La saga del Mascheraio: 16/12/16

Un titolo strano, lo so. Ma se pensate che stia lanciando una serie di racconti fantasy, vi sbagliate: non è il mio pane. E, soprattutto, questa è una storia vera. La mia.

Tutto è cominciato è finito il sedici dicembre duemilasedici, tre anni fa.
In una serata moderatamente fredda, in cui non mi difettava la voglia di uscire, ho preso l’auto e sono andata in centro città, al teatro dell’oratorio S. Afra. Ho seguito la conferenza-spettacolo di Povia e Gianfranco Amato (fondamentalmente, sulla “dittatura del gender”: locuzione che farà rabbrividire più d’uno, ma che condivido), l’ho trovata ben fatta e non ho sentito il bisogno di opporvi grosse critiche e tanti puntini sulle i – essendo io una scassacazzi pìamigole e insopportabile penna rossa, questo vi fa capire che, senza voler erigere monumenti a nessuno, l’ho trovata insomma più che valida.
Il giorno dopo, ho scritto un post senza pretese su Facebook (benedetto sempre sia il Signore che me ne ha tolto), in cui esprimevo il mio apprezzamento in breve, apertamente ma senza prese di posizione, e come sempre condividendolo solo con i miei 22 (mi pare che alla fine la cifra fosse questa) “amici”, il mio personale hortus conclusus creato apposta in controtendenza rispetto ai dettami del social.
Ho anche espresso, sempre in una riga, la mia piacevole sorpresa nel trovare in questo Povia una persona più, uh… “morbida”? dolce? comunque una “bella” persona, devo aver scritto – purtroppo quel post non si è salvato in modo corretto, salvavo ancora tutto in .html anziché .pdf, e dunque.
Mi piacerebbe davvero averlo conservato, per farvi capire quale fosse il mio tono (che certamente non è l’unico fattore degno di nota, ma conta pur sempre molto). Dovendolo riassumere, lo definirei un post di gratitudine. Ho accennato appena ai contenuti, ringraziando per la difesa della famiglia tradizionale / naturale che i due han messo in campo, senza tuttavia alcuna vis polemica o disprezzo, neppure sottile, per chi la avversa a vario titolo.

Ora vorrei dirvi, in breve se mi riesce, cos’è accaduto a causa di quel post.
Ma metto subito in chiaro, soprattutto, cosa NON vuole essere questa mia nuova serie autobiografica: non è una collezione di pensieri su gender (comunque lo si intenda), poteri forti (che esistano o meno e comunque li si identifichi), società contemporanea e temi caldi.
No.
La nuova serie vuole essere una collezione di ricordi, pensieri, riflessioni che coinvolgono i concetti di: violenza, dittatura, morale, narcisismo, manipolazione affettiva e meschinità umana; e altri ancora. Tutti nati da, ed allacciati a, il rapporto che non oso più chiamare di “amicizia” con un uomo, al quale darò qui il nome fittizio di Andrea.
Che esordisca tirando in causa Povia e Amato dipende unicamente dal fatto che l’essere andata a sentirli ed averli pubblicamente elogiati mi ha fatto odiare da Andrea, che me ne ha fatto una colpa. E’ grazie a quell’uscita estemporanea divenuta inaspettatamente ed involontariamente un casus belli che mi sono salvata dal peggio.
Cos’è successo dunque?

E’ successo che, appunto, ho perso i contatti con Andrea per giorni interi (e noi ci sentivamo quotidianamente).
E’ successo che, dopo un primo post su Facebook di replica indiretta, in cui manifestava con parole magniloquenti la sua delusione ed il suo tenace attaccamento al concetto di “vera amicizia”, ne ha scritto un altro in cui auspicava che Povia, Amato e chi la pensa come loro finissero

inceneriti nel termovalorizzatore

(ricordo agli astanti che il termovalorizzatore è una delle glorie bresciane… in pratica, la camera a gas del nostro secolo).
E’ successo infine che in uno degli ultimi messaggi di commiato, se così possiamo chiamare una conversazione da me cercata con forza laddove Andrea mi aveva opposto un silenzio totale, sono stata paragonata ad un terrorista dell’ISIS per la mia fede cieca (!), ed accusata di spalleggiare gente che

vuole i gay morti

E’ successo che, tre soli mesi dopo aver rinnovato questo legame ed aver condiviso momenti di vicinanza, già persino di affetto, con lui ed il suo ragazzo, sono stata scaricata come un orribile mostro; io che avevo come aspirazione massima quella di difendere il bene che ci potevamo offrire a vicenda.

Lo so, tutto questo è troppo poco. Di per sé significa tutto e nulla.
Ma voglio prendermi la briga di, almeno, tentare di raccontare a chi non c’è passato cosa significa avere una relazione importante con una persona profondamente negativa e deleteria. E di dare un riscontro a chi dovesse stare vivendola, una relazione simile, ma non trovasse comprensione in chi lo circonda, fino a chiedersi se per caso non è lui stesso (o più spesso, lei stessa) quella “sbagliata”.
Leggendo di Speer e Hitler, ne ho sentito per l’ennesima volta il bisogno.
Come per un esorcismo.

15 pensieri riguardo “La saga del Mascheraio: 16/12/16

  1. Per fortuna non sei più su FB altrimenti sarebbe stato bello leggere i commenti a Speer e Hitler. Certo che anche tu però te le cerchi, eh! 🙂 A parte scherzi effettivamente c’è una grossa delusione quando si scopre che qualcuno con il quale si pensa di essere in sintonia, o almeno in simpatia, non è per niente sintonizzato, anzi: il tutto aggravato dal social dove il linguaggio della sola scrittura è limitato. La differenza è che se si parla c’è la possibilità di spiegarsi ed anche di fare qualche retromarcia, una volta che le cose sono scritte quelle rimangono…

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    1. Ahah, non sai quanto me le cerco! 😁 Sicuramente Fb è un puttanaio (sta a vedere che qualcuno il profilo fake di Hitler se l’è pure fatto: e magari mi rispondeva…), ma qui le dinamiche internettiane e social nulla c’entrano – per fortuna? purtroppo?
      Il vero problema è che l’esito di questo ennesimo ritorno non mi ha stupito per niente. Anzi. Ricordo molto bene di aver pensato che ero stata fortunata ad essere incappata nel solito sclero periodico, ‘ché altrimenti, da me, avrei durato una certa fatica a cavarmene fuori. Ero già entrata nella fase di disagio inesprimibile. “Idiota, chi te l’ha fatto fare, non hai ancora imparato niente?”. Avevo imparato sì, ma l’intelligenza non basta quando sei emotivamente portato a subire il fascino di certe personalità magnetiche (e spesso eccessive).
      Ho le mie debolezze. Tra le altre, una certa dose di ingenuità, credulità, tendenza a vedere il bicchiere mezzo pieno (in questo caso era mezzo pieno, sì: ma di veleno). Nonché idealismo, un po’ di conformismo (non per comodità, ma perché al mio carattere forte non corrisponde un’identità altrettanto forte: mi modello in discreta parte su chi ho di fronte – Fest dice di Speer che, sostanzialmente, è un uomo dalle molte attitudini ma senza una vera qualità, e anche: per dispiegare le sue potenzialità ebbe sempre bisogno di un catalizzatore).
      Non è un male in sé, ma espone a svariati pericoli.

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  2. Non mi sembri una persona che impone le sue idee, quindi direi che la reazione che hai ricevuto è stata molto spropositata, mi viene da pensare che probabilmente non è dipesa neanche da te. Conosco persone che sono molto sensibili all’argomento e hanno subito violenze, se non loro i loro amici, alla fine hanno alcune reazioni tipiche di chi ha avuto qualche trauma e si chiudono completamente di fronte a posizioni opposte. Ma non voglio giustificare questa persona, di fatto avrebbe dovuto almeno sforzarsi di elaborare il problema, capire chi aveva di fronte, sicuramente cercare di spiegare il suo sentire e se proprio voleva allontanarsi, farlo in modo diverso (di sicuro non augurando a nessuno di finire incenerito). Mi dispiace invece che tu sia stata trattata malissimo, sembra che tenessi molto a questa amicizia. Non mi è molto chiaro perchè tu dovresti sentirti la persona sbagliata, punta più in alto 😉

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    1. Ti ringrazio. E’ proprio così, in effetti: non è dipeso da me, ma da lui, dal suo carattere che trovo del tutto corretto definire disturbato. Passano gli anni, ma l’effetto travolgente che ha avuto ce l’ho impresso addosso – anche se spero di non illudermi dicendo che l’ho superato.
      Anzi, voglio parlarne in modo più esteso e quanto basta per chiudere ufficialmente il capitolo, una volta per tutte (se Speer non avesse avuto l’opportunità di approfondire il suo rapporto con Hitler, cosa che del resto ha fatto per la restante parte della sua vita, non ne sarebbe mai uscito da solo. Sì, lo sto volutamente e senza iperboli paragonando a Hitler…).
      Vedrai, se ti andrà di seguirmi, che l’argomento “lgbt” in tutte le sue sfaccettature è puramente casuale: mai gli era importato particolarmente prima, e tra alcuni anni non dubito che scomparirà dai radar. Non nel senso che cambierà orientamento, ovviamente, ma scomparirà dai suoi pensieri, conversazioni e impegni.
      Adesso, comunque, se finisco al tiggì perché mi han trovato carbonizzata sapete chi è stato… i lettori che mi conoscono meglio sapranno dare le indicazioni del caso alla Sciarelli 😅 😂

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