Previdenza (a)sociale

In settimana sono stata al patronato per la ricostituzione della pensione d’invalidità, ossia per sospenderla, dal momento che iniziando a lavorare il mio reddito supererà abbondantemente la soglia – e la cifra incassata sinora, grazie a Dio!
Devo però segnalare l’ennesima porcheria a marchio statale.
Ho scoperto infatti che, anche se appunto comincerò soltanto questo mese, l’INPS non si limiterà a bloccare l’accredito da ora bensì vorrà probabilmente riavere indietro anche le prime due mensilità.
Ciò perché, come detto dall’impiegata, la pensione viene attribuita su base annua – come a dire: o tutto o niente. Se superi la soglia, devi restituire l’intero importo percepito, anche se sei stato assunto a luglio per esempio. Con cosa tu debba campare in quei primi sei mesi, o come dovresti fare a sborsare sei mesi di accrediti, sono affari tuoi.
E’ una scelta pure questa: non esiste vincolo materiale che impedisca di sospendere l’erogazione dal momento in cui si comincia a percepire uno stipendio, del quale solo all’assunzione si conosce l’ammontare, in poi, senza riprendersi somme percepite dal cittadino quando ne aveva pieno diritto e soprattutto ne aveva bisogno.
Io ho fatto jackpot, me lo posso permettere – eppure rimane ugualmente ingiusto. Ma chi non ha un soldo da parte, chi ha superato la soglia di troppo poco per permettersi risparmi e rimborsi?
Secondo la ratio che esprime una simile disposizione, se tu guadagni l’irrisoria cifra sufficiente a superare la soglia di legge (parliamo di 4.931 euro e qualcosa!) nell’arco di un anno, allora sei in grado di sostentarti da te in ogni mese di quell’anno. D’accordo. Posto che nella realtà e non solo sulla carta sia così, sembra comunque una colpa aver trascorso una parte del 2022 profittando di un sussidio statale – già misero – e tenerselo nonostante ora si goda di un’entrata più consistente.
Ma quell’entrata prima non esisteva…
… e ovviamente potremmo spendere ore a discutere di quanto sia infima la somma versata ai disabili, pur non gravi, e di come lo Stato sia convinto che disporre di poche centinaia di euro sia sufficiente a coprire le spese connesse al lavoro, alla propria condizione e persino appianare un debito. Che meriti un vincolo così stringente per cui, se appena riesci a portarti a casa 410 euro al mese di media (se sei abbastanza fortunato da lavorare magari non costantemente, ma regolarmente), subito diventi ricco ed autosufficiente.

In tutto questo, lo ripeto, posso leccarmi le dita perché guadagnerò davvero bene, e potrò coprire anche questa spesa.
Se e quando verrà: perché ci vorranno minimo due mesi per ricevere la raccomandata, ed in più l’impiegata non era nemmeno certa di quando (in base a percentuale e retribuzione lorda) partirà effettivamente la sospensione; prima ha ipotizzato che addirittura me l’avrebbero tolta dall’anno prossimo, poi s’è chiesta se ciò non valesse invece per le rendite immobiliari. Gesù.
Insomma non è dato neppur sapere di che morte morire.

4 pensieri riguardo “Previdenza (a)sociale

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