigaret è uno che ha smesso di lottare se non per una sopravvivenza bruta e meschina, incapace di vedere l’altro come simile anziché come nemico. E come ha dichiarato Aldrich intervistato da Truffaut,

Ogni uomo deve agire anche se è spezzato“.